Monumentale

28 giugno 2017 | Di | Rispondi Di più

Domenica pomeriggio, un caldo torrido nonostante la pioggia mattutina, ma qualcuno è lì ad attenderci perché gli abbiamo promesso di andarlo a trovare. Se ne sta nascosto in un angolo, stretto quasi in una morsa, ma da buon casciavìt aspetta tempi migliori perché ogni rossonero sa come i momenti bui siano solo un intervallo tra due successi.  Non siamo tantissimi ma non importa, bisogna andare a trovarlo perché è il papà di tutti i milanisti, vedere come sta, capire se Milano ha saputo dare la giusta sepoltura all’uomo che ha creato un marchio capace di rendere questa città famosa e riconoscibile in tutto il mondo. Mia figlia è lì sul passeggino e se la ride nonostante il caldo. Il caso ha voluto che la domenica successiva al suo battesimo religioso ricevesse quello calcistico nel giorno del compimento del suo sesto mese di vita direttamente dal padrino di tutti noi: Herbert Kilpin.
C’è una delegazione di redattori di Milan Night, c’è Radio Rossonera (con Pietro, Matteo e il nostro Pier), ma soprattutto c’è chi è arrivato direttamente dal mare, chi non è potuto venire solo perché la moto lo ha appiedato all’ultimo secondo, chi è arrivato da Pesaro con il figlio vestito di rossonero dalla testa ai piedi e chi Kilpin lo ha cercato, ritrovato e portato al Cimitero Monumentale ed il suo nome è Luigi La Rocca.
Non è difficile riconoscerlo con quella maglietta che ricorda il nostro fondatore, ma ciò che mi fa illuminare gli occhi sono i suoi raccoglitori stracolmi di Milan, una quantità di documenti impressionante, la sintesi di una ricerca storica sul nostro Herbert capace di far impallidire il più casciavìt tra i casciavìt. Ne rimango estasiato perché la volontà e la determinazione di quest’uomo nel dare i giusti onori al baffuto di Nottingham è encomiabile, oserei dire quasi eroica, se mi concedete il termine. La sua espressione però non è quella di chi è soddisfatto perché Kilpin non è stato trattato dalla città di Milano come merita. Non sapevo ancora se avesse pienamente ragione o meno perché la tomba ancora non l’avevo vista, ma la sua amarezza era palpabile.
Dopo aver letto l’iscrizione del nome del nostro eroe nel famedio ci accompagna verso la sua tomba e quanto affermato da Luigi La Rocca purtroppo è tristemente vero: Herbert è lì in un angolo, ricordato da una sciarpa rossonera e poco altro oltre a un epitaffio errato. Roba da mani nei capelli. Quest’uomo ha fatto la storia del calcio in Italia e nella città di Milano come può essere snobbato così?
Facciamo una foto di rito, ma l’amarezza di una simile scoperta è evidente. Avrei voluto che fossimo in centinaia nonostante il caldo torrido, i mille impegni di ognuno di noi e la distanza, perché ogni milanista potesse rendersi conto della situazione e provare quel senso di disagio che ci ha percorso nel trovarsi difronte a una situazione ingiusta. Kilpin merita ben altro. Il nostro eroe, colui che ci lega a migliaia di chilometri di distanza in questa fratellanza fatta di strisce rosse e nere non può e non deve essere nascosto, messo lì quasi per dimenticarlo. No, non è così che deve andare a finire, perché Herbert va difeso.
Un primo semplice gesto per incominciare a reclamare l’onore e la gloria che spetta al nostro padre calcistico è iscriversi alla pagina facebook “dedichiamo un viale ad Herbert Kilpin” creata da Luigi La Rocca e confido che ogni milanista (e non solo) iscritto a questo social possa capire l’importanza di questo gesto. E lasciatemi citare una frase fin troppo inflazionata: “chi dimentica il proprio passato non ha futuro”.

Parlare di calcio e giornalismo dopo che il tuo idolo è stato messo in un angolino sembra quasi blasfemo, ma la palta tirata addosso al Milan mi ha obbliga a cambiare argomento. La quantità di vedove dell’ancien régime sembra avere l’unico scopo di terrorizzare il popolo rossonero e screditare la nuova dirigenza ormai orfani della rendita di posizione guadagnata col sudore della lingua. Sembra quasi siano spaventati dalla possibilità che Fassone e Mirabelli possano ridicolizzare l’operato dei precedenti gestori ed in questo caso mi sento di rassicurarli: sono già stati ridicolizzati. I tifosi sono uniti come non accadeva da tempo ed il terrorismo sull’onorabilità della nuova proprietà è durato giusto il tempo di fargli fare una nuova figura di palta. Contenti loro…

Probabilmente pochi di voi lo ricorderanno, ma domani parte l’Europa League con il primo turno preliminare. Parte così l’assalto alla piccola europa da parte di squadre sconosciute anche ai propri tifosi dando così vita a sfide improbabili e tanto calcio ignorante come solo l’Europa League può regalare. Irtysh-Dunav, Fola-Milsami o Chikhura-Altach, solo per citarne alcune, sono sfide che sanno tanto di macchinata ignorante, cibo immangiabile, birra e pernottamento nella peggior bettola di paese. Sarò un pazzo, ma i primi turni di europa league per me sono eccezionali, squadre assurde che provano a compiere un miracolo sportivo qualificandosi per i gironi. Inizia così il cammino che porterà una di queste squadre nel tempio di San Siro per il terzo turno preliminare dove spero di vedere almeno quarantamila spettatori a San Siro perché questa società se lo merita e perché in fondo anche noi meritiamo un San Siro pieno!

Forza Milan!

Seal

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.