Faccia a faccia con numeri deprimenti

2 novembre 2017 | Di | Rispondi Di più

A nemmeno un terzo di campionato siamo avviati verso una stagione senza obiettivi, col grosso carico di soldi spesi e aspettative ad appesantire ogni passo. Sull’entità degli investimenti non condivido gran parte delle osservazioni ‘de panza’ in voga. Si è voluto cercare di rifare la squadra per ridare valore economico e tecnico dopo anni di improvvisazione e marciume; l’equivoco è considerare 230 milioni ‘spalmati’ e usati per undici giocatori una cifra epocale, che poteva essere spesa per ‘tre o quattro campioni’. Ma chi, scusate? Considerazioni irrealistiche. Sulle aspettative, invece, da tifoso ne ho avute e ne ho ancora ma al pari di Fax, Mirabelli&co ho sottovalutato tre cose fondamentali: il punto di partenza, uno storico consolidato (quattro anni) di 50-60 punti ottenuti in campionati perlopiù anonimi; Il punto di arrivo, la Champions, che si attesterà presumibilmente intorno ai 75 punti, ed era forse meglio concentrarsi su qualcosa di più ‘indefinito’ in termini pratici; Il livello del campionato in ascesa per le posizioni di testa. L’Inter ci sta ‘provando’ da tre anni buoni con investimenti forti, il gap che ci separa da Roma e Napoli è ampio, e basta guardare lo storico degli ultimi 5 anni contro di loro, ma anche i progetti sportivi di alcuni club ‘medi’ al momento sono molto solidi.

Ci siamo preparati male, abbiamo voluto tutto e subito, abbiamo sbagliato. Anche Fassone&co, scegliendo una linea di comunicazione troppo aggressiva e facendo all-in su questa stagione hanno sovraccaricato un ambiente già difficile da gestire perdendosi in davvero poco tempo.

RENDIMENTO DI SQUADRA – Con 16 punti in 11 partite siamo perfettamente allineati alle medie degli anni precedenti: questo il dato più sconfortante. I numeri che spesso cita Montella, approfondendo poco, danno l’idea di una squadra ‘sfigata’ che costruisce il giusto e raccoglie poco, piagata da errori individuali. Una visione condivisibile solo in minima parte.

Il Milan è la seconda squadra per tiri totali, 16.7, sotto al Napoli. Il 52% di questi giunge però da fuori area, il 7% dall’area piccola (presumibilmente situazioni da piazzato) e solo il 41% da dentro l’area; il Milan è pertanto primo per tentativi da fuori, penultimo per conclusioni dall’area, e solo 5.4 tiri a partita finiscono in porta. Con 5.7 dribbling a partita siamo in fondo alla classifica relativa assieme a Crotone e Chievo, ad anni luce dalle altre. Non è facile prenderci la palla ma commettiamo ben 14 tocchi errati per partita. Con 520 passaggi a partita ci attestiamo in media con altre 6/7 squadre (il Napoli è fuoriscala con 750 passaggi); la nostra intenzione è ‘dominare’ il possesso ma Roma, Inter, Atalanta, Lazio e Samp circolano la palla mediamente quanto noi. Se ne deduce che il nostro palleggio è articolato ma lento e statico, se squadre più dirette effettuano tanti passaggi quanto noi. 465 sono i passaggi corti, 22 i cross a partita cioè quanto Inter e Roma, ma senza avere Dzeko o Icardi. I lanci lunghi incidono per l’11%. La squadra crea infine 12.5 occasioni per gara, sempre perlopiù da lontano, gli assist complessivi sono pochi, solo 0.8 a gara (9 totali, 0.3 su cross ovvero 3 totali) cioè quasi quanto Cagliari e Udinese che creano però poco più di 8 occasioni a partita.

