Cambiare tutto per non cambiare niente

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PREMESSA

“Mi rendo conto di entrare in un campo minato, all’interno del Night c’è una vasta corrente di pensiero secondo la quale a questi dirigenti si deve perdonare tutto, il solo fatto di averci liberato dal Nano e dal Condor di Staminkia li ha resi praticamente intoccabili ed esenti da critiche ad aeternum.

Beh signori, che vi devo dire, sarò in minoranza ma francamente io non la penso proprio così.

Partiamo da “l’opacità” della proprietà, possibile che a distanza di oltre sei mesi dall’acquisizione non si sia ancora capito con chiarezza quale sia la reale struttura proprietaria che sovrintende alle sorti del club?

Che ci tocchi leggere illazioni provenienti da tutte le direzioni possibili ed immaginabili (ultimo il New York Times) senza una reazione chiara e decisa della società volta a tutelare le proprie ragioni, se necessario anche per le vie legali?

Che ci si trovi costretti a fare il tifo per il passaggio da un hedge fund aggressivo ad un altro più paziente per il rimborso delle grandi somme prese a prestito?

Si parlava di grandi soci di capitale, di primarie aziende di stato cinesi, di mega sponsor con contratti stellari…beh ragazzi, se tutto questo esiste davvero sarebbe ora che uscisse allo scoperto, perché in questa fase se ne avverte più che mai il bisogno.”

 

Questo è ciò che scrivevo a margine delle pagelle di un Napoli Milan del 19 novembre 2017, dunque in tempi non sospetti, ben prima del diniego Uefa al Voluntary Agreement di dicembre o al Settlement Agreement dei giorni scorsi.

Questo non per rivendicare il fatto che “io l’avevo detto”, tanto non si vince mica nulla… ma solo per sottolineare che l’opacità, la scarsa trasparenza e l’alone di mistero che circondano la proprietà cinese erano elementi noti e temuti fin da allora, anche in questo blog da taluni accusato di essere filo-societario.

 

TANTI, TROPPI INTERROGATIVI

CESSIONE PARTE PRIMA

A ben vedere, tutta la vicenda della cessione del Milan è un intrigo di bugie, interrogativi irrisolti, misteri buffi, colpi di scena e ribaltoni clamorosi, basta ripercorrere la storia degli ultimi 4 anni per rendersene amaramente conto. E dato che non sono in grado di fornire alcuna risposta credibile sulla questione (quelle le lascio agli insider di cui pullula il web), mi limito ad elencare una serie di domande che circolano negli ambienti finanziari, partendo dall’origine.

Perché nella primavera 2015 un oscuro broker thailandese, Mr. Bee Taechaubol, arriva a firmare un pre-contratto per l’acquisto a 480 milioni di euro di una quota di minoranza del 48% del Milan, valutando quindi la società oltre il miliardo, prezzo palesemente ritenuto fuori mercato da tutti gli analisti finanziari?

Perché tra i mediatori che assistono il Sig. Ape nell’operazione compaiono solo personaggi con un passato o un presente all’interno di Fininvest, tipo Pablo Victor Dana o Kiss me Licia Ronzulli?

E’ casuale che tutto finisca nel più completo oblio quando la Guardia di Finanza accende i riflettori sulla Tax&Finance di Lugano, discussa società di consulenza specializzata in fondi off-shore coinvolta come advisor nell’operazione e accusata da lì a pochi mesi di riciclaggio nell’inchiesta sulla vendita dei diritti TV della Lega Calcio?

Perché nell’agosto del 2016 Sal Galatioto, advisor italo-americano che in carriera ha portato a termine maxi cessioni in ambito sportivo come quella dei Golden State Warriors, viene improvvisamente messo alla porta e scompare nel nulla lasciando campo libero alla cordata(?) di Yonghong Li?

Perché il successivo acquisto del Milan viene condotto con modalità del tutto irrituali, senza fideiussioni bancarie a garanzia ma con 3 maxi rate off-shore da 100 milioni ciascuna, veicolate attraverso tutti o quasi i paradisi fiscali del pianeta Terra (Hong Kong, Isole Vergini e Lussemburgo)?

Perché non si è più saputo nulla delle segnalazioni antiriciclaggio inviate dalle banche riceventi all’Unità di Informazione Finanziaria, che hanno portato all’apertura di un fascicolo informativo presso la Procura di Milano su segnalazione della Guardia di Finanza?

