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	<title>Ricordi rossoneri &#8211; Milan Night</title>
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	<title>Ricordi rossoneri &#8211; Milan Night</title>
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		<title>Juventus-Milan: La vittoria che cambiò tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 06:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[La settimana che va dal 3 al 10 gennaio 1988 la vivo in apnea, come mai prima di allora. La vittoria schiacciante contro il Napoli di Maradona, dominata e strameritata, mi proietta in una dimensione sconosciuta. Mi impossesso della gioia, dell’euforia e di un senso di idolatria pura per il mio nuovo eroe: Ruud Gullit, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">La settimana che va dal 3 al 10 gennaio 1988 la vivo in apnea, come mai prima di allora. La vittoria schiacciante contro il Napoli di Maradona, dominata e strameritata, mi proietta in una dimensione sconosciuta. Mi impossesso della gioia, dell’euforia e di un senso di idolatria pura per il mio nuovo eroe: Ruud Gullit, il gigante trecciuto che riempie il campo in attesa che il &#8220;Cigno&#8221; Van Basten riprenda a volare.</p>
<p style="text-align: justify">In quei giorni la Gazzetta dello Sport è l&#8217;unico pane quotidiano, insieme al mensile Forza Milan che però, per sua natura, non può soddisfare la mia fame di notizie fresche. L&#8217;attesa cresce a dismisura per la sfida successiva: la trasferta a Torino contro la Juventus, una classica del calcio italiano che, per noi milanisti, ha sempre il sapore della trasferta proibitiva.</p>
<p style="text-align: justify">Non vinciamo al Comunale dal lontano 1970, un&#8217;era geologica fa, quando i rossoneri si imposero per 2-0 con reti di Prati e Villa. In pratica, non sono ancora nato. In quello stadio, nei miei ricordi di tredicenne, ho visto solo sconfitte brucianti o, nel migliore dei casi, qualche pareggio sofferto. La Juventus rappresenta il &#8220;potere forte&#8221;, la squadra da battere, e la trasferta a Torino è sempre un esame di maturità.</p>
<p style="text-align: justify">Ma questa volta è diverso. Dentro di me lo sento. Voglio di più: voglio la vittoria per continuare a sognare l’incredibile, per dare un senso a quel Milan di Sacchi che sta rivoluzionando il calcio italiano.</p>
<p style="text-align: justify">Quella domenica pomeriggio, alle 14:30, mi chiudo in camera. Un rituale sacro. Accendo la radio, cerco e sintonizzo le frequenze per ascoltare Tutto il calcio minuto per minuto. La voce che sento è quella inconfondibile del compianto Enrico Ameri, che descrive con pathos le azioni dallo stadio. L’attesa sale, l’ansia pure, ma la fiducia è totale. I miei ragazzi sono carichi, si sente nell&#8217;aria che qualcosa di grande sta per accadere.</p>
<p style="text-align: justify">Sacchi schiera l’undici &#8220;classico&#8221;, quello che recito a memoria come una poesia, un mantra che mi infonde sicurezza: Giovanni Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, Filippo Galli, Capitan Baresi, Donadoni, Ancelotti, Virdis, Gullit, Evani. Dall&#8217;uno all&#8217;undici, in rigoroso ordine numerico. Una formazione che entra nella leggenda.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre all&#8217;eccitazione per avere la possibilità di vivere finalmente un Juventus-Milan da &#8220;protagonista&#8221;, seppur a distanza, sale anche una strana paura, quasi reverenziale. La Juventus rappresenta un&#8217;istituzione, un simbolo di potere e superiorità che, anche se ho solo 13 anni, inizio a intuire. La radio parla di migliaia di tifosi rossoneri al seguito della squadra, un vero e proprio esodo. L&#8217;entusiasmo è acceso, come il mio. C&#8217;è una passione che sta ricominciando a bollire sotto la cenere dopo anni di traversie, di serie B e di situazioni poco piacevoli. Il Milan è tornato a far parlare di sé.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo tempo è un po&#8217; sofferto. I ragazzi sembrano bloccati, forse intimoriti dal palcoscenico e dall&#8217;avversario blasonato. Il gioco è armonioso, bello da vedere, ma non sono spavaldi come una settimana prima al cospetto di Re Diego. E, per assurdo, è la Juventus ad andare vicina al gol con Ian Rush, il centravanti gallese. Dopo un insolito errore di Baresi, un gigante che raramente sbaglia, Rush si presenta davanti a Galli. Il portiere toscano è bravissimo a ipnotizzare l&#8217;attaccante bianconero con un&#8217;uscita coraggiosa. Non vi dico che sospiro di sollievo faccio, un nodo in gola che si scioglie all&#8217;improvviso.</p>
<p style="text-align: justify">Nella ripresa, però, torna in campo il &#8220;mio&#8221; Milan, quello che ho conosciuto una settimana prima. Bello, spigliato, che gioca a memoria, e il radiocronista fa fatica a commentare le azioni rossonere dalla velocità con cui si susseguono. Il Milan è letteralmente trasformato. Tassotti pennella un cross pregevole dalla destra, un invito a nozze per la testa di Gullit: Tacconi si supera con un colpo di reni incredibile. Il Tulipano si ferma, ammirato, e applaude il portiere avversario, un gesto da vero signore del calcio.</p>
<p style="text-align: justify">Ascoltare la radio mi costringe a un esercizio di immaginazione che oggi, con la televisione e lo streaming ovunque, non siamo più abituati a fare. Immagino le azioni, i volti, il boato del pubblico. Il pressing del Milan diventa finalmente asfissiante, collezioniamo calci d’angolo a ripetizione. Su uno di questi, ancora il &#8220;Tasso&#8221; al cross: Ruud è padrone dell’area, salta più in alto di tutti e stavolta non perdona. Il Milan è in vantaggio!</p>
