Analisi e complotto

25 luglio 2017 | Di | Rispondi Di più

A mio avviso meritava anche la coppa per le nazionali

Complotto – Quelli che nel corso del tempo hanno avuto la pazienza di leggere i miei sproloqui sul web sanno che tra i molti difetti che mi sono ritrovato ce ne sono alcuni che preferisco. Il re dei re è, senza dubbio, il complottismo. A proposito dei miei difetti, passo indietro: è il 1994 e la nazionale di Arrigo Sacchi, probabilmente una delle più forti di tutti i tempi, gioca il mondiale negli Stati Uniti. A mio avviso, e non ho mai cambiato idea, la fifa monta un complotto di proporzioni bibliche per fare vincere il mondiale al Brasile, sicuramente il più scarso di ogni tempo. Mentre elaboro la mia teoria un politico italiano (gobbodimerda) in voga in quei tempi spiega in televisione che il complotto spiega molte cose ma non esiste mai.

Credibilità – Se me lo avesse detto un passante in un bar mi sarei incazzato come una iena; sentirlo da un politico di mezza tacca in un periodo in cui la credibilità della sua “classe” era ampiamente al di sotto dello zero mi ha regalato alcuni secondi di glaciale raziocinio per smontargli la frase e l’arroganza con cui l’aveva pronunciata. Posto che sia vera la frase, e non lo è, basta leggerla in maniera palindroma: il complotto non esiste mai ma spiega tutto. Ne ho fatto la stella polare del mio essere, cerco sempre di andare oltre le semplici evidenza guardando il dettaglio, il quadro nel suo complesso e anche dove è stato posizionato. E soprattutto, perché.

Analisi – Tutto questo lungo preambolo (sempre dei miei difetti stiamo parlando…) per dire che mi sono sbizzarrito in una analisi “diversa” del mercato rossonero cercando di andare oltre ai lustrini ed alle paillettes della sola “campagna acquisti”. La conferma del fenomeno tra i pali, l’acquisto di un top player in difesa, l’arrivo di dieci giocatori nuovi, la promessa di prenderne altri, l’agire imponendo le proprie condizioni. C’è n’è abbastanza per stappare il Dom Perignon che avete messo via per i tempi buoni e ubriacarsi. Siamo passati dal piazzista vestito come un becchino che citofona a casa di un centravanti modesto ad una dirigenza che butta in faccia alla gobbaglia quaranta testoni per portargli via il loro miglior difensore e leader carismatico. Un abisso. Di felicità.

Rottamazione – A voler ben guardare i milioni messi sul piatto sono “solo” ventotto perché i cleptomani ci regalano dodici milioni per un giocatore che da noi non vuole più stare, da mesi dice di voler andare da loro, ha rotto con l’ambiente e nessuno al Milan vuole più. Dodici milioni, peraltro, di plusvalenza pura visto che l’erede di Maldini (sic) è un prodotto del vivaio rossonero. Un capolavoro. Ecco che mi è venuta voglia di andare a vedere anche la campagna vendite del duo Fassone – Mirabelli. Premesso che è un’analisi superficiale fatta aprendo qualche pagina web a caso il risultato è sorprendente. Siamo al cospetto di una vera campagna di rottamazione tra cessioni e mancati rinnovi, una squadra con tanto di riserve spedita a succhiare stipendi in galassie diverse.

Elenco – Eccolo qui lo sqaudrone che tremare il mondo fa schierato con un bel 352: Diego Lopez (2,5), De Sciglio (1,5) Ely (0,8) Vangioni (0,8), Poli (1,5) Bertolacci (2) Kucka (1,5) Pasalic (0,8) Mati (1,3), Lapadula (1) Honda (2,5). A disposizione del (coraggioso) mister: Gabriel (0,8) Deulofeu (1,4) Ocampos (1)
Quattordici giocatori che sono andati ad impreziosire squadre di medio livello in Italia, Spagna, Turchia e Messico. Fanno eccezione Deulofeu che torna a fare panchina al Barcellona e De Sciglio che va alla juve. Se è vero che giaciglio e vangioni sono fuori ruolo è altrettanto vero che se ci facessimo prestare un centrale dai cedibili del Milan (Paletta per esempio che è in uscita pure lui) e passassimo al 442 avremmo comunque una squadra da nono o decimo posto. A essere buoni.