E’ casuale che quei soldi siano entrati nelle casse della Fininvest proprio nel momento in cui essa ne aveva un gran bisogno, cioè nello stesso periodo in cui si trovava a fronteggiare la scalata ostile di Mediaset da parte di Vivendi, che aveva appena fatto saltare l’accordo per l’acquisto di Premium?

E’ altrettanto casuale che l’operazione di cessione del Milan sia stata infine perfezionata soltanto grazie al maxi-prestito da 300 milioni concesso dal fondo speculativo Elliott, impegnato in questi ultimi mesi in una dura battaglia contro Vivendi per il controllo di Telecom Italia?

Non è quanto meno curioso che nel CDA del nuovo Milan sieda un uomo come Paolo Scaroni, notoriamente più vicino al proprietario uscente (si pensi alla nomina ad Amministratore Delegato dell’Enel, avvenuta nel 2002 durante il secondo governo Berlusconi) che a quello subentrante?

 

CAPACITA’ MANAGERIALE E BUONA FEDE ?

CESSIONE PARTE SECONDA

Come vedete, tutta questa storia è un interrogativo senza fine, e le risposte sono ben lungi da venire.

In questi ultimi giorni si è parlato di accanimento dell’Uefa nei confronti del Milan, di processo alle intenzioni, di “sentenza politica”: posto che un qualche fondamento queste obiezioni possano anche averlo facendo riferimento a casi passati, non pensate che alla fin fine l’Uefa stia semplicemente chiedendo chiarezza sul nostro nebuloso assetto societario?  Che per usare un termine pokeristico stia cercando di “andare a vedere” se per caso le carte in mano a Yonghong Li non nascondano un gigantesco bluff?

Non credete in tutta sincerità che sia la stessa chiarezza che dovremmo necessariamente ed obbligatoriamente pretendere soprattutto noi tifosi, che nel Milan investiamo tempo, passione e soldi consentendo a tutto il baraccone di andare avanti?

Tralasciamo un attimo l’aspetto strettamente sportivo (anche lì più ombre che luci, sia chiaro) e focalizziamo la nostra attenzione sull’aspetto squisitamente societario: ritenete che a distanza di oltre un anno lo sbandierato “progetto cinese” possa ancora essere definito tale?

A ben vedere stanno clamorosamente venendo meno persino i criteri discriminanti con i quali abbiamo a lungo fatto distinzione tra la proprietà e la dirigenza attuali e quelle precedenti, quelli della capacità manageriale e della “buona fede”.

Lo storytelling fassoniano di un anno fa postulava innanzitutto forti investimenti iniziali sul mercato per raggiungere da subito la Champions League ed alimentare un circolo virtuoso di ricavi in aumento, sappiamo tutti come è andata a finire.

Favoleggiava poi un fortissimo incremento nel settore sponsorizzazioni, anche in virtù di una focalizzazione mirata sui mercati dell’Estremo Oriente, ma ad oggi i ricavi da sponsor si attestano su un modesto aumento del 10% rispetto all’anno precedente, le uniche new entry cinesi sono AlpenWater e VWin, marchi storici come Audi ed Adidas ci hanno salutato nell’esercizio in corso.

Altro punto focale del progetto la creazione di Milan China, una società ad hoc finalizzata alla ricerca di sponsorizzazioni in loco, tessitura dei rapporti con le istituzioni cinesi, apertura di store per il merchandising, creazione di scuole calcio sul territorio cinese: ad oggi la montagna parrebbe aver partorito il topolino dell’accordo di collaborazione con il Guizhou Hengfeng Zhicheng, una sorta di Benevento cinese più noto per le grazie della sua giovane presidentessa che per altro.

