Il dilemma di Catullo ed il panino con la salamella

31 agosto 2017 | Di | Rispondi Di più

Ritorno allo stadio. Cinque anni dopo

Pronto? – Il caldo è devastante. Passiamo le giornate a mollo nel tiepido Ionio per cercare di lenire il disagio. I soli momenti di sollievo sono a pranzo ed a cena quando si leva una brezza ristoratrice che possiamo godere sul terrazzo. Il telefono squilla e lo schermo dice che il prefisso è del distretto di Milano. Il panorama di fronte a me sembra una di quelle foto destinate a diventare un puzzle da duemila pezzi. Colori intensi, tante sfumature differenti e la cornice abbagliante dell’intonaco che ricopre le case circostanti; aggiungete il profumo del mare ed il fruscio della risacca e capirete perchè l’istinto è quello di gettare lo smartphone giù dal balcone. Non fosse per quel venticello toglierei la suoneria e farei finta di niente. Invece rispondo: “Pronto?”. Dall’altra parte una voce gentile, solerte e professionale mi dice: “Buongiorno Signor Rigattieri, mi ha dato il suo numero…” Un addetto dell’Ac Milan mi spiega che, in funzione alla nuova politica aziendale di attenzione verso i new media, ci spetta un accredito per la tribuna stampa in modo da poter seguire la partita dallo stadio e raccontare la partita al meglio ai nostri lettori. Vuoi che non lo sappia? ne abbiamo parlato direttamente con i responsabili della comunicazione quando siamo andati a presentare il progetto di Radio Rossonera: finalmente un nuovo corso orientato sull’attenzione ai tifosi ed alle dinamiche del web nelle sue varie forme come le radio web, i siti, i blog…

Oh caspita! – Ovviamente non ho detto esattamente quella frase nel momento in cui ho capito che stava parlando al blogger e non allo speaker della radio. Sta parlando al reietto del web, al tifoso che non fa mercato, a quello che deve stare nella cesta, all’avvelenatore di pozzi. La tavolozza dei colori di fronte a me si scompone e ad essa si sovrappone il velo lattiginoso dei ricordi. Di tutto il tempo passato a dire che il Giannino era un inganno e del tempo passato a spiegare perchè quelli non stavano difendendo il Milan ed i suo tifosi. Il ricordo delle partite passate a guardare lo schermo senza uno straccio di emozione che non fosse la rabbia per le continue prese per i fondelli. Il ricordo della passione bruciante per una squadra che ho amato alla follia stemperata nella melassa del gallianismo.

Odi et amo – La scena me la sono sempre immaginata così. Un giovanotto colto e belloccio arriva in una Roma di fine Res Publica che ha già iniziato a scivolare verso l’Impero ed incontra una “cortigiana” bellissima ed ambiziosa. E’ perfino ovvio, quasi un clichè; i due si invaghiscono e vivono una passione incontrollabile fino a quando l’ambizione di lei allontana il poeta colto e innamorato che sta dentro il bel Catullo. Deve per forza finire “a schifìo” per lui ma a tutto vantaggio dei cuori inconsolabilmente feriti che troveranno un minimo di conforto, per l’eternità, nel primo verso del carme 85: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Nella traduzione italiana: Odio ed amo. Perché lo faccia, mi chiedi forse. Non lo so, ma sento che succede e mi struggo. Dove la chiave è nella parola excrucior alla fine del verso che, letteralmente, significa “sono messo in croce”. Abbiamo amato così tanto il Milan e odiato così tanto il Giannino che in quell’ “excrucior” non facciamo nessuna fatica a riconoscerci. Quando il nostro compagni di sofferenze Gaio Valerio Catullo si chiede se si possa soffrire amando ed odiando contemporaneamente testimoniamo con certezza che si può, anche nel calcio. Eccome.

Fa ancora caldo – E’ una di quelle sere in cui l’afa di Milano ricopre tutto di un velo appiccicoso e ti permette di distinguere gli essere umani da androidi e vampiri. Camminiamo con alcuni ascoltatori della radio verso lo stadio di San Siro e quando arriviamo la mia prima memoria è visiva ma la più profonda è olfattiva. Per quanto il pollice opponibile e, per merito suo, la capacità di scrivere capolavori come il carme 85 ci rendano diversi dalle bestie proveniamo pur sempre dal regno animale. L’odore della salamella che sfrigola sulle pietre ollari e le piastre mi colpisce come un pugno. Non ci penso un secondo, vado al camion più vicino ed ordino un panino con salamella e peperoni. Mordo un pezzo del mio passato e vado in paradiso. Lì è dove quel gobbo bastardo mi ha minacciato con il coltello quando lavoravo allo stadio, là è dove ho incontrato i miei amici dopo quella vittoria in coppa, quella è la rampa dove salivo da ragazzo per andare ai popolari. Nel piazzale della biglietteria sud ci siamo presi i lacrimogeni prima di un Milan – Verona, il cancello 24 dove c’era il poliziotto che non mi controllava mai lo zaino. Gli accendini nascosti, le bestemmie quando dimenticavo di far sparire il tappo della bottiglietta, i panini mangiati sugli spalti. Tutte le persone che hanno visto le partite insieme a me, tutti quelli che ho conosciuto allo stadio e quelli che non ci sono più. In questo posto ho riso e pianto, gioito e bestemmiato, baciato e litigato. Gomitate, scivoloni, salti, canti, partite a carte, sigarette, “noccioline, amaro, grappa”. La palla che entra in porta e quei cinque secondi di gioia selvaggia che vengono dopo. Excrucior. Eccome se ho sofferto a starti lontano. Mannaggia a quanto male mi hanno fatto quei fetenti! Malediz…

Pronto? – “Pronto? Pier sei dei nostri?” Seguo il gruppo su per le scale fino alla bocchetta che ci fa entrare nello stadio. Non è il mio posto solito e fatico a prendere le distanze dal campo fino alla punizione di Suso. Pietro mi dice: “Accendi il cellulare e registra perchè adesso segna!”. E’ come se fossi congelato e per un secondo il mio pensiero va a tutte le volte che ho visto i Suso, i Balotelli i Menez o un altro Giannino Boy sul pallone per tirare una punizione pensando che non me ne fragava un emerito cazzo. Stavolta no, stavolta è diverso. Voglio che quel pallone vada dentro e con lui se ne vadano il Giannino ed il suo disgustoso ricordo. Pietro il cellulare lo fa partire quindi esiste il filmato di un milanista innamorato che, gridando come un pazzo, manda a fare in culo un passato che non merita nemmeno di essere ricordato.
Esco di corsa a fine incontro per andare in radio a gestire il post partita, passo di fianco ai camioncini delle salamelle e mi viene in mente il mio amico Catullo. Valerio, ti ha preso in giro per troppo tempo! Non si merita un genio come te. Vieni qui, amico mio, facciamoci un panino con la salamella.

Pier

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan, Partite

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.