Presentazione Milan Rijeka

28 settembre 2017 | Di | Rispondi Di più

A chi scrive non piacciono i ‘parafulmine’, questa sorta di deus ex machina al contrario fautori di ogni sciagura e fallimento, questi deficienti del villaggio a comodo; non mi piacciono perché portano quasi sempre a conclusioni false o ottimistiche. I problemi del Milan oggi sono solo tecnico-tattici? Se si, per me saremmo fortunati.
La sensazione anzitutto è che oltre al modulo ci siano una miriade di altri piccoli/grandi dettagli mancanti sul campo e che complessivamente restituiscono l’immagine di un Milan-fantasma, capace di terrorizzare solo le compagini più suscettibili. A mancare sono alcuni principi di gioco, oltre che talvolta la coerenza. A tratti i giocatori passeggiano con in testa dubbi e non soluzioni; la fase di pressing, quella che richiede il maggior grado di intesa e coesione di squadra e che è determinante, è confusionaria; le migliori ‘armi’ tecniche restano sulla carta. Il riassunto di quel che siamo oggi è nelle verticalizzazioni di Leo Bonucci, che la juve usava come artiglieria ma che qua finiscono nel nulla, non danno alcun vantaggio posizionale visto che la squadra non aggredisce il recupero, e risultano anzi dannose perché sbilanciano una formazione abituata a costruire lentamente da dietro; incoerenti, appunto. In tal senso il lavoro di Montella è insufficiente. Tuttavia vi sono altri brividi di qualcosa di più oscuro e complicato.
Dopo un’estate di fuoco e fiamme essere ad un passo dallo psicodramma stile-Inter con tanto di ridicolo esonero ottobrino non può essere figlio di un’unica sciagurata regia. Sapevamo tutti che senza riscontri più che ottimi dal campo (18 punti su 18 sarebbero bastati?) il progetto sarebbe stato attaccato da più fronti, contemporaneamente e subdolamente, anche dall’interno, senza tregua; dove sono le difese? E’ un Milan che viaggia per sua missione in un territorio a cui ha dichiarato guerra ma lo fa come una diligenza senza scorta. Si può pure cambiare cocchiere, sempre che non lo abbattano prima, specie a scoprire che in realtà non è buono di spronare i cavalli; ma se dentro il tendone non sono nascoste le truppe e se i timidi coloni non si riveleranno a sorpresa feroci combattenti ci sarà poco da fare.
Siamo caduti senza reagire in tutti i trappoloni mediatici: polemiche sul 352, sul turnover, sull’impiego o non impiego di Tizio o Caio, la posizione in campo di Suso (che al Genoa ha agito da seconda punta in 6 occasioni, segnando 5 reti…per dire) o di Calhanoglu (che in carriera ha disputato gare sul fronte sinistro, al centro, a destra o come seconda punta…per dire) eccetera; non pare ci sia una linea di resistenza condivisa fra le parti. Secondo me se il progetto è davvero valido, supportato e c’è un team che ci crede, che ha un’anima e una mentalità è l’ora di uscire allo scoperto con le armi della fiducia e della sicurezza, anzitutto. Se poi ci fossero provvedimenti da prendere anche drastici si prendano, con chiarezza. Cosa vuol dire ad esempio questo ‘esonero’ su twitter del preparatore, concordato forse o forse no? Mah, a questo proposito: http://www.milannews.it/le-interviste/pincolini-sul-milan-c-e-aria-malefica-e-storia-gia-vista-269490
Ci vuole quel fervore mistico che ci ha dato tanta fiducia in luglio. La mancanza di questa scintilla magica sta fiaccando l’ambiente e facendo clamorosamente incagliare il progetto di Rinascita su problemi tattici e gestionali tutt’altro che insolubili.

Contropiede del Rijeka, molto organizzato in ripartenza

Comunque dovessi scrivere un pezzo sul Milan di Montella in questo momento lascerei in bianco; per fortuna lo farò sul Rijeka campione di Croazia, squadra non eccelsa ma con identità. La squadra di Kek ha vinto il primo titolo della sua storia l’anno scorso, accompagnandolo alla coppa nazionale, ed ha raggiunto i gironi di Europa League perdendo i playoff per la Champions; al successo per gol in trasferta sul Red Bull Salisburgo sono seguite due sconfitte contro l’Olympiakos. Nel primo match del girone l’altra squadra ateniese, l’AEK, li ha regolati 2-1 al Rujevica.
I croati si schierano con un 4-2-3-1 facilmente modificabile in 4-4-2 in attesa; l’impostazione delle azioni è quasi sempre a cura dei due centrali di difesa assieme ai due mediani, dotati di discreto lancio, che possono orientare il Rijeka all’attacco diretto con filtranti sulle fasce o nello spazio sulla trequarti. Il contropiede è l’arma più pericolosa dei croati, che posseggono fra gli uomini d’attacco un tasso tecnico rispettabile specie nei due uomini di fascia Gorgon e Heber; il primo destro, il secondo mancino, possono invertirsi a partita in corso per offrire meno punti di riferimento o scambiarsi con la punta centrale Gavranovic, e sono giocatori abili nell’1-vs-1, nel cross e nel tiro da fuori. La manovra offensiva rimane scollata da quella difensiva, anche se un mini-pressing organizzato fra i 4 giocatori offensivi il Rijeka lo propone.

Qui invece sulla ripartenza dell’Olympiakos al centro, con Odjidja che si fa da trequarti a trequarti indisturbato, inspiegabile vuoto sulle fasce e gol subito

Gli esterni offensivi alti sono quasi sempre ‘abbandonati’ dai terzini, che restano in copertura; sono i due centrali di centrocampo a offrirsi maggiormente in avanti. E’ tuttavia sulle fasce dove il Rijeka risulta maggiormente vulnerabile, per via della scarsa partecipazione difensiva delle ali che anche nel 4-4-2 ricettivo contribuiscono poco all’interdizione. La linea di difesa è attiva, i due centrali non di rado escono sugli avversari provando l’anticipo e cercano l’offside; non è questa squadra che ‘ammassa’ la propria trequarti alla bell’e meglio. Tuttavia la vulnerabilità sui lati contro avversari più tecnici è un punto debole evidente; il Rijeka soffre le giocate veloci, uno-due, giocate di prima nello spazio laterale e paga anche dazio contro i ‘fantasisti’ e incursori avversari. Sia Marko Marin che Odjidja dell’Olympiakos hanno fatto ciò che volevano sulla trequarti croata nel doppio confronto una volta presi i giusti tempi di inserimento.
E’ comunque una squadra concentrata ed equilibrata, che si perde più nell’ultimo passaggio o nel tiro piuttosto che nell’impostazione o nel contrasto e che può essere sfaldata solo con una buona pressione offensiva.

Complessivamente il Rijeka è un avversario con più qualità rispetto agli altri sin qui incrociati in Europa, che soffre velocità e verticalità, caratteristiche in cui al momento non eccelliamo; gli 11 scelti dovranno evitare di cazzeggiare in attesa di bei regali dai croati. A detta di Mario Sconcerti, che ne sa, l’Europa League è nota per le difese allegre e le squadre scarse; peccato che l’albo d’oro della competizione non annoveri nessuna delle grandi squadrone italiane, alcune delle quali uscite contro Vojvodina, Ludogorets o Beer Sheva ai gironi. Dunque, vista anche l’aria che tira, occhio.

Larry

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Categoria: Europa League

Sull'autore ()

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.