Sui rapporti con le istituzioni calcistiche europee varrebbe la pena di scrivere un post a parte, ma vediamo di riassumerle per sommi capi. Fassone vola a Nyon già subito dopo il closing, chiedendo di accedere al Voluntary Agreement sulla base del libro dei sogni che postula l’ingresso in Champions League e la conquista trionfale dei mercati cinesi, la Uefa invita a ripensarci con calma scadenzando un nuovo appuntamento in autunno; nell’occasione il nostro AD si ripresenta con un business plan più ragionevole, che viene però bocciato di stretta misura soprattutto a causa della mancanza di trasparenza sugli assetti proprietari e delle incertezze per la continuità aziendale legate al rifinanziamento del debito con Elliott. L’ineffabile Fax1 prende atto e con la consueta eleganza affabulatoria garantisce che la proprietà sta lavorando alacremente al rifinanziamento del debito, esistono diverse proposte sul tavolo già pronte da scegliere e da chiudere di lì a poco, in modo da ripresentarsi con le carte in regola all’appuntamento primaverile con l’Uefa per chiudere il Settlement Agreement.  Sfortunatamente il rifinanziamento non si chiude a Febbraio, né a Marzo, ne ad Aprile… insomma ci si ripresenta a Nyon nelle stesse identiche condizioni di 6 mesi prima e, guarda un po’, la Uefa nega anche il Settlement Agreement, provocando nel nostro AD una reazione tra lo stupito(?) e il risentito(!), si arriva addirittura ad evocare una possibile valutazione del “danno di immagine”… Che ci sia il danno di immagine è fuori discussione, una figura di merda così colossale e le possibili sanzioni in arrivo rischiano di provocare una fuga dei calciatori più rappresentativi e una ridefinizione al ribasso degli accordi con gli sponsor, ma anziché sentirsi vittime di non meglio precisati complotti sarebbe meglio fare un solenne mea culpa e prendere atto delle proprie evidenti mancanze.

 

LA COMUNICAZIONE

Infine mi sembra doveroso un accenno ad un aspetto non secondario di tutta questa vicenda, quello della comunicazione, nel quale l’arrivo di un professionista del settore con un solido curriculum da giornalista alle spalle come Fabio Guadagnini aveva indotto a sperare per il meglio, e gli inizi sembravano confortare queste speranze: una ritrovata attenzione nei confronti dei tifosi sui social, un canale di contatto con la società loro riservato, una strategia comunicativa forse un po’ sborrona (“passiamo alle cose formali”) ma funzionale a riportare un po’ di entusiasmo all’interno di una tifoseria depressa.

Ben presto però sono emerse note dolenti anche in questo settore, a cominciare da un inutile evento autocelebrativo di fine mercato (APACF) – per di più affidato ad un inutile “giornalista” legato a doppio filo alla passata gestione ma prontamente e sfacciatamente salito sul carro – per passare al silenzio assordante con il quale si è scelto di rispondere alle peggiori accuse nei confronti della nuova proprietà provenienti da ogni parte del mondo, fino a giungere al surreale e grottesco “discorso della credenza” con il quale Yongo anziché entrare nel merito ha fatto gli auguri di buon anno ai tifosi del Milan il 21 febbraio (…)

Sintetizzando, si è iniziato con la simpatica animazione degli aerei intenti a trasportare Fax&Mira in giro per l’Europa e si è finito con un simpatico video del trenino Thomas.

 

COME SE NE ESCE?

CESSIONE PARTE TERZA

Da qualunque parte si voglia esaminare la questione, quello che si sta delineando è un quadro a tinte fosche, per non dire nerissime: una stagione iniziata all’insegna del rilancio sta finendo nella depressione più totale, con probabili ripercussioni destinate a compromettere pesantemente anche la prossima, visto che nelle settimane in cui si dovrebbe pianificare il futuro prossimo siamo destinati a restare sospesi in attesa di una sentenza.

Naturalmente Yonghong Li ha tutte le possibilità di smentire clamorosamente le mie previsioni da Cassandra, onorando puntualmente i prossimi onerosi aumenti di capitale che lo attendono (come ha sempre fatto fino ad ora, questo gli va riconosciuto) e rifinanziando in tempi rapidi la pesante partita debitoria nei confronti di Elliott, anche se le recenti dichiarazioni di Fassone a margine dell’ultimo CDA sembrano indicare il contrario (“non sono previste accelerazioni in tal senso”).

Diversamente è auspicabile per tutti che si arrivi al redde rationem il più presto possibile, con i titoli di coda pronti a scorrere sulla prima parte del film andato in onda nel corso dell’ultimo anno, i cui attori sembrano pronti a farsi da parte dopo aver recitato onestamente il loro copione, e con l’entrata in scena di un nuovo protagonista, quel fondo Elliott chiamato finalmente a svolgere lo sporco lavoro implicitamente assegnatogli fin dall’inizio, ossia la vendita differita dell’ AC Milan ad un prezzo di mercato ragionevole, in grado di attirare imprenditori solidi con progetti sostenibili nel medio periodo.

In caso contrario, sarà cambiato tutto per non cambiare niente.

 

Max

 

P.S: il 23 giugno vogliamo celebrare con voi il 10° anniversario di Milan Night. Clicca qui per sapere come partecipare 
Aspettiamo le vostre mail numerose non mancate, sarà un bellissimo modo per conoscerci e divertirci!

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.