Milan-Betis Europa League 2018/19 Fase a gironi – Presentazione

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Per parlare del Betis bisogna partire dal suo condottiero, Quique Setien. Soprannominato El Maestro, dopo otto anni spesi nelle serie minori di cui sei nel Lugo è arrivato alla Liga nell’ottobre 2015 a 57 anni; il suo Las Palmas ha stupito nel gioco e nella valorizzazione di alcuni interpreti la cui carriera sembrava in parabola discendente, uno su tutti Kevin Prince Boateng. Dopo due undicesimi posti è stato chiamato dalla dirigenza del Betis, decisa con coraggio a dare un nuovo impulso ad una piazza grande e caldissima (lo stadio Benito Villamarin con oltre 60mila posti è il quarto di Spagna) che da diversi anni latitava dai palcoscenici nazionali e internazionali. La sua idea di calcio è propositiva, studiata, insegnata; il suo calcio è d’attacco e d’adattamento, mai speculazione, e ha un po’ del Sarri della prima ora che sinceramente può ispirare simpatia o idolatria. Ha fatto tanta gavetta, non ha mai vinto nulla e ha dichiarato più volte che non è così importante perché quel che conta è lo spettacolo. Proprio in ciò finora Setien ha dimostrato poco pragmatismo ed equilibrio, andando spesso a cozzare le sue idee con la realtà, a scapito non solo del risultato ma anche, appunto, dello spettacolo. Perché ad esempio tenere palla per 70 minuti al Pireo concludendo solo tre volte a rete, mai in pulizia, insomma…non è il massimo del divertimento. Quique Setien non è comunque un ‘guru’, ha un aspetto molto popolare, rassicurante, e ha anche 60 anni quindi non proprio rampante. Ha fiducia incondizionata nei suoi giocatori, costituendo gruppi molto uniti e anche molto piccoli, passando sopra il passato poco professionale di qualcuno (vedi Boa), concentrandosi sulla tecnica e ridandogli forse il piacere di giocare a calcio. E’ un ‘buono’ nel senso che piace a tutti, è ammirato, è illuminato. Ma non significa giusto, sia chiaro. Dipende. Per i betici lo è: la performance del Betis l’anno passato è stata di altissimo livello, con un risultato (sesto posto) che è il migliore da 13 anni. Quest’anno è iniziato con una certa altalena, nei risultati e nei rendimenti, e il ricambio di alcuni giocatori è stato pagato.

Fase offensiva del Betis: 8 uomini sulla trequarti, esterni molto larghi per costringere il Valladolid a difendere molto campo. A gestire il possesso uno dei centrali, Mandi, con 2 compagni vicini e 3 in profondità nell’area avversaria.

