Chi ha sbagliato?

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Parafrasando la buonanima di Vujadin Boskov verrebbe da dire “Pagliuca”.

La realtà però è molto più complessa, e purtroppo in questo periodo di voglia di scherzare ce n’è veramente poca… Chi ha sbagliato dunque?

Iniziamo con un collettivo e catartico mea culpa, riconoscendo che tutti quanti qui nel Night, chi più chi meno, abbiamo preso un colossale abbaglio dopo il closing; d’altro canto venivamo da oltre un quinquennio di “resistenza” contro una proprietà arrogante e mistificatrice, sostenuta da una stampa faziosa, asservita e in malafede capace soltanto di fare da cassa di risonanza a slogan offensivi e sganciati dalla realtà.

E’ stata una battaglia di retroguardia lunga ed estenuante, combattuta con tecniche comunicative da guerriglia, ad un certo punto eravamo talmente stanchi e sfiduciati che volevamo soltanto essere liberati, che fossero americani o cinesi a farlo poco importava… e quando finalmente è successo ci siamo riuniti festanti e felici senza farci troppe domande, mentre ci lanciavano involtini primavera dalle jeep e gianduiotti dalle scrivanie.

Ormai credo di poterlo dire senza tema di smentita, ci stanno prendendo per il culo da oltre un anno.

Sull’oscura, misteriosa, impalpabile ed imperscrutabile proprietà cinese (?) sono già stati spesi fiumi di parole ed elaborate una marea di congetture, chi mi legge con continuità sa già come la penso al proposito quindi non starò qui a ribadirlo, in primis perché tengo famiglia e secondariamente perché l’argomento centrale di queste mie riflessioni vuole essere un altro: il nostro ineffabile Amministratore Delegato, l’esimio dott.Marco Fassone.

Eh sì, perché ancora mi tocca leggere dei distinguo, Yongo ormai è stato scaricato da tutti (o quasi), mentre sulla figura di Fassone taluni sospendono ancora il giudizio, “in fondo sta cercando di fare il suo mestiere in condizioni oggettivamente difficili”.

Ci viene in soccorso l’art.2381 del Codice Civile, che recita testualmente: Il consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio della delega… Sulla base delle informazioni ricevute valuta l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società; quando elaborati, esamina i piani strategici, industriali e finanziari della società; valuta, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale andamento della gestione.

In altre parole, l’amministratore delegato di una società è il braccio operativo della proprietà, l’organo esecutivo della volontà dei soci, ad essi indissolubilmente legato da un vincolo fiduciario: se viene meno la fiducia dei soci l’AD viene destituito, se è invece l’AD a non fidarsi più della proprietà può sempre dimettersi…ad oggi mi sembra che non sia successo nulla di tutto ciò, così eh, tanto per chiarire…

Mi limito quindi a ripercorrere lo storytelling fassoniano dell’ultimo anno, facendo ricorso quanto più possibile al corsivo virgolettato, in modo da puntualizzare un concetto preciso, non mi sto inventando nulla, certe cose le ha proprio dette Lui.

Partiamo dai bei tempi, quando il fascino delle parole nascondeva in un cantuccio i fatti che ancora dovevano accadere.

Partiamo da un’intervista rilasciata da Fassone alla Gazzetta dello Sport in data 27/7/2017

Un po’ di numeri: “Nel nostro piano quinquennale contiamo di passare dagli attuali 200 milioni di fatturato a 400-500. Stadio escluso, ovviamente lì dentro c’è tutto: Champions League, diritti tv, ricavi commerciali in Cina. Diciamo che nel 2022, se vogliamo parlare di obiettivi, sarebbe bello avere il Milan fra i primi 5 top club mondiali. Tra l’altro sta ripartendo anche la macchina delle sponsorizzazioni: la prossima settimana ne annunceremo uno di primo livello. Ora le imprese hanno più attenzione nei nostri confronti. Poi nel 2018/19 l’ingresso in una Borsa orientale è uno degli scenari più probabili”

Ora, uno può pensare “il nostro AD sta facendo un po’ il ganassa, l’entusiasmo per le cose formali del calciomercato gli ha preso un po’ la mano e spara due numeri a caso sui giornali”, invece no signori miei, è tutto nero su bianco nel business plan pluriennale AC Milan che leggete qui sopra con il quale si presenta in prima battuta all’UEFA.

