Memorie corte e dubbi amletici

5 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

In questi giorni di pausa per le nazionali due icone del Milan dell’ultimo trentennio, Arrigo Sacchi e Andriy Shevchenko, hanno sentito l’esigenza di ribadire la propria opinione sulle mosse della nuova dirigenza milanista.

“Non scrivo e non parlo mai del Milan, altrimenti oggi scriverei cose non positive. Stimo l’allenatore, anche se non ricordo un grande club che compra undici giocatori nuovi per la stagione”. (fonte: Gazzetta.it). Così disse l’ex allenatore romagnolo, che sembra aver da tempo smarrito lucidità di analisi e coerenza tra una dichiarazione e l’altra.

L’annebbiato ex vate di Fusignano ha poi dato la stura alla sua bulimia comunicativa con un’altra dichiarazione temeraria (fonte Milannews.it): “Il Milan? Nel calcio spesso non serve spendere tanto, ma avere idee. Forse spetta ai tifosi chiedere qualcosa di meglio, anche con proteste eclatanti”. Strano che questo spirito barricadero sia stato sotto traccia quando la proprietà precedente si lanciava in acquisti scintillanti come, solo a titolo di esempio, Traorè, Taiwo, Matri e compagnia. Strano che questo ‘animus pugnandi (cit.) da capopopolo sia stato accuratamente nascosto quando negli ultimi dieci anni si producevano risultati strepitosi tramite un’espressione di gioco impareggiabile.

Invece Shevchenko, precisando i concetti di una intervista di qualche tempo fa, dichiara:  “Ho semplicemente detto cosa avrei fatto personalmente in fase di mercato, ovvero inserire al massimo 3-4 titolari nuovi, di grande valore. Sono già tanti per come la penso io. La strada scelta dalla nuova dirigenza è legittima, ma secondo me presuppone un programma a lunga scadenza, e quindi serve pazienza da parte di tutti: si riparte da zero, per ora è stato comprato il futuro, i fuoriclasse veri arriveranno invece probabilmente fra uno-due anni se il Milan avrà nel frattempo riguadagnato il posto che merita nel calcio che conta. E’ giusto alzare al massimo l’asticella anche nelle dichiarazioni, il Milan deve porsi sempre l’obiettivo massimo, poi però c’è la realtà del campo e cambiare 10-15 giocatori in un colpo solo non è uno scherzo, occorre tempo per trovare gli equilibri” (fonte: Gazzetta dello Sport)

Al di là della reverenza, della gratitudine e dell’ “affetto” verso queste due leggende, non si può evitare di notare che i due ignorano o fingono di ignorare che la necessità di acquisire sul mercato 11 giocatori tutti assieme e di inserirli immediatamente in rosa deriva non da congiunzioni astrali o dall’allineamento dei pianeti, ma dalla malagestione del dinamico duo Silvio-Adriano che ha trasformato il Milan in un deserto tecnico e morale da cui è stato, è e sarà difficilissimo ripartire. A differenza di quanto accaduto al precedente passaggio di mano (Farina-Berlusconi), dal punto di vista prettamente tecnico non è stata lasciata alcuna base solida su cui costruire. Da qui la necessità di fare la ‘rivoluzione’ nel volgere di una estate.

Peraltro Sheva si contraddice nel dire che avrebbe preso 3-4 titolari fortissimi e poco dopo nell’affermare che i fuoriclasse veri arriveranno tra 1-2 anni nel momento in cui il Milan tornerà al suo livello ‘normale’. O una o l’altra. Sulla parte relativa alla pazienza e al progetto a lungo termine non possiamo che concordare con lui.

Capisco la gratitudine imperitura verso la società che, pur ricevendo tantissimo, ha reso i due soggetti straricchi e riconosciuti a livello mondiale… però mettersi le mani davanti agli occhi e prodursi in analisi che prescindono dalla situazione disastrosa lasciata nell’estate scorsa, mi pare un eccessivo esercizio di piaggeria mal riposta.

Lentissimamente ci avviciniamo al derby (DECISIVO per la nostra stagione) e i dubbi amletici attanagliano ambiente, critica, tifosi e temo pure Vincenzino nostro. Tiene ancora banco il dubbio sul preparatore atletico e devo ammettere che le voci su Tognaccini mi inquietano non poco. Pur essendo una soluzione interna e quindi meno traumatica, la sua militanza quasi ventennale nel Giannino e i risultati quantomeno discutibili di Milan Lab non depongono certo a suo favore. Ma stiamo a vedere come andrà a finire questa pantomima sul preparatore, che denota uno stato di scarsa lucidità da parte della gestione tecnica e forse anche dirigenziale. Possibile che Mirabelli non si sia esposto pubblicamente e chiaramente su questo argomento? Ovvio che la sua presenza ai summit con i papabili sostituti di Marra denoti il suo essere ‘sul pezzo’. Però una presa di posizione esplicita e aperta anche ai tifosi sulla vicenda, che ha lasciato molti di noi assai perplessi, sarebbe stata ben accolta.

Dubbi amletici anche sull’utilizzo di Bonaventura e Suso, la coppia più “chiacchierata” di questo scorcio di stagione a tinte rossonere. Pare che, anche a causa degli acciacchi di Kalinic e della squalifica di Hakan, il marchigiano e lo spagnolo verranno rilanciati nella partita più importante dal primo minuto. Al di là di tutto, se ciò dovesse accadere, speriamo di vedere da parte di entrambi un atteggiamento diverso rispetto alle ultime occasioni. Il tipo di appuntamento (contro l’Inter), l’importanza per la classifica e la necessità di trovare punti di riferimento anche caratteriali non possono concedere approcci come quelli mostrati di recente dai due.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

 

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!