<p style="text-align: justify">Al gol di Gullit esplodo di gioia. La mia mente è in un fermento immaginario impazzito. Lo sguardo corre veloce al mio poster in camera, che raffigura il gol di Hateley nel famoso derby di tre anni prima. Immagino il gol di Gullit esattamente così, con la stessa potenza e la stessa prepotenza. E con l&#8217;immaginazione non vado molto lontano, perché il simbolo rossonero sovrasta il povero Favero, che non ha nemmeno il tempo di saltare per contrastare Ruud. Dopo la prestazione monstre contro il Napoli, la Gullitmania è ufficialmente iniziata.</p>
<p style="text-align: justify">Però, inaspettatamente, proprio dopo il gol, affiora la paura di vincere. È una sensazione strana, quasi un blocco psicologico. Il Milan si ferma, forse i ragazzi sentono che quello può essere un momento storico, la svolta della stagione. Sentono la pressione. Al contrario, la Juve, che non ha più nulla da perdere, si getta in avanti con tutto il suo orgoglio. Prima Cabrini sfiora il pareggio con un tiro velenoso, poi Baresi salva sulla linea un colpo di testa di Bonini a portiere battuto. È l&#8217;apice della sofferenza. Al novantesimo, e dintorni, nuovamente Ian Rush si trova solo davanti a Giovanni Galli. Il portiere rossonero si oppone con successo, con una parata che vale un gol. Finisce così. Dopo quasi 18 anni, il Milan batte la Juve a domicilio.</p>
<p style="text-align: justify">Una sensazione che non ho mai provato prima, se non in parte nel 1985, quando battiamo la Juventus a San Siro in quella famosa partita vinta per 3-2 che racconterò un’altra volta. Ma uscire da Torino con i due punti, in casa degli Agnelli, è qualcosa di incredibilmente godurioso. Ho la netta sensazione che la squadra stia trasformando i nostri sogni in realtà.</p>
<p style="text-align: justify">Finita la partita, mi distendo sul letto. Devo riprendere fiato ed energie perché l&#8217;ho vissuta intensamente, quasi fossi in campo con loro. La mia mente non si ferma, continuo a immaginare i colpi di testa di Gullit, la faccia di Tacconi quando deve raccogliere il pallone in fondo alla rete. Proprio lui, quello che più o meno un anno prima ci prendeva in giro dicendo che gli elicotteri ci servivano per scappare dalla vergogna.</p>
<p style="text-align: justify">Provo a immaginare la curva piena di bandiere rossonere, un sogno che diventa realtà. Recuperate le energie, è ora di dare un volto alle mie fantasie: è ora di guardare Novantesimo Minuto. Spero che la sintesi della partita non sia oscurata da Napoli-Fiorentina, finita 4-0 per i partenopei, e poi finire con Domenica Sprint.</p>
<p style="text-align: justify">Ma soprattutto, il giorno dopo, posso finalmente cercare i miei compagni di scuola bianconeri e guardarli dritti negli occhi. È il momento del riscatto, per anni di prese in giro subite in silenzio.</p>
<p style="text-align: justify">Quelli a cui servono gli elicotteri per scappare sono proprio loro, perché il Diavolo è tornato, e sta segnando in maniera indelebile la mia adolescenza e quella di tutti i tifosi milanisti della mia generazione.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em></p>
<p><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>Ricordi di Napoli Milan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 06:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[Finalmente anche questa sosta per la nazionale ci lascia e con lei si porta via tutte le chiacchere inutile e ci lascia come al solito l’infortunio con tinte rossonere, stavolta tocca a Kalulu.  Dopo questa pausa si gioca il primo Napoli-Milan di un trittico da cuori forti e da coronarie salde. La trasferta in terra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Finalmente anche questa sosta per la nazionale ci lascia e con lei si porta via tutte le chiacchere inutile e ci lascia come al solito l’infortunio con tinte rossonere, stavolta tocca a Kalulu.  Dopo questa pausa si gioca il primo Napoli-Milan di un trittico da cuori forti e da coronarie salde.<br />
La trasferta in terra campana è sempre stata agrodolce, ricordo grandi gioie, grandi vittorie ma anche sconfitte sonore. Al San Paolo abbiamo festeggiato il primo scudetto di Capello nel maggio del 1992, sempre nel 1992, a novembre, abbiamo vinto 5-1 con il famoso poker di Marco Van Basten che da lì a qualche giorno ne rifilerà altri quattro al Göteborg in Champions League dando le ultime pennellate alla sua breve ma luminosa carriera. Ma in terra campana ci sono state anche sconfitte sonore, come quella del novembre 1988 per 4-1 con il famoso gol di Maradona di testa da fuori area, ma quello era un Milan che pagava ancora i postumi della trasferta di Belgrado.<br />
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Sono lì con la mia radiolina, fedele compagnia di quel meraviglioso campionato, in attesa di ricevere notizie dalla mitica voce di Enrico Ameri. La squadra è in fiducia, la settimana prima abbiamo annichilito l’Inter in un derby dominato, Ruud Gullit, il nostro nuovo messia, è una forza della natura e la squadra lo segue. Però di fronte c’è il Napoli, la squadra di Maradona che carica l’ambiente partenopeo<em><strong> “Non voglio vedere nessuna bandiera rossonera “.</strong></em><br />
Loro sono i campioni in carica lo stadio è stracolmo, ho paura che anche stavolta rimango solo con la mia delusione.<br />
