Da oggi si fa sul serio

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In una società di calcio normale il titolo farebbe riferimento soltanto al raduno estivo della squadra, previsto per oggi pomeriggio.

Ma il Milan ha smesso da tempo di essere una società normale, ai suoi tifosi non è più concesso il privilegio di appassionarsi soltanto alle vicende del campo o del calciomercato, è richiesto loro di acquisire competenze specifiche in ambito contabile, giuridico e finanziario, per cercare di decifrare in qualche modo i contorni della farsa che va in scena da oltre un anno sulla loro pelle intorno alla squadra del cuore.

E dunque sì, da oggi in poi per la cessione dell’AC Milan si inizia a far sul serio, il fondo Elliott ha iniziato a muovere le truppe e a breve i fatti prenderanno il posto delle tante, troppe chiacchiere che ci hanno accompagnato in questi ultimi mesi.

Ma concretamente cosa succederà? E in che tempi?

Dato che presumibilmente in questi giorni ci capiterà di leggerne di ogni, questo mio post vuole essere un tentativo di fare chiarezza al proposito, nei limiti del possibile e con un’avvertenza preliminare: per la complessità del tema trattato, il taglio dei paragrafi successivi risulterà necessariamente tecnico/giuridico, se nella lettura qualcuno lo trovasse noioso può andare serenamente oltre e non gliene farò una colpa, io stesso confesso che non vedo l’ora di tornare ad occuparmi di pagelle, mi sbatto di meno e mi diverto di più.

PREMESSA: IL RUOLO DELLE GARANZIE

Sulle contraddizioni, i misteri buffi e gli interrogativi irrisolti che circondano da un paio d’anni la cessione del Milan ho già scritto in un pezzo di qualche settimana fa, quindi non starò qui a dilungarmi più di tanto sull’argomento, mi limito soltanto a ricordare che lo sconosciuto Yonghong Li porta avanti l’acquisto con modalità del tutto irrituali, senza fideiussioni bancarie a garanzia ma con 3 maxi rate off-shore da 100 milioni ciascuna, veicolate attraverso quasi tutti i paradisi fiscali del Pianeta (Hong Kong, Isole Vergini e Lussemburgo); quando sembra sul punto di rimanere in mezzo al guado per mancanza di fondi, interviene in suo soccorso il fondo speculativo Elliott, che gli consente di perfezionare l’acquisto tramite la concessione del noto maxi-prestito con interessi a due cifre garantito dalle azioni del Milan concesse in pegno.

Parliamo allora un po’ di garanzie, partendo da un esempio banale che nasce da un’esperienza comune a molti di noi, l’acquisto di una casa: quando andate da una banca a chiedere un mutuo per l’acquisto di una casa, l’istituto di credito compie una veloce istruttoria finalizzata ad accertare la vostra capacità di rimborso (rapporto rata/reddito), pretende di solito che mettiate anche un po’ dei vostri soldi nell’acquisto, fa periziare l’immobile per determinarne il valore, si cautela infine sul rimborso del debito iscrivendo un’ipoteca sul vostro appartamento.  Di base non sono richieste altre particolari formalità, a dire il vero la banca vi fa anche firmare una sorta di capitolato (che quasi nessuno legge) con il quale vi obbligate a custodire il bene con la diligenza del buon padre di famiglia, e pretende che stipuliate una polizza incendio sull’immobile vincolata a suo favore, che la metta al riparo da pentole dimenticate sui fornelli o da vostre eventuali inclinazioni verso la piromania… ma a parte questo, è sufficiente che voi paghiate regolarmente le rate e la banca si dimentica della vostra esistenza.  Qualora invece non lo facciate, ecco allora che entra in gioco l’ipoteca, ossia la garanzia reale che avete concesso alla banca sul vostro immobile, che consente a quest’ultima di avviare le procedure esecutive per far vendere all’asta la vostra casa e soddisfare le sue ragioni di credito.

Nel caso del Milan, è tutto un pelino più complicato: certo, Mister Li potrebbe rassicurare Elliott sul rimborso del prestito offrendo garanzie reali su alcuni dei suoi beni personali, ma Mister Singer non sembra particolarmente affascinato dalle sue leggendarie miniere di fosforo, ed allora a Zio Yongo per perfezionare l’acquisto del Milan non resta altra scelta che dare in garanzia il Milan stesso.

Più precisamente, la Rossoneri Sport Investment Lux, la società lussemburghese di Yonghong Lì che detiene il controllo di AC Milan (tenete ben a mente il Lussemburgo, capirete più avanti perché), concede a Project RedBlack, società veicolo di Elliott, un pegno di primo grado sul 99,93% delle azioni del Milan oltre che sui conti correnti di proprietà del club.

Ma che cos’è giuridicamente un pegno?  Così come l’ipoteca, anche il pegno è un diritto reale di garanzia, solo che ha per oggetto un bene mobile che viene consegnato da un debitore al suo creditore per garantire il rimborso di un prestito (si pensi agli antichi Monti dei Pegni, che concedevano prestiti in denaro previa consegna di oggetti d’oro o altri preziosi); in base all’art.2784 e ss. del Codice Civile, il pegno è quindi un contratto stipulato fra il creditore e il proprietario del bene (di regola il debitore), che trasferisce al primo il possesso del bene a garanzia della sua obbligazione.

