Milan-Arsenal ottavi Europa League presentazione

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8 marzo 2018: festa delle donne, ma anche il ritorno del Diavolo sul grande palcoscenico europeo. Non che finora si sia (solo) scherzato, ma indubbiamente l’Arsenal è un nome importante che accende un fuoco dentro tutti. Un sogno tornare a giocare queste sfide e farlo con la possibilità di giocarsela alla pari grazie ad un momento brillante. I Gunners infatti hanno sulla carta un alto valore anche se in campo, finora, è stata altra storia. Con i londinesi in crisi sistematica ovvero ostaggi di Wenger e in carenza di risultati di pregio, di nuovo virtualmente fuori dalla Champions del prossimo anno, non è certo impossibile puntare ai quarti. Anche se ci vorrà un Grande Milan per fronteggiare una formazione temibile e probabilmente all’ultima spiaggia per non sprofondare nella middle class del calcio inglese. Una serie di sconfitte consecutive ha gettato i Gunners in una crisi senza eguali nella ultraventennale gestione Wenger, ultima la debacle di Brighton, con l’Arsenal che è sparito dal campo al primo goal dei Seagulls. Per l’Arsenal l’estromissione dalla Champions League 2017/18 è stato un trauma; i londinesi avevano partecipato ininterrottamente dal 1998 al torneo giungendo una volta in finale, e se è vero che negli ultimi sette anni hanno solo pascolato fino agli ottavi dove hanno poi sempre rimediato batoste, è d’altronde sempre stato fondamentale per loro questo risultato che è servito da attrattiva (oltre a paccate di milioni) per alcuni grandi talenti. Attenzione però, perché l’Arsenal è nella stessa nostra situazione di un paio di mesi fa, e, come successe a noi nel derby di Coppa Italia, basta una partita fatta bene per svoltare la stagione. Di solito queste svolte si trovano nelle grandi sfide.

Parlare dei Gunners significa più che altro discutere di mentalità e di concentrazione, entrambe spesso insufficienti, piuttosto che di tattica; ma la sfida ci impone di approfondire anche questo aspetto. Nelle 14 partite disputate nel 2018 in tutte le competizioni l’Arsenal ha ottenuto 4 successi, 2 pareggi, 8 sconfitte segnando 23 reti e subendone 25; alcuni rovesci (Nottingham, Oestersunds, Bournemouth, Swansea e Brighton) hanno del clamoroso e denotano una certa schizofrenia. Attualmente al sesto posto in Premier ha il sesto miglior attacco con 52 reti (quarto per gol attesi) e l’ottava difesa con 37 reti (sesta per gol subiti attesi), numeri che indicano comunque una squadra non particolarmente brillante e non in miglioramento.
Wenger, che la parte più chiassosa del tifo londinese vorrebbe OUT da anni ma continua a regnare indisturbato, si è impegnato quest’anno a rendersi parecchio illeggibile tatticamente parlando; probabilmente anche ai suoi giocatori. Immaginiamo qualche difficoltà per Rino Gattuso e il suo staff nel preparare la partita contro una squadra così attaccata ai singoli piuttosto che alla coralità. La stagione è iniziata nel segno del 3-4-2-1 con Mustafi, Koscielny e Monreal centrali difensivi, l’impostazione è chiara: passaggi corti (più di 580 a partita, secondi in Premier solo al City), verticalizzazioni dalla trequarti a tagliare le difese (4 a partita, primi), pochi cross, prevalenza di attacchi centrali; in teoria è una squadra che punta sull’efficacia difendendosi con la palla e attaccando per colpire al cuore gli avversari. Punto di forza dei gunners sono i corner ed i calci piazzati, Koscielny e Mustafi sono pericolosissimi e bisognerà fare particolare attenzione. Il modulo che aveva consentito buoni risultati dalla seconda parte del 2016/17 in avanti è però stato rimesso in discussione con l’anno nuovo, che ha visto il ripristino della difesa a 4. Anzi no, anzi si: dipende come si alza Arsene al mattino.

