Ripartiamo da San Siro

30 agosto 2017 | Di | Rispondi Di più

A guardare il mondo dei social, e non solo, i tifosi milanisti sembrano perennemente in guerra gli uni contro gli altri, tra chi vede una squadra fortissima a cui nulla andrebbe detto e chi vede una campagna acquisti fallimentare al primo infortunio di un titolare o un mister da esonerare perché sbaglia una sostituzione. Tutto ciò nasce da anni di totale abbandono del tifoso, perculate e gestione inadeguata sia sotto il profilo sportivo che economico, una situazione che ha portato molti supporters a comportarsi quasi come adolescenti in preda a sbalzi di umore terrificanti in cui l’analisi ed il confronto vengono tralasciati a favore di una presa di posizione assoluta, per non dire cieca, in cui piuttosto che retrocedere di un millimetro, ci si va a schiantare in stile operazione kikusui.
Muovere una critica ragionata alla singola partita o a questo o quell’acquisto non significa affermare che tutto fa schifo, così come d’altra parte prendere per positivi i tre punti e vedere qualcosa di buono in Milan-Cagliari non significa esaltare una prestazione scialba. C’è troppa esasperazione nel confronto, vedo sempre più tifosi inerpicarsi sul cucuzzolo della montagna per non volere ascoltare gli altri sentendo così solo la propria eco invece di scendere a valle e parlare con più serenità di questo nuovo Milan che sta ripartendo.
Cominciamo dall’entusiasmo di San Siro, da qualcosa come oltre 50.000 spettatori di media tra Craiova, Shkendija e Cagliari, non esattamente tre club ai vertici del calcio mondiale, e diamo fiducia a questa squadra, mantenendo la doverosa critica senza che la stessa arrivi a buttare tutto dalla finestra alla seconda partita di campionato.
Sbaglierò, ma credo che tanta frenesia nei giudizi dipenda anche dal famoso quarto posto e dalla necessità di diventare subito grandi. Non dobbiamo mai dimenticare che domenica siamo scesi in campo con 9/11 non presenti la passata stagione e ciò ha un peso non indifferente nel giudizio tecnico anche se non lesino critiche a Montella, il quale non può essere esente da colpe come tutti.

Ciò che più mi ha infastidito della partita contro il Casteddu è stato il continuo ricercare di una manovra che coinvolga il portiere. Sia chiaro, il gol subìto è colpa di Donnarumma e Kessié, ma questo modo di intendere la rimessa dal fondo o il fraseggio è qualcosa che ci portiamo dietro dai tempi di Mihajlovic e davvero non ne capisco la reale utilità visto che sono più le volte in cui siamo andati in difficoltà mni, piuttosto che quelle in cui abbiamo colto di sorpresa l’avversario. Oltre al gol che ci siamo fatti da soli domenica sera, basterebbe ricordare la partita col Craiova per sentire più di un brivido freddo correre lungo la schiena per situazioni similari. Spero vivamente che questo integralismo sulla manovra venga abbandonato perché anche l’immenso Franco Baresi quando doveva spazzare la spazzava senza troppi convenevoli, pur giocando in squadre dal tasso tecnico straordinario.

Sta finendo il calciomercato e le lodi del mister a Montolivo a mio parere nascondono altro, ossia un centrocampo ridotto all’osso in cui bastano due raffreddori a mostrare tutta la limitatezza tecnica della rosa allestita gli anni passati dal re del mercato. Sottolineare la prestazione di cuor di ricotta ha poco senso se non a preservarne l’autostima quando servirà il suo apporto perché, stringi stringi, ci ha messo l’impegno ma le sue lacune sono e rimangono evidenti. Servirà (si fa per dire…) nel momento in cui, per vari motivi, altri centrocampisti andranno preservati. E’ bastato l’ingresso per pochi minuti di Biglia, rischiato a detta dello stesso allenatore, per dimostrare come tra i due ci sia una differenza imbarazzante. A mio parere servirebbe una mezzala ed un sostituto di Kessié, ma se ciò non fosse possibile dovremo fare di necessità virtù senza strapparci i capelli perché sono stati acquistati tantissimi calciatori ed ahimè i lasciti della vecchia dirigenza sono quasi tutti cadaveri e non si può pensare di cambiarne quindici in una sola sessione mercato.

Qualche giorno fa in alcune dichiarazioni di Mino Raiola su Niang è passata sottotraccia, guarda caso, una frase a mio parere gravissima:
“Per adesso il ragazzo [Niang] non vuole andare in Russia. Bisogna rispettare le sue scelte come quando uno rispetta le scelte di voler rimanere da qualche parte”.
E cosa dovrebbe significare questa frase?! Io una mia personalissima opinione me la sono fatta. Se Donnarumma avesse voluto andarsene non avrebbe rinnovato, quindi quell’uno che rispetta le scelte è un’altra persona e la cosa grave di tutto ciò è proprio il potere dato in mano ai procuratori che “devono rispettare” le scelte del proprio assistito di rimanere in un determinato club. Devono rispettare?! Ma stiamo scherzando? Qui bisogna fare qualcosa e in fretta perché questa intoccabilità dei procuratori, che si permettono di spostare (si, spostare come dei pacchi) i giocatori deve finire. So bene che il procuratore se lo sceglie il calciatore, ma a mio modo di vedere questa è una dichiarazione di una gravità assoluta e qualcuno deve porre un freno a questo modus operandi.

Seal

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.