Un avversario terribile

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Quando Gattuso purgò Buffon…

Tranquillamente: non ho molte speranze di successo per questo confronto. La settimana scorsa ho messo le mani avanti definendolo non determinante; leggo invece che molti quotidiani sportivi stanno tendendo il primo dei molti ‘trappolotti’ mediatici (‘trappoloni’ sarebbe troppo) caricando la trasferta piemontese del peso di tutta la stagione. Attendo che Rino Gattuso affronti o disinneschi il problema; l’onere del match ‘definitivo’ spetta al derby soltanto, lo dimostra anche Spalletti col suo ‘tanto anche se vinceste sareste dietro comunque’ rifilato ad un nostro tifoso. Vero, ma per poco.
I bianconeri non stanno per ora vivendo una stagione memorabile, il che purtroppo significa solo che stanno faticando più del previsto. Dall’alto dei sei titoli consecutivi e del mezzo miliardo di fatturato, allori ottenuti con manifesta superiorità in ogni campo incluso quello da gioco, ed esibiti con arroganza clamorosa, era lecito attendersi qualcosa di meglio. I supercampioni in carica sono impegnati ormai da un anno a duellare con il Napoli di Sarri. Gli azzurri sono una buona squadra, ma con una dimensione economica di diverse categorie inferiore e soprattutto con una rosa che consente a malapena di sostenere un 11 titolare di ottimo livello per il campionato; i bianconeri stanno invece divorando il calcio italiano a larghi morsi da sei anni e dispongono di 23 titolari (più il terzo portiere Pinsoglio e il bidone Howedes). Differenze di casta che saranno determinanti anche se al momento il campo racconta, secondo me clamorosamente, di un duello ancora in atto. E arriviamo noi a fare la nostra parte. Ci tocca la Gobba dopo lo scialbo e fin anche inquietante pareggio di Ferrara, e prima della sfida della ‘vendetta’ (accolta a dire il vero con una certa depressione dall’ambiente juventino) contro il Real. Vantaggio o svantaggio? Non saprei. Il nostro momento è interlocutorio dopo le due gare girate di forza contro Genoa e Chievo, e in questo senso chi teme che allo Stadium possa spegnersi il fuoco della passione ha ragione; è di questo che la squadra non deve avere paura: della propria qualità in relazione al 90% del campionato italiano; la juventus fra le sue mura è ancora parte di quel 10% contro cui dobbiamo sperare oltre che nelle nostre capacità, nei loro errori.

Al momento stanno facendo fantascienza, speriamo si torni alla realtà a partire da sabato

Capitalizzazione estrema – La juventus post-Cardiff ha accentuato le sue caratteristiche di estremo cinismo, fino ad una misura letteralmente eccessiva. I bianconeri hanno il miglior attacco della divisione, alla pari con la Lazio, con 67 reti; i gol attesi, che non sono il Vangelo ma aiutano a rapportare quanto creato e quanto ottenuto consentendo riflessioni, sono invece solamente 46 con uno stacco di ben 21 reti. Nei maggiori campionati solo la Lazio, squadra che non a caso sta flettendo parecchio, e il Monaco in Francia arrivano vicino a questo valore. Cosa significa in soldoni? Primo, che la juventus ha innegabilmente attaccanti di livello superiore alla media: Dybala e Higuain sono capaci di trasformare in oro qualunque situazione di pericolo anche circostanziale. Secondo, che ha un’efficienza di conversione assurda; se non dovessero calare da qui a fine anno ci toccherebbe toglierci il cappello di fronte alla capacità di concentrazione dei giocatori bianconeri. Ma personalmente un euro su un calo, che magari non gli costerà il titolo, lo punterei. Terzo, che comunque uno stacco così evidente fra atteso/prodotto non significa solo eccellenza e meraviglia ma pure che la juve ha qualche problema nel gioco offensivo, difetti nemmeno troppo peculiari visto che negli anni passati non si sono evidenziati questi ‘stacchi’. Stanno raccogliendo di più (va detto anche in virtù di exploit tipo il ridicolo, sportivamente parlando, 7-0 al Sassuolo) seminando meno; non fosse questa una squadra stra-abituata a stra-vincere non sarebbe tutto da considerarsi oro.
I punti di svolta della stagione juventina rendono il quadro meglio delle statistiche: oltre al madornale gol di Dybala alla Lazio citerei Fiorentina-juventus, partita in cui i bianconeri hanno creato vicino allo zero e segnato due reti in coda, ed anche il match di andata contro di noi. Presi dallo sconforto abbiamo accolto lo 0-2 con remissione, perlopiù sottolineando l’abilità dei rivali nel giocare al ‘gatto col topo’; verissimo ma anche lì i bianconeri hanno creato 0 virgola, subendo anche occasioni grosse. Una certa ‘episodialità’ questa stagione juventina ce l’ha eccome.

