Moscow Mule

19 agosto 2017 | Di | Rispondi Di più

Non abbiamo mai visto un giocatore come lui” Philippe Tranchant, allenatore delle giovanili del Caen.

Questi sono problemi vostri.

Questa non è la storia di un ragazzo che si è perso, che ha sprecato il talento o ha avuto sfortuna; Mbayè è sempre stato quella roba lì. Niang è il secondo marcatore più giovane della storia della Ligue1. E basta. Ma se a 16 anni e rotti era lecito aspettarsi molto, oggi è più dura capire quali siano le prospettive che ci stiamo perdendo e cosa non stiamo capendo del ragazzo. Niang non ci piace: è un cazzone fuori dal campo, fa confusione dentro, è un crestato, ed è un Raiola-boy. O meglio lo diventa quando deve cambiar casacca; infatti Jabba lo ha seguito quando da Caen venne al Milan, e lo sta consigliando ora. E’ un disgusto che si scontra spesso con alcune visioni ottimistiche ma anche oniriche e allucinate; persino quest’estate abbiamo dovuto ascoltare le tiritere del fenomeno ‘pronto a sbocciare’, ‘stagione giusta’, ‘strapotere fisico’, ‘grandi potenzialità’. Intanto a 23 anni l’ex enfant prodige sta ancora giocando al giuovine Balotelli, con risultati fra l’altro mediocri.

La riabilitazione secondo Mbaye

Affari last minute. Adriano Galliani, leader maximo del mercato del Milan, ha piazzato due colpi in meno di 24 ore”. E’ il 29 agosto 2012, sono i giorni del Condor e per rinforzare la squadra nell’estate più triste e apocalittica della sua storia arrivano l’insipido Bojan e Niang, acquisito per 1.7 milioni; il francese è reduce da una stagione in Ligue1 col Caen, 23 presenze e 2 reti, culminata con retrocessione. Il rendimento dell’attaccante non giustifica l’hype che lo circonda, ciononostante è considerato un eccezionale talento da Damiani e altri pappagalli in quota Condor; il prezzo pagato dice più ‘scommessa a cazzo’.
Il 10 settembre, a meno di due settimane dall’arrivo, si fa beccare senza patente in centro a Milano e dice di essere Bakaye Traorè, altro pezzo forte del mercato 2012.
Nel novembre 2012 viene espulso dalle Nazionali francesi per un anno, con provvedimento speciale; assieme a quattro suoi compagni (fra cui Griezmann) abbandona il ritiro dell’Under-21 la notte dopo il match di andata dello spareggio per i campionati Europei di categoria, destinazione un night di Parigi. Dopo essere rientrati all’alba vengono graziati dal tecnico transalpino, e due giorni dopo la formazione francese subisce una disfatta colossale in Norvegia che costa la qualificazione. Espulso tutto lo staff tecnico, i ragazzi vengono sospesi. Niang non ha mai più vestito la casacca bleus.
La sua prima stagione spacca immediatamente i giudizi: con 24 presenze ed 1 solo gol (Reggina, coppa Italia) c’è chi parla di disastro annunciato e chi di fenomeno in erba. Ad esasperare ulteriormente i giudizi c’è la comunicazione ufficiale, che presenta nel gennaio del 2013 il “Milan delle tre creste”, marchio che Galliani vuole pure registrare. Balotelli-Elsharaawy-Niang: giovani, fenomeni, spregiudicati nel look. Mbaye parla e si atteggia con sicurezza: vuole vincere, diventare il migliore; Mario è suo fratello, Stephan il fratellino, insieme non si pongono limiti. Parlava delle ‘guasconate’ ovviamente. In campo i limiti ci sono e si vedono, in particolare il giovane francese tutto pare meno che un attaccante di livello; oltre allo score basso si evidenziano immediatamente le sue debolezze: imprecisione (quasi un terzo dei passaggi va nel nulla, e ne gioca 14 a partita); poca concretezza e creatività (1 cross e 0.7 passaggi chiave a partita); non verticalizza, non è bravo di testa (0.5 duelli di testa vinti a partita); perde anche 2.6 palloni a partita, vince 1 dribbling e ne perde 2. Questi ultimi dati, duole dirlo, sono pure peggiorati. Insomma Niang ha dalla sua la corsa e il fisico in rapporto all’età ma dovrebbe crescere in ogni aspetto tecnico e mentale; tanti non se ne rendono conto, per primo lui. Più comodo accodarsi a BaloB the rapper, che il talento ce l’ha e lo sprecherà tutto, e Elsha, che da lì a breve scomparirà nell’oblio per riemergere, faticosamente, a Roma.

