Il gioco dei punti deboli (continua)

5 maggio 2017 | Di | Rispondi Di più

Quindi Kucka ha giocato una partita di merda a Crotone; eppure contro l’Empoli pareva assurdo fosse stato escluso, nonostante un derby in cui gli improperi per lui erano fioccati. Dunque Kuco quando non gioca è un problema, quando gioca pure; stesso ragionamento per tanti altri suoi compagni. In questo paradosso e nello sguardo vacuo di Montella c’è il riassunto di questo finale di stagione, ampiamente prevedibile. Prima dell’inizio del campionato abbiamo indicato i maggiori difetti della squadra rossonera cercando di centrare il più possibile il valore reale della rosa e relative aspettative, mentre ancora l’odore di incenso e paella saturava la sala stampa. Direttamente dal pezzo del 26 agosto: qualità dei centrocampisti; propensione agli infortuni; mentalità arrendevole e mancanza di leader; disomogeneità e mancanza di ‘profondità’ di rosa. Rivediamoli punto su punto ala luce della stagione.

Questo il centrocampo dello scorso anno, da cui giunsero 2 reti, 6 assit e meno di u’ottantina di occasioni per i compagni. Nota di colore: costa 15 milioni lordi l’anno, e 32 milioni in cartellini; 3 quarti oggi sono riserve. Quello del Napoli qua sotto costa 12.5 milioni all’anno e 40 furoni i milioni spesi per prelevarli.

Qualità del centrocampo – Da Montolivo, Bertolacci, Kuco e Poli a Locatelli, Kucka, Sosa, Pasalic; pensavo più ai primi quattro come possibili titolari ma il discorso è rimasto valido. L’atteggiamento tattico meno speculativo ha portato i centrocampisti a segnare più reti (9 contro 2, 11 contando anche i meno utilizzati), distinguendosi soprattutto Pasalic e Kuco; il contributo in costruzione è rimasto invariato invece, gli assist sono sempre pochi come anche le occasioni offerte ai compagni. Si confermano anche le difficoltà con le ‘piccole’, in partite con la manovra a carico appunto del nostro centrocampo. Come prevedibile, alla fine, il valore del reparto in relazione alle concorrenti è rimasto invariato nonostante cambi tattici ed un gioco più ragionato.

I 4 centrocampisti più utilizzati quest’anno; 9 reti, 5 assist, 73 occasioni create. Distanza qualitativa dai vertici: troppa

A titolo di esempio dai reparti delle due squadre che si contendono il secondo posto arrivano il doppio di gol, assist e occasioni rispetto al nostro. Questa è la qualità, se si vuol migliorare seriamente servono profili capaci di fare altrettanto con buona pace di chi pensava (e ha pure scritto) che andavano benissimo un primavera, qualche prestito e lo chef da spiaggia Sosa. Per l’anno prossimo ci attendiamo innesti pesantissimi nel mezzo.

17 reti, 12 assist e circa 160 occasioni da gol create

16 reti, 24 assist e circa 160 occasioni create

Infermeria – Tolti gli infortuni di gioco questo è parte del bollettino 2017 del nosocomio Milanello: Zapata 9 giornate, Antonelli 14 giornate, Calabria 13 giornate, Bertolacci 16 giornate, Mati 14 giornate, Vangioni 8 giornate. #numericamentecompetitivi #stocazzo #comesempre. Si deve valutare molto bene la situazione di alcuni. Roma e Napoli hanno in tutto 3-4 giocatori poco affidabili (Tonelli, Varmaelen, Chiriches), tutti gli altri sono sempre arruolabili salvo ovviamente imprevisti di campo. Ecco perché possono pure permettersi rose più corte, di 21/23 giocatori, pianificando comunque la stagione. Mica 27/30 elementi, cui sottrarre il numero costante di sciancati e desaparecidos oltre alle normali defezioni. Questa per noi è prassi dai tempi della traslazione della salma di Emerson ed altri esperimenti di necrofilia. Una tassa che si paga quando ci si crede più furbi e si va a ramazzare ‘rinforzi’ nei discount (che è ben diverso dal cogliere occasioni), spendendo anche discrete somme, specialità in cui il Condor di Staminkia era il numero uno assoluto.

