Curiosando da una terrazza affacciata sul mondo

3 febbraio 2017 | Di | Rispondi Di più

Nemmeno dalla terrazza…

Scendiamo sulla terra – Dopo due giorni consecutivi di giornalismo di alto livello “made in milannight” con l’autografo di Seal vergato con la penna stilografica, torniamo sulla terra per occuparci di questioni spicce perchè stare a quel livello, ve lo garantisco, non è affatto facile. È notizia di pochi giorni fa che la FIFA, bontà sua, ci ha fatto sapere che i vincitori della Coppa Intercontinentale non vengono considerati (dalla FIFA stessa) campioni del mondo. Spulciando in rete ho trovato quello che sarebbe il comunicato ufficiale della Federazione mondiale del Calcio: La Fifa riconosce e valorizza le competizioni tra club a livello mondiale, come la Coppa Rio dei primi anni ’50 o l’Intercontinentale. Tuttavia, solo dal 2000 la Fifa si occupa di organizzare in prima linea il Mondiale per Club, con i rappresentanti di tutte le sei confederazioni continentali. I vincitori di questa competizione sono gli unici considerati ufficialmente dalla Fifa come club campioni del mondo. Sarebbe perché, ignoranza mia, non sono riuscito a trovare il testo originale della statuizione. Conseguenza diretta di tale essenziale provvedimento è che la Juventus si vede cancellati i suoi titoli di campione del mondo mentre le due squadre milanesi potrebbero continuare a fregiarsene in quanto vincitrici della Coppa del Mondo per Club nel 2007 e nel 2010. Ora, una volta premesso che aver un motivo per sbeffeggiare quella massa di idioti in bianconero è sempre divertente, possiamo serenamente concludere che, parafrasando un brano che va di moda tra i giovanissimi, nemmeno dalla terrazza riusciamo a vedere la fine della vastità del cazzo che ce ne frega.

Interpretazione – Risulta infatti evidente, almeno per chi sa leggere, che la FIFA considera campioni del mondo i club che vincono il trofeo da essa organizzato. Di quelli precedenti, non gestiti dalla federazione mondiale si riconosce il valore ma non il titolo. La FIFA, organo più volte travolto dagli scandali, il gruppo di geni che ha esteso la partecipazione alla fase finale del mondiale di calcio ad un fantastiliardo di nazioni per motivi palesemente elettorali. La FIFA, dicevamo, non considera campioni i vincitori della Coppa Intercontinentale. Azz, sono sicuro che ce ne faremo una ragione anche se la norma lascia leggermente perplessi. Non tanto per lo scopo, che sembra essere quello di dare prestigio ad una coppa che non ne ha, quanto per la scelta di farlo togliendo valore a coppe precedenti che invece di prestigio ne hanno avuto, eccome se ne hanno avuto. Perché togliere valore alla Coppa Intercontinentale quando sarebbe bastato dire che la coppa attuale è erede diretta, e migliorata perchè più “grande”, di quelle precedenti? Non è dato saperlo.

La Coppa Intercontinentale – La prima edizione venne disputata nel 1960 tra la vincitrice della Coppa dei Campioni (il Real Madrid) e quella della sua omologa sudamericana, la Copa Libertadores, il Penarol. Vincitori, manco a dirlo, quelli del Real anche se gli uruguaiani seppero prendersi la rivincita nell’edizione successiva ai danni, manco a dirlo, del Benfica squadra con la stessa tendenza dei gobbi a perdere le finali. Primi italiani a partecipare, manco a dirlo, siamo stati noi purtroppo sconfitti contro Sua immensità Edson Arantes Do Nascimento. Per i più giovani, Pelé. Due successi interisti e poi, siamo nel 1969, l’epica vittoria dei ragazzi di Nereo Rocco e Gianni Rivera contro i “delinquenti” dell’Estudiantes. Forse è proprio quella partita che segna l’apice della parabola dell’Intercontinentale. Gli eccessi delle squadre sudamericane (le foto del nostro Nestor Combin massacrato di botte sono lì a perenne ricordo) cominciano ad essere un peso troppo grande e gli anni ’70 vedono diverse defezioni illustri e, addirittura, un paio di trofei non assegnati.

Toyota Cup – Nel 1980 la casa automobilistica giapponese intravede una bella possibilità di diffusione del proprio marchio e trasferisce la sede del match in Giappone e restituisce al trofeo regolarità ed anche un certo ritorno di interesse (e prestigio). Da lì al 2004 il Milan aggiunge cinque partecipazioni con tre sconfitte portando il bilancio totale a tre vittorie e quattro sconfitte, quanto basta per fare di noi la squadra con più vittorie insieme a Real Madrid, Penarol, Nacional (Montevideo) e Boca Juniors.
Finalmente nel 2005 la FIFA “incamera” il trofeo e lo allarga anche alle vincitrici di altre competizioni continentali che però non aggiungono nulla alla qualità di una manifestazione che rimane quasi esclusivamente affare tra europei e sudamericani. Fanno eccezioni i tre secondi posti ottenuti dall’Africa (due volte) e dall’Asia proprio nell’ultima edizione. Nella FIFA World Cup le vittorie sono a favore degli europei (9-4) mentre nella vecchia manifestazione il vantaggio era inverso ma ridottissimo (21-22 per l’emisfero australe). Certo i lassi di tempo non sono confrontabili però sembra confermarsi la tendenza, già riscontrata negli ultimi anni della Toyota Cup, ad una supremazia europea che viaggia parallela a quella economica. Il parziale dice 13-12 per gli europei nel complesso della “versione” Toyota ma se guardiamo solo alle ultime dieci edizioni abbiamo uno schiacciante 8-2 per le squadre UEFA.

