Errore di sistema

24 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

“La riunione del Senato. Di rossonero hanno ben poco”

Il Milan di Sacchi. Il Milan di Capello. Il Milan di Ancelotti. Il Milan di Zaccheroni e il Milan di Allegri. Capisco benissimo che mettere i primi tre nella stessa riga degli altri due può portare ad ordinare un TSO. Eppure queste squadre hanno sempre avuto un punto in comune. No, non è quello che qualche orbato ancora in lutto urlerebbe ai quattro venti. Il punto in comune è un altro e ben più importante. È sempre stato quello di avere all’interno della rosa un gran numero di Uomini. In secondo luogo erano anche dei meravigliosi atleti con caratteristiche da campioni, ma principalmente erano Uomini.

Per me, il punto Uomini è fondamentale. Un Uomo vero porta all’interno dello spogliatoio una dose massiccia di personalità e alza l’asticella del livello di responsabilità che una squadra è in grado di prendersi sul campo durante la stagione. La personalità durante le sessioni di mercato non la si trova così facilmente e nemmeno a prezzi di saldo. Un esempio a me caro è Gennaro Gattuso. Nato con qualità tecniche limitate ha fatto del lavoro il suo unico scopo ed è stato eletto come leader per la sua personalità. Prima di essere stato una divinità del calcio, è stato sempre un Uomo. Il leader non deve per forza urlare o prendere a sberle i propri compagni di squadra (anche se in alcuni casi potrebbe essere una soluzione). Deve essere colui che dà l’esempio, in campo e fuori. Colui che per primo ci mette faccia, testa e cuore per la squadra. Colui che si sacrifica per un compagno in difficoltà. Colui che nel momento difficile si propone per farsi dare il pallone, quando lo stesso pesa come il granito. I Milan citati all’inizio hanno avuto una quantità di personalità negli spogliatoi, che se l’avessero venduta al chilo, non sarebbe bastato tutto l’oro di Fort Knox. Cito solo alcuni nomi e spero di non urtare la sensibilità di qualcuno dimenticandone altri: Paolo Maldini, Ruud Gullit, Zvonimir Boban, Clarence Seedorf, Zlatan Ibrahimovic. Mi fermo perché ho le lacrime agli occhi, la mia sensibilità è stata notevolmente scossa.

Tutti questi Dei del calcio rossonero, non solo hanno dato umanamente qualcosa al Milan, ma hanno trasmesso a chi indossava la maglia, i valori, i capisaldi della vita nello spogliatoio. Inoltre hanno trasmesso quel Milanismo che deve necessariamente scorrere nelle vene di chi indossa i nostri colori. Anche ciò che hanno portato dal punto di vista sportivo non va trascurato. Grazie alle loro capacità, sono riusciti a conquistare decine di vittorie, di gruppo e personali. Le vittorie personali (intendo palloni d’oro) sono arrivate anche grazie alle vittorie di gruppo.
Ma attenzione, sono arrivate anche sconfitte cocenti. Non vanno dimenticate, perché l’uomo vero è quello che dagli insuccessi costruisce le basi per rinascere. Non è colui che rimane inerme ad aspettare la fine delle sue “sfortune”.

Tutti i Milan sopra citati, in ere differenti, hanno avuto un minimo comune denominatore, la presenza di una “Vecchia Guardia” che si prendeva cura della sacralità del lavoro sul campo e dei comportamenti fuori nello spogliatoio. Non c’era troppo spazio per chi non si adeguava. La personalità dirompente di questi giocatori non ti dava scampo. O ti adeguavi o ti sedevi, panchina o tribuna poco cambiava. La maggior parte degli allenatori che si sono succeduti, da questo punto di vista, non hanno fatto altro che impostare il pilota automatico. C’erano i Senatori che costruivano la mentalità nello spogliatoio. C’erano i Senatori che si incaricavano dell’educazione rossonera.

