Fosforo e abaco

30 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

Sabato pomeriggio ho avuto la possibilità di guardare la partita non solo con i soliti amici milanisti di una vita, ma anche con persone che conosco meno e che la vulgata gallianesca potrebbe definire come ‘Evoluti’.

Dei soliti amici conosco da cima a fondo le opinioni calcistiche e a proposito del Milan e nella maggior parte dei casi ormai evito di toccare argomenti su cui è palese che abbiamo visuali diametralmente opposte. E’ stato invece molto istruttivo avere a che fare con qualcuno con cui hai meno confidenza e che sostiene tesi che su queste pagine abbiamo passato anni a confutare. Tra i tanti argomenti quello che ancora una volta mi ha lasciato più stranito è la totale mistificazione della realtà e della matematica quando si parla del Milan di Berlusconi. Ed è un segno inequivocabile del pesante ‘lavaggio del cervello’ mediatico e propagandistico cui siamo stati sottoposti, per fini calcistici e non, dal 1986 ad oggi. Questi decenni hanno trasformato tanti di noi da Casciavit sempre coi piedi per terra a sboroni sempre voltati all’indietro a celebrare un passato di trionfi che ormai non c’è più. E non da ieri. E a qualsiasi obiezione si risponde con argomentazioni irrazionali e non basate sui fatti.

La premessa fallace e con cui sono in totale disaccordo è che nel valutare l’andamento di una grande squadra valgano solo ed esclusivamente le vittorie europee. E’ una visione influenzata dalla propaganda made in Fininvest, che ci ha propinato sotto traccia questa teoria anche per giustificare lustri di atteggiamento prono al dominio nerazzurro prima e bianconero poi. Una propaganda che ha voluto in questo modo coprire risultati globalmente non esaltanti in serie A. Proprio durante la partita di sabato ho sentito con le mie orecchie la seguente frase: “La juve in questi anni non ha fatto nulla e non è una grande squadra”. Senza parole.

‘Nessuna squadra in Europa negli ultimi 30 anni ha fatto godere i propri tifosi quanto il Milan’. La base del ragionamento è sempre che contano solo i trionfi europei. Ma anche sotto questa prospettiva è un dato falso. Il Barcellona e il Real Madrid hanno vinto ben più del Milan berlusconiano in Europa, in meno anni e facendo molto meglio a livello nazionale. E non mi si venga a dire che in Spagna vincono sempre le solite due perché anche in Italia vincono (vincevano) sempre le solite tre. Come diceva quel tale? Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.

Ma non c’è niente da fare, non si arrendono neanche davanti ai numeri. La propaganda li ha così impregnati da spingerli a negare l’evidenza. Credono di vivere nel 2007 facendo finta che in dieci anni non sia accaduto nulla.

Tutto questo porta a una conseguenza inevitabile: una certa dose di nostalgia e, ancora una volta, di oblio. Oblio degli ultimi dieci sciagurati anni di gestione. Dieci anni per la cronaca sono un terzo della presidenza, non certo una goccia nel mare. Questa raccapricciante somma di nostalgia e oblio porta a chiedere a questa società nuova, partita da un deserto totale, di fare tutto e subito. Si chiede a questi dirigenti di non sbagliare mai, di azzeccare tutti gli acquisti, di giocarsi lo scudetto al primo anno, di produrre pronti via un calcio champagne.

Vengono dimenticati,  o forse non sono mai stati ‘notati’ anni e anni di opacità malafede e incapacità. E non si tollerano sbagli (che sicuramente sono stati e saranno fatti e che vanno sottolineati e rimarcati con tempestività e severità) da chi è subentrato da cinque mesi al timone di questa squadra.

Sabato mi sono accorto che tra me e loro, pur condividendo la stessa passione calcistica, esiste una frattura che sarà difficile sanare. E l’unica possibilità che abbiamo risiede in questa nuova società, coi suoi difetti e i suoi errori. Non credo che una robusta cura di fosforo per rinfrescare la memoria e un abaco per fare i conti senza le fette di salame della propaganda siano sufficienti. Serve “solo” che il Milan torni a fare il Milan. Ma ci vorrà pazienza e realismo, doti che il popolo milanista sembra aver abbandonato dopo l’ubriacatura arcoriana.

A differenza della società precedente in cui il binomio Berlusconi-Galliani era inscindibile per varie ragioni, in questa Fassone e Mirabelli sono entrambi rappresentanti stipendiati: se non otterranno i risultati richiesti verranno rimossi e sostituiti con altri. Verranno quindi giudicati dal raggiungimento degli obiettivi e non da criteri più o meno fantasiosi e sulla base di una mal concepita gratitudine a vita. Da familistica la gestione è divenuta manageriale, con tutti i pro e i contro a livello di percezione da parte della tifoseria abituata ad avere a che fare con un ‘padre padrone’ (pseudo)innamorato della propria creatura calcistica.

Noi di Milan Night ci siamo, col nostro spirito critico, con la nostra passione e la nostra memoria. Voi che fate?

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato.
DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!