BBC uguale uguale? – Se per Tuttosport Bonucci non è mai esistito, per i media sportivi in generale è stato comunque sorpassato senza problema alcuno. Francamente osservando il 2018 parrebbe così, visto che i bianconeri hanno subito 0 reti; l’ultima è arrivata contro il Verona (ininfluente) il lontano 29/12/2017. A parte a Firenze per i bianconeri non ci sono stati nemmeno molti rischi, tant’è che si sono potuti permettere il rientro di Buffon il quale giace totalmente inoperoso, potrebbe stare stravaccato per 90 minuti sulla linea di porta (magari lo farà l’anno prossimo). E’ pur vero comunque che in qualche caso la Gobba ha usufruito di pesantissime ‘grazie’, la più clamorosa delle quali nel recupero di juve-Roma da Patrick Schick (esempio vivente di come mezza stagione buona in Italia valga non tantissimo); ma pure dallo sciagurato Kalinic, poiché come si sottolineava sopra nella gara d’andata è stato il Milan a creare di più e la juve a segnare due reti su due azioni. Pur se con un girone di ritorno incredibile, sui gol concessi la juve è a 15, attesi 21; l’anno passato ne subì 27, attesi 23, quindi con una qualità difensiva migliore ma un’efficienza peggiore. 20 subiti 23 attesi, invece, nel 2015/16 probabilmente l’apice del trio Barzagli-Bonucci-Chiellini. Al momento davanti all’area della juve pare esserci un campo di forza, e l’approccio posizionale della difesa fa il resto; anche qui parliamo di un andamento che se confermato ci obbligherebbe a complimentarci. Le sfide probanti devono però ancora giungere, e tocca per primo a noi.

Forti, stronzi, vecchi (perlopiù) e brutti: questi i bianconeri. Particolarmente brutti, debbo sottolineare; guardare una partita di campionato della juventus è veramente soporifero. E purtroppo forti, forti da fare schifo; la superiorità bianconera quest’anno è finora sciatta, e forse da anche più fastidio. Lo Stadium è poi per noi una via Crucis, tanto per richiamare anche il tema pasquale. Una valle di lacrime dove siamo incappati in ben 7 sconfitte consecutive in campionato, più altre 3 contando anche la Coppa Italia dove però emerge un unico pari nella stagione 2011/12, ottenuto ai supplementari, e ‘impreziosito’ dall’aver concluso i 90 minuti regolamentari in vantaggio. Sai che roba. Un simbolo di disfatta per l’epoca precedente, mai sfatato nemmeno con qualche ‘guizzo’ alla Locatelli; ci andammo vicini l’anno scorso prima che oltre il 90esimo venisse assegnato un ridicolo penalty. Comunque i successi rossoneri a Torino si sono spesso accompagnati a Scudetti o imprese importanti, come quella che possiamo centrare quest’anno. Eterna lacrimuccia pensando a Giorgione Weah che fa doppietta, quel Milan così così che sbilancia tutto l’asse del finale di campionato e manda la Lazio a Firenze col peso poi non sostenuto del successo obbligato, il tutto sublimato da quella corsa sotto lo spicchio rossonero del Delle Alpi. Anche l’ultimo successo a Torino fa sorridere: è la mitica “ciofeca” di Rino Gattuso a mettere a sedere Buffon, una bananata di sinistro ammessa dallo stesso mitico Gennaro nel post partita; una ciofeca da Scudetto.
Determinante no, ma un successo sarebbe deflagrante: ci esploderebbe dentro un’energia tremenda, che ancora celiamo. Intanto stiamo sereni e vediamo come va.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.