Santi, santoni e saltimbanco

5 aprile 2017 | Di | Rispondi Di più

analisi della rosa

Parlare di Milan negli ultimi tempi è sempre più difficile, specie se ci si avvicina alla milionesima deadline per il closing, l’ennesimo spartiacque per dei tifosi ormai coi nervi a fior di pelle per i quali la vittoria nella supercoppa rappresenta l’unico acuto in una stagione di per sé molto piatta. Ad inizio anno guardando la rosa del Milan ipotizzavo che la squadra potesse piazzarsi quinta come settima in classifica, mentre qualsiasi posto in più o in meno a mio parere avrebbe assunto i contorni di un miracolo sportivo (inteso come serie di coincidenze) o di un disastro.

Sostengo da sempre che in una squadra l’allenatore sia l’ultimo dei problemi, ma non per questo esente da colpe, anzi. Montella come tutti gli allenatori “normali” commette un certo numero di errori tra cui il più frequente è senz’altro quello di non schierare neanche sotto tortura due punte, nemmeno quando le cose van male e bisogna vincere per forza. Il motivo di tutto ciò mi sfugge, specie quando si gioca contro la difesa più bucata del torneo.
L’altro errore che io intravedo è quello di credere in un centrocampo tecnico basato su giocatori del calibro di sosa, mati, pasalic e bertolacci, ossia tre rottami ed uno che noti solo quando segna.  Il livello atletico di questi giocatori è tale che un elemento come kucka, un giocatore da squadra di media classifica, sia imprescindibile fin tanto che la freschezza atletica non lo abbandona.
Qui però finiscono le mie critiche perché questa rosa fa schifo ed un allenatore contro l’ultima in classifica ha il sacrosanto diritto di schierare sosa, mati e pasalic pensando di essere superiore al centrocampo del Pescara dato che alla fine sono i giocatori a scendere in campo.
Fino a qualche settimana fa la stampa pontificava su Sosa, Van Gioni (e mi sfugge un solo motivo valido) oltre a Mati perché bisognava santificare il Condor ricordando ai miscredenti come avesse pescato bene e tessendo altresì le lodi del Mai Supino, colui che li seguiva fin da quando erano in fasce (nel senso di fasciati) dichiarando alla nazione intera come siano dei buonissimi giocatori, gente con cui l’europa league è un obbligo. Il giro del fumo è sempre lo stesso: i giocatori fan pena? Si tace. Fanno una buona prestazione su 30 partite? Squilli di tromba, tappeto rosso e santifichiamo la dirigenza!

Criticare Montella non solo è giusto, è sacrosanto, ma i numeri vengono sempre in soccorso per fare una disamina basata su dati oggettivi. Fin da quando il Milan era terzo in classifica i numeri dell’attacco e della difesa certificavano ben altro, ossia una squadra che valeva la settima/ottava forza del campionato nonostante i punti totalizzati. Il campionato è una competizione lunga e difatti chi aveva valori migliori dei nostri tra attacco e difesa è venuto fuori come è normale che sia se qualcosa non cambia e quel qualcosa possono essere solo nuovi giocatori forti.
Un esempio lampante di come un allenatore conti spesso molto poco in una rosa scarsa è dato dal parallelo Mihajlovic/Montella. Rispetto all’anno passato la squadra ha praticamente gli stessi numeri: 43 gol fatti (contro i 40 dell’era mihajlovic) e 33 subiti (contro i 31 del serbo). Numeri quasi identici perché la rosa, a distanza di un anno, è questa e l’assenza di Suso l’ha riportata rapidamente al valore dell’anno passato. A logica verrebbe da pensare che i due siano tecnici sparagnini, salvo poi scoprire che il Torino di Mihajlovic ha segnato 56 gol subendone 50, ossia numeri zemaniani tali da far ipotizzare uno stravolgimento della sua mentalità, quando in realtà sono gli interpreti a pesare enormemente. A mio parere chiunque venga ad allenare questa accozzaglia di giocatori non potrà far molto perché abbiamo un centrocampo indegno e due attaccanti davvero scarsi. Se per gol subiti il Milan vale tutte le altre grandi della serie A, ad esclusione di Juventus e Roma, in attacco facciamo pietà piazzandoci al nono posto perché con Bacca e Lapadula non si va da nessuna parte ed un simile centrocampo non nasconde i loro difetti, ma li amplifica.

Chiunque gestirà la campagna acquisti, qualunque sia la proprietà, dovrebbe comprare almeno due centrocampisti titolari e una punta forte perché se non si interviene in quei settori in maniera drastica non cambierà niente.
Parlare di progetto pensando di dismettere solo qualche pippa, prendendo giocatori in prestito e trovando la soluzione nel cambiare allenatore a mio avviso non ha alcun senso. Prendiamo ad esempio Sarri (non lo sto paragonando a Sarri sia ben chiaro).
E’ innegabile che la squadra partenopea gioca un bel calcio, con schemi collaudati ecc. eppure ha solo 6 punti di vantaggio sull’Atalanta, a cui dovrebbe dare due giri di pista. Sarri sta fallendo? Assolutamente no, perché gli allenatori contano, ma se non gli compri un portiere forte ed almeno un centrale top poi rischi di non andare in champions league e questo è un problema della società che deve trovare i giusti interpreti per riparare alle magagne.
Questo è il motivo per cui non voglio l’avvicendamento del mister, non per particolari meriti di Montella, ma perché bisogna incominciare a tracciare una strada dove l’allenatore deve essere l’ultimo dei problemi e di conseguenza non può essere un santone. Allenatori fenomenali ce ne sono davvero pochi e bisogna sempre fare la tara. Guardate ad esempio il Chelsea: Conte è primo in classifica, ma a mio parere non è un miracolo perché i blues hanno fallito solo l’anno scorso con mourinho dopo che la stagione precedente con lo stesso tecnico avevano vinto lo scudo e l’anno prima erano arrivati terzi a quattro punti dal titolo. Stesso discorso si potrebbe fare per tantissime altre squadre di serie A (napoli e roma sono stabilmente lì da anni con una battuta a vuoto ogni tanto) come di altre leghe ed il Milan negli ultimi anni ha dimostrato di valere l’ottavo, il decimo ed il settimo posto. Possiamo anche cambiare mister per carità, Montella non ha dimostrato di essere un fenomeno finora, ma associare un settimo posto all’incapacità dell’aeroplanino mi pare fuorviante. Vorrei anch’io un grande tecnico, ma quelli ricordiamoci che costano parecchio e siccome dubito che il Milan abbia enormi fondi, quest’estate punterei tutto sui giocatori perché di fenomeni in panca che, con delle scamorze, ti fan arrivare tre/quattro posizioni davanti in classifica non ne conosco.

Seal

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.