Così mi affidai totalmente ad Ameri, che con la sua voce mi porta dentro il San Paolo dove i miei eroi hanno iniziato a giocare, attacchiamo ma non riusciamo a sfondare, ad un certo punto interviene Ameri “<em>Scusa scusa sono Ameri da Napoli</em>…” il cuore si ferma per un attimo “<em>Milan in vantaggio, gol di Virdis che sfrutta un….”</em> Il resto non lo ascolto nemmeno, esulto urlando tutta la mia gioia, mio Dio siamo in vantaggio non ci credo, forza ragazzi dai….<br />
Ma alla fine del primo tempo, è Maradona a fare gol, pitturando una punizione all’incrocio, Galli non ci arriva, siamo 1-1 tutto da rifare. Intervallo lunghissimo, quei benedetti 15 minuti non finiscono più.<br />
Sacchi decide di togliere Donadoni ed entra lui il poeta, Van Basten che qualche settimana prima aveva decisivo la partita con l’Empoli con un gol straordinario. Ho pensato forza o la va o la spacca.<br />
La partita riprende e la voce di Ameri mi riporta con la mia immaginazione dentro al catino del San Paolo, come nel primo tempo stiamo attaccando ma non riusciamo a segnare.<br />
Poi un urlo squarcia il silenzio irreale che c’era a casa “GOL” siamo di in vantaggio, Virdis si fa trovare pronto sul cross di Gullit che aveva seminato i difensori del Napoli, e io cerco d’immaginare con i racconti della radio l’incornata di Virdis, il cross….sono in estasi.<br />
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È fatta il ritorno del diavolo è completato, Careca farà il 3-2 ma io sono già fuori in strada a sventolare la mia bandiera rossonera e ad esultare per il sorpasso in classifica.<br />
A fine partita Sacchi dirà <em><strong>“Non so se siamo i più forti, oggi siamo stati i più bravi”</strong></em>, a me non importava se eravamo bravi o i più forti, i miei eroi avevano compiuto un’impresa e io stavo assaporando il sapore di cosa vuol dire vincere.<br />
L’anno successivo c’è stato l’esodo a Barcellona ma tutto è partito da quel pomeriggio, e quando ci ripenso mi viene ancora la pelle d’oca.<br />
Che ricordi, che Milan, che tempi, vissuti con la leggerezza dell’adolescenza che stava per essere segnata da quella meravigliosa squadra.<br />
<em><strong>“Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento è cambiato tutto” (L’Equipe)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>W Milan</strong></em></p>
<p><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify">P.S.: Lo so che la citazione dell&#8217;Equipe è stata scritta dopo la vittoria di Barcellona, ma per me calza a pennello sempre.</p>
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		<title>I primi anni ottanta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2023 06:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli anni settanta sono stati anni di alti e bassi, a suo modo anni duri, la società italiana era in fermento, sono stati gli anni dei referendum, gli anni di piombo e nel mio Veneto anni dove iniziava la crescita economica che però venivano accompagnati dal fiorire della mafia del brenta. Per il Milan sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Gli anni settanta sono stati anni di alti e bassi, a suo modo anni duri, la società italiana era in fermento, sono stati gli anni dei referendum, gli anni di piombo e nel mio Veneto anni dove iniziava la crescita economica che però venivano accompagnati dal fiorire della mafia del brenta. Per il Milan sono stati anni di contestazioni, di proteste, famose quelle di Rivera ribadite più volte<strong><em>: “Finchè dura Campanati sarà sempre così. Tutto è cominciato tre anni fa con un certo Sbardella. Mi aspettavo che Campanati ci mandasse il siluro nella partita di Torino, invece lo ha fatto meglio qui. Anche a Torino era riuscito in parte nel suo piano, ma almeno con una certa eleganza. […] Non ho paura, vado anche dalla magistratura ordinaria se occorre. L’unica logica che c’è in queste cose è che bisogna far perdere il Milan. […] E’ il terzo campionato che ci portavano via gli arbitri”</em></strong>.<br />
Queste frasi molto forti ed ahimè ancora molto attuali, costarono al Gianni tre mesi e mezzo di squalifica.<br />
Nonostante tutto questi anni settanta ci hanno portato una Coppa delle Coppe ed un’altra persa in finale con l’onesto Magdeburgo e tre Coppe Italia di cui due consecutive.<br />
Salutiamo gli anni settanta con la conquista del tanto sognato scudetto della stella, ma anche con il ritiro del Divino Gianni Rivera e la scomparsa del Paron, artefice assieme al Golden Boy di tanti trionfi rossoneri.<br />
Arrivano gli anni ottanta purtroppo non iniziano bene, perché il Milan è coinvolto nel calcioscommesse e subirà la retrocessione in Serie B, e qui iniziano i miei ricordi. Sono ancora molto sbiaditi nel tempo perché dopo il primo anno di purgatorio il Diavolo ritorna subito in Serie A, ma la stagione 1981/82 si rivelerà disastrosa. Il Milan retrocede per la seconda volta in Serie B e questa volta è il campo a decretare il verdetto anche se qui si potrebbe aprire un capitolo enorme. Quel 16 maggio 1982 succede di tutto il Milan sta perdendo 2-0 a Cesena e il Napoli è in vantaggio per 2-1contro il Genoa, poi i rossoneri in meno di un quarto d’ora ribaltano la situazione con i gol di Jordan, Romano ed Antonelli. Una giostra di gol che premiava il Milan ma al San Paolo la ripresa è cominciata con 5 minuti di ritardo. Mentre io festeggio con papà la vittoria scaccia fantasmi sventolando la mia bandierina rossonera nel capoluogo campano succede di tutto.<br />
