Due esemplari di milanisti e una richiesta

1 luglio 2017 | Di | Rispondi Di più

La rappresentazione dell'”evoluto”

Per quasi due lustri siamo stati additati come falsi tifosi dai veri milanisti. Criticavamo Galliani? Eravamo falsi milanisti? Criticavamo Berlusconi? Eravamo falsi milanisti. Criticavamo l’allenatore? Sempre falsi milanisti. E se criticavamo i giocatori? Che domande, eravamo falsi milanisti. A logica, dunque, la discriminante per considerare un tifoso un falso milanista era: “Costui critica qualche membro dell’Associazione Calcio Milan? Beh, allora non merita di essere considerato un tifoso autentico”. Nella sua idiozia il ragionamento fila, ha un senso, una logica, un avvenimento e una conseguenza. Senonché oggi quei vecchi dirigenti rossoneri (e a breve, fortunatamente, gran parte dei giocatori che infestavano la nostra rosa un anno fa) non ci sono più, e anzi, abbiamo ai vertici dell’organigramma due ex interisti. Capite l’affronto? Oggi, tutti quei custodi dell’autentico milanismo che non perdevano occasione per criticare il milanismo altrui (che per comodità chiameremo “coglioni”) hanno cambiato improvvisamente “linea politica”, prevedendo finalmente la critica, anche gratuita o salace, agli attuali dirigenti, calciatori, allenatori. Meglio tardi che mai.

Ci sono poi altri esemplari di tifosi, che chiamerei “i duri e puri a tutti i costi”, i quali ragionano su un unico binario che probabilmente li porterà all’ospedale psichiatrico, ma con gran dignità. È da questi tifosi che si sente e si sentirà spesso pronunciare la frase “se X l’avesse preso Galliani avremmo messo a ferro e fuoco Casa Milan”, utilizzata recentissimamente nel caso di Borini. Sono tifosi dal cuore grande, questi duri e puri, meritano sconfinato rispetto perché veramente innamorati del Milan, ma soprattutto meritano una carezza sulla testolina. Se Galliani avesse preso Borini lo avremmo probabilmente criticato molto più di quanto (non) abbiamo criticato Fassone. Perché? Perché siamo venduti? La Maserati che non è nel mio garage non è d’accordo. Perché Galliani per cinque e più anni ha acquistato nel 90% dei casi delle pippe, Fassone e Mirabelli, almeno per ora, hanno invece portato a Milano calciatori che certo, magari si riveleranno seghe, ma che hanno un prospetto diverso dai Traoré, Vangioni, Essien, Bertolacci, eccetera. Questo certo non muta il valore in sé di Borini, che rimane un giocatore mediocre, ma va tutto inserito nella giusta ottica. È vero, comunque: se Galliani avesse preso Borini avremmo protestato, ma certamente non lo avremmo fatto se lo avesse acquistato dopo Musacchio, Kessié, Ricardo Rodriguez, André Silva e con sullo sfondo Conti e Calhanoglu, e oltretutto per averlo come panchinaro. Un po’ di buon senso, amici miei: non frantumatevi i coglioni, ne avete solo due.

Il rossonero gli dona

In chiusura una piccola considerazione sul mercato. Positivo, certo, ma al momento, anche dopo gli auspicabili acquisti di Conti e Calhanoglu, manca quel nonsoché. Certamente Fassone e Mirabelli, nel momento in cui hanno deciso come impostare la campagna di rafforzamento, avranno valutato cosa fosse meglio fare, se un mercato di sostanza con tanti acquisti tutti non estremamente dispendiosi, o uno di grande effetto, con grandissime cifre investite per importanti campioni, ma con pochi innesti. Vista la situazione disastrosa in cui versava la rosa del Milan la strada scelta mi sembra quella di più di buon senso, ma credo che almeno un nome ad effetto serva. A inizio mercato poteva essere Morata, ma è definitivamente sfumato. Attualmente non saprei chi sia sul taccuino di Mirabelli, ma se dovessi scegliere un solo fuoriclasse da prendere e portare a Milano al volo, anche contro le sue volontà, sarebbe Modric. Ecco, quello che – se potessi – chiederei ai deus ex machina del mercato rossonero è: portatemi Modric. Portatemelo e vi prometto che potrei anche sopportare la presenza al Milan dell’amoeba con il numero 18.

Fabio

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Categoria: Giocatori, Mondo Milan

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.