Nel caso del Milan in realtà non è avvenuto nulla di tutto ciò, perché fino alla data odierna le azioni del Club sono sempre rimaste in possesso della società lussemburghese di Yonghong Li, e dunque di che pegno stiamo parlando?  Quello che riguarda il Milan è uno dei primi esempi tangibili di applicazione di un istituto giuridico relativamente nuovo, previsto all’interno del famigerato Decreto Legge “Salvabanche” di fine 2016, ossia il cosiddetto pegno mobiliare non possessorio (art. 1 Dl. 59/2016) con il quale viene data agli imprenditori iscritti nel Registro delle Imprese la possibilità di garantire un finanziamento con un pegno sui beni mobili destinati all’esercizio di impresa: in altre parole, i beni d’impresa possono costituire una garanzia per ottenere un finanziamento, rimanendo però di proprietà dell’azienda, che può quindi continuare ad utilizzarli.

Capite bene che se i beni aziendali messi a garanzia di un finanziamento restano nella disponibilità del debitore, il creditore deve trovare una qualche maniera per tutelarsi, ed è a questo proposito che entrano in gioco i covenants, di cui tanto abbiamo sentito parlare negli ultimi mesi: si tratta in sostanza di accordi che intercorrono tra un’impresa e i suoi finanziatori, miranti a tutelare questi ultimi dai possibili danni derivanti da una gestione eccessivamente rischiosa dei finanziamenti concessi, che prevedono solitamente clausole vincolanti per l’impresa, pena il ritiro dei finanziamenti o la loro rinegoziazione a condizioni meno favorevoli.

Per la tranche di prestito concesso al Milan (123mln€), i covenants prevedevano un preciso impegno a rafforzare la squadra in sede di calciomercato per aumentare il valore patrimoniale della società; per la tranche concessa a Yonghong Li (180mln€), i covenants imponevano alla proprietà cinese di effettuare una serie di aumenti di capitale (immissione di mezzi propri nella società) volti a mantenere un rapporto equilibrato tra mezzi propri e capitale di debito, e finalizzati ad assicurare il corretto svolgimento della gestione aziendale ordinaria.

Fa quindi sorridere sentire Fassone, Mirabelli o lo stesso Gattuso sostenere in ripetute interviste che a Milanello sia tutto a posto, che gli stipendi vengano corrisposti puntualmente, che i fornitori vengano pagati con regolarità: stiamo parlando dell’abc di una corretta gestione aziendale, se così non fosse Elliott sarebbe già dovuto intervenire per prendere in mano la situazione.

Cosa che in effetti è avvenuta alla fine di giugno, quando Yonghong Li non ha adempiuto all’ultimo dei covenants previsti, il famoso aumento di capitale da 32 mln: questi soldi sono stati versati nelle casse del Milan direttamente da Elliott, fatto salvo il diritto di Li di rimborsarli entro la deadline del 6 luglio.

Dato che a quanto pare Elliott non è stata rimborsato nei termini contrattualmente previsti, il comportamento della proprietà cinese configura la violazione di un covenant, e dà quindi la possibilità ad Elliott di agire nei suoi confronti per l’escussione del pegno: ma quali sono i modi per farlo, e quali le conseguenze pratiche?

ELLIOTT NON DIVENTERA’ PROPRIETARIO DEL MILAN

Si sente dire da mesi che tramite l’escussione del pegno Elliott diventerà proprietario del Milan in men che non si dica, e addirittura che potrebbe decidere di tenerlo in gestione per qualche tempo prima di rivenderlo; ad esaminare le norme previste nell’ordinamento giuridico italiano (ma anche in quello lussemburghese) sembra in realtà di poter dire che questa affermazione non corrisponde assolutamente a verità, dato che l’art. 2744 del Codice Civile sancisce espressamente il divieto di patto commissorio:  “È nullo il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore. Il patto è nullo anche se posteriore alla costituzione dell’ipoteca o del pegno”.

In altre parole, la cosa data in pegno o ipotecata non può passare direttamente nella sfera di proprietà del creditore, bisogna passare inevitabilmente attraverso un Tribunale che stimi il valore del bene dato in garanzia e proceda alla vendita: se dalla vendita se ne ricava una somma maggiore rispetto a quella necessaria a soddisfare la pretesa creditizia, la differenza si restituisce al debitore.

Sembra quindi privo di fondamento l’assunto in base al quale Yonghong Li stia per perdere tutto, in base agli ordinamenti comunitari vigenti Elliott potrebbe soltanto adire il Tribunale per chiedere la vendita delle azioni di AC Milan sino a concorrenza del suo credito, o pretendere l’assegnazione diretta delle azioni restituendo la differenza in denaro a Mr Li.

