Milan-Lazio serie A 32esima giornata – Presentazione

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13 aprile 2019, l’abbiamo tirata in lungo ma ci siamo arrivati. Milan-Lazio è la sfida-Champions, anche se presumibilmente il discorso qualificazione si protrarrà fino alla fine coinvolgendo anche altre squadre. Per il Milan è l’ultima difesa possibile di una posizione agguantata grazie ad un ottimo avvio di 2019, e poi lentamente scivolata nell’ultimo mese, con un unico punto raccolto in quattro sfide. L’ultima spallata da poter rifilare a una contendente, prima dell’inizio di un lungo confronto a distanza.
Le condizioni sono tutto sommato buone: pubblico di casa numeroso e caloroso; il solo Paquetà (oltre a Bonaventura) fra gli indisponibili, assenza importante ma contenuta; la sfida con la juve, persa di poco, immeritatamente e con moltissime recriminazioni che ci farà arrivare belli consapevoli di non fare totalmente schifo, e carichi. Sarà essenziale presentarsi in campo con cattiveria, sicurezza, sfruttando a piene mani il fattore campo. Insomma correggere, e di molto, il tiro rispetto al precedente redde rationem, quel derby che ci ha segato le gambe.

L’hombre del partido

Quello che vorremmo essere, beh ognuno ha una sua idea; probabilmente simile. Quello che siamo vi è lontano, ma è immodificabile. La partita la possiamo e dobbiamo portare a casa nel solito modo che ci ha dato punti e solidità nell’ultimo anno: compattezza, nessuna paura di incassare, capacità di reagire e finalizzare. L’impianto dovrà essere il 433, gli uomini i soliti e per piacere senza esperimenti.
A parte l’obbligato Reina, non necessariamente un male (senza sminuire Donnarumma), in difesa spazio a un Romagnoli chiamato a una prova di grande concentrazione e leadership. Al suo fianco Musacchio nonostante l’errore con cui ha macchiato una buona prova; perché non Caldara? Perché ha giocato l’ultima partita il 20 settembre e sarebbe una scelta a mio avviso scellerata. Ai lati Calabria, che ha dimostrato ancora una volta i suoi 22 anni, e Rodriguez, lento ma sicuro; dopo il match con l’Udinese Laxalt non lo vorrei vedere neanche disegnato.
A centrocampo sarà fondamentale il funzionamento della NO FLY ZONE del Baka. Dal grado di impenetrabilità dipenderà moltissimo la nostra tenuta difensiva; dall’estensione la capacità di offendere anche col recupero palla alto. Il francese è il singolo più influente del Milan, sicuramente; nel derby ha reagito bene alla pressione sfoderando una partita secondo me di alto livello pur con qualche difficoltà. Forza Tiemouè! Alla sua destra Kessie, uno dei giocatori più criticati e sottostimati (non si tratta nemmeno di ‘valutazione’ ma proprio di stima, di simpatia); poi quando manca c’è da piangere sangue in ambo le fasi del gioco. Alla sinistra Calhanoglu, ormai nulla più che un’ape operaia, speriamo in grado contro la Lazio di qualche acuto di livello, specie da fermo dove quantomeno un paio di assist li ha sfoderati.
In attacco a destra l’amatissimo Suso, sperando che abbia superato quantomeno i fastidi fisici, rimanendo solo con il problema della uallera. Contro la juventus c’è stato qualche cenno di risveglio anche mentale, qualche intuizione e giocata un po’ diversa dalle ultime piatte prestazioni in cui era stato predato facilmente dal suo marcatore. A sinistra il trittico di nomi prevede uomini dalle caratteristiche molto diverse: Borini, utile e sempre pronto, il migliore dal punto di vista fisico ma alquanto sterile; Castillejo, energico ma altamente confusionario; Cutrone, arrugginito da moltissima (troppa) panchina ma sempre attaccante vero. Sceglierei l’ultimo, cercando un’intesa che se trovata potrebbe sbloccare l’ultimo tratto di campionato e solleticando la cabala dopo il gol dell’anno scorso. Ma pare che la spunterà il numero 11, dopo la buona prova di Torino.
E poi lui, Robocop Piatek. Contro la Lazio a Roma la sua partita più sofferta in rossonero, sconfitto in ogni duello da un Acerbi davvero insuperabile; ma forse battuto in partenza dalla solitudine. Inutile parlare di ‘riscatto’ per un animale come il polacco. E’ sempre carico, basta puntarlo contro il nemico e fare fuoco.

