Austria Vienna-Milan Europa League 2017/18: presentazione

14 settembre 2017 | Di | Rispondi Di più

La palestra europea per i ragazzi di Montella inizia a Vienna. L’Austria, che ha chiuso l’anno scorso al secondo posto in campionato a venti punti dal Salisburgo campione, ha superato nelle qualificazioni l’AEL Limassol e l’Osijek con discreta difficoltà; la scorsa stagione ha invece dato qualche filo da torcere alla Roma sempre nei gironi, 3-3 all’Olimpico e 2-4 a Vienna dopo il vantaggio, tuttavia ha perso notevole potenziale in virtù di alcune cessioni ed infortuni. Le partenze del centravanti Kayode, 38 reti e 21 assist in due anni, acquisito dal City e prestato al Girona, quelle del centrale Filipovic per il Konyaspor e del terzino destro Stryger-Larsen preso dall’Udinese sono state tamponate con acquisti a basso costo; la qualità non pare la stessa, però, vista anche l’importanza tattica che rivestivano questi giocatori. Nel mentre si è riempita anche l’infermeria con l’ala titolare Lucas Venuto e soprattutto col numero 10 Alexander Grunwald, una serie di assenze che rende l’Austria Vienna più abbordabile.

Due linee da quattro con la difesa rinforzata da un mediano. Do you remember Sinisa Micione Arkan?

I Violetti sono allenati da Thorsten Fink, tecnico con chiare idee e preparato; a parte il look a metà fra l’hipster e il Trono di Spade, l’ex centrocampista del Bayern ha esperienza a livello europeo, dove in particolare col Basilea qualche anno fa aveva ottenuto buoni risultati centrando gli ottavi di Champions nel 2011/12 con vittorie prestigiose (2-1 allo United, 1-0 al Bayern). Sembrava pronto per il salto a panchine di livello, in realtà la sua carriera pare essersi smarrita ad Amburgo nel biennio 2012-2014; da allora, dopo un’esperienza a Cipro, due anni sulla panchina viennese con buoni risultati ma in una dimensione decisamente più ristretta.
Fink punta sul 4-2-3-1; l’interpretazione è abbastanza rigida e schematica, il gioco è sintetico e si sviluppa in modo codificato, perlopiù diretto e verticale. Gli austriaci non dispongono di grande tecnica, dunque non puntano sul possesso palla; in fase offensiva la loro arma migliore è l’errore avversario, oltre al tiro da fuori. Partendo in contropiede occupano rapidamente la metà campo avversaria con 4/5 uomini, che muovono rapidamente sfruttando schemi e scambi studiati. In fase difensiva il pressing è blando e teso unicamente ad obbligare l’avversario a spostarsi sulle fasce dove i raddoppi dei mediani e l’abilità aerea dei centrali sono punti di forza; non di rado gli austriaci attendono con un 5-4-1 infoltendo la propria trequarti. Il centro del campo rimane però il punto debole degli austriaci, che soffrono l’aggressività sui singoli e in ripartenza concedono spazi per tiri da fuori o verticalizzazioni; è un difetto accentuato dallo scollamento a volte evidente fra fase offensiva e difensiva. La giocata verticale, precisa e profonda è quasi letale per i Viola, sia per la scarsa capacità di lettura, sia per le distanze fra i difensori.
Nel video qualche occasione in cui la linea austriaca si fa sorprendere in modo banale.

L’Austria ha appena perso palla sul proprio attacco manovrato (non un contropiede); l’AEL riparte con 40 metri di campo presidiati da un unico giocatore austriaco. Un filino di scollamento c’è…

In definitiva la squadra è ‘rocciosa’ come si diceva qualche anno fa, ma anche prevedibile; nonostante la lezione della Roma insegni a non sottovalutarne trame e velocità di organizzare contropiedi efficaci.

L’Austria è una squadra giovane; fra i possibili titolari solo i neo acquisti Westermann e Klein superano i 30 anni e vantano anche una corposa esperienza internazionale. Gli altri giocatori sono quasi tutti under-23, con tutti i plus e minus del caso. Complessivamente c’è molta forza nell’organico viennese, a scapito di velocità e tecnica; squadra tosta nei contrasti e nel difendere chiusa, un po’ meno a coprire gli spazi quando sbilanciata. Non hanno giocatori in grado di saltare l’uomo anche se l’ala sinistra brasiliana Pires, in prestito dall’Hoffenheim, può rappresentare un’eccezione.
Il leader della squadra è Holzhauser, centrocampista che si prodiga a fare tutto, vocato all’inserimento e al tiro da fuori. Mancino, lunghe leve e fisico importante, ha un piede sensibile e molta concretezza; non è rapido palla al piede, né in recupero. Assieme a Serbest, che ha compiti più difensivi, comporrà quasi certamente il tandem di centrocampo con Prokop a galleggiare sulla trequarti, col compito probabilmente anche di infastidire la nostra prima costruzione. Il titolare Grunwald, infortunato, avrebbe potuto creare qualche fastidio in più.
Dopo la partenza di Stryger-Larsen Fink si è arrabattato a sostituire il danese, terzino destro di spinta fondamentale, chiamando il terzino sinistro Martschinko a spingere di più e spostando Pires all’ala destra per mantenere equilibrio sulle fasce; a destra in difesa ha tamponato con De Paula, 33enne centrocampista spagnolo, con risultati mediocri. L’acquisto di Florian Klein, 30enne nazionale austriaco dallo Stoccarda, dovrebbe ripristinare la situazione tattica originaria col binario Martschinko-Pires a sinistra, col primo bloccato dietro e il secondo in pratica a fare la seconda punta, e Klein-Tajouri a destra, con l’austriaco ad affondare maggiormente.
La coppia centrale titolare è Westermann-Kadiri. Il primo a 34 anni è al termine di una carriera dignitosa fra Schalke, Amburgo e Ajax; l’ex nazionale tedesco non ha però finora garantito a Fink l’esperienza per cui presumibilmente è stato ingaggiato. Il ghanese ha invece fisico per due; impressionante la sua capacità di anticipo e decisione nei contrasti e sulle palle alte. Non pare però tatticamente allo stesso livello, soffre tagli e verticalizzazioni, difetta nell’applicazione del fuorigioco. Nel video alcuni spezzoni di partita nei quali il ghanese ovvia a qualche incertezza con potenza e velocità.

Per il ruolo di punta Fink non pare aver ancora scelto il titolare, alternando il confermato Freisenbiclher (-inserire nitrito di cavallo-) al nuovo acquisto Hristo Monschein. L’ex primavera del Benfica ha più fisico ma nelle partite europee ha finora destato ben poca impressione, almeno a chi scrive; il secondo invece è una punta veloce e reattiva, dotato di un buon destro.

L’Austria Vienna è un’avversaria da affrontare con calma, approfittando dei difetti della linea difensiva e del fatto che, in mancanza di spazi, la sua manovra è poco incisiva. Prevedibile che Fink sovraccarichi la propria trequarti e chieda ai suoi di agire in contropiede, sfruttando magari errori nostri in impostazione. Importante dunque avere una circolazione pulita della palla, con buoni piedi pronti anche a cogliere le opportunità alle spalle della difesa austriaca che invece puntata direttamente può essere più tosta da superare; la punta che Montella sceglierà per il match dovrà essere in grado di dare pochi riferimenti. Sia Sky che altre testate indicano i Violetti come l’avversario più difficile del girone; non posso che sperarlo.

Larry

Tags:

Categoria: Europa League

Sull'autore ()

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.