L’aeroplanino che vola a bassa quota

8 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

“Volere volare”

Dopo un’attenta analisi ho fatto le mie prime valutazioni. Vorrei cominciare così, visto che ho sempre difeso l’allenatore, anche davanti all’indifendibile ma ora mi sento un pò tradito. Ho visto nella stagione scorsa qualcosa di miracoloso, soprattutto durante il girone d’andata. Tra svariati problemi tecnici e non, si era creato un gruppo coeso che, conscio delle sue scarse capacità tecniche, aveva messo in campo anche quell’impegno che spesso ti aiuta a superare le difficoltà. Poi, fortunatamente, ad Aprile è cambiato tutto. E’ arrivata una ventata di aria pulita. Questa stagione, pensavo e penso tutt’ora, che in primis l’allenatore abbia l’occasione della sua vita sportiva. Si ritrova ad allenare un Milan, che dopo anni, ha fatto mercato, acquistando giocatori di calcio, insomma le condizioni ideali per far spiccare il volo e dare un senso al soprannome, l’Aeroplanino.

Io non posso pensare che questo Milan sia quello di Roma visto contro la Lazio, nè quello sgradevole di Genova. Anche se nel mezzo ci sono state delle prestazioni opache con Cagliari e Spal, nelle quali l’aeroplanino aveva già effettuato degli atterraggi di emergenza.
La scoppola di Roma pensavo che avesse fatto capire che, aldilà del modulo (4-3-3, 3-5-2, 4-3-2-1 ecc.), le componenti fondamentali sulle quali lavorare sono l’ATTEGGIAMENTO, il GIOCO e il RITMO della squadra. Mi sono illuso che la sbandata di Roma fosse uno scappellotto premonitore dato allo studente che “potrebbe ma non si applica”. Mi sono illuso che l’approccio della squadra alle partite successive, fosse quello giusto. Mi sono illuso che fosse sufficiente preparare un minimo le partite per vedere un altro Milan.
Invece tutto è rimasto tale e quale a prima. Apparentemente senza una ragione l’aeroplanino non decolla. Forse un problema tecnico? Forse uno sciopero improvviso degli assistenti di volo?
Siccome non riesco a darmi una spiegazione logica, ho deciso di affidarmi ai numeri. Loro non sbagliano mai, e spesso aiutano a capire meglio.

Ho deciso di prendere in esame le sue uniche cinque stagioni intere su una panchina di serie A. La prima a Catania, le successive tre a Firenze e quella scorsa al Milan.
Le squadre dell’aeroplanino, che lottassero per non retrocedere o che lottassero per una qualificazione in Europa, hanno sempre perso tra le dieci e le dodici partite a campionato. Già questo dato è allarmante perchè in una stagione composta da 38 giornate, vuol dire quasi un terzo delle partite. Un pò troppe per decollare e raggiungere le vette del campionato. Se vogliamo escludere la stagione di Catania, nella quale le aspettative erano minime, tra Firenze e Milan i numeri sono impietosi. Partite giocate in Serie A: 152. Partite perse: 42. Cioè il 28% del totale di quelle giocate. Nella migliore stagione in Toscana, la prima (2012/13), ha totalizzato il suo record personale di punti in Serie A: 70. Arrivando quarto, centrando la qualificazione in Europa League, ma affrontando un solo appuntamento a settimana.

Se ci mettiamo ad analizzare i dati dall’ultimo campionato che prevedeva i 4 posti per la qualificazione in Champions League (2010/11), notiamo che:

  • Con 70 punti si sarebbe centrata la qualificazione in Champions in 3 campionati su 7 (2010/11, 2011/12 e 2014/15);
  • Nello scorso campionato con 70 punti ci si piazzava 5°;
  • In proiezione, il numero di sconfitte (3 su 7) è già superiore alla media delle sue stagioni passate;
  • In proiezione, per la qualificazione in Champions quest’anno, ci vogliono almeno 76/78 punti.