Col senno di poi, l’obiettivo del Milan nei primi 5 top club mondiali ricorda sinistramente le “tre finali nei prossimi 5 anni” profetizzate da Berlusconi nel 2016, del mega sponsor cinese annunciato si sono perse le tracce, sullo scenario probabile di un ingresso in borsa nel 2019 ometto qualunque commento.

A dir poco esilaranti le previsioni di ricavo previste per la struttura Milan China, 90 mln€ solo per la stagione in corso che ad oggi si sono tradotte nell’arrivo di 2 brand prestigiosi: l’acqua minerale Alpenwater (cosa possano c’entrare poi le “Alpen” con la Cina è un bel mistero, ma d’altro canto dalle nostre parti consumiamo il sale rosa dell’Himalaya, quindi tutto è possibile) e il sito regionale di scommesse Vwin (che poi le scommesse on line siano proibite in Cina è un dettaglio)…ah, e poi dimenticavo lo storico accordo con il Benevento cinese della presidentessa scosciata, basilare per l’apertura di migliaia di scuole calcio. Ad oggi tutta sta roba ha prodotto un fatturato di un milione mal contato, leggermente sotto l’obiettivo di budget, ma c’è tutto il tempo per recuperare, tanto per la stagione 2018/19 l’asticella è fissata soltanto a 183mln di euro…

Qualche settimana dopo Fassone rilascia una lunga intervista al The Guardian (27 agosto 2017) in cui dichiara Siamo lieti di aver raggiunto la qualificazione in Europa League perchè rappresenta un passo importante e sarà una priorità per noi quest’anno tornare su un palcoscenico internazionale, ma la casa del Milan per natura deve essere la Champions League. Questo è l’obiettivo che i nostri proprietari ci hanno posto: vorrebbero vedere il Milan costantemente in Champions negli anni a venire. Sanno che, dal punto di vista sportivo ed economico, cambia la vita di un club, soprattutto in Italia, perchè le entrate sono impressionanti. Siamo fortunati perchè questa è la prima stagione in Italia in cui quattro club si potranno qualificare alla competizione (per il 2018-19): l’obiettivo è difficile, ma non impossibile. Rappresenta il traguardo minimo che vogliamo raggiungere. Il nostro club è un gigante che ha dormito per due o tre anni, ma è come una Ferrari che è stata tenuta in un garage, e devi metterla in pista per farla sentire libera”. Sul debito con il Fondo Elliott : “Stiamo già lavorando per rimborsarli e lo faremo davvero presto, possibilmente all’inizio del 2018”.

Ecco su questa storia del debito con Elliott si potrebbe scrivere un romanzo a parte, da mesi sentiamo dire che il problema sarebbe il rifinanziamento della parte inerente a Yonghong Li, mentre per rifinanziare la parte che riguarda il Milan non sussiste alcun problema, ci sarebbe addirittura la fila: per chi mastichi un minimo di economia, in realtà, qualche dubbio al proposito sorge, dato che la fonte primaria per rimborsare un debito è il cash flow aziendale, ed il Milan da anni ed anni produce flussi di cassa negativi, drenando in media liquidità per 100 milioni all’anno.

Il nostro AD mentre si reca a Nyon alla guida dell’ Air Fass One

Ad ogni buon conto, alla vigilia dell’incontro a Nyon con l’Uefa per la discussione sul Voluntary Agreement Fassone continua a professare ottimismo, ed in una intervista ad Eurosport del 15 dicembre 2017 dichiara: “Io devo essere prudente, anche perché ci sono contratti e dunque accordi di riservatezza che non possono essere violati, ma sono moderatamente ottimista. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto completare il rifinanziamento del debito con Elliott con 6 mesi di anticipo sulla scadenza, adesso ce ne sono 11 quindi non abbiamo fretta, stiamo facendo passi avanti. Attorno al Progetto Milan c’è grande fiducia da parte di investitori nazionali ed internazionali”.