Surprise – Non è solo in attesa della ciliegina sulla torta che abbiamo delle sorprese. Il numero tra parentesi indica lo stipendio netto dei giocatori ceduti reperito qua e là sul web confrontando diverse fonti. La somma fa 19,4 milioni di euro che la prossima stagione verranno dirottati su stipendi di giocatori la cui qualità è tripla o quadrupla rispetto ai dismessi. Seconda sorpresa: cedendo, dismettendo o regalando anche Paletta (1), Niang (1,4), Bacca (3,5), Montolivo (2,5) e “El Uallarito” Sosa (1,5) il risparmio salirebbe a 29,3 milioni di euro ed il numero di pippe dismesse salirebbe a 19. Al momento in cui scriviamo abbiamo trovato, spigolando nel web, un’indicazione degli stipendi dei dieci nuovi giocatori del Milan che si aggira intorno ai 26,6 milioni di euro oppure 32,6 se vogliamo considerare il rinnovo del numero 99. Li ricordiamo: Donnarumma buono (6) e scarso (1), Conti (2,5) Musacchio (2,2) Bonucci (6) Rodriguez (2,8), Kessie (2,5) Biglia (3,2) Chalanoglu (2,5), Borini (1,8) A. Silva (1,9). Vincerebbero anche in dieci contro undici e costano poco di più. Terza sorpresa: dal precedente gruppo di scaricati i nostri uomini mercato sono riusciti a ricavare trenta milioni di euro. De Sciglio (12), Kucka (6), Vangioni (4), Ely (4), Bertolacci (2 in prestito oneroso) e Lapadula (2 in prestito oneroso). Non solo non li abbiamo regalati pagandogli mezzo stipendio (do you remember imperatore del mercato del pesce?) ma ci abbiamo fatto dei soldi, delle plusvalenze e ci siamo totalmente liberati del loro ingaggio. Cappotto. Dalla cravatta gialla al cappotto…

Dopo i sommersi, i salvati – Chi si salva dalla disinfestazione? Poca roba. Abate e Antonelli (due ragazzi del vivaio ceduti e ricomprati a prezzo maggiorato dal Condor), Calabria, Gomez e Zapata (forse perché i miracoli non riescono nemmeno alla MiraFax Corporation), Locatelli e Bonaventura in mezzo al campo e Suso davanti. Otto. Ve la ricordate quella del tizio che diceva che tre quarti della rosa andavano cambiati? Invece di ascoltarlo si è preferito parlare delle uova al tegamino e pugnalarlo alle spalle esonerandolo senza nemmeno un comunicato stampa. Buttando nel cesso tre anni preziosi sulla strada della rinascita. Di sicuro tra i salvati non metteremo gli ex dirigenti che hanno causato o favorito questo disastro sportivo ne tanto meno i servi che in radio, televisioni, giornali e web hanno coperto questo scempio. Nota di servizio: non serve adesso andare in giro a dire “abbiamo sbagliato” cercando un nuovo culo da leccare. Abbiamo preso nomi e numeri di targa, ci ricorderemo di quando voi davate a noi dei tifosi da tastiera, dei non evoluti, degli interisti. Andate ad occuparvi di judo e combinata nordica. Anzi no, rovinereste anche quegli sport.

Cosa non sorprende – Questo branco di lingue penzolanti ha coperto per anni un sistema che la dirigenza attuale sta smontando pezzo per pezzo. Non solo e non tanto rottamando una rosa di mediocri costruita con logiche che con il calcio giocato non hanno nulla a che spartire ma anche sbugiardando i rituali di un fallimento senza precedenti. Lavorando da mesi mentre altri aspettavano “i tre giorni del condor”; comprando giocatori e non racimolandoli a parametro zero o in prestito secco comeuna provinciale qualsiasi; vendendo giocatori e non regalandoli con stipendio pagato dal milan; lavorando duro e non trascorrendo il mercato in bermuda tra discoteche e ristoranti delle più svariate località balneari. Non sorprende che qualcuno rimpianga quel mondo come non ci sorprende che la frase sui ristoranti di Massimiliano Mirabelli sia stata definita “fuori luogo”. Dignità non ne avete mai avuta, per quale motivo dovreste cominciare adesso?

Pier

Tags: , , ,

Categoria: Calciomercato, Comunicazione, Giornalisti

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione “Fossa dei leoni” che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all’orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.