Milan-Sampdoria presentazione

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Due sveglioni in quattro giorni chissà se basteranno a Gattuso e soci per ribaltare una situazione che ci vede al dodicesimo posto dopo poco più di due mesi di A. A livello logico, commenti a caldo a parte, la situazione non è ancora compromessa, ci mancherebbe. Dodici i punti in saccoccia per il Milan, contro i 18 della Lazio attualmente quarta (l’ultimo piazzamento disponibile per poter giocare la Champions League). Il tutto con una partita in meno, quella contro il Genoa, ancora da disputare. È però vero che pur essendoci tanto, tantissimo tempo ancora per recuperare smalto, gioco e punti, la condotta di Gattuso non sembra favorire una ripresa della squadra. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, a livello di gioco (e di conseguenza risultati) il Milan più che fare passi avanti, ne fa indietro. Lo stesso Gattuso pare vedere fantasmi anche dove non ci sono. Nella conferenza stampa di ieri ha “ripreso” Higuain, reo di innervosirsi troppo con i compagni: “Deve applaudire e incoraggiarli, è un leader e una guida”. In momenti più rilassati e distesi una dichiarazione simile sarebbe stata letta come uno sprone a far meglio; in questo frangente pare piuttosto una critica, nemmeno troppo velata. Peccato che le cose stiano diversamente…

È chiaro a tutti noi che il problema del Milan in questi anni sia stata la mancanza di una vera punta, prolifica e temibile per le retroguardie avversarie. È altresì vero – e scritto nero su bianco in migliaia di commenti ai nostri post – che anche se non di livello neanche lontanamente paragonabile a quello del Pipita, i numeri 9 avvicendatisi in queste stagioni non sono stati messi in condizione di far bene. Quante volte abbiamo parlato dei Suso e Bonaventura troppo egoisti, dei Calhanoglu evanescenti, del 433 che non aiuta (anzi) la punta di turno? A queste obiezioni c’è chi ha ricordato come i numeri 8 e 5 rossoneri siano in realtà spesso gli uomini assist delle nostre reti, ma considerata la mole di gioco che passa dai loro piedi, se si facesse una proporzione tra i palloni toccati e quelli trasformati in assistenze per gli attaccanti, il saldo azzardo ad affermare che sarebbe estemamente negativo, se paragonato a quello dei loro omologhi di altre squadre. Eppure se c’è da rimproverare qualcuno, quello è proprio il numero 9 del Milan, l’unico vero fuoriclasse in rosa. Sarà una deformazione professionale di Rino, vecchio arcigno mediano che gli Higuain se li è sempre voluti mangiare a colazione (e spessissimo ci è riuscito), magari anche lui convinto del vecchio assunto lodettiano secondo cui “11 Lodetti battono sempre 11 Rivera”. Personalmente non ho tuttavia apprezzato quanto detto da Gattuso, fermo restando che ha comunque ammesso le colpe di una squadra che non lo serve alla perfezione (ma senza fare nomi e cognomi, ci mancherebbe, ché magari si risentono…).

Dopo il rimprovero al nervoso Higuain (come se Bonaventura durante le partite fosse Santa Maria Goretti…) siamo poi tornati alla retorica battagliera, al motivazionismo alla ‘nduja: “Voglio vedere 23 cani rabbiosi”. Tralasciando l’ipocrisia del rimproverare Gonzalo per il nervosismo salvo poi chiedere alla squadra di giocare con la bava alla bocca, andiamo a vedere il significato letterale di ciò che ha affermato Gattuso. Ventitré cani rabbiosi, dicevamo: bene, il cane rabbioso è, a livello letterale, quello affetto da rabbia, una malattia che, stando all’Istituto Superiore di Sanità, presenta nella forma furiosa “disturbi psicomotori eccitativi nei quali spiccano la perdita del senso dell’orientamento, vagabondaggio, accessi di iperattività talora a carattere furioso”, mentre in quella paralitica “compare la paralisi progressiva senza le manifestazioni di aggressività che caratterizzano la forma furiosa”. Perdita di senso dell’orientamento o paralisi, a seconda dei casi: mi pare che i nostri siano già abbastanza rabbiosi, e da diverse settimane. Ad ogni modo, per completezza d’informazione, per i cani affetti da rabbia “senza cure intensive la morte arriva entro una settimana”. Ecco, diciamo che il “cane rabbioso” può andar bene per le maglie celebrative e simpatiche di un giocatore in campo intelligente e attento, seppur soprannominato “ringhio”. Una squadra di “cani rabbiosi” è invece sì aggressiva, ma senza ordine, senza uno schema preciso, senza logica. Una strategia che può pure servire per rinvigorire un gruppo frustrato dalla guida di Montella, meno quando ciò che serve ritrovare sono serenità e coesione per uscire da un momento difficile. Anche in questo, oltre che nella sua guida tattica, c’è poca ciccia attorno al Gattuso allenatore, oltre le solite frasi trite e ritrite e i banali schemini sul prato verde.

Chi invece va oltre gli schemini e anzi sta costruendo qualcosa di interessante è Giampaolo, mister di una Sampdoria che sta stupendo, ma forse nemmeno troppo. Più che altro fanno strabuzzare gli occhi quei soli 4 gol subiti, dato che fa della difesa blucerchiata la meno battuta del campionato. Una squadra solida, ma non ordinaria, con due punte, Quaglierella e Defrel, che danno pochi punti di riferimento alle difese avversarie. Il centrocampo, con Ramirez, Praet, Ekdal e Barreto, è polivalente ed equilibrato, per quanto manchi forse di corsa. Polmoni che non mancano invece ai due terzini, Murru e Bereszynski, i cui andirivieni sulle fasce sono essenziali per allargare un gioco che a centrocampo rischia invece di imbottigliarsi. Decisamente buona anche la panchina blucerchiata, con Linetty, Kownacki, Caprari, Jankto e Saponara che potrebbero tranquillamente essere titolari di quasi tutte le squadre di metà classifica di A. Insomma, non è uno dei più semplici avversari da affrontare in questo frangente, specie in casa, dove i contropiedisti blucerchiati possono banchettare nelle praterie che nel corso della partita è probabile avranno davanti. Dal canto nostro, esordirà la coppia Cutrone-Higuain, che già ha dimostrato di essersi trovata spesso bene, quando utilizzata. Certo, dalla panchina in caso di necessità l’unica altra punta che potrà alzarsi è il buon Borini, ma speriamo non ci sia la necessità di farlo scomodare. Probabile anche il cambio di modulo, con il 442 preferito al 433. Vedremo che effetti sortirà la classica mossa della disperazione. Speriamo positivi, e che per stavolta la rabbia possa portare più benefici che guai ai nostri 23 cani.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.