Attenti al Tucu, velocissimo con la palla

Simone Inzaghi ha festeggiato i tre anni sulla panchina della Lazio. Il piangina piacentino subentrato a Pioli prima, e poi definitivamente al Loco Bielsa, ha dato ai biancocelesti identità e un gioco solido che può anche essere spettacolare per intensità, anche se molto limitatamente a dire il vero. ‘Sulla carta’ siamo più forti? E chi lo dice? Non i risultati, con la Lazio quinta nel ’17-18 a 70 punti (quarto posto lasciato all’ultima giornata per una sconfitta a Crotone) con finale di Coppa Italia e anche l’anno scorso quinti a 72 punti (quarto posto anche qui mollato all’ultima, come sappiamo), più quarti di finale in Europa League. Nel 352 di Inzaghi hanno grande importanza Acerbi, la vera presa geniale di Tare per quest’anno, e Radu in retroguardia, quest’ultima sarà un’assenza di peso. Lulic e Marusic sugli esterni (anche se spazio potrebbe averlo Romulo) sono sempre molto equilibrati ed efficaci, il regista Leiva che ha rilevato ‘l’insostituibile’ Biglia (parole di Inzaghi) con somiglianza anche fisica è una sicurezza. Milinkovic-Savic, pur non ripetendo nello score la strabiliante stagione passata, è probabilmente la mezzala più forte del torneo a livello fisico; Luis Alberto è più incostante di Suso ma proprio per questo da guardare a vista. Occhio al Tucu Correa, esploso quest’anno, il cui score non è altissimo ma ha mostrato una classe e una velocità palla al piede davvero promettenti. E ovviamente a Ciro Immobile, che sta attraversando una stagione non sul livello delle due passate ma rimane uno degli attaccanti più pericolosi del torneo. Dalla panchina buone soluzioni possono essere Badelj, Caicedo, Parolo; nessun game changer ma nemmeno inutili scarti alla Bertolacci, per dire. Insomma, alternative Inzaghi ne ha. Sentirsi superiori tout court alla Lazio è atteggiamento tipico da snob decaduti, dunque perdente. Arriviamogli davanti, poi ne riparliamo.

La Lazio ha pagato abbastanza nella prima parte dell’anno l’atterraggio sulla Terra del proprio attacco, autore di performance fuoriscala l’anno passato, e ci ha messo tempo ad assorbire le uscite di due giocatori di alto livello come De Vrij e soprattutto Felipe Anderson, anche lui altamente incostante ma con un mancino assoluto e davvero insostituibile. Ma i biancocelesti ne sono usciti dimostrandosi squadra, puntando più sull’equilibrio e riallineandosi circa all’andamento dello scorso anno. Bravo Simone Inzaghi a rinunciare a un totem come Parolo per cercare soluzioni nuove, bravo Tare (e Lotito) a non gettarlo in pasto alla stampa nei momenti più bui, quando la Nord ribolliva e a Roma si tagliava già il cappio a misura. Qualche segno di cedimento negli ultimi match: 1 punto contro SPAL e Sassuolo ha lasciato invariato il distacco con noi, potenzialmente nullo. Potevano mettere la freccia, ci è andata bene.
Il mix fisico-tecnico, anche se con giocatori poco appariscenti ma ben scelti per caratteristiche, l’età media alta e l’impianto di gioco molto adattabile fanno dei biancocelesti un avversario duro. Alla portata, sicuramente, ma da affrontare con pazienza e a cui opporre solidità piuttosto che vaneggiamenti tattici (tipo il trequartista). Va ricordato, comunque, che il Milan con alla guida Gattuso non ci ha mai perso raccogliendo 3 pareggi (con passaggio del turno in Coppa) e 1 vittoria. Nei big match di campionato, inoltre, la Lazio di Inzaghi ha ottenuto solo 4 successi (2 derby, 1 vittoria a Torino contro la juventus e il 4-1 rifilatoci all’inizio della stagione scorsa) in 3 anni. Piccolo ulteriore dato benevolo: battessimo la Lazio otterremmo un saldo positivo negli scontri diretti contro tutte quelle che paiono le avversarie più accreditate al quarto posto: Lazio appunto, Atalanta, Roma. Una sorta di legittimazione che andrebbe al di là delle sensazioni ‘da tifosi’ oltre che darci un vantaggio tangibile nel rush finale.
Parola al campo.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.