<img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="size-full wp-image-27743 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/Faccenda_rete_Napoli.jpg?resize=280%2C204&#038;ssl=1" alt="" width="280" height="204" />Castellini, portiere del Napoli è pronto a rilanciare la palla in avanti con le mani. Improvvisamente, con un movimento innaturale, la sfera sfugge al portiere partenopeo e finisce addirittura in Calcio d’angolo. Un pastrocchio degno di “Mai dire gol”, una roba mai vista su un campo di gioco. Il resto ve lo risparmio, è stata tutta una “Faccenda” strana. Dal ridere e sventolare la mia bandierina rossonera, il bimbo Harlock è in un angolino a sfogare la sua rabbia e soprattutto la sua delusione, parzialmente mitigata dal mundial spagnolo in quella stessa estate che per la storia italiana vuole dire molto.<br />
La stagione seguente si gioca la serie B, i miei ricordi sono molto più nitidi, sopra al mio letto c’è sempre lo Squalo Jordan ad esultare nel famoso derby di Coppa Italia della stagione precedente. I miei ricordi iniziano ad essere molto più nitidi. Posso tranquillamente affermare che è la stagione dove io consegno la mia anima al Diavolo in modo definitivo. Sono andati via molti “Vecchi” come Maldera, Antonelli, Novellino, Buriani. E si dà fiducia a dei ragazzi giovani, come Chicco, Mauro, la fascia di capitano passa sul braccio di un giovane ragazzo di nome Franco perché Collovati si è rifiutato di giocare un secondo anno di serie B ma come dico io il Karma arriva per tutti basta saper aspettare. Arrivano in rossonero un giovane Aldo Serena, Canuti, Pasinato dai cugini nell’affare Collovati che sveste il rossonero per indossare quel neroazzurro. Vengono acquistati anche Flipper Damiani e soprattutto il giocatore che realizzerà molti dei miei desideri, l’uomo dei miei sogni, un mio corregionale: Vinicio Verza.<br />
Milano come città si sta evolvendo, il Pil sta crescendo, l’economia è in fermento, nel capoluogo lombardo s’inizia a respirare aria di socialismo, dopo anni difficili, Milano si sta trasformando nella “Milano da bere”. Ed in tutto questo il Milan ci mette del suo, perché la squadra è forte, giovane, fresca e domina il campionato. Certo di Serie B, però San Siro è pieno, ribolle di passione per i suoi giocatori e anche nei momenti difficili come la famosa Milan-Cavese il pubblico non è mai mancato. Io in quella famosa partita c’ero e sono orgoglioso che il mio battesimo ufficiale in rossonero sia stato in serie B e con una sconfitta. Questo darà molto più sapore ai successi futuri.<br />
Nel 1983 si festeggia il ritorno definitivo in serie A, per l’occasione Giussy Farina saluta Joe Jordan, Serena, Canuti e Pasinato che ritornano dai cugini neroazzurri in quanto non vengono riscattati (errore grossissimo) dal presidente, e acquista tale Luther Blissett capocannoniere della Premier League ed Eric Gerets, difensore belga secondo me forte che però viene coinvolto in uno scandalo di calcio scommesse in Belgio e quindi squalificato. Assieme ad un crepuscolare Luciano Spinosi, ritorna dopo un anno di prestito a Pescara Filippo Galli, un ragazzo che qualche pagina importante la scrive nella nostra storia. Annata di alti e bassi che ci vede arrivare a ridosso della zona Uefa. L’unico scossone, oltre al tragicomico Blissett, è l’esonero di Castagner reo di aver firmato per la stagione successiva con l’Inter.<br />
Estate 1984, è la mia stagione delle prime rivincite sui compagni di scuola bianconeri e neroazzurri. In panchina ritorna il Barone Liedholm e assieme a lui vengono acquistati Giuliano Terraneo, il duo inglese Hateley e Wilkins, Pietro Paolo Virdis e un Vicecampione d’Europa come Agostino Di Bartolomei. Io ero bambino ma acquistare un giocatore da quella Roma era tanta roba per l’epoca. Dicevamo la stagione delle rivincite, si perché battemmo la Juventus a San Siro, la Roma in casa e fuori con la rissa tra Graziani e Di Bartolomei, il Verona che quell’anno vince uno storico scudetto ma non riesce mai a batterci. E poi c’è il momento per eccellenza, quell’attimo dove il piccolo diavolo inizia a rialzare lo sguardo e a mettere il primo mattoncino per le fondamenta di un Milan che diventa grande.<br />
In un derby da tutto esaurito, in una Milano sempre più in fermento, in una Milano che si appresta ad inventare un nuovo modo di fare imprenditoria, in una Milano dove inizia a farsi conoscere un signore che si chiama Silvio Berlusconi con le sue tv private, e che nel periodo estivo organizza i mundialiti a San Siro. In tutto questo noi milanisti abbiamo un appuntamento che non vogliamo mancare e l’orologio della storia ci porta dunque alle 15:47 ed è ora il caso che le lancette rallentino, l’aria si rapprenda, il tempo si cristallizzi e San Siro diventi il teatro di quello che deve accadere. In possesso palla c’è Franco Baresi, il libero della Stella, il giovane difensore che invece è rimasto anche in B per ben due volte, diventando LUI capitano, al posto di Fulvio Collovati. Il Piscinin, in libera uscita all’incirca sulla linea dei 40 metri avversari, alza la testa e pennella di destro verso l’area di rigore. Qui è appostato Mark Hateley, lungagnone inglese arrivato in estate dal Portsmouth. Si porta ovviamente dietro il fantasma di Luther Blissett, ma il suo rapporto con il pubblico di casa è ben altra cosa: sei partite, quattro gol, tutti a San Siro, due di testa. Attila stacca in relativa solitudine e con una frustata da cervicale fulminante indirizza la palla verso il secondo