It costs so little and gives so much

12 novembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Una sera di giugno del 2015, un bambino di otto anni sta tornando a casa dal campetto di calcio dove gioca tutti i giorni con gli amici. Si trova nella periferia di Stoccolma. La serata è ancora molto luminosa, l’estate in Svezia regala una luce unica anche durante il lungo tramonto. Il bambino tiene tra le mani un pallone da calcio e si appresta a cenare con la proprio famiglia.
A poca distanza da casa incontra un uomo. Alto, fisico imponente, biondo tatuato e dal viso familiare. Il bambino gli si avvicina con la sfrontatezza che solo un piccolo di otto anni può avere e gli chiede: “Vuoi giocare a pallone con me?”. L’uomo lo guarda dall’alto del suo metro e ottantacinque, sorride alla particolare richiesta. Si abbassa per guardare negli occhi il bambino e risponde: ”Non posso, sto tornando a casa per vedere la finale di Champions League. Facciamo così. Se sarai qui, ancora sveglio, alla fine della partita, giocherò con te”.
Durante la serata il piccolo è super eccitato. Mangia velocemente e cerca in ogni maniera di tenersi attivo per arrivare alla fine della partita. È tardi per lo standard della sua famiglia, dovrebbe essere a letto già da un pezzo ma la sfida lanciatagli dall’uomo tatuato non lo smuove di un millimetro. Finisce la partita, sono oltre le 23 e lui corre in camera.  Prende il suo pallone ed esce subito di casa tra le lamentele dei genitori.
Si fionda sul luogo dell’appuntamento correndo a perdifiato con il pallone stretto tra le braccia. Il papà, che lo ha seguito non senza reticenza, è pronto all’ennesimo rimprovero per questo fuori programma. Arriva al campetto, si ferma, e trova ad aspettare l’uomo. Vestito sportivo, braccia conserte, sorridente e pronto a rispettare la propria promessa.
Una promessa è una promessa. Comincia subito a giocare a pallone con il piccolo. Ancora oggi quando gli si chiede il perchè di quel gesto, l’uomo biondo risponde: “It costs so little and gives so much.”

“Man Utd-Celta Vigo è finita…”

Quell’uomo biondo, che in realtà è ancora un ragazzo si chiama John Alberto Fernando Andres Luigi Olof Guidetti. È nato a Stoccolma il 15 aprile 1992 da genitori di origine svedese e italo/brasiliane, ecco spiegato il nome lunghissimo e di certo poco scandinavo.
Molti se lo ricorderanno principalmente per l’incredibile errore sotto porta lo scorso mese di maggio durante Manchester United-Celta Vigo, seminfinale di ritorno di Europa League. Risultato fermo sul pareggio, 1-1 al minuto 95. Con un gol, il Celta si qualificherebbe ad una finale assolutamente inaspettata. Gli spagnoli spingono, hanno pareggiato con Roncaglia (ex Fiorentina) poco prima del novantesimo. Il recupero sta per terminare, mancano pochi secondi al triplice fischio. La palla arriva in area al giocatore di origine della Guadalupa, Beauvue. Entra in area a pochi metri dalla porta e mette a sedere il portiere dello United, Romero. Non tira in porta ma serve in mezzo Guidetti che è appostato proprio al limite dell’area piccola. La porta è vuota, lui è solo…incredibilmente svirgola la palla della qualificazione. Un errore impossibile, il gigante svedese dalla grande personalità cade in ginocchio con le mani in testa. Sa che il sogno si è infranto. Triplice fischio. Lacrime e disperazione per gli spagnoli.

John Guidetti è anche questo ma non solo. Ha girato l’Europa in cerca di continuità. Da ragazzino arriva al Manchester City con la non facile nomea di “nuovo Ibra”. Un peso che può solo schiacciarti. In Inghilterra fatica tanto ma è in Olanda che fa sognare i tifosi del Feyenoord. A Rotterdam segna a raffica, 20 gol in 23 presenze. Sembra finalmente destinato ad esplodere, proprio come era successo ad Ibrahimovic, sempre in Olanda, ma sulla sponda Ajax. Invece ricomincia il suo personale giro del Regno Unito in prestito, con scarsi risultati. Fino alla stagione in Scozia al Celtic, dove i tifosi lo eleggono ad idolo per la sua foga agonistica e per la sua personalità straripante.
Nel 2015 arriva in Spagna, proprio al Celta. A titolo definitivo. Comincia così la sua nuova avventura in terra iberica non senza difficoltà. Anzi, spesso parte dalla panchina e non trova molto spazio, chiuso da Iago Aspas. E’ con la nazionale U21 gialloblu svedese che si toglie delle soddisfazioni.
Proprio nel 2015 vince l’Europeo di categoria con i suoi compagni (segna anche contro l’Italia), diventa l’idolo dei tifosi svedesi. Lui ha carisma da vendere, ogni qual volta si avvicina alle tribune aizza la folla alzando le mani al cielo per caricarli. Diventa una sorta di rito.

“Il piccolo Guidetti in Kenya”

Non è un fenomeno John Guidetti ma ha una storia di vita molto interessante che ci può far capire che ragazzo è diventato. Fin da bambino gira il Mondo, cresce tra la Svezia e l’Africa. Il padre viene trasferito a Nairobi per insegnare in una scuola. Il piccolo John lo segue e comincia a tirare i primi calci al pallone tra i coetanei locali. Frequentando un Paese così diverso dalla Svezia, capisce subito la realtà “fortunata” nella quale è nato e decide di imparare i sacrifici che i bambini africani fanno tutti i giorni per poter giocare anche solo una partita di calcio. Grazie a questo, John e il padre, decidono di aiutare i piccoli amici africani aprendo una scuola calcio affiliata al club svedese nel quale milita il giovane Guidetti, il Brommapojkarna. Nascono così gli Impala Bromma Boys. Una squadra locale nella quale l’unico straniero è un ragazzino bianco e biondo. Colori sociali? Il rosso e il nero.
Questa fantastica esperienza di vita segna il carattere di John, per questo che dedica anche del tempo a creare la “Fondazione Guidetti”, che raccoglie fondi per aiutare tutte le persone in difficoltà a Nairobi e nelle aree limitrofe. Prova a dare un futuro a bambini meno fortunati di lui.

John Guidetti è anche eccesso. Ha ricoperto il proprio corpo con tatuaggi come un guerriero vichingo. Grazie al papà rugbista ha ereditato un fisico invidiabile ed imponente ma tecnicamente non ha nulla da invidiare ai migliori. Ormai è diventato famoso il trick con il pallone che ha inventato chiamato, Guidetti Flick. Potete trovarlo online con migliaia di visualizzazioni. Gli è stata anche dedicata una canzone dance dalle tifose svedesi che lo hanno eletto a loro sex symbol, bello e dannato. Canzone esplicita che si intitola “Johnny G” e che si apre con un diretto “I want him badly…”.

Sicuramente la sua carriera non sarà ricca di successi, il suo carattere spaccone e spigoloso lo ha spesso reso celebre più delle prestazioni sul campo ma la lezione di vita che ci ha insegnato è bellissima.
It costs so little and gives so much

FORZA MILAN

Johnson

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Categoria: Nazionale

Sull'autore ()

“…In questo momento l’arbitro dà il segnale di chiusura dell’incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando…” la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.