E closing fu

13 aprile 2017 | Di | Rispondi Di più

11 Aprile, sera: giunge notizia che il CDA del Milan si è dimesso, segnale inequivocabile di cambio di proprietà. A breve il tutto diverrà ufficiale, verrà ratificato e Berlusconi Silvio, Berlusconi Barbara e Galliani Adriano passeranno ai libri di storia. La vicenda closing è stata esasperante, estenuante e assurda; tanto va attribuito all’assoluta improvvisazione e menefreghismo sotto il profilo comunicativo. Per dare un esempio ieri sera, mentre le news rimbalzavano sul web e fra i tifosi, il canale ufficiale del Milan trasmetteva una replica di una idiota intervista a ‘Capitan’ Giaciglio. Roba da tv irachena. Anche noi tifosi dobbiamo fare i nostri mea culpa: abbiamo seguito troppi pifferai e letto troppe minchiate.
Breve cronologia dell’evento:

La minchiata del secolo

Mister Kato – In principio furono sussurri: il Presidente cerca ‘un socio’. Nel 2015 si palesa dunque Mister Bee Techaubol, da noi soprannominato Kato. Il thailandese amico di Cannavaro e Lippi e organizzatore di tornei di vecchie glorie in Asia, cerca di acquisire il Milan a una cifra folle valutandolo 1 miliardo di euro; nel pazzo maggio del 2015 (quello dei banchetti madrileni e di Jackson Si) si passa rapidamente da ‘offerta per il 100%’ con tanto di arrivo in pompa a Milano ad un interesse per il 48%. Una minoranza fra l’altro priva di poteri che Kato intende pagare approssimativamente quanto la totalità, escluso debiti, dell’operazione corrente (che riguarda il 99,97%). Fra il sollazzo dei servi e dei rincoglioniti che sognano un Berlusca presidente attivo e nuovamente rampante e un Galliani saldamente in sella, le minchiate si susseguono a ripetizione con l’ingresso in scena ad esempio del Fondo ‘Doglien’ e Nelio Lucas a spalancare le porte di un Eldorado di fenomeni quali Ola John, Kondominkia et similia. Da ricordare anche la storia della ‘quotazione a Hong Kong’ molto problematica in quanto c’è il timore di un eccesso di investitori, o l’intervento dei famosi ‘fondi di Madison County’ ed altre corbellerie, il tutto accompagnato da misteriosi viaggetti sull’asse Bangkok-Lugano-Milano e comunicati ufficiali Fininvest a corroborare una ‘trattativa’ fumosa oltre che ridicola: il Clouseausing, che accompagna una stagione mediocre che si chiude con la sconfitta in finale di Coppa Italia e un rosso da record. La pagliacciata termina ufficialmente nel marzo del 2016, quando Mister Kato afferma che di solito lui ‘li firma sul cruscotto gli assegni’ e si dilegua definitivamente.

“Mao Zedong mi ha chiamato”

Il governo cinese – Già da prima del dileguarsi del Kato iniziano le voci sui cinesi: praticamente ogni imprenditore della Repubblica Popolare con un patrimonio di più di 10 mila euro viene accostato al Milan fra il febbraio e il maggio del 2016. Ma la bomba esplode prima dell’estate: closing imminente, mercato condiviso. Nell’ombra si distingue Nicholas Gancikoff, designato come futuro AD, e tanti nomi cinesi che esaltano le platee; l’affare si aggira sui 500 milioni esclusi i debiti. Closing prima del ritiro, al ritiro, a metà luglio, fine luglio, prima della tournee…in realtà Galliani rimane spiaggiato per 2 mesi ad Ibiza dove fra una visita di un amico cosentino e una calamarata conduce la solita campagna acquisti ad minchiam, e l’avvento della nuova proprietà resta un miraggio. Berlusconi comunque, dopo aver subito un intervento chirurgico, rassicura tutti: è il governo cinese, con un piano stellare, che è pronto a subentrare. Le aspettative del popolo si gonfiano, dunque, ma la trattativa non decolla.

Yonghong Li e Han Li – Si arriva a metà agosto 2016, quando in una notte accade di tutto. Gancikoff e Galatioto, l’advisor americano, e relativa cordata rappresentata vengono liquidati e i ‘frontmen’ cinesi diventano Li Yonghong e Li Han, due signori che dopo 8 mesi ancora risultano semisconosciuti; il che non vuol dire che non esistano. I due costituiscono il consorzio definitivo e firmano un preaccordo vincolante, Sino Europe è il nome del soggetto che si occuperà di raccogliere la mostruosa cifra che Berlusconi esige per il suo Milan distrutto. Marco Fassone viene indicato come nuovo A.D. ed un altro ex-Inter, Mirabelli, sarà il D.S. chiamato a rifondare la squadra; i due iniziano un tour europeo di osservazioni (ma forse anche ‘politico’), provano a ingaggiare Paolo Maldini che rifiuta mancando basilari garanzie sulla riuscita dell’affare e struttura dei finanziatori, e probabilmente si sbigottiscono quanto noi del closing che da ‘formalità’ diviene un lungo viaggio nell’ignoto.

