Io domenica tifo Milan

4 novembre 2017 | Di | Rispondi Di più

il cuore rossonero batte ancora

È lecito tifare contro? – Non mi sarei mai aspettato di dover rispondere a questa domanda al 3 novembre 2017, anno del dragone numero uno. Sei mesi dopo il 13 aprile, piccola festa della liberazione rossonera, siamo già al tifo contro. Però la domanda è lì, in attesa di una risposta che sia soddisfacente, e noi non ci tireremo indietro come facevano certi amministratori durante le assemblee dei soci di gallianesca memoria. Vi è mai capitato di assistere a qualcosa sulla quale non avete controllo? Guardate la scena ripetendo continuamente “Non può essere vero, non sta succedendo. Non può andare peggio!” e invece…
La domanda, “Riga”, non scappare.
Mi vengono in mente gli anni d’oro del Giannino. La locuzione, entrata nel linguaggio comune dei tifosi rossoneri anche oggi, è stato uno degli artifici logici con cui milannight.com ha fatto in modo che migliaia di tifosi rossoneri che avevano perso l’affetto per la loro squadra rimanessero legati al Milan. Scindere il Milan dalla sua sovrastruttura affaristico dirigenziale ha permesso a molti di rimanere ancorati ai valori ed alle tradizioni che hanno dato un contenuto al milanismo. Continuare ad essere milanisti detestando il Giannino e continuando a coltivare un’utopia di una rinascita.

Cartoline – Mi siedo su una panchina assolata in questo tiepido autunno milanese e mi abbandono ai ricordi. Buffo, la malinconia non è un tratto tipico dei tropici; al contrario i tramonti lunghi dell’Europa ed i suoi autunni facilitano la malinconia. Rifletto su quanto fosse stato lacerante il dibattito sul tifo contro al tempo del Giannino. Mai, ne sono quasi certo, tifoseria ha vissuto un simile surreale dibattito; mai tifoseria ha pagato un prezzo più alto in termini di divisioni e perdita della propria identità. Per la finale di Coppa Italia ci spezzammo in tre tronconi. Tifo a favore perché contro le merde non si può scendere a compromessi, tifo contro perché il Giannino è l’unico vero nemico del Milan e disinteresse perché non riconosciamo a quella squadra il diritto di esistere.
Piansi.
Piansi lacrime di tristezza pensando a quanta sofferenza può portare gente che per il Milan ha fatto chilometri su chilometri, speso fior di soldi e magari preso gran botte a non guardare la finale di Coppa Italia contro la merdentus. Quanto deve essere lacerante avere fatto trasferta a Manchester, Mosca, Lisbona e poi arrivare a provare disinteresse per la propria squadra. Piansi lacrime di rabbia pensando a certa stampa che, tenendo bordone ad una dirigenza scellerata, insultava la tifoseria seminando divisioni tra di noi. I milanisti, quello che una volta era il popolo eletto, ora si trascinava diviso e maltrattato verso non si sa bene che cosa.

Papà perché piangi? Abbiamo vinto – Click. Inizia la stagione 2016/2017 e la timida “primavera” montelliana sembra essere scritta con il testo bifronte “cinese-casciavit”. Un gruppo di ragazzotti in attesa di un closing eterno sembra ridare fiato al popolo milanista giocando “come dio comanda” per qualche settimana e poi va a Doha. Venti minuti nella fossa e poi la sofferenza e l’orgoglio di uscirne perché non importa quante volte cadi ma quante volte ti rialzi. Donnarumma si mangia il pallone d’oro di sto cazzo e Pasalic inchioda la pezzentus alla propria dimensione perdente. Chiudo il live di milannight, vado in cucina e scoppio in un pianto dirotto. Nella sua ingenuità mia figlia mi chiede perché sto piangendo anche se abbiamo vinto ed io non trovo le parole per dirle che sto celebrando il funerale dell’odiato Giannino ed una ritrovata parvenza di coesione. “Perché sono felice, amore”. Sguardo dubbioso e sorriso di quelli che danno senso ad un’intera esistenza: Come quando siamo nate noi?”. No, piccolina, niente mi ridarà mai quella gioia questa non è una cosa seria. È solo la cosa più importante tra le cose non importanti. Pasalic come Sheva, Gigio come Dida e loro che piangono. Immagini che si sovrappongono, e ti accorgi che non sono nemmeno simili perché in mezzo al Golfo Persico di milanisti ci sono solo giornalisti molti dei quali hanno versato sale sulle ferite che la dirigenza ha creato. Fa niente, tra poco se ne andranno e on succederà mai più, un milanista non tiferà mai più contro la propria squadra.

