#MyMilanDerby

12 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

Madonna quel giorno come abbiamo cantato…

Una scelta difficile – Settimana scorsa il Direttore di Radio Rossonera Pietro Balzano Prota mi ha “taggato” in questa simpatica iniziativa del Milan che consiste nel ricordare il derby al quale sei più affezionato e poi chiedere ad altre due persone di fare la stessa cosa. Per un po’ l’ho mandato, mentalmente e benevolmente, a quel paese. Ma come si fa a scegliere il derby più bello? Come si può scegliere tra i propri figli? Ma quantie sono la stracittadine meravigliose che abbiamo vissuto? Io non sono nemmeno un giovanotto e riesco a tornare a ritroso di quasi quaranta anni che, tradotti in partite, fa più di ottanta se comprendiamo le amichevoli e quelle di coppa. No, troppa roba per scegliere.

Passato. Remoto? – Novantesimo minuto, intorno al tavolo della sala dei nonni. Tutti con la nostra immancabile fetta di torta in mano che aspettiamo di vedere con gli occhi le meraviglie che abbiamo sentito alla radiolina. Rigore di Altobelli, parato da un Albertosi in una di quelle giornate. Gol di Oriali e Altobelli e fino al 79′ è due a zero per quelli là. Poi noi andiamo all’arrembaggio e Walter De Vecchi, l’avvocato, ne mette due da fuori area e ci porta verso lo scudetto della stella. Perchè non può essere ricordato? Oppure possiamo saltare sei anni dopo in una tiepida domenica di ottobre. Tanto per cambiare il gol di Altobelli porta avanti i nati dopo ma, prima pareggia “Ago” Di Bartolomei romano e romanista amatissimo qui a Milano (ciao anima grande e triste, un posticino speciale anche per te nel mio cuore) e poi arrivano gli unni. Anzi, il loro capo, Attila. La parabola del cross di Virdis è semplicemente perfetta e per nostra fortuna sotto la sud c’è un bravo fotografo che immortala la redenzione di un popolo. Attila salta in testa al grande traditore e lascia a Zenga, il peggiore dei bauscia, il compito di raccogliere la palla in fondo al sacco. Delirio, estasi, trionfo di una tifoseria che aveva vissuto da poco due retrocessioni. E questo che faccio, lo lascio fuori?

Gloria berlusconiana – Nel trentennio targato Silvio ne abbiamo persi tanti ma ne abbiamo vinti altrettanti, alcuni epici, altri storici. La prima stracittadina in semifinale di Champions League. Va bene, abbiamo pareggiato due volte ma siamo passati noi al termine di una agonia lunga centottanta minuti con pochi episodi tecnici da raccontare se non quel gol sensazionale, da bomber sensazionale, di Sheva. Sul corto solo pochi uomini al mondo potevano battere Ivan Cordoba, noi lo avevamo in campo con il sette sulle spalle. Spiace. Però sul “fuori stadio” quante ce ne sarebbero da raccontare! Una settimana che la città più importante d’Italia ha vissuto solo sul calcio, sul suo calcio. Posso dimenticare quella rimonta incredibile chiusa da quel gol assurdo di Clarence Seedorf da fuori? Anche quello l’ho visto da dietro la porta e anche quel giorno ho saltellato, pazzo di gioia, sui gradoni dello stadio.  Cosa faccio, lascio indietro il “6 a 0”? Basta scriverlo ed affiora una montagna di ricordi. La doppietta di Comandini, la punizione di Giunti, l’invasione di campo e poi Sergio che vola verso la porta dei nati male e li abbatte insieme al solito biondino venuto dal freddo. Per sempre immortalati nel loro essere l’altra quadra di Milano.  O il derby delle torce, quello in cui abdicano crogiolandosi nel loro essere niente dal quale riemergeranno solo barando, intercettando e mentendo.

Derby “minori” un corno – Posso scordare il secondo derby di Giuda? I cartonati che vengono spazzolati a dovere da Pato e Cassano mentre noi sugli spalti insultiamo il traditore per novanta minuti. Oppure all’andata con Ibra che punisce il loro odioso simbolo con un calcione da KO e poi segna il rigore vittoria sotto la loro curva. Ditemi che non avete goduto come pazzi. La testata di De Jong che li affossa regalandoci una delle poche gioie negli anni bui del Giannino può passare inosservata? A proposito di testate, chi c’è alla fine di un lunghissimo triangolo con Kakà a ricevere il perfetto cross di Ricky? Stacco imperioso di testa di Ronaldinho Gaucho e palla in fondo al sacco. Ah, se fosse rimasto quello, chissa! Potrei andare avanti per molto ricordando singoli momenti, istantanee o personaggi che hanno illuminato i nostri derby ma dopo averci pensato tanto forse ho trovato una partita che voglio isolare da tutte le altre.

