Vecchio Cuore -vs- l’impossibile

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La realtà – Alla 19esima giornata, ultima del girone di andata e dell’anno 2017, il Milan distava 16 punti dall’Inter e 15 da Lazio e Roma, terza, quarta e quinta forza del torneo. Alla metà circa del girone di ritorno siamo a -9 dalla Roma terza con una partita in meno, -5 dall’Inter quarta con lo scontro diretto da recuperare, -4 dalla Lazio quinta con una partita in meno; in nove partite abbiamo rosicchiato 6 e 11 punti a queste formazioni. Rimangono dieci confronti in cui coprire interamente il divario, possibilità fortemente condizionata dal risultato del derby del 4 aprile.
Si noti subito come il girone di ritorno sia iniziato in modo pessimo per i biancocelesti e i nerazzurri, autori di un drop-down a tratti imbarazzante, mentre la Roma ha sostanzialmente tenuto pur pagando lo scontro diretto e un gennaio complicato. Il Milan invece, che nel ritorno è ‘secondo’ al pari del Napoli e sotto la juve (ma con un match da recuperare) sta viaggiando a un ritmo mai tenuto nel recente passato. Per continuare a sperare nella rimonta il Milan deve continuare a galoppare alla media attuale di 2.7 punti per partita rendendo inevitabile il sorpasso, o comunque di 0.6/0.7 punti a partita in più delle sue concorrenti, che però difficilmente continueranno al passo del gambero. C’è una clausola ‘scontata’ e da pagare in anticipo sul tour-de-force, come accennato: dobbiamo vincere il derby, gara che porterebbe sulla carta Lazio e Inter subito ‘in vista’ oppure le allontanerebbe (specie i cugini) irrimediabilmente. Probabilmente l’impegno dello Stadium, finora sempre tradottosi in sconfitta, falserà questa percezione tuttavia è il derby la gara cardine per continuare a coltivare speranze, un portone sul sogno che può spalancarsi a prescindere dall’esito della partita contro i bianconeri.

La squadra – Cito un amico (tra l’altro non milanista): il Milan di Gattuso è una bella favola. Lo squallore di settembre/novembre e gli assalti mediatici, ripresi con eccezionale vigore, stanno intaccando ad oltranza la fiducia e le percezioni di molti, ancora poco convinti del buon valore tecnico complessivo della squadra e del lavoro svolto fuori e dentro il campo; ma i fatti dicono altro. Valori e risultati sono tornati al centro del Mondo Milan, tanto si deve a Gennaro Gattuso ma altrettanto ai giocatori; il Milan è equilibrato, solido, ha ancora cartucce da sparare.
Numeri del 2018 sulle 9 partite del ritorno:
DIFESA: 5 gol subiti, 6.21 gol subiti attesi (statistica calcolata sulla base della tipologia e quantità di occasioni da rete concesse). 5 gare senza subire reti. Non abbiamo mai raggiunto il valore di 1 gol subito atteso (massimo 0.93 contro il Genoa), nemmeno contro il Chievo Verona dove abbiamo preso due gol; questo dice molto della fase difensiva rossonera, costruita da zero (era il punto debole del Milan di Montella) e vicina attualmente a quanto esprime la juventus, pur senza ricambi adeguati e intese cementate. L’impressione è che i singoli (Bonucci-Romagnoli) facciano davvero la differenza ma anche che organizzazione, sacrificio e mentalità a livello di squadra siano determinanti nel creare un ambiente tattico soffocante per gli avversari, costretti ad attendere errori in paleggio (rari, quando stiamo bene) o provare giocate ad alto coefficiente di difficoltà.
ATTACCO: 17 gol segnati, 16.59 gol attesi (statistica calcolata sulla base della tipologia e quantità di occasioni da rete create). Nessuna partita conclusa senza segnare. In 5 occasioni però i gol segnati sono stati superiori alla quantità e qualità di occasioni create, in 2 occasioni siamo sotto l’1 gol atteso (Udinese e Genoa), in 1 occasione (contro Genoa) i nostri avversari non avrebbero meritato la sconfitta. La fase offensiva è ancora troppo lenta e a tratti prevedibile, anche se come già evidenziato in precedenza sia Calhanoglu che Suso stanno aumentando iniziativa e partecipazione al gioco piuttosto che cercare soluzioni individuali e questo fa bene a tutta la manovra. Fondamentale il risveglio di Andrè Silva, che ha trovato il proprio spazio anche grazie alla fiducia misurata di Gattuso che, a mio modo di vedere, nella gestione sia pratica che mediatica del portoghese fin dall’inizio ha dimostrando grande maturità. Al portoghese non sono state sacrificate le esigenze di squadra, ma a sua volta non è finito vittima di queste. Alla fine le risposte le doveva dare il calciatore sul campo e nei momenti giusti; trovata la condizione, l’intesa col mister e con la squadra non servono poi decine di gare da titolare (senza motivo fra l’altro) per trovare gli episodi giusti; anzi è proprio tramite gli episodi che si può arrivare ad essere determinanti dunque titolari.<
Piccolo esempio di buona gestione, con mani salde sul timone, senza farsi condurre dalle pressioni mediatiche; ricordate quando non si poteva giocare senza il 3-5-2, Bonucci imponeva il 3-5-2…e qualcuno passò al 3-5-2, senza avere idea di come gestirlo? Mai farsi tirare in mezzo dagli imbrattacarte, che al momento tra l’altro vogliono solo il male per la nostra squadra.