Rosa scarsa cadaverissima – Sempre parlando di rosa anche quest’anno non abbiamo disputato coppe, anche quest’anno siamo comunque dovuti ricorrere ad adattamenti, riesumazioni e ad una panchina sempre improponibile. I giocatori che servono ad una squadra di livello europeo sono 18/20, coppe o meno, e del livello cui si aspira; occorre essere coperti in tutti i ruoli e avere valide alternative sempre a disposizione. Per ‘valide’ si intende qualcosa di decisamente differente dal bushido inutile di Honda, dal sudore eclettico di Poli, dai piedi invertiti di Ocampos; roba che fa folklore, fa ridere, non serve a un cazzo. Ci sono troppi anelli deboli che quando chiamati in causa abbassano il livello delle prestazioni e la disomogeneità è il problema principale, fondamentale: basta coi giocatori da serie B, con le ‘sorprese’ e le ‘intuizioni’, con le ‘scommesse’. Gomez, Ocampos, Lapadula, Vangioni, Mati e Sosa che sono tutti nuovi acquisti sono giocatori che assieme a Rocco Mandarino andrebbero benissimo nel Chievo, che aspira infatti ad un tranquillo 13esimo posto. Si vuole andare in Europa? Servono 18/20 giocatori da Europa. Questo significa un super-lavoro per Mirabelli, e tanta pazienza poiché un mercato del genere è rischioso, difficile, coraggioso.

Mi domando cosa serva prendere giocatori che saltano il 30% della stagione o avere rose allargate di 36 giocatori

Giannino boys – Risolto il problema delle ‘remuntade’, ovvero delle molteplici situazioni in cui il Milan in vantaggio si faceva riacciuffare, è tornato il problema delle crisi epilettiche: 11 espulsioni è un numero da gestione inzaghiana, folle ed ingiustificabile. Divenuti squadra che non molla mai la partita (vedi Bologna) siamo comunque rimasti quelli che mollano la stagione (o quantomeno ci provano), buttando nel cesso alla vigilia di due gare toste tre match-point per una tranquilla qualificazione europea. Dopo la Supercoppa la squadra si è seduta, divenendo piatta, monotona e appagata; i giocatori esaltati nella prima parte di stagione sono quelli che hanno più sofferto al ritorno. Ha ragione Pier, il massimo esperto vivente del Giannino: questi sono come le pigne, galleggiano senza andare né troppo sotto né troppo sopra il pelo dell’acqua. Il gruppo costituitosi dopo il 2012 va preso, diviso e spedito ai quattro angoli del mondo; i medagliati del Giannino devono levarsi dai piedi tutti: questa un’altra grande sfida per la nuova proprietà che non deve farsi ingannare, anche perchè ci sono 4 anni a dimostrare che i Giannino Boys non servono nemmeno in panchina. Non solo bisogna passare le ruspe, ma prima di ricostruire va fatta anche una bella bonifica.

E Montella? – Da diversi anni ritengo, e confermo, che il tecnico del Milan sia chiamato a gestire una situazione poco gestibile, in un ambiente in cui lo sport è marginale e la priorità è fottere. Per quanto concerne i risultati la differenza fra un un sesto posto a 62 punti o a 59 è nulla; mi sarei atteso anche meno al netto di un ottimo girone d’andata ma per tenere certi ritmi e posizioni servono altre risorse e un altro ambiente, pure provinciale, dove comunque l’aspirazione non sia ‘galleggiare’. Gli ultimi risultati sono sconcertanti ma la stagione non lo è; senza questi passi falsi il Milan sarebbe quarto dunque ampiamente oltre le proprie possibilità. La squadra vale la posizione che occupa, forse meno. Non mi va di valutare comunque il tecnico campano sulla scorta delle ultime prestazioni né di quelle precedenti più positive, ma su alcuni aspetti gestionali. In una situazione transitiva e priva di certezze non è semplice incidere senza fare danni; ha dato il suo meglio in fase di costruzione dell’impianto di gioco e gruppo, quando le aspettative erano basse ma i rischi di fallimento alti. La gestione della rosa, comunque scarsa e cadaverissima, e dei problemi mi è parsa matura. Non ha saputo rimotivare il gruppo a gennaio, né attuare alcuna modifica allo schema tattico che si è trasformato in un punto debole, essendo ormai prevedibile anche dal Martusciello di turno (con rispetto parlando); non mi sono piaciute alcune scelte formali tipo Zapata capitano o i molti amiccamenti con l’asse Condor/Mandarino. Ad essere sincero, vista anche la flemma, non pare l’allenatore destinato a guidare la squadra nella prossima stagione. Dovessi sbagliarmi non mi dispiacerebbe più di tanto; in fondo non leggo di profili migliori. Leggo solo tante rose migliori.

Larry

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre.

Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto.
Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli.
Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.