A Fassone viene chiesto quale sarebbe lo scenario peggiore: “Che la Uefa dica che non è convinta dei nostri numeri, dei piani che abbiamo fatto, della proprietà, dei debiti e di altre cose, rimandandoci così alla primavera prossima per la discussione del Settlement Agreement. Abbiamo presentato alla Uefa un piano più prudente per dimostrare alla Uefa che anche senza Champions non succede niente, i nostri conti stanno in ordine lo stesso, stiamo in piedi, Il Milan prosegue e non andiamo nel baratro; anche se lo scenario si verificasse non avremmo problemi”.

All’uscita dell’incontro con la Uefa, il nostro esimio AD dichiara: “Sono uscito dal vertice con tiepido ottimismo. Penso che abbiamo fatto un grandissimo lavoro, soprattutto i miei collaboratori dell’area finanziaria ed in particolare Valentina Montanari. Abbiamo presentato un dossier amplimissimo con massima trasparenza, dando visibilità alla Uefa dei nostri conti e dei nostri progetti. Spero che lo possano valutare bene, basandosi non solo sul fatto che il Milan è un grande club ma anche su numeri e progetti seri” (sigh).

Il nostro AD moderatamente ottimista in vista del Settlement Agreement

Ma, ahimè, quei cattivoni dell’Uefa la pensano diversamente e decidono di rimbalzare la proposta di Voluntary Agreement avanzata dal Milan, queste le parole di Fassone al proposito: “Non potevamo fare di più. Abbiamo prodotto una documentazione ampia, esponendo i piani più ottimistici e quelli meno ottimistici, dimostrando le modalità con le quali il Milan farà fronte a eventuali ricavi più bassii, ad esempio quello della Cina (ad esempio – ndr) o a performance sportive non in linea con quelle che sono le nostre aspettative. La commissione ha però espresso la volontà di avere una garanzia bancaria, bastava dirlo prima e avremmo previsto che sarebbe stato impossibile arrivare fino in fondo.”

In sostanza Fassone afferma con la massima naturalezza che se avesse saputo che era necessario produrre una garanzia bancaria (ohibò, che stranezza) a Nyon non si sarebbe neppure presentato…ma tutto sommato pazienza, vorrà dire che ripiegheremo sul Settlement Agreement: “È una metodologia conosciuta da tutti i club europei, e alcuni club italiani lo hanno già utilizzato in passato. Il Milan ha commesso delle violazioni rispetto al Financial Fair play, rispetto a delle stagioni precedenti. Faremo quindi il Settlement Agreement, che ci porta ad avere delle sanzioni economiche e sportive, come un tetto dei salari dei giocatori o limitazioni riguardo al tesseramento dei giocatori nelle competizioni europee. Vedremo che accordo proporrà la UEFA al Milan”

Si arriva cosi al mese di maggio, che vede il nostro intrepido Amministratore Delegato recarsi nuovamente a Nyon per discutere con l’Uefa il Settlement Agreement, all’uscita Fassone dichiara: “Abbiamo parlato nel dettaglio del rifinanziamento del debito con Elliott (già, è ancora lì da fare – ndr). Li abbiamo rassicurati sulle tempistiche e sulle trattative che stiamo portando avanti, ho già detto più volte che il finanziamento potrebbe essere puro, ma anche che ci possa essere qualche socio che entri in società. Da dove arriverà, se arriverà, non lo so. Sono cose che riguardano l’azionista. Abbiamo tre proposte sul tavolo. Siamo alla ricerca della soluzione migliore per il Milan e per la holding. Non voglio più fare previsioni, però ci stiamo lavorando tanto e mi auguro di risolverla il prima possibile e di toglierla dal tavolo”.