palo, ma Zenga è reattivo e smanaccia verso la sua sinistra, dov’è appostato il libero interista Graziano Bini, che con un tocchetto di esterno destro serve Altobelli, venuto a prendersi palla nella sua metà campo. Spillo cincischia maldestramente e Baresi gli si avventa addosso come un dobermann, recupera palla e apre prontamente a destra per Pietro Paolo Virdis, che si porta sull’ala e alza lo sguardo in cerca di Hateley in centro area. L’azione caotica e velocissima fa sì che l’area dell’Inter sia momentaneamente deserta di milanisti: l’unica forma di vita nei sedici metri nerazzurri ha le fattezze di Collovati. Ma passa una frazione di secondo ed ecco che arriva una specie di direttissimo da Stazione Cadorna: è Mark Hateley, che sta puntando il numero 5 di Collovati. Attila piega le ginocchia, si dà uno slancio fortissimo, una botta di reni pazzesca, stacca i piedi dal suolo. Mezzo secondo prima il piede destro di Virdis ha pennellato da fondo campo una traiettoria tesa e arcuata, di quelle che oggi i telecronisti di una certa età ricordano sospirando: “Eeeehh, non ci sono più i giocatori che vanno sul fondo a crossare”. Vola Hateley e vola la palla. Nel frattempo il nostro orologio segna le 15:48 e noi non possiamo che guardare e respirare quel momento storico. Di sotto, intanto, Collovati si oppone con la stessa convinzione con cui un bambino di otto anni può pararsi dinanzi a un treno merci. BANG! <img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-27744 alignright" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?resize=300%2C169&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="169" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?resize=696%2C391&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?resize=1068%2C600&amp;ssl=1 1068w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?resize=747%2C420&amp;ssl=1 747w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2023/01/hateley-collovati.jpg?w=1242&amp;ssl=1 1242w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Impatto avvenuto, tra la testa di Hateley e il pallone. La seconda frustata di Hateley in venti secondi è quella definitiva: dalla sua testa esplode una fucilata imparabile all’incrocio dei pali; Zenga abbozza il tuffo, ma non ci crede mai neanche per un attimo di poter prendere quel pallone.<br />
San Siro esplode di una gioia incontenibile, mentre Attila no, non ha ancora iniziato a scendere.<br />
Quando i suoi piedi toccano terra, è sommerso da Baresi e Wilkins festanti, ma quel gol, fatto in quel modo, umiliando l’ex capitano passato ai cugini rappresenta per i tifosi il gol di una piccola svolta, il finalmente sentirsi importanti e poter guardare i tifosi neroazzurri dritti negli occhi.<br />
Quella sera idealmente ho staccato il poster di Jordan e messo quello di Mark che sovrasta il traditore, cosa avvenuta effettivamente qualche settimana dopo. Quel poster con l’inglese in torsione rimarrà appeso per qualche anno finché non arriva un cigno dalla città di Utrecht.<br />
La stagione si chiude con la qualificazione alla Coppa Uefa, e la finale di Coppa Italia persa contro la Samp, nostra autentica bestia nera quella stagione assieme al Torino. Finale raggiunta dopo aver eliminato i cugini con altri due derby bellissimi. Con i cugini quell’anno giochiamo 4 derby e finiamo l’annata imbattuti anche grazie al mio Vinicio che ci regalerà il pareggio nel derby di ritorno di campionato.<br />
In questo racconto del Piccolo Diavolo manca ancora una stagione, quella 1985/1986 un po’ tribolata e avara di soddisfazioni, però è l’annata sportiva che ci porta ad un cambiamento epocale ma di questo ne parleremo la prossima volta.</p>
<p style="text-align: justify">To be continued….</p>
<p><strong>FVCRN</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>La notte più bella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2022 05:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[Avevo già impostato il post da qualche giorno, ma Sinisa mi ha fregato. Con lui se ne va un giocatore, un allenatore ma soprattutto un uomo senza peli sulla lingua in un mondo del calcio sempre più &#8220;falso&#8221;. Ci lascia con i suoi pregi, difetti e anche eccessi. Con noi sei stato poco, forse incompreso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Avevo già impostato il post da qualche giorno, ma Sinisa mi ha fregato. Con lui se ne va un giocatore, un allenatore ma soprattutto un uomo senza peli sulla lingua in un mondo del calcio sempre più &#8220;falso&#8221;. Ci lascia con i suoi pregi, difetti e anche eccessi. Con noi sei stato poco, forse incompreso da molti, ma per me resterai rossonero. Ciao Sinisa.</em></p>
<p style="text-align: justify;">17 dicembre 1989 un ragazzino di 15 anni si sveglia nella notte assieme al suo papà per assistere ad una partita diversa per la prima volta nella sua vita. In quel periodo così magico non mi perdevo una partita del Milan e dovermi svegliare nel cuore della notte per vedere il mio Milan non è stato sicuramente un peso. Un periodo di prime volte, purtroppo avevo già visto per due volte la serie B e vissute molte prese in giro dei miei compagni di scuola perché avevo il sangue rossonero, Ma dal 1 maggio 1988 è stata tutta un susseguirsi di prime volte e che prime volte. Il mio primo scudetto, l’esordio in Coppa Campioni, la prima finale Europea di Barcellona, la prima Supercoppa Europea e appunto la prima volta di una finale della Coppa Intercontinentale, una coppa per le sue fattezze mi ha sempre affascinato, vedere questo piedistallo con il pallone sopra nelle e mani di Rivera mi ha sempre fatto un effetto di piacere.<br />