La squadra perfetta – 24 aprile 1988. Mancano quattro giornate alla fine del campionato e la classifica dice che il Napoli di Maradona ha due punti di vantaggio sul Milan di Sacchi che arriva da un filotto di partite vinte. Davanti a noi i nerazzurri, molto più indietro in classifica, e la stracittadina che è la classica partita da sgambetto, da dispetto ai cugini. Le formazioni:
MILAN: Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, F.Galli, Baresi, Donadoni (79′ Massaro), Ancelotti, Virdis, Gullit (72′ Van Basten), Evani. Allenatore Arrigo Sacchi.
INTER: Zenga, Bergomi, Mandorlini, G.Baresi, Ferri, Passarella, Fanna (71′ Piraccini), Scifo, Altobelli, Minaudo, Ciocci (46′ Serena). Allenatore Giovanni Trapattoni.
A guardarli bene, loro non sono messi nemmeno così male (a parte Ciocci e Minaudo, faccina che fa l’occhiolino…) ci sono addirittura due campioni del mondo in campo, Bergomi e Passarella. Purtroppo, per loro, di fronte hanno la squadra perfetta come la definirà Giancarlo Dotto nel suo omonimo libro.

Il derby perfetto – Si gioca di domenica pomeriggio e sugli spalti ci sono praticamente solo milanisti fatta eccezione per la loro curva. E’ una simpatica abitudine che prenderà piede in quegli anni e che vorrei che ricominciasse presto; riempivamo San Siro fino al suo limite sia in casa che in trasferta e quel giorno eravamo in settantamila. Un cuore, una voce. Tutti convinti che si poteva fare, che il Napoli del divino numero 10 poteva essere battuto perchè noi eravamo una squadra incredibile e stavamo rivoluzionando il calcio. Quella partita va oltre ogni aspettativa. Sugli spalti trionfa il rossonero, una curva splendida trascina lo stadio in un tifo di inferno che sa tanto di stadio argentino. In campo… Beh, in campo assistiamo alla sublimazione del derby, viviamo il derby perfetto. Si oppone solo il portiere baùscia, il resto è un massacro. Veniamo giù da tutte le parti come gli spifferi attraverso infissi vecchi in una giornata di vento. Il punteggio è solo accidentale, i due gol servono da epitaffio al calcio pavido e catenacciaro dei cugini. Poteva essere dieci a zero, venti a zero o KO tecnico; la testardaggine di Zenga ci regala solo due dispositive da tramandare ai posteri.

Tecnica, velocità, potenza. Noi che dominiamo e loro che subiscono

Istantanee – Quarantatreesimo minuto. L’Inter ha tirato una sola volta con Altobelli a lato di qualche metro, il resto è successo tutto nella metà campo offensiva del Milan. Avete mai giocato da ragazzi al tiro al porcello? Uguale. Dopo un primo tempo passato a macinare l’avversario Maldini ne ha ancora, sgroppa sulla fascia e la mette in mezzo per Gullit che gioca di punta. Stop sul dischetto, appoggio per Evani che sta tagliando in area, Chicco la ridà di esterno sinistro all’olandese che dal lato corto dell’area piccola giustizia il portiere con una sassata dal basso verso l’alto. Tecnica, velocità, potenza. Ce li siamo mangiati, è un gol da delirio di onnipotenza resa ancora più manifesta dalla patetica mano del bauscione che chiede un inesistente fuorigioco. Ridicolo.
Tutti in spogliatoio per riprendere fiato e ricominciare la recita. All’ottavo minuto Minaudo e Passarella pasticciano calcio e Virdis ruba il pallone in pressing. Fate click: quello lento, compassato, che nel vecchio calcio faceva l’ala sinistra va a pressare alto i loro portatori di palla, ruba il pallone e scherza il pagliaccio in uscita. Due a zero. Sugli spalti è delirio mentre sul campo prosegue l’assedio a Forte Apache con occasioni da rete a grappolo.

Morale della favola – Sono due azioni di calcio moderno. Guardatele bene, possono essere tranquillamente prese da una partita di oggi. Il Milan di allora gioca un calcio fantastico e pionieristico sublimato da una batteria di fuoriclasse quasi senza precedenti. In quell’anno spaventiamo l’Italia, nella stagione successiva sconvolgiamo l’Europa. Per me milanista e sacchiano della prima ora e di stretta osservanza, quello è il derby perfetto: dominato sugli spalti e vinto demolendo l’avversario. Il Milan che domina e l’Inter che subisce per novanta minuti. Più di così…
So che non posso chiedere che il prossimo derby finisca così. Ma posso pretendere che la mentalità dei miei ragazzi in maglia rossonera sia la stessa. Sarebbe una prima vittoria del nuovo Milan.
Piccola ma significativa.

Forza Milan,
Pier

PS: tutte le immagini ed i ricordi sono tratti da quel meraviglioso angolo di milanismo che è www.magliarossonera.it
PPS: quella domenica il Napoli pareggia e la domenica successiva Van Basten al San Paolo…
Ma questa è un’altra storia…

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Categoria: Partite, Ricordi rossoneri

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.