I cali di attenzione ci sono costati moltissimo, ma da oggi si pagano doppio

Perché dubitare – Comunque l’impresa è quasi impossibile. Nelle ultime due partite di campionato, Genoa e Chievo, il Milan ha strappato 6 punti di forza e orgoglio ma non ha brillato; a Genova abbiamo rischiato seriamente lo stop se non, numeri alla mano, la sconfitta. Contro il Chievo si sono rivisti i fantasmi di qualche amnesia di troppo. Il ritmo è stato compassato, la gestione dei momenti che non implicavano emotività ma solo concentrazione non è stata buona. Ce l’abbiamo fatta perché non abbiamo voluto cedere. Bello e importante, ma solo con questo a fine stagione non ci arriviamo vivi; dobbiamo in fretta ritrovare lucidità e crescere in tre fattori: sintesi, freddezza, capacità di mascherare i punti deboli. Elementi da grande squadra. Oltre, ovviamente, a consolidare i nostri punti di forza (difesa e compattezza) senza i quali non avremmo potuto nemmeno approcciare la rimonta e a minimizzare le fatalità che ci sono costate finora una stagione di altissimo livello: i marchiani errori individuali.
La capacità di sintesi manca a questa squadra come l’aria. In molte situazioni l’esitazione dopo il recupero anche alto del pallone (e ne rubiamo tanti) ci toglie occasioni da gol. La poca freddezza, specie di alcuni (Calha su tutti), ce ne toglie altre. Così perdiamo situazioni importanti che pur con l’equilibratissimo 433 di Rino si vengono a creare; lavorare su questo è fondamentale per avere maggiori opportunità senza stare a fare rivoluzioni tattiche molto richieste ma che personalmente non condivido.
La capacità di mascherare i punti deboli è invece figlia del poco tempo. Non è un caso se appena inserito un Borini si soffre di più, con un Zapata ancora di più: i titolari sono più forti, e ci sta. Ma le ‘big’ sanno adattarsi e gli allenatori esperti studiano il modo di non farlo notare in partita; Rino, da questo punto di vista, si limita a chiedere le stesse cose e il 120% al sostituto. E deve crescere su questo, perché nelle prossime dieci facilmente dovrà ricorrere a qualche riserva.
Migliorare su questi aspetti, tenendo fermi gli altri capisaldi della squadra è il salto richiesto per diventare grandi e guadagnarsi, non solo a scapito dei tracolli avversari, un incredibile posto Champions. Fare questi passi a metà marzo, sfruttando una sosta che nemmeno riguarda tutta la rosa, è Mission (Quasi) Impossible e va tenuto ben presente.

Crederci sempre fino all’ultimo fa la differenza

Perché crederci – Ci sono in palio 30 punti, sono tanti. Avremo 6 partite su 10 in casa, di cui 3 di fila: derby, Sassuolo, Napoli. Ci serve una spinta fortissima sperando che la squadra apprezzi (contro l’Arsenal non si è percepito un plusvalore, in realtà). Con l’Inter abbiamo alcuni impegni sovrapponibili che consentono un ‘confronto indiretto’: juventus (anche se loro l’avranno a San Siro), trasferte contro Atalanta e Torino, Verona e Sassuolo in casa, squadre che saranno in lotta per la salvezza. Ci sarà poi l’incrocio Lazio-Inter all’ultima, gara in realtà che ci obbliga ad aver già sopravanzato le concorrenti onde evitare pastiche; anche se il 5 maggio 2002 insegna che il patto sul campo non è così d’acciaio come quello fuori e comunque una delle due (o entrambe) lì ci perderà dei punti. Lazio che dovrà anche affrontare Toro e Fiorentina in trasferta e Atalanta in casa; i biancocelesti come noi incroceranno il Benevento in casa, e potranno anche usufruire di una gara domestica coccolosa contro la defunta Scansdoria. Ma avranno il derby. Sarà dunque complesso per tutte e tre: l’Inter ha più o meno il nostro calendario, la Lazio non molto più semplice e con ancora l’Europa. E al netto del fondamentale derby meneghino nessuna delle nostre due concorrenti ha più granchè da gestire.
Diversa la situazione della Roma, con un calendario più agevole e che pare più solida.
Inutile però fare ‘tabelle’, inutile fare conti. Bisogna vincere il derby, e questo è chiaro; se no mettiamoci sereni a preparare la finale di Roma e la prossima stagione. Ma comunque niente calcoli: più giusto sapere cosa ci aspetta e aspetta gli altri, sapere che ci possiamo credere, abbassare la testa e pensare a noi senza nemmeno guardare cosa accade ai rivali; della classifica giusto preoccuparsi quando mancheranno 3 partite, oppure se commetteremo più di un paio di passi falsi, che ci possiamo anche ‘permettere’; ed anche questo è bene saperlo: che il match dello Stadium o qualche accidente successivo non diventino il solito psicodramma ansiogeno perché ce la si può fare anche se tutto non dovesse girare alla perfezione. Non serve vincerle tutte; serve vincere il derby, questo si, e poi serve CREDERCI e non mollare un cazzo, sempre al 100% delle possibilità, sempre fino in fondo. Tutti uniti.
Il castello di Gennaro Ivan Gattuso è costruito sulla mentalità e sul gruppo. Sarà anche stato issato di fretta, senza respiro e con qualche approssimazione, ma i risultati sin qui ottenuti sono eccellenti e consistenti e la base è tanto solida quanto quella delle nostre contendenti. Con un po’ di cuore in più. Potrebbe fare la differenza.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.