<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-27328 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/rivera2-346x212-1.jpg?resize=300%2C184&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="184" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/rivera2-346x212-1.jpg?resize=300%2C184&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/rivera2-346x212-1.jpg?w=346&amp;ssl=1 346w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Io che mi sono sempre nutrito dei ricordi di mio padre su quel magnifico trofeo, raccontandomi la battaglia della Bombonera, dove undici eroi in maglia bianca ma con il cuore rossonero rischiarono nel vero senso della parola la vita per portare a Milano quel trofeo.<br />
Sono trascorsi esattamente vent’anni da quell’inferno argentino, perché la partita Milan &#8211; Medellin è anche figlia di quella autentica aggressione in campo e fuori. Da quella sera iniziarono a pensare che forse bisognava cambiare il regolamento, anche perché negli anni successivi molte squadre europee si rifiutavano di andare a giocare in Sud America per paura.<br />
Quel 17 dicembre 1989 invece, è tutto diverso non siamo più in nell’America meridionale perché la Coppa Intercontinentale si è trasformata in gara unica da giocare a Tokyo, la Toyota ha capito prima di tutti il business e ha messo il suo marchio sul trofeo e dal 1980 si gioca in una finale secca nella capitale nipponica.<br />
Qualche anno prima, nel 1985, quando il Milan si stava lentamente rialzando dalle sue ceneri avevo visto con un pizzico d’invidia Platini e compagni alzare quel meraviglioso trofeo, e in quel momento mi stavo immaginando le battute scherzose dei miei compagni bianconeri, loro campioni del mondo e noi eliminati dalla Coppa Uefa dai modesti belgi del Waregem, perché in quegli anni essere rossoneri era una scelta coraggiosa.<br />
Ma ritorniamo a quella notte buia del 17 dicembre, sono emozionato perché all’epoca vedere una partita era un autentico evento, e ho lasciato a riposo la mia immancabile fedele compagna dei successi rossoneri di fine anni 80: La radio. La novità che balzò subito agli occhi, anzi alle orecchie è il suono di quelle fastidiose trombette dello stadio Olimpico, all’inizio non capivo se era il mio tubo catodico che aveva problemi o se era qualcosa che proveniva da fuori, poi con il tempo scoprii che i problemi li avevano i giapponesi, e quel famoso suono divenne la colonna sonora di quell’evento negli anni seguenti.<br />
Sono emozionato, non so cosa aspettarmi, ho ancora negli occhi l’incredibile partita di Barcellona, ma temo questi sconosciuti giocatori colombiani. In porta c’è un giocatore bizzarro, dai capelli lunghi, si chiama Renè Higuita ed è il precursore, per la verità un po’ sopra le righe, di un nuovo modo di fare il portiere, partecipando alla manovra. L’anno dopo al Mondiale italiano combinerà una frittata che costerà l’eliminazione alla sua Colombia, mentre quattro anni dopo salterà il Mondiale americano: viene arrestato con l’accusa di essere vicino al re del narcotraffico Escobar. Un personaggio al quanto curioso.<br />
Con gli occhi ancora un po’ assonati, a prima vista mi sembra Gullit ma, purtroppo il nostro tulipano nero in quella finale non è presente per via dei problemi alla cartilagine del ginocchio che gli faranno saltare praticamente tutta la stagione.<br />
<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-27330 alignright" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/download.jpg?resize=277%2C182&#038;ssl=1" alt="" width="277" height="182" />La formazione è più o meno quella titolare: Giovanni Galli in porta, Tassotti, Maldini, Fuser, Costacurta, Capitan Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Ancelotti e Massaro. Ci siamo, l’emozione sale, oramai non sento nemmeno più le trombette giapponesi, vent’anni dopo papà sono anch’io protagonista di una finale mondiale.<br />
Il Milan di Sacchi, che non doveva mangiare il panettone due anni prima, invece ha vinto Scudetto, Coppa dei Campioni e Supercoppa Europea, e per completare questo meraviglioso poker gli manca solo questa partita. Altro che triplete dei cugini.<br />
La gara di per se è abbastanza bruttina, assomiglia ad una partita a scacchi, in tanti definiscono questo tipo di partite perfette. Il mio entusiasmo e trepidazione iniziale durante la partita si è trasformata in noia. Dopo 90 minuti siamo ancora 0-0 e si va ai supplementari. Oramai la notte si è trasformata in alba, mancano più o meno un paio di minuti e poi ci saranno i rigori. Io oramai non c’è la faccio più a gestire la tensione, non riesco più a stare seduto, sono in piedi davanti alla tv sempre tutto vestito di rossonero. Devo avere la mia rivincita con i compagni gobbi. A tre minuti dai rigori, Van Basten viene falciato al limite dell’area, pochi centimetri prima che possa essere decretato il rigore. E forse è meglio così: ci saremmo persi la punizione del timido Evani. Provo a rivivere quel momento attraverso i ricordi, cerco di focalizzare il momento. Sul pallone vanno Donadoni ed Evani. Racconterà poi quest’ultimo: «<strong>Ho visto che la barriera copriva lo spazio dove avrebbe sicuramente tirato Donadoni, così ho detto a Roby di spostarsi, che avrei provato io. E mi è andata bene</strong>». La palla, colpita perfettamente di sinistro, aggira la barriera e si spegne beffarda nell’angolino basso alla destra di Higuita, immobile che ha avuto la presunzione di sistemare la sua barriera rimanendo al centro della porta.<br />