A livello difensivo subiamo di fatto poco, pur avendo incassato ben 16 reti di cui 13 da azione manovrata (più di Crotone e SPAL!), 1 in contropiede, 2 su rigore e nessuno da piazzato. Applichiamo 3 fuorigiochi a partita (primi), subiamo 9.7 tiri cioè quanto la juve ed 1 in più del Napoli, e dopo Reina e Buffon Donnarumma è il portiere meno sollecitato. Le avversarie che incontriamo ‘giocano’ poco, preferiscono l’attesa; nonostante un terzo delle partite giocate finora siano stati ‘scontri diretti’ siamo una delle squadre che ha subito meno cross e contro cui le avversarie hanno circolato meno il pallone (media 340 passaggi contro a partita). Il nostro palleggio riflessivo in questo senso è una vera arma a doppio taglio: da un lato esplica una funzione difensiva tutto sommato efficace; dall’altro ci rende vulnerabili a break e sanguinosi recuperi palla sulla nostra mediana. Siamo straultimi per intercetti, 7.8 a partita, e questo la dice lunga sul nostro ‘filtro’ a centrocampo; e penultimi per contrasti, 14.1 poco sopra la juve, ma la nostra sembra più mancanza di ‘garra’ che buon posizionamento.

L’immagine data da questi numeri è abbastanza deprimente: cerchiamo il gol da fuori con insistenza perché l’area di rigore è un luogo misterioso e irraggiungibile; la squadra manca di connessioni e intese in fase offensiva, e pare incoerente l’approccio costruttivo con la fretta di trovare soluzioni dalla distanza. Il nostro possesso è preciso ma inconsistente, e la sensazione che sia solo un lungo ed insipido ‘alleggerimento’ (leggi: cazzeggio) è rafforzata dai pochissimi tentativi di dribbling e gli sterili approcci sulle fasce, zona di campo in cui veniamo convenientemente indirizzati.

 

In alto: distribuzione degli attacchi e zone di azione Al centro: provenienza dei tiri fatti e distribuzione In basso: provenienza dei tiri subiti e distribuzione

Le statistiche sull’occupazione del campo disegnano una squadra che tiene palla prettamente sulla mediana e nel campo avversario, non nel proprio, e la distribuzione degli attacchi ‘pende’ verso destra (Suso) ma in maniera non preponderante. Non è quindi del tutto corretto affermare che ‘facciamo melina’ e siamo Suso-dipendenti, sebbene la sensazione sia quella; è più realistico considerare il complesso dei dati, incluso quello sui kilometri percorsi (che ci vede abbondantemente dietro), come enorme spia di allarme sulle condizioni atletiche e mentali dei nostri.

In ultimo le statistiche proiezionali, Goal attesi e Goal subiti attesi che potete trovare qui (link)  danno il Milan addirittura in credito per quanto riguarda i (pochi) gol fatti, e con ben 6 reti incassate in più rispetto a quanto espresso in via teorica. Significa che la squallida fase offensiva ha addirittura raccolto più del seminato, mentre a livello difensivo pesano come macigni gli errori individuali e le eccellenti qualità di alcuni bomber finora incontrati, su tutti Dzeko e Higuain capaci di sparare in porta 3 siluri imparabili in partite in cui le loro squadre, va detto, hanno costruito poco o nulla.

IMPATTO DEI NUOVI ACQUISTI – A risultare deludente oltremodo è finora la ‘spina dorsale’ del team, Bonucci-Biglia-Kalinic. L’ex juve al momento non ha conquistato un briciolo di stima né considerazione; pur non condividendo minimamente alcune analisi troppo ‘semplicistiche’ (“non sa difendere”) è ovvio che non ci siamo proprio né a livello mentale né tattico, dove la posizione più alta della linea e la responsabilità totale del coordinamento della stessa, oltre che una circolazione decisamente più lenta del pallone, stanno letteralmente demolendo la sicurezza sfrontata del fu sciacquatore di bocche.
Lucas sta attraversando un momento terrificante. Il mediano dell’Argentina fa vedere a tratti la sua leadership ed esperienza, pressando coi tempi giusti o distribuendo palloni intelligenti, ma sono lampi nella nebbia. Seppur preciso nel compitino (92% al passaggio), il suo apporto offensivo è dimezzato rispetto agli anni precedenti: 1 passaggio chiave a partita, contro 2; subisce la metà dei falli, i tiri da fuori sono semplicemente da dimenticare. Ma è l’apporto difensivo di Biglia ad essere sconcertante: 1.8 tackle, contro 3.2 (anno scorso) e 3 (anno prima); viene dribblato 2.1 volte, contro 1.6; compie 0.8 intercetti contro 2 e 2.5. E’ oggi il simbolo delle difficoltà tattiche, di interdizione, lettura dell’avversario e ripartenza del Milan, oltre che della mancanza di grinta.
Kalinic non piace, ma diciamo subito che i rimpianti verso il Carlos Bacca di oggi (non quello immaginario o ‘ideale’ di qualcuno) sono senza senso; così come, in altro modo, i paragoni con i maggiori centravanti della Serie A. Dove il croato può crescere: partecipazione coi piedi alla manovra, sotto ai suoi standard (13 passaggi, contro 16/19 medi); tiri in porta (1.8, contro 3); oltre a freddezza e confidenza. Comunque al momento salvo la maggior qualità aerea e un buon numero di passaggi chiave (perché quantomeno si sbatte), le prestazioni medie di Nikola ricordano tristemente quelle del colombiano; si faccia due domande Montella. Non è comunque un buon motivo per subissare il croato di fischi.

