Felici e perdenti

4 novembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Inutile negarlo. Il pareggio stentato ad Atene non aiuta certo questo momento no ma rimane un episodio di poca importanza se non perchè ha certificato che la squadra ha mollato l’allenatore. Di contro, per quanto sia passata una settimana, il gusto amaro della sconfitta contro la banda sabaudotti rimane e non c’è verso di mandarlo via.

Quel pomeriggio prima della partita un amico mi chiama e mi chiede come la vedo. Gli rispondo che non mi interessa vedere una partita di calcio ma vorrei vedere un incontro di box. Intuisco la perplessità dall’altra parte della cornetta e provo a spiegarmi meglio. Sai, gli dico, per quanto mi secchi ammetterlo oggi giochiamo due sport diversi. Se pensiamo di batterli al loro gioco preferito, che al momento è il calcio, abbiamo già perso. Ma una possibilità l’avremmo. Mi aspetto di vedere un pugile che sfida il campione. Un sorteggiato a caso per fare lo sparring partner che si rende conto che ha l’occasione della vita. Il ragazzo sa che il campione è tecnicamente più forte, più esperto, più veloce e più potente e non può pensare di batterlo sul suo terreno.

Deve portare il match sul suo di terreno. Deve metterla sul “chi molla prima, sul pensare a dare più botte che può anziché pensare a non prenderle, deve aggredirlo quando il campione non se l’aspetta”. In barba a tutti i miei principi del cazzo di lealtà sportiva, penso che deve giocare sporco, irretirlo, assillarlo, prenderlo in giro, fargli perdere la testa e non aver paura di prendere delle botte. Tante, poche, tantissime. Non deve importare, non gli deve lasciare un millimetro, non deve lasciargli fare la sua box altrimenti è perduto. Deve giocare sui nervi e sui coglioni, sul coraggio e sul ritmo, sull’aggressività. non deve avere paura di tirare i colpi bassi, se lo squalificano uscirà a testa alta altrimenti l’ha persa prima ancora di iniziare. Per inciso, la lealtà sportiva è sacra, ma  è ancor più sacro non farsi prendere per il culo da chi della parola lealtà non sa neanche il significato, quelli per cui “vincere è l’unica cosa che conta”. Quelli che “non avrei aiutato l’arbitro…” per loro stessa ammissione, tra una  scommessina e l’altra. Prima dell’ingresso nel tempio mi trovo con un altro amico. Un altro nighter tanto per cambiare. Mi fa la stessa domanda. A risposta mi chiede un po a tradimento. “se la giocassimo così accetteresti la sconfitta ?”. “Si” rispondo, “se finiamo la partita in sette lasciandogli i segni dei tacchetti addosso”.

Poi come va lo sappiamo. Non pago di essere tornato a casa con le orecchie basse e la coda tra le gambe, così, giusto per dar sfogo alla mia vena masochistica, e con in testa le stesse domande che ho condiviso con John, mi riguardo la partita, non una ma ben due volte. Sorvolo sui giudizi relativi a questo e quel giocatore, al modulo, all’allenatore, avete già detto tutto quello che c’era da dire. Una cosa però mi rimane in mente. Quando abbiamo la palla tra i piedi ci lasciano fare fino in prossimità di metà campo. A quel punto chiunque abbia la palla viene aggredito da due, se non tre uomini. La gabbia non l’hanno fatta a Suso. L’hanno fatta e chiunque avesse il pallone tra i piedi. Ho visto pressare Mandzuckic, e non è una novità, ma l’ho visto fare ad Higuain, a Dibala. Di contro quando la palla l’hanno loro la nostra squadra rimane slegata e li marchiamo a cinque metri di distanza. Il trippita, che sarà anche sovrappeso ma si muove alla velocità della luce, fa due cose straordinarie, nulla da dire, ma se avesse giocato dalla nostra parte quelle palle non glie le avrebbero lasciate prendere e non sarebbe cambiato nulla. Basta vedere il primo gol. Kessie esce in un tentativo di pressing solitario e sterile. Biglia lascia 5 metri a Dibala che non ha nessun problema a ricevere la palla e servirla ad Higuain. Sarebbe successo lo stesso dall’altra parte ? Lo chiedo a chi sostiene che avremmo dovuto prendere un grande bomber al posto di tanti buoni giocatori. Non è una certezza, solo una domanda. A me rimane chiaro che il campione pure essendo “il campione” è salito sul ring con più fame e più determinazione dello sfidante. Tecnicamente è più bravo e di parecchio. Poteva finire diversamente ? Non solo ha vinto, ma lo ha fatto col minimo sindacale e un po di cattiveria. Quella cattiveria che non ho visto dalla nostra parte, con la sola eccezione del migliore in campo, tale Borini, a cui non avremmo dato una lira. hanno giocato come fa il gatto col topo e noi glie l’abbiamo lasciato fare, ci siamo accontentati di sfidarli anziché giocare per vincere. E soprassiedo sulla partita di Atene dell’altra sera ….

Tanto per essere chiari, non è una protesta, solo quello che ho vissuto. A questa dirigenza sarò sempre grato non foss’altro per averci liberato dalla prigionia a cui ci avevano condannato. Pur vedendone gli errori, e d’altra parte chi non ne avrebbe fatto nella situazione disperata in cui si sono trovati, li sosterrò nel mio piccolissimo “fino alla morte” perdonando ogni incidente di percorso. Fin quando avrò la sensazione che vogliono il bene della società avranno tutto il mio appoggio e la mia lealtà. Ma  l’impegno e la passione dei tifosi dovrebbero avere un prezzo. Vorrei vedere che la società dimostri di non avere paura, tanta quanta non ne ha ha il ragazzino della porta accanto che vive con la maglietta rossonera addosso e ci va a scuola anche dopo un derby perso malamente, che vada avanti imperterrita per la sua strada succeda quel che succeda, che non guardi in faccia a nessuno. Che se sceglie un tecnico, chiunque esso sia gli copra le spalle e basta senza delegittimarlo per pararsi il culo, come sicuramente faranno con chi probabilmente sostituirà Montella se le cose continuano così, e non ho motivo per non crederlo. E siano giocatori, tecnici, dipendenti a tutti i livelli, padri con prole o ricchi giovanotti viziati, non mi frega un cazzo, e scusate l’inglesismo. Voglio vedere il sudore che scorre a fiumi anche sulla fronte dei giardinieri di Milanello e degli impiegati di casa Milan. E questo spirito lo voglio vedere sul campo. Pretendo il DNA MILAN. Non voglio più vedere partite come quella di Giovedì. E che chi non si adegua, chi non rema o rema contro, si accomodi comodamente in panchina, meglio se in tribuna, meglio ancora se ci fa il santo favore di togliersi dai coglioni, o si ritrovi nelle liste di mobilità. Ma, ancora una volta, caso mai non fosse chiaro #iostoconMiraFax. Perché, per quanto male possa andare questo è Milan, non una trattoria qualsiasi. Non più.
Felici e perdenti quindi ? Sempre meglio che traditi ed umiliati …

PS: Questo post è dedicato ad un fratello che abbiamo scoperto troppo tardi di avere. Perché sono “convinto” l’avrebbe vissuta, con la sua caustica ironia, nello stesso modo. R.I.P. Corrado. Il Dio del calcio non ha saputo onorarti. Non siamo Dei e non contiamo nulla ma sapremo ricordare . Per noi sei sempre là, dove guarderò ogni volta che entrerò a San Siro. Verso il tuo posto al secondo verde.

FORZA MILAN

Axel

Tags: ,

Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l’amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. “il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari”. Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.