News di un sabato senza Mondiale (?)

11 novembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Brutta Italia ieri sera, anzi, brutta Italia dal post Mondiale (tranne un paio di eccezioni). Nel 2008, agli Europei, non andammo oltre i quarti di finale, eliminati dalla più forte Spagna di sempre, la stessa squadra che due anni dopo avrebbe conquistato il titolo planetario. Allora sedeva sulla panchina azzurra Donadoni, sbertucciato da tutto il mondo dei capiscer pallonari. Il tempo, con lui, è stato galantuomo: la sua carriera, meno. Nel 2010 il ritorno del “salvatore della Patria” Lippi si risolse in una squallida uscita a gironi contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Nel 2012 un guizzo inaspettato, con gli azzurri di Prandelli capaci di arrivare fino alla finale dell’Europeo, battuti ancora una volta dalla Spagna. Nel 2014, sempre con Prandelli, un’altra uscita di scena anticipata dalla rassegna mondiale, stavolta perlomeno contro avversari dignitosi (Costa Rica, Inghilterra e Uruguay). Nel 2016, infine, una bella Italia cacciavite e contiana “ammazzagrandi”, arresasi solo alla Germania campione del mondo in carica. Tanti anni di azzurro ci hanno insegnato una cosa: il movimento pallonaro è in crisi profonda, incapace di produrre grandi giocatori o grandi allenatori (eccezion fatta per Conte). La domanda da porsi è “perché?”. Non certo per colpa dei club che vanno a far spesa in giro per l’Europa: quello è semmai l’effetto (non la causa) della moria di talenti. La risposta è esclusivamente, come spesso capita in questo Paese, politica. Cioè, come capita ancor più spesso, di soldi. Le attività sportive (non solo quella calcistica il discorso è da generalizzare) non possono essere gestite a carattere semi volontaristico. Chiunque abbia a che fare con realtà atletiche locali sa che quasi tutto gira attorno al volontariato, calcio compreso. Senza investimenti ingenti c’è ben poco da fare, ed è inevitabile che dopo un decennio di cordoni della borsa stretti i nodi vengano prima o poi al pettine. C’è molto più su cui riflettere che sul semplice dibattito a proposito di Ventura.

La settimana appena trascorsa ha visto scoppiare la polemica sull’intitolazione dei giardini Axum a Helenio Herrera, a cui il sindaco di Milano Sala ha risposto così:

“I milanisti hanno ragione a chiedere una dedica per Rocco. Io sono un tifoso interista, è chiaro, ma non voglio fare differenze tra Milan e Inter. Ho avuto grande stima per la figura di Rocco, quindi se mi scrivono questa cosa che obiettivamente non è bella sarà rapidamente sistemata: è il momento di un riconoscimento al Paron. Se qualcuno me lo chiede io sarò tra i primi a dire di sì e a essere convinto”

Da anni prosegue l’interizzazione di alcuni dei simboli della Milano calcistica, e questo non può che far incazzare i tifosi rossoneri. Le vie e le piazze di una città rispecchiano i personaggi che hanno scritto la storia di quei luoghi. Quella della rappresentazione non è questione di lana caprina, ma sostanziale. Il Milan ha contribuito a rendere Milano celebre nel mondo come tanti altri uomini e donne della città, e per questo i personaggi che hanno contribuito a questo risultato vanno ricordati. È svilente tirare per la giacchetta chi di dovere per far sì che ciò avvenga – svilente più per loro che per noi -, ma se è proprio necessario farlo, allora è giusto che lo si faccia e lo si sia fatto. Non è questione di tifo – o almeno, non solo -, ma di principio. Dopo Rocco dovrà essere la volta di altri nomi e volti storici della Milano rossonera, perché vivaddio la nostra è una storia ricca di simboli, e ve ne sono molti da onorare.

Concludiamo con un breve discorso di mercato (pezzo tratto da milannews):

Prosegue il lavoro di Massimiliano Mirabelli. Il direttore sportivo rossonero ha approfittato dalla sosta per visionare alcune partite, come Biglio Cipro Under 21 e l’amichevole tra Brasile e Giappone. Tra oggi e domani, scrive il quotidiano Tuttosport, Mirabelli sarà ancora in giro per l’Europa a caccia di talenti, nonostante a gennaio, con ogni probabilità, il Milan non farà mercato.

Ammesso questa notizia corrisponda a verità, ritengo la scelta sia saggia. Gli investimenti estivi sulla rosa sono stati ingenti e a mio modesto avviso giusti, almeno nella maggior parte. Il rendimento spesso rispecchia il valore dei giocatori, ma non sempre. Davids non era una pippa, così come Vieira, eppure in quello sgangherato Milan di metà-fine anni ’90 non resero affatto (e come loro nemmeno Maldini, giudicato in quegli anni finito). È evidente non si possa proseguire a investire a botte di centinaia di milioni, per tale ragione è oculato continuare e terminare la stagione in corso senza ulteriori sconvolgimenti, sperando che gli acquisti di pochi mesi fa comincino a rendere per quello che è il loro valore. I ragionamenti sulla rosa rossonera non potranno inoltre essere fatti da un allenatore a scadenza (in discussione c’è solo la data in cui lascerà Milanello), ma dal prossimo tecnico. Sperando che abbia le idee più chiare dell’attuale.

Fabio

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Categoria: Nazionale, News

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.