Gli altri nuovi: Borini e Ricardo Rodriguez sembrano ambientati e destinati a crescere nel rendimento; l’italiano in particolare fa un po’ tutto, nella media, ed è esemplare nella disciplina e dedizione. RR invece pur con alti e bassi è insostituibile (990 minuti, come Donnarumma) per le numerose qualità tattiche e tecniche; nel lancio lungo garantisce precisione da regista e qualità nell’uscita della palla, deve comunque crescere in interdizione. Tutti gli altri giacciono invece in una sorta di limbo, non avendo mostrato ancora caratteristiche determinanti; complessivamente l’opera di miglioramento della qualità non sta riuscendo in parte pare per un sistema di gioco poco esaltante, prudente e scarsamente assimilato, e in parte per l’approccio troppo molle dei nostri. Ad accomunare la truppa, infatti, la scarsa voglia di ‘osare’ dribbling, contrasti, passaggi decisivi, interventi in grado di ‘forzare’ la giocata, vivacchiando, salvo poi commettere errori anche marchiani: manca determinazione e aggressività.
Spezzo due lance a favore di Kessie e Andrè Silva. L’ivoriano ce prova, e si intravedono qualità e sostanza; al momento commette troppi falli (2.4 a match) in relazione agli interventi puliti (1.8), ma è anche il miglior dribblatore di squadra (1.2 su 2.2. tentativi, più e meglio di Suso), è il centrocampista meglio coinvolto in fase offensiva e ha siglato due assist; tragico di testa e nel posizionamento difensivo, è anche uno dei giocatori che perdono più palloni (1.9 errori, 2.1 contrasti persi).
Per quanto riguarda Andrè Silva è si insieme a Calha il giocatore che commette più errori in controllo (2.3) ma mostra anche buoni segni di attività (2.3 tiri e 1.5 passaggi chiave); l’impiego per soli 320 minuti finora, conditi anche da un palo nel derby con un’iniziativa d’area secondo me notevole, non può portare a giudizi trancianti. Ma vale anche per tutti gli altri.

CONCLUSIONI – Fallito l’assalto frontale alle posizioni di testa bisogna puntare tutto sulla costituzione del nuovo gruppo, finora fallita e miseramente, e sulla crescita dei nuovi innesti al momento spaesati e mosci. Non vanno vanificati gli investimenti fatti, bisogna tornare a credere nel progetto rivedendo gli obiettivi immediati. A cambiare marcia deve essere in primis Montella, rendendosi conto che il tiki-minkia non sta esaltando le doti di nessuno né portando risultati; o si alza il ritmo, o si cerca un approccio più diretto. Possibile che a breve sarà qualcun altro a cercare queste soluzioni (dopo Napoli?). La società deve tornare invece alla schiettezza mostrata da subito, senza paura di ex menestrelli o del caravanserraglio politico dei berluscones e gallianes, dimostrando coerenza e consistenza, con umiltà. Ultimo, ma fondamentale: i ragazzi si devono svegliare, perché arrivare al Milan oggi non è il punto d’arrivo della salita bensì il principio della più grossa faticaccia della carriera di ognuno; e al momento a sudare (freddo) siamo solo noi.

Larry

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre.

Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto.
Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli.
Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.