Aaron Ramsey è uno dei pochi davvero positivi finora nella travagliata stagione dei Gunners

A questa incertezza tattica, comunque relativamente ininfluente nel senso che i Gunners vivono delle folate individuali, delle intuizioni dei loro ottimi giocatori e le intese che si creano fra loro, non certo di schemi, si aggiunge il consueto rimescolamento che il tecnico francese attua a piacimento. Turn-over; anzi no, è scelta tattica; anzi si, è turnover. Dei 2610 minuti di Premier sin qui disputati dal team 8 giocatori hanno giocato più di 1800 minuti (il 70%): Cech, i due centrali Monreal e Koscielny, il laterale destro Bellerin, il mediano Xakha e il tridente offensivo Ozil-Lacazette-Sanchez; come sappiamo il cileno è ora a Manchester e il francese ai box, un’enorme fortuna per noi sebbene non è detto che non possa recuperare. I residui titolari potrebbero essere considerati Mustafi, Kolasinac e Ramsey, che hanno giocato circa il 50% dei minuti, giocatori forti anche se messi in discussione in corso di stagione e a volte avvicendati con Chambers, Holding, Meitland-Niles (giovani) o Elneny; in particolare il gallese Ramsey, che ha avuto qualche problema alla coscia, è il centrocampista più pericoloso dei Gunners con la sua fisicità e capacità di inserimento, e uno dei pochi positivi fino a questo punto della stagione. Il mercato di gennaio ha portato a Londra oltre ad Aubameyang, che non potrà giocare in Europa, anche Mkhitaryan; l’armeno e Ozil sono le minacce cui la nostra difesa deve prestare particolare attenzione: sono i geni della lampada, talenti dotati di dribbling, visione, lancio, corsa, tiro da fuori; giocatori di questo spessore tecnico in serie A ce ne sono pochissimi. I due cercano di giocare in verticale, appoggio della punta e della mezzapunta e a turno vengono dentro centralmente cercando uno-due al limite dell’area di rigore per imbucarsi. A completare la rosa delle possibili scelte in avanti il nigeriano Iwobi, Welbeck e il redivivo Jack Wilshere (forse il miglior giocatore stagionale) che proprio in Europa League ha ritrovato condizione e fiducia. La rosa è temibile, al netto della mancanza di un vero goleador, anche se spesso è sembrata messa in campo con sufficienza.

Immaginare l’11 con cui Wenger potrebbe scendere in campo a San Siro ci da il mal di testa ma ci proviamo: davanti ad Ospina(portiere di Coppa) logica vorrebbe puntasse sulla difesa più solida ed esperta, quindi Koscielny, Mustafi e Kolasinac (qualora Monreal non dovesse recuperare), Bellerin e Maitland-Niles ai lati. Il bosniaco è stato un pallino di Mirabelli, il nostro DS provò a prenderlo ma il rinvio del closing mise fretta a Kolasinac che decise di firmare per i gunners e noi virammo su Rodriguez. I due centrali di centrocampo complementari: il contestato Xakha (più difensivo) e Ramsey (incursore), poi Ozil e Mkhitaryan alle spalle di una punta di movimento (e qui le alternative scarseggiano); ma il tecnico francese potrebbe schierarsi a specchio oppure ridare fiducia ai giovani che finora hanno giocato in Europa, anche se la prestazione di Chambers in finale di Coppa di Lega potrebbe far desistere l’alsaziano dal tentare nuovamente salti di crescita troppo azzardati.

A parte la carica individuale di alcuni giocatori, tipo Ramsey, i Gunners non sono esattamente un gruppo feroce e assatanato; sono professionali, validi ma a volte quasi distaccati sul campo, insomma simili al loro condottiero: se Sanchez ha scelto altri lidi per mancanza di stimoli avrà avuto i suoi motivi. Se offriremo loro condizioni ottimali per il palleggio, spazi per Ozil e l’armeno, e difenderemo senza aggressività pensando magari di prevalere su qualche sprazzo individuale potremmo ricevere brutte sorprese: l’Arsenal ha motori potenti, come piace dire a Rino Gattuso, e sul rettilineo liscio e pulito ci può dare parecchia polvere. Non dobbiamo dimenticare che spesso le squadre italiane faticano al cospetto di quelle inglesi specialmente in trasferta. Tuttavia, come anche sottolineato da diversi osservatori stranieri, mancando di personalità forte e gruppo solido oltre che di attributi ‘guerrieri’ potrebbero soffrire velocità, pressing, situazioni di stallo imposto, marcature aggressive, raddoppi feroci: tutti quei fattori che possono trasformare la pista in un inferno. Sarà fondamentale anche un San Siro indiavolato come ai vecchi tempi e partite forte; trovare una rete nei primi minuti potrebbe buttarli giù psicologicamente.
Le difficoltà non fanno per i Wenger-boys, la storia lo ha spesso dimostrato. Quanto a noi, invece, siamo usciti vivi dalle forche caudine, abbiamo un pazzo scatenato in panca e tanto entusiasmo intorno: questi i nostri valori aggiunti.

Matt LeTiss & Larry