No comment

La stagione 2013/14 parte bene: ad agosto Niang si rende convocabile per il Senegal, che lo chiama per il match contro lo Zambia; il giorno seguente Raiola smentisce la Federazione africana. A settembre Umberto Gandini si dimentica di registrarlo nelle liste UEFA per la Champions League.
Dopo 200 minuti disputati in campionato, con un Milan a ridosso della retrocessione, viene prestato al Montpellier con diritto di riscatto; dopo un discreto debutto condito da due gol (su rigore) nelle prime apparizioni, a febbraio si schianta con la Ferrari e poi scappa per evitare conseguenze: la sua patente non è valida e subirà condanna penale. Dopo 19 presenze, 4 reti e 2 assist viene scaricato dagli arancioblu dove gioca come punta centrale; il Presidente Niccolin dichiara: “Prolungare il suo prestito? Non è mai stata un’ipotesi presa in considerazione. Non penserete mica che sia matto? Non è un giocatore che fa per noi. Se pensate che sia un calciatore che fa la differenza, buon per voi. Ma io non la penso così”.

La stagione 2014/15 inizia ovviamente con la titolarità inamovibile nelle amichevoli, il regno di Mbaye, un vero drago contro avversari di quart’ordine o imballati; tuttavia Pippo Inzaghi nella prima parte di stagione lo utilizza solo per 87 minuti. Viene prestato al Genoa dove attraversa il suo miglior periodo: con 14 presenze, 5 gol e 2 assist sotto la guida di Gasperini mostra doti decenti come punta centrale, pur perdendo 5.6 palloni a gara e mostrando quantità più che qualità. Tanto basta per rinfocolare il partito del ‘ E’ UN FENOMENO!’; il contratto gli viene rinnovato fino al 2019 ed è subito hype hype hype per Mbaye, l’Ultimo dei Crestati.

2015/16. Il 30 giugno si rompe un osso del metatarso in amichevole, sono tre mesi di stop. Il Milan di Sinisa Mihajlovic è piatto quanto una lastra tombale e il casino del francese serve parecchio: al suo ritorno in campo scalza fenomeni del calibro di Cerci, Honda e Mandriano (ma anche Suso) e si piazza a fianco di Bacca nel 442/451 disegnato dal serbo. Niang ha un ottimo impatto, la doppietta contro la Samp lo innalza a salvatore della patria e dei patriotti: fra gli gnègnègnè del Muezzin e il simpatico rimprovero di qualche giornalista per la nostra ironia (il DVD ‘Niangzero’) è di nuovo super-hype, supersuper-hype. Arriveranno altri 3 gol e 4 assist nel miglior scampolo di stagione come ala del francese, che è migliorato di testa (1.4), tira con più frequenza (2.3), partecipa di più alla manovra nel complesso, dove si distingue nella transizione veloce palla al piede. E nei falli, più di tre a partita. Perde comunque sempre un numero spropositato di palloni fra inciampi, tackle avversari, imprecisioni.
Nella sessione di mercato invernale un Milan alle cozze dopo il mancato trasferimento di Mandriano in Cina riceve un’offerta del Leicester di 16 milioni per Niang, che rifiuta i futuri campioni d’Inghilterra poiché non vuole divenire la riserva di Vardy. Anche Galliani rifiuta: incedibile.
Il 29 febbraio il giovane figliol prodigo con la cresta si schianta, nuovamente, con l’auto in circostanze mai ben spiegate. Ufficialmente è sfortuna, probabilmente aiutata da velocità elevata. Per lui lacerazione della caviglia e problemi alla spalla, stagione finita salvo lo scampolo della finale di coppa Italia.

