Le cose semplici

4 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

Nei weekend d’estate capita sovente di svegliarmi al mattino e chiedere a mia moglie cosa fare ed alla fine si carica l’auto con la borsa frigo, qualcosa da bere e qualche panino, roba semplice, si tiran su due sdraio e ci si dirige dalle parti di Chiavenna. Il viaggio nel fondo valle è un po’ una rottura, ma appena si svolta verso il Pian di Spagna e il lago di Mezzola la situazione cambia: uno specchio d’acqua su cui si riflettono i monti e poi un paesaggio naturale dominato da prati da sfalcio e qualche cascata qua e là. A me piacciono le cose semplici, una gita fuoriporta ad ammirare le cascate dell’Acquafraggia sotto qualche albero mi basta, certo potrei cercare qualcosa di più sofisticato, meno easy, ma anche la semplicità ha il suo fascino specie quando il tempo è limitato e le finanze pure.
Tutte le volte che passo da quelle parti compro poi dei biscotti al burro tipici proprio di quei luoghi, io ne vado matto, e sono probabilmente la cosa più semplice al mondo perché quando li mangi capisci che c’è farina, burro, zucchero e probabilmente poco altro. Buonissimi. Non saranno un dolce da masterchef, ma lo stomaco ringrazia e poi pure gli chef stellati saranno partiti da cose semplici per poi realizzare i loro piatti.
Le cascate dell’Acquafraggia sono davvero belle, maestose, e non di rado mollo tutto per “scalarle” affrontando il sentiero che le percorre armato di alcune bottigliette d’acqua, perché quando si ha veramente sete nulla è meglio dell’acqua, la cosa più semplice e naturale al mondo. Certo un ottimo vino rosso italiano fa godere le papille gustative, ma quando bisogna soddisfare la sete vera non è certo la cosa migliore, anzi. Per il buon vino aspetterò di essere bello tranquillo in modo da soddisfare un piacere più che una necessità.
Qualcuno si starà domandando se son diventato un promoter della Valchiavenna o di qualche imbottigliatore di acqua minerale, ma la verità è che apprezzo la semplicità specie quando si ha poco tempo a disposizione e finanze che non possono essere infinite poi, se si vuol fare qualcosa di più impegnato, elaborato, ecc. si parte da questa base e si iniziano le sperimentazioni con le giuste aggiunte di tempo e denari.

Credo che questa società in qualche modo la pensi come me. Quest’estate si è presentata al raduno con 6 nuovi acquisti (oltre al rinnovo di Donnarumma) per poi aggiungere in un paio di settimane Bonucci e Biglia e nel frattempo ha fissato l’obiettivo stagionale, cioè qualificarsi per la Champions League. Io che apprezzo la semplicità ero davvero contento perché sapevo che dovevamo rifare quasi un undici titolare ed avere a disposizione gran parte dei nuovi già al raduno (circa una settimana dopo l’inizio del calciomercato, non la fine) era un’ottima cosa per il mister così come era giusto puntare alla champions league perché con una squadra completamente nuova, e memori dei distacchi siderali accumulati l’anno scorso, la battaglia a mio avviso sarebbe stata (e lo è) durissima.

Spesso i nostri discorsi cadono sul modulo, sul giocare 5 metri avanti o indietro, a destra o a sinistra, ma prima di pensare a queste cose a mio avviso bisogna passare dalle più semplici ossia far giocare il più possibile i cosiddetti titolari.
Montella, ahimé, non ha sfruttato pienamente la rosa messagli a disposizione a luglio e si è perso tra turnover e cambi modulo quando gli ingredienti erano lì da amalgamare prima di tutto. Ha aspettato la scoppola contro la Lazio per cambiare modulo e la sconfitta con la Sampdoria per ridurre drasticamente il turnover e decidere la difesa titolare. Dal mio punto di vista queste erano le cose da fare all’inizio e non a fine settembre perché trovata la giusta intesa tra i calciatori puoi cambiare qualche interprete senza che vengano meno i meccanismi di gioco. Adesso ci troviamo con un cantiere aperto (come era normale che fosse), il problema è che i lavori sono iniziati in ritardo. Il Milan era l’assetato che usciva dal deserto dei giannini e si è fatto ammaliare da un bicchiere di vino quando l’acqua sarebbe stata molto più salutare, perché avrebbe ripreso le forze ben prima.

Un altro problema è quello dell’attacco. Abbiamo segnato solo 10 gol con in più l’aggravante che le dirette concorrenti hanno tutte un attaccante compreso nei primi cinque posti della classifica marcatori (10 dybala, 9 immobile, 7 dzeko e mertens, 6 Icardi) mentre i nostri migliori marcatori sono a pari merito a quota 2 reti.
Anche in questo caso le continue rotazioni non hanno certo aiutato a stabilire le gerarchie tra gli attaccanti, men che meno ad affibbiare i gradi di bomber ad uno di loro, lasciandomi ancora una volta perplesso perché non è stata cercata la via più semplice. Non so se Montella pensasse di far rapidamente una bella torta per poi metterci la ciliegina sopra, io mi sarei accontentato dei biscottini al burro: un giro palla così lento attorno all’area e con la difesa ormai piazzata non serve a granché per cui sarebbe meglio passare a qualcosa di più incisivo che permetta agli attaccanti di avere più palloni realmente giocabili e pericolosi. E poi c’è André Silva.

Il mister ha sempre detto che deve adattarsi al calcio italiano eppure per un qualche motivo nelle prime cinque giornate (oltre alla Lazio abbiamo affrontato squadroni del calibro di Crotone, Cagliari, Udinese e Spal) è partito titolare solo una volta (alla quinta) e non è entrato in campo per ben tre volte. Ora sbaglierò io che sicuramente la faccio semplice, perché mi piacciono le cose semplici, ma per rodarlo gli avrei fatto affrontare le squadre di seconda fascia della serie A e non quelle di coppa visto che il problema per il mister era l’adattamento al nostro campionato. Detto questo spero che d’ora in poi sia titolare perché ha dei bei numeri, ma deve crescere (è un po’ innamorato del pallone) e se non gioca diventa tutto più difficile.
Il tempo perso non ce lo restituirà nessuno, ma spero vivamente che la pausa per le nazionali venga usata per imparare dagli errori perché in fondo chi più chi meno tutti hanno commesso errori, anche noi tifosi nel credere che bastasse cambiare una squadra intera per essere subito pronti a lottare con chi ha cambiato poco e ci è davanti da anni. Confido che davvero d’ora in poi si faccia quadrato, che si possa ripartire da un undici più o meno standard, una difesa e un attacco titolare e un gioco più semplice, meno arzigogolato. Ripartiamo dalle cose semplici.

Seal

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.