Le paure della FIFA – Che sia proprio questa la preoccupazione principale dell’organo mondiale del calcio? Cioè la tentazione di far dimenticare il passato glorioso della Coppa Intercontinentale per dare legittimazione ad un trofeo via via sempre meno affascinante perchè sempre meno equilibrato? Non lo sappiamo e, come già detto, non ci interessa più di tanto. Combin resta un “eroe” senza paura della storia rossonera che avrà per sempre, insieme ai suoi compagni di squadra, il titolo di campione del mondo al di là delle decisioni degli Infantino Boys. Riteniamo certo invece che a Zurigo abbiano delle decisioni più importanti da prendere come per esempio l’armonizzazione dei calendari. Possiamo sapere per quale motivo la Coppa d’Africa viene disputata ancora in inverno proprio nel bel mezzo dei principali campionati europei privandoli di uomini ed energie? Il calcio africano è in crescita anche perché un numero sempre maggiore di ragazzi africani viene “cresciuto” nelle giovanili delle squadre europee. Il ringraziamento non può essere una punizione per i club europei. Ovviamente le condizioni climatiche del continente africano rendono impossibile una competizione estiva se non nella repubblica sudafricana, sono il primo ad esserne conscio, per esperienza diretta, grazie ad un piccolo soggiorno in Agosto a Kinshasa. Ma a noi compete segnalare il problema, a loro la soluzione.

Se l’Africa piange… – L’Europa non ride. Ne parliamo ad ogni sosta per le qualificazioni, siano esse europee o mondiali. Ci sono troppe partite totalmente prive di significato e le parole di Thomas Mueller pronunciate ad Ottobre 2016 sono solo il sintomo di un malessere che va diffondendosi anche tra i calciatori. Troppe volte le squadre di club pagano un tributo in termini di infortuni che il semplice fatto di non pagare lo stipendio nel periodo di infortunio non allevia se non in misura ridotta. Se nel caso di Montolivo il tutto si è trasformato nella “benedizione Locatelli” in quello dell’infortunio di Romagnoli il Milan ha paga doppio: con l’assenza di Ronagnoli e, complice quella contemporanea di Gomez, con la presenza in campo di Zapata. Come se non bastasse quando ospita la nazionale il campo di San Siro si becca una dose di lavoro supplementare e, beffa da aggiungere al danno, la nostra casa si trasforma in un fastidioso gobbodromo con tutto il suo bagaglio di ignoranza populista ed ipocrita.
La pallacanestro ed il volley, hanno eliminato le fastidiose soste disseminate lungo un campionato al quale tolgono ritmo, destinando alle squadre nazionali una finestra di tempo ben precisa; a modestissimo parere del sottoscritto è ora di seguirne l’esempio. Oppure possiamo iniziare a parlare di competizioni internazionali organizzate con il sistema delle “pool”. I mondiali di hockey li giocano le nazionali che stanno ad un determinato livello, gli altri vanno in pool B. Non è un disonore, quando sarai al livello ne riparliamo.

La necessità di fare domande, la capacità di dare risposte – Qualche mese fa, a margine di un interessantissimo convegno sull’economia e la managerialità nel calcio organizzato, manco a dirlo, dall’APA Milan ho avuto modo la possibilità di esternare all’unico membro italiano della commissione UEFA sul Financial Fair Play i nostri dubbi sul metodo adottato dall’Uefa. Ebbene Umberto Lago, professore associato di economia e gestione delle imprese presso l’Università di Bologna, mi ha spiegato perchè le mie perplessità erano prive di fondamento e ancora oggi lo ringraziamo. Umberto (l’autorizzazione all’uso del “tu” è sua) è sceso sulla terra e ci ha dato delle spiegazioni, inutile dire che ci aspettiamo altrettanto da qualche uomo della Fifa. Magari, perchè no?, il nostro amico Zvonimir Boban che il neo eletto Gianni Infantino ha voluto tra i suoi consiglieri e che della Fifa ricopre il ruolo di vice segretario generale. Perchè no, magari ci legge e conoscendone classe e capacità saprebbe darci delle risposte.

Se avete idee, domande e suggerimenti, tanto vale farle qui sotto.

Pier

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione “Fossa dei leoni” che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all’orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.