Adriano Galliani, immerso nel suo cappotto nero, si ritrova improvvisamente in campo a braccia alzate. È il gol che decide la partita e scalda la notte invernale di migliaia di rossoneri in Italia. E soprattutto scalda il mio che con urlo liberatorio salto in braccio a mio papà urlando tutta la mia gioia.<br />
<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-27331 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=300%2C169&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="169" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=696%2C392&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=1068%2C601&amp;ssl=1 1068w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?resize=747%2C420&amp;ssl=1 747w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/12/x1080.jpg?w=1392&amp;ssl=1 1392w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Una tripudio di emozioni mi stanno scaldando in quella fredda notte invernale di dicembre, scendo dalle braccia di papà e guardo Chicco Evani correre felice per il campo inseguito dai suoi compagni. Si Chicco quella notte siamo saliti sul tetto del mondo assieme anche a Mauro e a Franco e guardavamo tutti dall’alto, compresi i miei adorati amici gobbi. Si perché assieme, in modo diverso abbiamo passato anni difficili, le annate in serie B, gli anni del piccolo diavolo con la paura che il mio Milan non esistesse più. Insieme abbiamo sofferto ma ora eravamo Campioni del mondo. In sette anni siamo risorti, dalla retrocessione di Cesena alla notte giapponese. Mamma mia che emozioni.<br />
Da quella sera sei per tutti “Chicco San”, il samurai rossonero che ha spezzato il Medellin e messo il Milan in cima al mondo, dopo vent’anni.<br />
L’anno seguente un crepuscolare Milan di Sacchi concederà il bis battendo 3-0 i modesti paraguayani dell’Olimpia Asuncion, in quella partita Ruud c’è, ma sarà la stella di Marco Van Basten a brillare senza segnare. Caro Milan quante ne abbiamo vissute e con un giorno di ritardo ti faccio tanti auguri di Buon Compleanno, 123 anni e li porti alla grande.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">FVCRN</span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>Il Derby 28 ottobre 1984 &#8211; Il gol che segnò l&#8217;inizio della svolta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 05:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno dei miei autori preferiti è David Foster Wallace e uno dei suoi racconti s’intitola “Per sempre lassù“. Il racconto descrive, i tre interminabili minuti, , che separano il ragazzino, protagonista del romanzo, in piena pubertà da un temuto tuffo dall’alto trampolino di una piscina, nel giorno del suo tredicesimo compleanno. La lunga coda, i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Uno dei miei autori preferiti è David Foster Wallace e uno dei suoi racconti s’intitola “Per sempre lassù“<strong>.</strong> Il racconto descrive, i tre interminabili minuti, , che separano il ragazzino, protagonista del romanzo, in piena pubertà da un temuto tuffo dall’alto trampolino di una piscina, nel giorno del suo tredicesimo compleanno. La lunga coda, i suoi genitori che lo guardano, la scaletta di metallo, la perdita di contatto con il suolo, il tuffo. Il titolo e la situazione descritta nel libro io l’ho rivissuta in un momento ben preciso a San Siro e coincide con una delle più grandi gioie del tifo rossonero, specialmente chi ha ancora abbastanza memoria da ricordarsi discretamente i tempi bui del pre-Berlusconi, quelli che i tifosi rossoneri chiamano gli anni del Piccolo Diavolo, gli anni della B, di Joe Jordan e tutto il resto: gli attuali quarantenni e non (come me), diciamo.<br />
Sì, parliamo del gol di Mark Hateley all’Inter il 28 ottobre 1984.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>“Castagner e Collovati: Dio fa gli infami e poi li accoppia”. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify">Questo è lo striscione che compare in curva Sud, appeso dalla Fossa dei Leoni, a pochi minuti dall’inizio della partita per dare un caloroso bentornato ai due grandi ex rossoneri passati in neroazzurro: appunto Ilario Castagner, accasatosi in nerazzurro dopo due anni sulla nostra panchina (bilancio, la promozione in A e un anonimo ottavo posto), e Fulvio Collovati. Costui si è macchiato di colpe ben più terribili: sprofondato in B due anni prima da capitano, ha elegantemente salutato la compagnia trasferendosi all’Inter per un pugno di prestiti (Pasinato, Canuti e Aldo Serena). Da lì in poi, ogni intervista era:</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>“</strong><strong>Ah, com’era brutto il Milan, com’è bella l’inter</strong>”.</em></p>
<p style="text-align: justify">E da buoni e irriducibili casciavìt, non abbiamo dimenticato. E come in ogni epoca buia, ci si è affidati al ritorno del Grande Vecchio: Nils Liedholm, l’uomo della Stella.<br />
La Stella, l’ultimo scudetto, l’ultima volta che si è vinto un derby, 12 novembre 1978, 1-0 con gol di Aldo Maldera, sono passati quasi sei anni. Lo stadio è pieno, c’è il record d’incasso, un miliardo e duecento milioni di lire, in tribuna Ugo Tognazzi e Bettino Craxi (sono anni in cui la città emana un forte odore di garofano). La partita è vibrante: l’Inter passa subito grazie al carro armato Rummenigge che scappa a sinistra e mette in mezzo, dove “Spillo” Altobelli insacca di testa.<br />