Primavera – Da quella effimera dell’inverno scorso a quella saporita degli involtini cinesi. Acquisti milionari, attenzione al mondo dei tifosi, riscoperta del passato. Riscriviamo in caratteri nuovi il significato di una parola che il gianninismo aveva storpiato: entusiasmo. Poi settembre, ottobre ed adesso novembre che sembrano un pezzo di primavera ma fa freddo come in inverno. Tornano i nostalgici di un passato che premiava solo i loro ingiustificati privilegi, i bugiardi a pagamento, i professionisti della zizzania. E di nuovo quella domanda: è lecito tifare contro?
Il piccione che invano gironzola intorno alla panchina sperando che gli lasci un pezzo del mio pranzo mi guarda interrogativo. Devo una risposta a molti, pare. No, amico piccione, il pezzo di focaccia è finito; sì, amici milanisti è lecito tifare contro.  Probabilmente inutile ma lecito.

Domenica tiferò Milan – Quando è cominciata la pazzesca avventura di milannight.com in Radio Rossonera uno degli scopi, nemmeno tanto reconditi, era quello di tornare a pensare milanismo ricreando quel clima di unione che avevamo perso con l’arrivo dell’orribile creature a forma di cravatta gialla. Trasmissioni come quella degli amici Davide Grassi e Mauro Raimondi che vanno alla ricerca delle radici del Milan o storie come quella del Gruppo Convinto devono spingerci a ritrovare il nostro minimo comune multiplo. E invece giornalmente ci imbattiamo in sedicenti tifosi del Milan che fanno di tutto per spezzare quell’unità che stiamo cercando faticosamente di ritrovare.
Io domenica a Sassuolo tiferò il mio Milan.
Ma farò di tutto perché quelli che “tiferanno contro per vedere l’esonero di Montella” non vengano esclusi dal gruppo dei tifosi milanisti. Il nostro scopo è quello di dare spazi sempre maggiori ai tifosi del Milan e non di limitarli. La scelta di un tifoso di andare contro la propria squadra è, se presa in buona fede, la fine di un travaglio che lo porta a sacrificare il suo bene calcisticamente più importante in cambio del bene della squadra. Si può condividere o meno ma non posso accettare che venga condannato. Soffro con i fratelli che hanno preso quella decisione, so che in cuor loro vogliono il bene del Milan. Io voglio parlare con loro, voglio che parlino con noi. Esigo che nessuno li lasci da soli perché da soli la loro sofferenza sarà doppia.

Lo abbiamo provato sulla nostra pelle per anni quando il nostro essere milanisti veniva insultato e deriso dal regime del Giannino.
Non deve succedere anche oggi, non succederà anche oggi.

Pier

Scade il 45’ del secondo tempo e Sheva tocca sulla nostra trequarti un pallone in possesso di Ibraimovich dandolo a Brocchi. Christian scarta lo svedese, si appoggia di nuovo al ragazzo dell’est che di prima la dà a Nesta che prolunga per Costacurta. Il prato di San Siro, enorme, sembra rubare il tempo ai rossoneri e Billy, che percepisce l’urgenza, allunga per capitan Maldini. Cross lungo verso l’area di rigore. Ambrosini arriva, come sempre gli capita, per primo di testa su quella palla a campanile e prolunga per quell’omino bruno e sgraziato con la maglia numero nove fuori dai calzoncini. Pippo è, come sempre nel corso della sua lunga carriera, misteriosamente solo davanti al portiere. Sono passati novanta minuti nel corso dei quali ha crocefisso la difesa dell’Ajax e trova ancora il modo di scattare verso la porta ed arrivare prima di due difensori in maglia biancorossa e del portiere. Al limite dell’area piccola alza un campanile senza senso che ad un altro cristiano finirebbe in testa al ragazzo delle bibite; la palla di inzaghi al culmine di una parabola che pare calcolata da un computer della NASA (troppo alta per il portiere, abbastanza veloce per impedire il ritorno dei difensori, stretta per evitare di andare ai piccioni e dritta quanto basta per finire in porta) finisce sulla linea di porta. Ho visto Inzaghi fare degli stop che manco in interregionale ma quella palla è una stoccata di uno spadista italiano, una garuffa disegnata su un biliardo, un destro di Cassius Clay. Perfetta e micidiale.
Problema: ci sono un centravanti da duecento gol in carriera ma con i piedi storti, un danese semi sconosciuto che segna solo gol pesanti ed un guardalinee cicciotto che potrebbe mandare tutto a puttane. Il biondino è in fuorigioco
L’Uefa ha assegnato il gol a lui, il destino una gioia indescrivibile a noi.

Non permetterò che nessuno venga mai più lasciato fuori da una cosa simile. Mai.

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Categoria: Comunicazione, Giornalisti, Ricordi rossoneri

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione “Fossa dei leoni” che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all’orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.