Milano che fatica – Berlusconi incassa una cospicua caparra e Fininvest fissa le date del passaggio dopo il derby di andata, ai primi di dicembre. Ma a ridosso delle date, con i due rappresentanti cinesi sempre avvolti dal mistero e Fassone che guarda e non favella, i soldi a Milano non arrivano. Il governo cinese, che stando a Berlusconi patrocina l’affare, mette un freno alle esportazioni di capitali; si parla di soggetti che ‘si sfilano’ e in ultima battuta di un Berlusca determinato a tenere il comando e progettare un delirante futuro fatto di primavera, prestiti e parametri zero con una situazione economica da fallimento annunciato. Per fortuna l’odore del grano riconduce tutti sulla strada della pazienza; ai ‘cinesi’ che dunque si rivelano essere essenzialmente dei broker o tutt’al più dei ‘prestanome’, viene concessa una proroga per procurarsi i fondi fuori dalla Cina. E si arriva a marzo, quando un altro rinvio ridà fiato alle trombe complottiste e a tanti coloriti idioti che in virtù di grandi giocate al casinò o fallimenti di compagnie aeree pensano di poter intortare i sempre più esasperati tifosi del Milan guadagnandosi visibilità.

Abbiamo l’opportunità di tornare, abbiamo la speranza di un futuro

E’ fatta – L’ultima data è quella definitiva: 13/14 aprile il passaggio, e sarà poi subito derby con l’Inter cinese. Una stracittadina carica di significati (e di ex) che assume un valore simbolico: riuscirà la nuova proprietà rossonera ad assestarsi e operare meglio di quella interista, che fra un Thohir e un Suning ancora sportivamente latita ed economicamente non decolla? E’ difficile in questo momento dire di che natura è l’affare-Milan; dopo la disgregazione di Sino Europe il centro delle operazioni finanziarie si è spostato in parte dalla Cina e scisso fra Lussemburgo e USA col famigerato fondo Elliott a garantire l’investimento: Berlusconi parlando di governo cinese ha raccontato la sua ultima favola. Che si tratti di un’operazione sportiva, di immagine, di progetto o semplicemente di speculazione al momento conta poco: il primo tratto di strada, risanare il Milan e chiudere definitivamente il Giannino, è lo stesso. Buona fortuna ai signori Li, Marco Fassone, Mirabelli e tutti i collaboratori scelti per questa avventura.

Galliani richiestissimo: l’alternativa alla consulenza immobiliare per Fininvest era la SUPER consulenza al Karaoke da Smaila

E Galliani – Dopo dieci anni di prepensionamento, fra karaoke, abbuffate e piscine, pensate che ancora non riuscirà a ritirarsi. Al Condor seppure ricercato da tutta Europa per le sue grandi qualità di top-manager, toccherà pare un parcheggino in Fininvest come ‘consulente immobiliare’. In pratica Fidel in attesa che la politica del calcio ricavi un posto a questo dinosauro aveva tre alternative: tenerselo vicino, tenerlo molto lontano o trovargli un incarico assurdo. Appunto. Avendo sul curriculum la spettacolare conduzione del Milan dal terzo fatturato globale nel 2007, campione d’Europa in carica ed esempio di stile, ad una situazione economica fuori dalla top ten ed in continua recessione, risultati scadenti e un’immagine di decadenza squallida ci si chiede come mai non ci sia la fila ad accaparrarsi il buon Galliani e la sua ‘esperienza’ fatta di ‘conoscenze’ e baggianate autoreferenziali. La sua eredità: un paio di giovani, un sacco di mediocri e 250 milioni circa di rosso in tre anni e senza alcun risultato che fanno del Milan un’azienda strutturalmente fallita; un nucleo ben nutrito di parvenu incapaci a stipendio fra cui spicca tal Rocco Mandarino; il deserto di idee e cervelli, creato ad arte per avere intorno solo cretini e dominare la scena; un branco di inutili menestrelli nati e cresciuti per servirlo e che invitiamo fin da subito a levarsi dai coglioni. Non c’è maggior soddisfazione, oggi, che vedere questo signore e ciò che rappresenta andarsene fuori dai piedi una volta per tutte. Non finisce qui: garantiamo la damnatio memoriae.

La posizione del Night – Milan Night non nasconde, anzi, il suo tripudio per la fine dell’Era Berlusconi. Riteniamo questo periodo irripetibile, in cui si sono toccati apici sportivi clamorosi e di cui conserveremo sempre ricordi meravigliosi. Tuttavia è impossibile scindere i grandi successi, le imprese e gli uomini che le hanno rese possibili (fra cui Berlusconi stesso) da quanto accaduto negli ultimi anni. E’ tutto parte di un percorso che rende inevitabile un addio amaro e senza possibili rimpianti futuri da parte nostra. La sensazione di essere stati fottuti e aver assistito ad un grottesco declino talmente impossibile da essere quasi voluto non ci abbandonerà mai; come anche la certezza che con scelte semplicemente di buon senso in ogni campo (sportivo, economico, marketing) il Milan non avrebbe mai abbandonato il ristretto circolo dei ‘Top Club’. Il glorioso Milan elevato da Berlusconi a vette mai raggiunte è stato gestito per molti anni con negligenza ed interessi marci e antisportivi, riportandolo alle difficili condizioni in cui versava quando fu acquisito per quattro soldi, in ultima battuta lucrandone sulla cessione. Proprio perché riteniamo il crollo milanista lungo, articolato e radicato non ci aspettiamo purtroppo un’immediata risalita. Ci aspettiamo invece un immediato allineamento del Milan ad una mentalità sportiva ed imprenditoriale virtuosa, in cui riconoscersi nuovamente, in cui credere. In questo senso ci piacerebbe saperne di più sui nuovi proprietari, e che la loro comunicazione sia più presente ed articolata di quella in atto finora. Ricordando che di pazienza ce n’è quanta se ne vuole, ma di credito non se ne da a nessuno.

Noi tifiamo Milan, non la proprietà.

Larry

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.