Non paghi i fans della sciagura francese lo attendono pure per la stagione 2016/17. Lui non si fa pregare: il 7 giugno fa ‘balconing’, cioè si lancia dal balcone in piscina, e posta il video sui social. Eppure ci sarebbe una via di uscita: il Leicester non pago di averla scampata a gennaio torna su di lui, e c’è pure il West Ham. Da simpatizzante Hammers vi dico che quei due caproni di Gold&Sullivan un bel 15 baiocchi per Niang ce li avrebbero veramente dati. Ma…niente. Galliani non ci pensa proprio, e Montella si fa gabbare dal ‘fisico’ e dall’ ‘impegno’; o forse come Miha prima di lui è terrorizzato dai ricambi eventuali (Lasagna?).
Nel buon girone di andata Niang ci mette del suo prima per emergere e poi per sprofondare: 18 gare, 3 reti, 2 assist, 1 rosso; fino a novembre tutto più o meno bene, addirittura si merita le lodi analitiche de L’Ultimouomo (non degli sparapalle). Poi ci dobbiamo affidare al ‘sentito dire’ di tal Guendalina. Mbaye scompare poco a poco, regredendo in un abisso di tiri a cazzo, passaggi a cazzo, palle perse. E falli. Ehm.
Lo cediamo in prestito nel campionato che lo vuol comprare, una minkiata ‘alla Galliani’, lo mandiamo gratis in quello che dovrebbe essere il suo habitat secondo chi nel 2012 lo incensava come il ‘nuovo Henry’ e quattro anni dopo lo vede bene nel calcio fisico della Premier perché Niang è forte e veloce. Si, ma non è così forte né così veloce; infatti al Watford di Mazzarri fa quanto basta affinchè nell’estate 2017 nessun club di Premier si interessi a lui. Ciaone.

Ocio che la palla potrebbe entrarvi dalla finestra in 3…2…1…

Oggi Mbaye è sempre quella roba lì. Veloce, forte fisicamente, mette scompiglio. Serve? Boh si, dipende; tipo al Chievo magari servirebbe. Ha fatto 34 gol in carriera, e 14 assist. In 180 partite. E’ ancora alle prese con difetti tecnici impossibili da non notare: si incarta da solo, perde più di 4 palloni a partita sempre e non gioca nemmeno 20 palloni a match; quando cambia gioco perlopiù spara delle bananate, ormai un classico; la sua arma determinante è il dribbling ma è ancora vicino al 1 fatto – 2 sbagliati che non è proprio un numerone; non arriva nemmeno ad 1 passaggio chiave per gara. Dei circa 2-2.5 tiri che azzarda a partita ne prova la metà da fuori, ma io mi chiedo: ha giocato 180 partite in carriera, e da fuori area non ha mai segnato; e allora che cazzo tira???
Tatticamente che gli vuoi far fare, la punta? Lì secondo alcuni ha reso ‘meglio’, però stiamo parlando di un centravanti da meno di 10 gol all’anno…ma chi se lo può permettere? Meglio largo, alla larga cioè, vicino alla linea laterale; dove è più difficile che si perda. Cito pure il nostro grande Matt LeTiss: “Ogni anno che passa Niang gioca sempre più indietro”.
Poi ci sta la testa, quella non cambia. Brevemente: come faccia questo ragazzo ad avere ancora un contratto col Milan è un mistero. Normale che faccia il prezioso per la cessione, che voglia scegliere dove andare: è stato abituato a fare il cazzo che vuole qui al Milan, e a ricevere pure gli applausi e la considerazione della stampa. Dovrebbe avere la forza di ridimensionarsi prima di perdersi totalmente; ma staremmo parlando di una scelta ‘da sportivo’ dunque impossibile che la compia.
Penso che nessuno gli abbia mai dato due pedate in culo e dato qualche responsabilità; detto comunque che gli andava stracciato il contratto molto tempo fa se ci facessimo dei soldi sarebbe bello. Quindi non succederà.
Dunque l’affare Niang è andato a puttane? Prevedibile, ci speriamo ancora anche per lui che a San Siro non è molto amato e lo sarà ancora meno avendo fatto sfumare 18 milioncini + plusvalenza. Peccato non si sia accasato a Mosca; lo avrei soprannominato “Moscow Mule”, come quel cocktail che credo lui conosca e che non c’entra nulla con la Russia. Comunque lo fanno anche lì, però non ci mettono dentro il cetriolo.
Forse era questo il problema.

Larry

Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.