Reset?

27 settembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Sono passati quasi tre giorni dalla pesante sconfitta di Genova eppure non ho ancora smaltito la delusione per una partita mai giocata veramente ed il problema principale è proprio quello perché perdere ci sta, ma è il come che fa la differenza. Due sconfitte immeritate o comunque proponendo un gioco, non dico già definito ma delineato nei suoi principi cardine, non mi avrebbe fatto storcere il naso più di tanto perchè con una rosa praticamente rivoluzionata i passi falsi sono sempre dietro l’angolo, ma il come sono arrivate fa riflettere.
L’unica caratteristica finora sempre presente in tutte le partite disputate è stata quella del possesso palla, ma l’attuale applicazione rappresenta più un limite che una dote. Ad essere sincero contro l’Udinese, oltre alla Spal nel primo tempo, il giro palla mi aveva lasciato ben sperare, ma escludendo queste due prestazioni non ho visto un meccanismo tale da far andare fuorigiri il pressing avversario dando così vita a una manovra davvero avvolgente e pericolosa. L’attuale possesso appare ai miei occhi fin troppo scolastico e compassato, con situazioni troppo statiche in cui l’avversario sa già come si comporterà il suo diretto rivale.
Speravo che la scoppola rimediata all’Olimpico portasse mister Montella ad abbandonare quel modo di approcciare le partite in cui l’avversario sembra essere poco considerato, studiato (vedasi anche il match con il Cagliari) quasi che l’imporsi sull’altra squadra sia dovuto a una superiorità sia tecnica che tattica immutabile nello svolgersi della partita. A mio modo di vedere il calcio non è così, o sei il Milan di Sacchi, il Real ecc. oppure dovrai sempre tener conto delle contromosse dell’avversario, altrimenti ci si trasforma in un pugile senza guardia che potrà pure sferrare molti colpi, ma ne subisce anche parecchi.
In questa situazione appare paradossale l’aspetto difensivo: a conti fatti finora Donnarumma non è stato chiamato ad effettuare moltissime parate, ma molti errori individuali ci hanno condannato e la prova di Zapata a Genova è lì a dimostrarlo. Bonucci dal canto suo non sarà in grande forma, ma deve capire che non è più alla gobba: se Duvan Zapata ti mette fuori tempo sul salto qui l’arbitro non ti fischia fallo a favore e se protesti il giallo te lo becchi. Credo che debba ritarare il suo modo di giocare, perché eventuali mezzi falli a favore difficilmente verranno concessi con la stessa frequenza del suo trascorso gobbo, così come i 2 cartellini gialli in 6 partite (4 totali l’anno scorso in 29 giornate) dovrebbero fargli capire cosa vuol dire giocare senza una maglia a strisce bianche e nere.
Come detto il problema principale sembra essere proprio il gioco e le contromisure alle mosse degli avversari e proprio per questo, dal mio punto di vista, l’abuso del turnover non può dare una mano in tal senso. In estate era stato detto come la duttilità dei giocatori rappresentasse un fattore positivo, ma tale è se non si trasforma in precarietà. La duttilità serve a variare uno schema, a trovare una soluzione quando quelle studiate in allenamento falliscono o vengono rese inoffensive dagli avversari, ma non può essere la regola di base.
Un allenatore dovrebbe avere in testa un undici titolare oltre a 3-4 giocatori su cui fare ampio affidamento e soprattutto, a mio modo di vedere, deve avere una coppia di centrali difensivi (o tre nel caso del modulo utilizzato nelle ultime partite) certa. Io francamente faccio fatica a ricordare squadre in cui i centrali variavano così spesso perché i loro automatismi sono i più importanti, essendo l’ultimo baluardo prima dell’uomo coi guantoni.
Infine c’è il perenne problema della preparazione atletica e qui ho davvero poco da dire… spero che qualcuno abbia delle risposte o che a breve si cambi ritmo, nel frattempo è stato silurato il preparatore atletico Marra.

Dopo le sconfitte con Sampdoria e Lazio, due squadre rispettivamente di media e medio-alta classifica, la partita contro la Roma potrebbe rappresentare una sorta di prova del nove.
Contro squadre di un certa caratura finora abbiamo dimostrato di essere ben poca cosa segnando un solo gol (di pura fortuna dopo un rimpallo) e subendone ben 6 sugli 8 totali. Ancora è presto per fare statistiche, ma un’ulteriore sconfitta contro un’avversaria di livello non rappresenterebbe una prova del nove (anche se i punti persi sarebbero esattamente quelli) ma complicherebbe enormemente il processo di crescita mentale della squadra, venendo a mancare ulteriori sicurezze soprattutto nei confronti del mister.
A questo punto starete pensando che io voglia l’esonero di Montella, ma non è così. Tolti casi isolati nessuna grande squadra ha mai ottenuto i risultati prefissati dopo aver esonerato l’allenatore, quindi a mio avviso bisogna far quadrato attorno a lui, difenderlo in pubblico e nello spogliatoio per far capire chi comanda e poi chiedergli in maniera ferma, nel silenzio di una stanza, di prendere quelle decisioni in grado di trasformare la precarietà in duttilità fornendo altresì una condizione atletica importante.
A mio modo di vedere l’esonero rappresenterebbe non solo l’assai probabile fallimento della stagione, ma una pesante eredità per la società in quanto aver creduto in lui per poi esonerarlo significherebbe aver sbagliato una scelta strategica. Spero che ciò non avvenga, non tanto per Montella in sé (francamente mi sta deludendo parecchio) quanto per il significato che avrebbe: situazione precipitata. Per quanto mi riguarda, dopo avergli dato una virtuale e pesantissima manata sulla schiena in stile Cannavacciuolo dico “Forza Montella” perché dalla sua ripresa passa la riuscita della nostra stagione.

Seal

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Categoria: Mondo Milan

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Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l’ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.