Milan-Olympiakos Europa League 2018/19, fase a gironi – Presentazione

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La Leggenda è in pieno anno di rilancio. I biancorossi di Atene hanno conquistato diciassette titoli negli ultimi vent’anni, e sono stati consecutivamente campioni di Grecia dal 2010/11 al 2016/17. L’anno scorso però sono stati spodestati dall’AEK Atene, e sono finiti terzi anche dietro il PAOK Salonicco. E’ stata la peggior posizione nel campionato dal 1996. Ciò ha portato a un profondo ricambio. Più di venti giocatori sono stati tagliati dalla rosa, solo tredici i confermati e fra i titolari solamente Elabdellaoui e Fortounis. L’anno passato si sono avvicendati sulla panchina del Pireo ben quattro tecnici: Besnik Hasi da giugno a fine settembre, tagliato per l’incredibile 2-3 subito dall’AEK dopo essere stati sopra 2-0 fino al settantesimo; Lemonis fino a gennaio, scacciato nonostante la prima piazza nel campionato per l’eliminazione dalla Champions; Oscar Garcia fino ad aprile, quando un pareggio portò l’Olympiakos dal secondo al terzo posto; Christon Kontis ad interim fino al bollente finale.
A subentrare dopo il periodo à la “Internazionale FC” c’è l’ex tecnico del Vitoria Guimaraes Pedro Martins, alla prima esperienza fuori dal Portogallo. Le idee sembrano chiarissime: sia tatticamente che sui singoli il portoghese ha scelto subito modulo, atteggiamento e l’11 titolare, replicato quasi copia-incolla fin dalle prime partite. I risultati per ora sono positivi.

L’Olympiakos sia in fase di possesso che in difesa mantiene una disposizione abbastanza rigida che gli consente la copertura del campo. E’ aggressivo solo nella sua metacampo, il pressing alto è occasionale. (nota: il terzino sinistro è fuori campo immagine)

L’Olympiakos si schiera con il 4-2-3-1: Giannotis; Elabdellaoui, Vukovic, Meriah (o Roderick Miranda), Tsimikas; Medy Camara, Bouchalakis (Bibras Natcho dalla panchina); Lazaros (o Fetfazidis), Fortounis, Podence; Guerrero (o Ahmed Assan). La squadra è abbastanza rigida ed equilibrata, con compiti difensivi e offensivi molto definiti.
L’impostazione è sui piedi dei centrali o dei terzini, a volte diretta con la ricerca immediata della fascia o del centravanti; raramente l’Olympiakos alimenta la pressione avversaria scambiando più di due-tre passaggi fra difensori. I due mediani restano quasi sempre bassi, alternandosi nella vicinanza alla difesa come scarico in caso di mancanza di alternative; il loro contributo è perlopiù difensivo, sia Bouchalachis che Medy Camara sono agili e abili nei contrasti. Il guineano ex Ajaccio è un giocatore molto reattivo, ma inesperto, e può commettere qualche ingenuità come nel rigore concesso al Burnley ad Atene che poteva costare caro. I terzini salgono ma raramente e non cercano quasi mai il fondo preferendo giocare corto con precisione.
L’ala destra, la vecchia conoscenza di Samp e Chievo Lazaros Christodoulopulos, incrociato anche l’anno scorso nell’AEK, o l’ex Genoa Fetfazidis, attacca maggiormente il fondo e la profondità allargando le difese avversarie. A sinistra Daniel Podence rimane più vicino all’attaccante e dentro il campo. Il portoghese è imprevedibile e fondamentale per le dinamiche offensive dell’Olympiakos con i suoi tagli. 1.68, cortissimo, agile e abile nel dribbling stretto agisce da seconda punta spesso anche molto vicino alla punta, da spalla; ha tecnica, fantasia e concretezza, la sua caratteristica migliore è trovare la posizione giusta soprattutto in contropiede. Bisognerà stare molto attenti.
La stella della squadra è Fortounis, che viene schierato come trequartista centrale ma può partire anche molto più basso, quasi da regista. Detta i tempi, entra in quasi tutte le azioni, ha un buon destro con cui può essere letale anche da fermo; fisicamente può dire la sua sia nei contrasti che negli allunghi, specie se lanciato in contropiede dovrebbe essere aggredito subito perché ha nel piede i giri giusti per apparecchiare situazioni da gol.
Il centravanti è perlopiù di fatica e sponda. Il titolare è Guerreiro, un passato al Gijon senza grandi risultati, da cui Pedro Martins si aspetta aggressività nei duelli offensivi; la tecnica è essenziale, il coefficiente realizzativo sufficiente. Ma nel primo match del girone è stato preferito l’egiziano Ahmed Hassan, che il tecnico ha già allenato per due anni al Rio Ave, un puntone da 1.90 per 80kg con la media realizzativa di un centrocampista difensivo; esagero per far capire che fare gol non è il suo lavoro primario. Vedremo chi sarà messo a fare spallate con i nostri.
E Yaya Tourè? Al momento non sembrerebbe della partita, avendo giocato un solo match contro il Levadiakos in coppa, in cui è sembrato indietro dal punto di vista fisico anche se in grado di giocate illuminanti da fermo. Pedro Martins lo ha schierato al posto di Fortounis.

