Qualcosa è cambiato

26 agosto 2017 | Di | Rispondi Di più

Un grande della nostra storia. Con il numero 5 Roberto….. Rosato

Effetto farfalla – Nel 1997 il regista James Brooks dirige Jack Nickolson ed Helen Hunt (entrambi premio oscar) in questo film delicato, intelligente e straordinario. Il terribile protagonista è affetto da un disturbo ossessivo compulsivo e vive la sua vita in modo che nulla cambi. Un giorno si imbatte in un piccolo cambiamento della sua routine (Helen Hunt che è la cameriera che quotidianamente ne sopporta le vessazioni, è costretta ad assentarsi dal lavoro). La vita del paranoico Melvin subirà una serie di cambiamenti tali da portarlo a modificare radicalmente il suo essere. Siamo in presenza di un classico esempio di effetto farfalla. Senza entrare nel dettaglio l’idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. Tradotto, rifacendoci al titolo di una famosa conferenza di uno studioso del fenomeno, verrebbe: Può il battito d’ala di una farfalla in Brasile causare un tornado in Texas? Non entriamo nel merito della questione ovviamente. Non sapremmo nemmeno da dove iniziare. Però possiamo provare a rispondere ad una domanda leggermente diversa: “Può il battito d’ali di una farfalla a Pechino causare un tornado a Milano?”. In termini fisici non sapremmo dire ma se affrontiamo la questione con il cuore la risposta è affermativa. Eccome

Qualcosa è cambiato? – Proprietario, presidente, amministratore delegato e direttore tecnico. Ma anche responsabile della comunicazione, responsabile del centro sportivo di Milanello, responsabile del settore giovanile, allenatore della primavera, medico sociale, responsabile marketing, community manager, team manager. Ammesso e non concesso che me li sia ricordati tutti. Sia chiaro fin da subito che, personalmente approvo tutte le scelte che sono state fatte indipendente dai profili personali dei prescelti. Mi metto nei panni dei dirigenti del Milan e, al posto loro, sceglierei solo ed esclusivamente amici o persone nelle quali ripongo il massimo della fiducia. Non si tratta di cambiare per il gusto di cambiare ma dovendo incominciare un’impresa titanica come quella in cui si sono infilati Fassone e Mirabelli io sceglierei solo persone che conosco, con le quali ho sintonia e nelle quali ripongo il massimo della fiducia. Se sono capaci tanto meglio; in caso contrario verranno sostituiti successivamente con persone più capaci. Ma un management nuovo ha la necessità di avere a che fare con un personale di fiducia assoluta.

Non solo nomi – La cosa che più mi conforta di questo inizio di stagione è che il cambiamento non è solo nelle persone ma anche nei fatti. La nuova dirigenza sembra muoversi con sicurezza, capacità e rapidità. Sembra che il tutto stia avvenendo in parallelo con i cambiamenti della squadra, non sono cambiati solo i nomi dei giocatori ma anche l’atteggiamento in campo sembra essere differente. Intendiamoci chiaramente, i quattro impegni affrontati fino ad ora non sono stati rilevanti come testimonia il rapporto 12-0 nel rapporto gol fatti gol subiti. Ma la sensazione è che l’approccio della squadra sia stato molto lontano da quello svogliato e superficiale del Giannino dello scorso anno. Il Milan ha, soprattutto quando la condizione fisica glielo ha permesso, aggredito gli avversari. Speriamo di avere il conforto dei fatti anche nelle partite più impegnative che andremo ad affrontare. Parallelamente, dicevamo, anche la società sembra muoversi in maniera diversa avendo abbandonato quasi totalmente le logiche del passato.

Il passato è passato – Nel prepartita della partita contro i macedoni il tabellone dello stadio ha proiettato un bellissimo filmato per celebrare il compleanno di Gianni Rivera e, purtroppo, il mancato compleanno di Roberto “Faccia d’angelo” Rosato vecchia gloria rossonera che ci ha lasciato nel 2010. Avete letto bene. Uno dei più grandi della storia rossonera, il grande espunto dalla storia rossonera del trentennio berlusconiano ed una delle grandi colonne difensive del grande Milan di Nereo Rocco. Le lacrime di Carola, la figlia di Rosato, quando riceve la maglia numero 5 con il nome del padre scritto sopra e lo stadi urla a squarciagola il nome del padre sono un manifesto di milanismo. Potevano evitarselo, no? Che gli fregava , avevano già portato 100.000 spettatori ad Agosto per due turni preliminari di Europa League no? Tutti felici. Chissenefrega di Rivera e Rosato? Sono il passato, mica vendono ancora i biglietti! E invece nel nuovo modo di comunicare dei rossoneri c’è anche questo. Forse perché, mi piace sognare, quei centomila spettatori entusiasti sono il nostro oggi proprio perché quel passato non si può cancellare. Non morirà mai.

Il futuro? – Se il passato diventa (anche) presente allora il futuro è garantito già oggi. Inevitabile, se poggi su una grande storia poter pensare al domani come una cosa attuale. La comunicazione del Milan è, già oggi, una comunicazione orientata sui “social media” e l’attenzione che la società riserva a tutte le nuove forme di comunicazione diretta con i tifosi ne sono la testimonianza. La cortesia e la preparazione con cui, per esempio, Milannight e radiorossonera ricevono risposte dalla società sono sorprendenti. Come sono lontani i tempi in cui “il tifoso non faceva mercato” oppure era “non evoluto”, “tastierista”, “tifosotto”, “occasionale”.

Il filo – Questa propensione al mondo social, questo ritorno alle radici ed al dialogo con i tifosi fanno di noi (intesi come singoli tifosi o blog, pagine facebook, siti, radio web e così via) dei “filo-societari”? Io il filo lo userei per cucire la bocca di quelli che dicono queste cazzate. I centomila di agosto allo stadio sono filosocietari? Sono tifosi del Milan che hanno ritrovato la fiducia nella dirigenza e sono felici di tornare a dimostrarlo sugli spalti di San Siro. A Radio rossonera ascoltatori e speaker hanno detto chiaramente che i biglietti per le partite di Europa League costavano troppo, che Borini non era di loro gradimento, che mancano due centrocampisti, che Kalinic non andava bene, che è stato un grave errore comunicativo annunciare un top player in attacco e poi non prenderlo. Perché è giusto che noi lo diciamo, è giusto che la società lo sappia ed è giusto che ci spieghi quali sono le sue intenzioni. In un dialogo continuo tra i tifosi e la loro squadra che è normale in tutte le altre squadre del mondo. Perché se proprio deve essere una questione di “filo” si tratta del filo che lega tutti i tifosi del Milan, quell’immaginario cordone ombelicale rossonero al quale non possiamo rinunciare.

Pier

Post scriptum – Senza la pubblicità questo blog non può permettersi di sviluppare i progetti che ha già iniziato a costruire nè di iniziare quelli che ha in cantiere. Vedete voi.

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Categoria: Mondo Milan, Ricordi rossoneri

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.