<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-25845 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/file.jpg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/file.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/file.jpg?resize=315%2C420&amp;ssl=1 315w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/file.jpg?w=320&amp;ssl=1 320w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />Ancora imbattuto in sei partite, il Milan di Liedholm è tuttavia molto ispirato: pressa, recupera e attacca, diretto dai due registi Baresi e Di Bartolomei. Proprio Diba, poco dopo la mezz’ora, corona con un bel destro al volo un’azione spettacolare rifinita da Wilkins Virdis: 1-1 ma per il gioco espresso meritiamo noi.<br />
L’orologio della storia ci porta dunque alle 15:47 ed è ora il caso che le lancette rallentino, l’aria si rapprenda, il tempo si cristallizzi e San Siro diventi il teatro di quello che deve accadere. In possesso palla c’è Franco Baresi, il libero della Stella, il giovane difensore che invece è rimasto anche in B per ben due volte, diventando LUI capitano, al posto di Fulvio Collovati. Il Piscinin, in libera uscita all’incirca sulla linea dei 40 metri avversari, alza la testa e pennella di destro verso l’area di rigore. Qui è appostato Mark Hateley, lungagnone inglese arrivato in estate dal Portsmouth. Si porta ovviamente dietro il fantasma di Luther Blissett, ma il suo rapporto con il pubblico di casa è ben altra cosa: sei partite, quattro gol, tutti a San Siro, due di testa. Attila stacca in relativa solitudine e con una frustata da cervicale fulminante indirizza la palla verso il secondo palo, ma Zenga è reattivo e smanaccia verso la sua sinistra, dov’è appostato il libero interista Graziano Bini, che con un tocchetto di esterno destro serve Altobelli, venuto a prendersi palla nella sua metà campo. Spillo cincischia maldestramente e Baresi gli si avventa addosso come un dobermann, recupera palla e apre prontamente a destra per Pietro Paolo Virdis, che si porta sull’ala e alza lo sguardo in cerca di Hateley in centro area. L’azione caotica e velocissima fa sì che l’area dell’Inter sia momentaneamente deserta di milanisti: l’unica forma di vita nei sedici metri nerazzurri ha le fattezze di Collovati. Ma passa una frazione di secondo ed ecco che arriva una specie di direttissimo da Stazione Cadorna: è Mark Hateley, che sta puntando il numero 5 di Collovati.<br />
Attila piega le ginocchia sul trampolino e, proprio come il ragazzino del libro di Wallace, si dà uno slancio fortissimo, una botta di reni pazzesca, stacca i piedi dal suolo: Hateley salta. Mezzo secondo prima il piede destro di Virdis ha pennellato da fondo campo una traiettoria tesa e arcuata, di quelle che oggi i telecronisti di una certa età ricordano sospirando: “Eeeehh, non ci sono più i giocatori che vanno sul fondo a crossare”. Vola Hateley e vola la palla. Nel frattempo il nostro orologio segna le 15:48 e noialtri si può solo guardare. Di sotto, intanto, Collovati si oppone con la stessa convinzione con cui un bambino di otto anni può pararsi dinanzi a un treno merci. BANG! Impatto avvenuto, tra la testa di Hateley e il pallone. La seconda frustata di Hateley in venti secondi è quella definitiva: dalla sua testa esplode una fucilata imparabile all’incrocio dei pali; Zenga abbozza il tuffo, ma non ci crede mai neanche per un attimo di poter prendere quel pallone.<br />
San Siro esplode di una gioia incontenibile, mentre Attila no, non ha ancora iniziato a scendere.<br />
Quando i suoi piedi toccano t<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-25843 alignright" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/4770caaed04cbe1059d425884550ec00-ray-wilkins-franco-baresi.jpg?resize=300%2C229&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="229" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/4770caaed04cbe1059d425884550ec00-ray-wilkins-franco-baresi.jpg?resize=300%2C229&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/4770caaed04cbe1059d425884550ec00-ray-wilkins-franco-baresi.jpg?resize=80%2C60&amp;ssl=1 80w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/4770caaed04cbe1059d425884550ec00-ray-wilkins-franco-baresi.jpg?resize=696%2C531&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/4770caaed04cbe1059d425884550ec00-ray-wilkins-franco-baresi.jpg?resize=551%2C420&amp;ssl=1 551w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2022/08/4770caaed04cbe1059d425884550ec00-ray-wilkins-franco-baresi.jpg?w=736&amp;ssl=1 736w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />erra, è sommerso da Baresi e Wilkins festanti, ma quel gol, fatto in quel modo, umiliando l’ex capitano passato ai cugini rappresenta per i tifosi il gol di una piccola svolta, il finalmente sentirsi importanti e poter guardare i tifosi neroazzurri dritti negli occhi.<br />
Ecco quel gol per noi casciavit ha rappresentato tutto questo, è stato il gol che ha iniziato la svolta, il Piccolo diavolo aveva messo il primo mattoncino per essere il Grande Diavolo che poi domina il mondo negli anni a seguire.<br />
Putroppo Mark Hateley non terrà fede alle promosse e la parte più esaltante della sua la trascorrerà in Scozia con i Rangers, ma per noi sarà sempre quello che con quel gol ci ha fatto rinascere a nuova vita, e per quei tre meravigliosi minuti si è conquistato la gloria eterna.</p>
<p style="text-align: justify">FVCRN</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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