Relativamente al campionato greco l’Olympiakos è secondo; è la squadra che mediamente ha effettuato finora il maggior numero di cross (22 a partita), perlopiù dalla fascia destra, di tiri (19, il 35% in porta), di tocchi in area (24.29) e quarta per dribbling (27.3, riusciti il 77%). E’ la seconda per efficacia nei duelli difensivi (27.5%), prima per quelli aerei (57%) e l’indice di intensità (PPDA ovvero Passes Per Defensive Action, numero di passaggi concessi per azione difensiva) è sotto al 5.6 il che denota grande aggressività. L’Olympiakos è ultimo per numero di palle perse a partita, primo per passaggi a partita (482), precisione degli stessi e frequenza dei passaggi al minuto; secondo per passaggi nella trequarti avversaria, più preciso, è la squadra che gioca più corta ma anche la più precisa nei lanci lunghi. L’indice di intensità contro (oltre 19 PPDA) denota da parte degli avversari un atteggiamento molto attendista. Numeri da squadra dominante anche se viziati da ben 4 gare casalinghe su 5, ma ad ogni modo i rossobianchi hanno fallito il primo big match dell’anno domenica contro il PAOK al Karaiskakis perdendo 0-1 con autorete di Vukovic, in una partita definita ‘fortunata’ anche dal tecnico dei bianconeri Razvan Lucescu. Vedremo il contraccolpo sugli ateniesi, finora sempre vittoriosi.
In ambito europeo i greci hanno stradominato nel risultato contro Lucerna e Burnley, vincendo 7-1 complessivamente contro gli svizzeri e 4-2 contro la sorpresa della scorsa Premier League, e pareggiato 0-0 la prima del girone con il Betis Siviglia. L’atteggiamento è stato più prudente rispetto a quello tenuto in campionato, specie nell’ultima gara ed in generale fatto salvo il doppio confronto con gli svizzeri abbastanza speculativo.

Nella gara d’andata contro il Burnley, che ha messo la qualificazione europea su un piano inclinato a favore greca, gli uomini di Sean Dyche hanno messo in campo tutto il peggio di ciò che le squadre inglesi senza tradizione possono far vedere in Europa: qualità del palleggio inesistente, sconsiderata propensione al gioco lungo e al farsi sorprendere in contropiede, fisicità repressa in nervosismo e isterismo, errori grossolani in costruzione, precisione nulla sotto rete. Un disastro che si è manifestato con un 3-1 per l’Olympiakos maturato tutto da palla inattiva: punzione diretta di Fortounis, assist da punizione di Fortounis per la testa di Bouchalachis, rigore idiota concesso dal Burnley realizzato da…Fortounis ovviamente. I greci dopo un inizio difficile e troppo diretto, con ricerca insistita di verticalizzazioni e palle lunghe con diversi errori, si sono mantenuti equilibrati sul campo palleggiando con più calma e hanno approfittato degli errori. Nel match di ritorno l’aggressività degli inglesi ha costretto invece i rossobianchi a erigere un muro e giocare di rimessa. Gli incredibili errori sotto porta di Vokes e compagni, un palo e qualche intervento di Giannotis hanno spianato la strada alla qualificazione, certificata dal gol di Podence nella ripresa dopo il quarto tentativo su contropiede, giocata che l’Olympiakos esegue con grande efficacia.

Contro il Betis l’Olympiakos ha disputato una gara esclusivamente difensiva. Non è facile frapporsi e sfidare nel giro-palla i biancoverdi di Quique Setien, e infatti i greci nemmeno ci hanno provato. Dal punto di vista del palleggio sono stati estromessi dal campo con il 72% del possesso per gli spagnoli, che hanno completato 646 passaggi su 702 tentativi (92%) contro i soli 180 dei greci (76%) di cui solo 22 nella trequarti avversaria. Nonostante ciò sono stati 5 i tiri in porta dell’Olympiakos e 4 del Betis; gli expected goals sono stati 1.04 contro 1.14, pochissima differenza, con una macro-occasione per Lorèn Moron (Betis) al 52esimo ma ben tre per i greci con Podence e Assan al 41esimo sullo stesso contropiede e un’altra al 51esimo per Fetfazidis su bella azione manovrata. L’Olympiakos ha dovuto poi schiacciarsi ulteriormente per l’espulsione di Tsimikas (assenza importante a San Siro) ma ha comunque avuto più possibilità del dominante Betis di far sua la gara infilandosi senza capitalizzare, a causa di errori individuali, nelle evidenti falle della difesa della squilibrata formazione betica (ma ne parleremo fra qualche settimana).

Gli ateniesi in sintesi sono una squadra di medio livello in ogni fondamentale, molto lineare dal punto di vista tattico; sia per disposizione in campo che per valori generali possono ricordare l’AEK incrociato l’anno scorso, con cui facemmo un doppio 0-0 abbastanza sciapo. Con il contropiede come situazione più pericolosa è lecito aspettarsi un approccio attendista e opportunista dell’Olympiakos, comunque in grado di circolare palla e costruire azioni anche contro difese schierate. Ci aspetta una sfida europea interessante dove partiamo comunque favoriti.

Larry

I dati statistici sono ottenuti in collaborazione con Wyscout.com

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.