Dopo l’ottima stagione passata il Betis ha dovuto lasciar partire diversi giocatori, i più importanti Durmisi e Fabian Ruiz, oltre al portiere Adàn finito a fare la riserva all’Atletico dopo una stagione molto positiva. Il mercato ordinato da Quique Seitien ha portato all’investimento di 20 milioni per uno dei tanti ex prodigi, probabilmente ormai destinato a una carriera normale: William Carvalho; con lui anche il centrale ex La Coruna e Benfica Sidnei, Lo Celso in prestito dal PSG e alcuni parametri zero come Pau Lopez (portiere ora titolare) e il giapponese Inui. L’acquisto più significativo per scelta e collocazione tattica è Sergio Canales. Nativo di Santander, come Seitien, il centrocampista è dotato di tecnica e visione di gioco; il tecnico lo ha voluto espressamente e pare essere il tipo di giocatore in grado di eccellere nel suo contesto tattico. Dopo l’acquisto da parte del Real Madrid nel 2010, e nonostante l’ovvio talento, fu rilasciato dai Blancos per troppa concorrenza; il giocatore ha subito alcuni infortuni pesanti che ne hanno inficiato la carriera ad alto livello ma attenzione perché il piede è sempre molto caldo.
Come detto i biancoverdi sono un gruppo estremamente ristretto, la rosa è composta da solo 21 giocatori, sufficienti a meno di catastrofi vista la grande adattabilità e il modulo molto fluido.
Il gioco dei betici è posizionale, basato sulla tecnica individuale, interscambio di ruoli e occupazione degli spazi liberi. Per approssimare: è la classica squadra che se un alieno arrivasse sulla Terra senza sapere nulla di calcio, penserebbe che lo scopo del gioco è tenere la palla. Si ispira alla tradizione del Barça ma per certi aspetti è ancora più radicale. Il modulo base, se ha senso citarlo, è il 3421 in possesso ma è variabile in ogni momento tramite classici e frequenti scambi di posizione e rotazioni. Come per Guardiola, il modulo non ha molta importanza. Il portiere Pau Lopez è parte fondamentale della manovra, cui partecipa attivamente , e la squadra esce quasi sempre palla al piede; il gioco è corto, anche se vista la precisione dei singoli anche la soluzione lunga verso le fasce a volte è adottata. Fondamentale sarà costringere il Betis ad allargarsi, se la squadra di Setien è libera di saltare le linee centralmente e rapidamente può presentarsi in superiorità sulla trequarti. Uno dei fulcri della manovra è sicuramente il regista difensivo Marc Bartra; l’ex Barça e BVB è dotato della sensibilità tattica e di piede per far uscire la palla con i tempi giusti e scegliere come indirizzare la prima costruzione. E’ il leader della retroguardia, ben coadiuvato da Sidnei e l’agerino Aissa Mandi (Feddal e Javi Garcia le alternative). Canales è il connettore fra difesa e centrocampo e spesso centrocampo e attacco, ha rilevato il ruolo di Ruiz nell’abbassarsi e aiutare la squadra nella partenza dell’azione.
Se il Betis riesce ad avanzare al centro si compone un centrocampo a 5 in superiorità numerica; un trequartista si abbassa, l’altro rimane più prossimo alla punta, la squadra rimane ampia per costringere l’avversario a difendere molto campo. La tecnica individuale è alta, nel gioco corto gli iberici possono far ballare parecchio gli avversari e i cambi di lato sono all’ordine: sugli esterni Firpo e Guerrero o Tello e all’interno Canales, Boudebouz, Lo Celso, Inui, Joaquin, Guardado, Carvalho non sono il set di giocatori più forti d’Europa ma sanno certamente come gestire la palla e hanno qualità eccellenti nel dribbling. Tutti i giocatori sono stati scelti direttamente dal tecnico, nei limiti delle possibilità economiche: il Betis è una squadra interamente pensata e progettata, con tutti i pregi e i limiti del caso. Il terminale offensivo è Loren Moron, un altro ‘inventato’ da Seitien che a 24 anni lo scorso febbraio lo ha letteralmente pescato dalla squadra riserve (terza divisione). Per intenderci il suo valore su transfermarkt a inizio stagione era di 150mila euro, a fine stagione 15 milioni.

Fase difensiva del Betis: linea a 5 alta in difesa, mentre centrocampisti, trequartista e punta presidiano il centro pressando il portatore e coprendo le linee. Il Valencia ha comunque spazio sia sui lati che in mezzo per dialogare, difatti andrà al tiro

In fase di non possesso il Betis si schiera con un 541 estremamente aggressivo; attacca con 5 uomini la costruzione avversaria e con 5 compone una linea efficace a contrastare ampiezza e profondità, in teoria. Le due linee (teoriche) spesso però si allungano troppo, ed anche il pressing a volte è poco coordinato, e le marcature preventive non sempre sono efficaci, con gli avversari dunque liberi di salire gran porzioni di campo in libertà. Il Betis è sensibile alle verticalizzazioni e sovrapposizioni, e lascia spesso decisamente troppo campo negli spazi di mezzo e sulla trequarti laterale; fisicamente non eccelle nei contrasti e può essere preso di infilata anche se non bisogna attendersi una squadra che sbanda di continuo. Parliamo infatti di una formazione di buon livello in uno dei massimi campionati continentali, è squilibrata o meglio decisamente più organizzata nella fase di possesso piuttosto che in quella di contenimento, ma non è di burro come dimostrano i numeri della difesa, imbattuta in 7 su 11 confronti quest’anno.