Il Milan dovrebbe quindi essere venduto attraverso procedure di vendita competitive, anche con l’ausilio di operatori specializzati, sulla base del valore stimato dagli esperti, e la procedura di vendita deve essere adeguatamente pubblicizzata anche attraverso la pubblicazione sul sito web del Ministero della Giustizia, ai sensi dell’Articolo 490 del codice di procedura civile: se non proprio biblici, tempi lunghi insomma.

Perché allora si continua a dire che tramite l’escussione del pegno Elliott rientrerà in tempi rapidissimi del suo investimento e Yonghong Li perderà tutto?

La risposta ce la fornisce l’avvocato Felice Raimondo sul suo blog rossonero L’avvocato del Diavolo, un sito di taglio squisitamente giuridico ricco di contenuti e di competenza (niente a che vedere con l’omonimo ma inutile programma di Milan TV).

Secondo Raimondo, la garanzia più importante e più sbrigativa con cui Elliott può rientrare dei soldi prestati a Mr Li è contenuta all’interno dell’art. 6.4 dello statuto della Rossoneri Sport Investment Lux, la società che controlla in prima battuta l’AC Milan: tale articolo, in conformità ad una legge lussemburghese del 2005 in materia di accordi di garanzia finanziaria, prevede che i diritti di voto inerenti alle azioni possono essere esercitati da qualsiasi persona a cui favore siano state promesse tali azioni, in conformità con il relativo contratto di pegno (nel caso specifico Project RedBlack, ossia la società veicolo di Elliott beneficiaria del pegno).

In altre parole, l’articolo 6.4 prevede esplicitamente che in caso di default (e come tale si configura la violazione di un covenant) la Project Redblack (ossia Elliott) possa esercitare i diritti di voto in assemblea al posto della Rossoneri Sport Investment Lux (ossia Yonghong Li): in questo modo quindi Elliott può votare in assemblea una proposta di acquisto relativa all’AC Milan ed esprimere un voto favorevole unanime, potendo decidere autonomamente di vendere il 100% del Milan a qualsiasi cifra gli venga proposta, anche ad una cifra semplicemente pari al suo credito (in tal caso Mr Li non riceverebbe nulla indietro, dato che il valore del bene venduto sarebbe equivalente al suo debito).

L’avvocato Raimondo parla in tal senso di una vera e propria “autostrada” che Elliott si sarebbe costruita per il soddisfacimento delle sue ragioni di credito grazie alla grande perizia dei suoi legali, abili ad utilizzare le leggi lussemburghesi che consentono al creditore di sostituirsi nell’assemblea ai diritti di voto del debitore.

Badate bene, non sarebbe il Milan a finire direttamente nella disponibilità di Elliott come sempre è stato detto, sarebbe caso mai la società controllante il Milan – tramite il suo CDA – a finire nelle mani di Elliott, che a quel punto sarebbe in grado di vendere il sottostante (Milan) senza passare attraverso un’aula di Tribunale.

In questo modo, verrebbe altresì rispettato il divieto di patto commissorio di cui abbiamo parlato in precedenza, divieto presente anche in Lussemburgo, dato che il creditore non disporrebbe direttamente del pegno (presente in Italia) ma in realtà, grazie ad un contratto collaterale di garanzia finanziaria (il prestito disciplinato dalla citata legge lussemburghese) disporrebbe “soltanto” della scatola proprietaria del pegno.

MORALE DELLA FAVOLA

Giratela un po’ come volete, questa storia della cessione sta per concludersi con la stessa marea di punti interrogativi con i quali è iniziata, volendo sintetizzare al massimo me ne vengono in mente almeno un altro paio, di una banalità sconfortante.

Vi sembra verosimile che un imprenditore metta in piedi un’operazione da circa un miliardo di euro e poi mandi tutto a puttane per gli ultimi 32 milioni?

Vi sembra oggettivamente plausibile che quello stesso imprenditore accetti di inserire nello statuto della sua società una clausola capestro in grado di estrometterlo da tutto senza colpo ferire?

La risposta a questi e a tanti altri interrogativi ce la daranno gli avvenimenti dei prossimi giorni.

L’ipotesi peggiore è quella che Yonghong Li o chi per lui si presenti ad Elliott con un compratore più o meno reale, ed inizi una battaglia legale senza esclusioni di colpi sulla giurisdizione competente a decidere, in grado di tenere il Milan in fase di stallo per lunghi mesi.

Quella più probabile è che venga invece alzato lì per lì un po’ di polverone mediatico giusto per salvare la faccia, e che subito dopo questa proprietà e questa dirigenza considerino di buon grado esaurito il loro compito di traghettatori lautamente pagati e si facciano da parte (con primo mercato discutibile, voluntary e settlement agreement negati, esclusione dalle Coppe, secondo mercato a saldo zero… di peggio poteva capitarci solo Caronte).

Si aprirebbe così finalmente la strada per la cessione definitiva dell’AC Milan (quella vera), una società completamente ripulita da partite debitorie ed in grado di essere venduta ad un prezzo verosimile, atto ad attirare investitori seri di lungo periodo e non speculatori da strapazzo o prestanome.

E finalmente potremo tornare a parlare di calcio.

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.