Dall’epurazione del Milan allegriano, l’ultimo ad aver avuto ancora in casa dosi massicce di personalità, il depauperamento di questa importantissima qualità è stato senza freni. La presenza di ogni tipo di cattivo esempio nello spogliatoio. Lo stupro attuato contro la fascia di capitano che fu di Franco Baresi. Il dileggio della (per me) “sacra” maglia numero 10 che fu di Gianni Rivera, ha portato a cancellare decenni di tradizione e di regole.

E’ qui che, ad oggi, vedo l’errore più grande che la nuova società ha fatto dal suo insediamento. La mancanza di consapevolezza che quello che era rimasto della rosa gianniniana era quanto di peggio, sporco e putrido si potesse immaginare. Una bella polpetta avvelenata. Ahimè durante la scorsa estate si è puntato il mirino sui protagonisti sbagliati. Va bene, Kucka, Sosa e Bacca non avrebbero nemmeno dovuto vedere associato il loro nome alla parola Milan. Ma non erano il problema più impellente. Non erano il problema principale. I nomi da sradicare da Milanello erano e sono noti. Gente che ha fatto la spola ad Arcore per chiedere la testa di un allenatore. Gente che viene rappresentata da un procuratore che ha sempre intrallazzato rapporti con la precedente gestione. Gente che fino a quando il Giannino regnava, veniva portata in trionfo come degli dei (con la d minuscola) dalla stampa di regime.

Montolivo, Abate, Bonaventura e Suso. Sono pronto al pubblico ludibrio, ma sono coloro che dovevano essere esiliati. I primi due sono dei reduci della mala gestio che avendo vissuto nella melma non possono che conoscere solo la melma. Ormai assuefatti alla calma piatta e alle sconfitte, non hanno nessuna confidenza con qualsivoglia evento vincente. Gli altri due sono capitati per caso al Milan. Diciamolo onestamente. Uno passava per i corridoi dell’AtaHotel l’ultimo giorno di mercato ed è stato preso per sostituire un altro che non aveva nemmeno i requisiti per giocare a calcio. L’altro si è trovato ad essere il più tecnico di una rosa modesta, scadente e mediocre. Come dire che in una classe di soli uomini, l’unica femmina è Mariangela Fantozzi. Alla fine vedi in lei Miss Italia. Questo poker di uomini, avrebbe dovuto portare avanti la tradizione delle nostre Vecchie Guardie…mentre lo scrivo, sto ridendo da solo.
La passata stagione, purtroppo, ha gettato fumo negli occhi di tutti, tifosi e nuova proprietà. Quindi si è pensato che soprattutto Suso e Bonaventura potessero essere parte integrante del nuovo progetto tecnico.

NO! Non lo sono e non lo potranno mai essere. Lo stanno dimostrando, partita dopo partita. Mese dopo mese. Questa è gente che ha già messo lo spogliatoio a ferro e fuoco. È gente che pensa al bene proprio e non a quello della squadra. È gente pigra, svogliata che spera di ritornare ai privilegi del passato. Pagelle accomodanti e giudizi (pilotati) positivi dei tifosi. È qui l’errore che sta mandando in crash il sistema. L’estate scorsa, sono volate teste ogni settimana ma si doveva procedere con l’estirpazione totale dell’erba matta.

“…Se tu nutrirai un asino con la miglior biada possibile. Se lo farai allenare nei migliori ippodromi. Se lo farai cavalcare dal miglior fantino. Quando lo farai gareggiare con i veri cavalli di razza, si batterà. Correrà. Suderà. Ma non diventerà mai un purosangue, rimarrà sempre un asino da corsa…” (cit.)

Fino a prova contraria, non credo che i nuovi acquisti siano stati tutti sbagliati o che siano diventati scarsi di colpo. Probabilmente non saranno tutti dei purosangue ma almeno non sono asini o cavalli zoppi a fine corsa. Purtroppo sono appena arrivati e sono totalmente in balia degli eventi e quelli che dovrebbero indicare loro la via sono in grado solo di guidarli nel territorio a loro più conosciuto, la melma.

Johnson

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

“…In questo momento l’arbitro dà il segnale di chiusura dell’incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando…” la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.