Il nostro AD sorpreso dopo la negazione del Settlement Agreement

Ma a quanto pare le rassicurazioni dell’ineffabile AD per l’Uefa non sono abbastanza rassicuranti, perché decide di negare al Milan anche il Settlement Agreement, concesso in passato a cani e porci, e rimanda la nostra società alla Camera Giudicante per decidere quali sanzioni applicare al club per la violazione dei vincoli del Fair-Play Finanziario nel triennio 2014-2017. Fassone è inviperito per il no dell’UEFA, e spiega le sue ragioni così: ”Mi sembra importante che la società assuma una posizione chiara dopo il comunicato dell’UEFA: da parte mia posso dire che regnano la sorpresa e l’amarezza, perchè da quando c’è il Fair-Play Finanziario è sempre stato offerto e concesso il settlement agreement. C’è stato un solo caso in passato con una società russa, non di primo livello, che è stata rimandata”.   Fassone prosegue citando i dubbi dell’UEFA sulla proprietà, che sono stati accresciuti dalla dispendiosa campagna-acquisti del Milan e dalle voci sulla scarsa consistenza finanziaria di Yonghong Li: ”Il voluntary agreement non ci era stato consentito perchè la commissione riteneva opportuna una garanzia bancaria dalla holding proprietaria del club. L’UEFA sostiene che il mancato rifinanziamento del debito con Elliott sia un segnale di scarsa solidità finanziaria e getti nubi sul futuro del club (ma guarda un po’ -ndr). Ma questa ipotesi non tiene conto della proposta avanzata dal Milan di sentire Elliott, che in qualità di nostro finanziatore si era impegnato per garantire la continuità dell’azienda, e non tiene conto neppure degli aumenti di capitale e delle spettanze versate con regolarità. Ci siamo rimasti male, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare. Da domani i nostri legali analizzeranno il dispositivo: questa decisione danneggia la nostra immagine”.

Si arriva così alla sentenza della Camera Giudicante dell’Uefa della scorsa settimana, con la quale il Milan viene escluso per un anno dalle competizioni europee per violazione delle regole del fair play finanziario nel triennio 2014-2017, sentenza sulla quale Fassone, bontà sua, a quanto consta non ha ancora rilasciato interviste, limitandosi ad annunciare con un comunicato ufficiale del club la decisione di fare ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna.

Nel frattempo Yonghong Lì non ha adempiuto all’ultimo aumento di capitale di 32 milioni di euro previsto negli scorsi giorni, ed entro la fine di questa settimana sapremo se il Milan passerà sotto il controllo di Elliott o di qualche fantomatico nuovo proprietario che si è fatto avanti negli ultimi tempi (Rocco Commisso? Tom Ricketts?).

Come sempre accaduto negli ultimi anni, anche in questa circostanza l’esausta tifoseria rossonera si sta dividendo sulla posizione da prendere, c’è una parte che si schiera a difesa della dirigenza e grida al complotto nei confronti dell’Uefa, ben rappresentata dall’esperto di editoria sportiva nei giusti toni e, ahimè, anche da molti amici di Radio Rossonera.

Io francamente rigetto con forza questo punto di vista, se è vero che spesso e volentieri le norme sul fair play finanziario sono state aggirate con artifizi contabili di vario genere (finti sponsor, plusvalenze farlocche et similia), è anche vero che sulla solidità delle proprietà che li hanno posti in essere di dubbi ce n’erano pochi, ed è proprio per questo che tali società hanno potuto avere accesso ai dispositivi sanzionatori del Settlement Agreement.

Perché il punto è proprio questo, la Uefa non se l’è sentita di legittimare con un accordo (agreement) una proprietà opaca e traballante con business plans fantasiosi, nelle motivazioni che presto saranno rese note sembra che al proposito la frase più ricorrente verta sulla “lack of credibility”: alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi e del teatrino a cui stiamo assistendo in questi giorni, voi ve la sentite in tutta franchezza di darle torto?

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.