Mantenendo il calcolo sulle stagioni di Firenze e Milano, il numero di vittorie durante il campionato continua a precipitare di anno in anno. Dal record personale di 21 vittorie la prima stagione a Firenze (55% del totale partite giocate). Arriviamo alle ultime due stagioni dove il numero scende a 18 vittorie (47% del totale partite giocate). Questo numero si aggrava, pensando che l’anno scorso l’impegno era solo settimanale. Quindi come la prima stagione a Firenze.
Calcolando che nella stagione scorsa Atalanta e Lazio hanno chiuso con 21 vittorie e non hanno centrato la qualificazione in CL, il quadro è ancora più preoccupante. Nel caso fossero state quattro le qualificate alla Champions, l’Atalanta si sarebbe qualificata ma con 8 partite perse (2 in meno del record dell’aeroplanino in serie A).

Tutto questo per concludere e arrivare alle mie valutazioni. Di certo, rimane un buon allenatore ma, i numeri dicono che per arrivare in Champions e raggiungere gli obbiettivi minimi che si pone QUESTO Milan, l’aeroplanino deve fare quello che non ha mai fatto nella sua carriera di allenatore. Nella stessa stagione deve superare la barriera dei 70 punti, raggiungere o superare il numero massimo di vittorie conquistato in carriera ed evitare di perdere le consuete 10/12 partite. Praticamente un volo transoceanico con vento contrario e forti perturbazioni in quota.
Se sommiamo queste problematiche al fatto che deve lavorare in una stagione con molti giocatori nuovi, dove l’arrivo nei primi quattro posti è fondamentale, la sua posizione è notevolmente in difficoltà.
C’è poi un altro dato che mi preoccupa non poco. In tutte le tre stagioni a Firenze, in campionato, ha vinto sei partite da situazione di svantaggio, delle quali tre nella stessa stagione, delle quali due consecutive. Quando va sotto, ha praticamente sempre perso o al massimo ha agguantato un pareggio. Anche la stagione scorsa, ha rimontato e vinto due volte, contro Sassuolo e Crotone e sempre in casa. Quando la partita cambia il suo andamento, come è naturale che sia, non riesce a dare una svolta. Il modello di gioco che ha in mente, non ha varianti, se non quella di aspettare che l’avversario possa rallentare i ritmi.
Purtroppo, a conti fatti, deve fare un vero e proprio miracolo ma, soprattutto, deve capire che la sua “idea” di gioco, non porta i frutti che il Milan si aspetta e vuole vedere. Ma l’aeroplanino è l’aeroplanino, ormai l’ho capito. Prepara le partite per cercare di giocare a calcio ma in Italia questo non basta, soprattutto se non prepari mai delle contromosse.

Ognuno può tirare le somme, il quadro non è confortante ma non lo è neanche il quadro delle alternative, pertanto, per evitare di rimanere deluso oltre modo, purtroppo, mi aspetto delle partite di questo genere, che alla fine dell’anno, vorranno dire (sperando di essere smentito): qualificazione all’Europa League.

Ho creduto in lui, decisi di rimandarlo alla fine del mese di settembre, per capire che cosa fare. Ahimè, settembre è passato ma non posso bocciarlo, perchè al posto suo, ad oggi, le alternative mi fanno accaponare la pelle.
Quindi, caro Vincenzo, il momento di fare la storia è adesso, o capisci che volando all’altezza dei 70 punti precipiti o devi cominciare a cambiare rotta. Già tre forti turbolenze hanno scosso la fusoliera, l’aereo sta perdendo quota, spetta a te riprendere i comandi e portarci in alto. Se così sarà, all’aeroporto di arrivo non troverai il comitato d’accoglienza in festa ma tu avrai fatto il tuo lavoro e il Milan, forse, sarà finalmente tornato tra i grandi. Dopodichè, amici come prima. Decolla pure dove vuoi.

Johnson

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.