Col 64.5% di possesso palla il Betis è la prima squadra della Liga; in Europa League col 65% è sotto solo al Chelsea di Sarri. Terzo per numero di dribbling a partita, secondo per percentuale di successo (28.72 per 73.65%), quarto per tocchi in area, secondo per falli subiti (13.38), il Betis è indubbiamente una squadra che domina la palla. Terzo per passaggi, la precisione è prossima al 90%. I biancoverdi giocano la stragrande dei loro palloni corti, pochi sono i cross e i lanci lunghi; la squadra è poco fallosa, subisce pochi tiri e rimane alta sul campo, con percentuali simili a quelle del Real Madrid. Concede solo 7.37 passaggi per azione difensiva, secondo solo all’estremo Eibar, ed è dunque uno dei team più aggressivi di Spagna e di tutta Europa. Tuttavia qualcosa per gli uomini di Setien non sta funzionando, ed è l’attacco. Laddove i betici hanno concesso 7 reti a fronte di 7.87 gol attesi subiti, il valore più basso della Liga, indice di una capacità difensiva importante proprio in virtù della filosofia “se la palla ce l’ho io non ce l’hanno gli altri”, hanno tuttavia segnato la miseria di 5 gol. Gli expected Goals sono quasi 11, una produzione offensiva discreta dunque, ma la finalizzazione è la peggiore della Liga. Le cause di questo avvio difficile vanno dunque ricercate nella percentuale realizzativa davvero bassa, con Moron inchiodato sull’11.77% di gol realizzati rispetto alle occasioni, un’efficienza scarsissima, e la creatività di giocatori come Canales, Boudebouz, Lo Celso sterilizzata quindi da una fase offensiva in generale poco orientata a finalizzare in maniera pulita. Solo Inui fra i primi venti per numeri di tiri del campionato, perlopiù da casa sua, e solo Canales fra i primi venti per precisione dei tiri; al momento il Betis è in un limbo dove la tanta qualità nella costruzione sta portando scarsi risultati. In Europa League il 3-0 al Dudelange è poco significativo, i lussemburghesi li abbiamo visti e sono una buonissima squadra ma di livello davvero basso; contro l’Olympiakos invece si sono palesati i medesimi problemi che in campionato. Con i betici reduci pure da due sconfitte per 1-0 in campionato è lecito aspettarsi anche qualche esperimento.

Teoricamente il Milan leggero e efficiente visto in alcune gare quest’anno, le migliori, potrebbe mettere i betici in grandissima difficoltà andando a battere sui punti deboli del gioco di Setien; penso allo spazio di cui potrebbero godere i nostri esterni ma anche le mezzali. Ma quello larvale visto nel derby è invece proprio il genere di squadra che i biancoverdi possono menare per il campo per 90 minuti senza fargli vedere palla, anzi venendola a prendere dal portiere, anche se Reina è tutt’altra cosa rispetto al cincischione col 99 (e probabilmente non solo con i piedi). Crocevia fondamentale per la stagione europea, perchè un successo ci metterebbe quasi certamente fra le qualificate ai turni eliminatori, ma anche importante step stagionale. Contro il Betis sarà partita vera, quella ‘negata’ dall’Olympiakos per il turnover folle praticato da Pedro Martins, che per la cronaca dopo averle pigliate qua ha poi pareggiato nel derby con l’AEK e perso contro l’OFI Creta; così impara a venire a Milano con i rincalzi.
Questo offre il giovedì di coppa, per una serata che speriamo molto diversa da quella di domenica.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.