Ludogorets-Milan Sedicesimi Europa League presentazione

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Il Ludogorets è la squadra della città di Razgrad, piccolo centro nel nord est della Bulgaria; prende il nome dalla regione geografica del ludogorie ovvero ‘terra delle foreste selvagge’. Fondato nel 1945 il club ha vissuto per 65 anni nelle serie inferiori fino al 2010 quando fu acquisito dall’imprenditore Kiril Domuschiev, magnate con un patrimonio di oltre 500 milioni di dollari. Promosse immediatamente in serie A le “Aquile” hanno trionfato clamorosamente nella stagione 2011-12 al primo anno fra ‘i grandi’, vincendo pure coppa nazionale e supercoppa; da allora hanno sempre vinto il campionato arrivando al sesto titolo consecutivo, e comandano la classifica anche in questa stagione. In questi sei anni di gloria vantano due partecipazioni ai gironi di Champions League, dove sono stati la prima formazione bulgara dall’introduzione della competizione ad ottenere dei punti e vincere una partita; hanno disputato un ottavo di finale in Europa League e un sedicesimo, oltre a quello che li aspetta. Nella stagione 2013/14 hanno vinto il gironcino di EL ottenendo 16 punti e seppellendo PSV e Dinamo Zagabria; ai sedicesimi hanno eliminato la Lazio vincendo all’Olimpico. L’anno scorso hanno eliminato il Basilea dalla Champions togliendo agli svizzeri il terzo posto con un pareggio al Parco dei Principi, 2-2 centrato dal PSG con un gol al ‘92esimo di Di Maria ad evitare il clamoroso successo dei bulgari. Nella campagna in corso sono usciti imbattuti contro Hoffenheim e Braga con 2 vittorie e 2 pareggi, fra cui quello fondamentale in Germania per passare il turno. I bulgari sono una piccola squadra tuttavia hanno esperienza, qualità e sono costruiti con criterio; non aspettiamoci un’accozzaglia di nomi esotici senz’anima, messa insieme con qualche soldo, con qualche talentino a predicare in un deserto tattico. Gattuso ha fatto bene a sottolineare che a conti fatti negli ultimi anni i bulgari hanno fatto maggiore esperienza in Europa rispetto al nostro gruppo di giocatori.

Il Ludogorets recupera sulla trequarti avversaria, ci sono quattro giocatori pronti a infilarsi negli spazi. Anicet resta in copertura.

I bulgari puntano tutto su velocità e tecnica individuale. Il tecnico Dimitrov, che eredita una squadra già completa e istruita da Dermendzhiev (dimessosi in agosto dopo aver perso la Supercoppa), propone un calcio piacevole e coraggioso per i mezzi tecnici a disposizione. La sua squadra è attiva nel recupero del pallone, non attende l’avversario; in EL è la terza squadra per numero di intercetti a partita, ben 17.2, sotto l’Atalanta. L’atteggiamento ‘rapace’ porta i bulgari a commettere molti falli. Non gioca un calcio di possesso (48% medio), la costruzione dell’azione è anzi rapida e diretta tuttavia quasi mai lunga; il Ludogorets preferisce giocare corto e rapido, con combinazioni in parte codificate e in parte improvvisate. In questa EL il Ludogorets ha effettuato 310 passaggi corti a partita e 30 lunghi, più che altro di alleggerimento. La ripartenza è quasi sempre dalle fasce, il Ludogorets esce subito sui rapidi terzini, i brasiliani Cicinho, Natanael o Rafael Forster, sui quali accorcia un centrocampista alla ricerca immediata di un uno-due o triangolazione veloce che possa far saltare la prima linea di pressing avversario. Sulla trequarti avversaria i bulgari soffrono le difese schierate, contro cui non hanno sufficienti soluzioni individuali, mentre prediligono improvvisi cambi di gioco o verticalizzazioni (elevato il numero di offside) per sfruttare il campo aperto. Il dribbling è ricercato costantemente, anche a centrocampo; le statistiche sono per noi incoraggianti: 10.7 riusciti ma ben 11.7 falliti a partita, il dato peggiore della competizione.

Pur se in vantaggio e nei minuti finali del match, il Ludogorets non rinuncia a tentare il recupero alto coprendo tutte le linee di passaggio all’Hoffenheim (e ci riesce)

Dei 19 giocatori schierati finora in EL solamente due sono bulgari, e solo il decano Dyakov (autore di un gol fantastico contro l’Hoffenheim) è un possibile titolare; ben otto giocatori sono brasiliani, fra cui i due già citati laterali, l’ex doria Hugo Campanharo e Wanderson, pericolosa ala sinistra, più Marcelo Nascimiento da Costa ovvero Marcelinho che gioca per la Bulgaria da qualche anno ma è chiaramente nativo del Paese sudamericano (Amazonas, per la precisione). Ecco perché fa un po’ sorridere parlare di ‘bulgari’: ci troveremo di fronte una squadra fortemente sudamericana, con l’aggiunta anche del portiere argentino Jorge Broun che si alterna al brasiliano Renan. Aspettiamoci dunque tecnica, velocità ma anche concretezza e furbizia. Anzitutto il ‘gruppo’ del Ludogorets pare estremamente solido e forte, in campo si nota coesione; come scritto sopra non è una squadra costruita tanto per, ma un progetto sportivo/finanziario ben gestito. Fisicamente, ed è il motivo per cui non dovremmo attenderci una squadra chiusa e contratta come quelle incontrate finora, fra i giocatori di movimento solo il centrale ucraino Plastun arriva all’1.90, e l’altro centrale Cosmin Moti passa l’1.80; tutti gli altri sono brevilinei, agili, rapidi. I non brasiliani, oltre ai menzionati difensori, sono le mezzali Goralski (polacco) e Anicet (Madagascar), quest’ultimo un fondista gettato in un campo di calcio; quest’estate voci lo davano a Nantes, Leicester o Marsiglia. Il motivo è che questo duttile giocatore, tecnicamente non fenomenale, ha una capacità di corsa importante pur essendo un po’ leggero, e consente al Ludogorets di aver un raddoppio/scarico sempre pronto su ambo i lati di attacco dell’avversario oltre che in alcuni casi di giocare senza centravanti visto che il giocatore può occupare l’area partendo da dietro. Analogamente rapidi e temibili nello spazio gli attaccanti Virgil Misidjan detto ‘Vura’ e Jordy Lukoki. Il primo, olandese, cresciuto nel Willem II gioca ormai da sei anni in bulgaria; il secondo è congolese, cresciuto nell’Ajax, rapidissimo e dotato di buona tecnica individuale come dimostra il gol contro l’Hoffenheim. Entrambi destri possono svariare su tutto il fronte d’attacco, due giocatori simili, veloci, che possono disturbare l’usuale costruzione lenta del Milan, particolarmente importanti in questa stagione dove il Ludogorets ha ceduto il proprio funambolo Jonathan Cafu al Bordeaux.

Complice la poca fisicità dei terzini e la difficoltà nelle diagonali, i due centrali del Ludogorets spesso sono in difficoltà nel coprire lo spazio fra loro. Qui gli attaccanti dell’Hoffenheim entrano e ricevono al centro dell’area senza problemi

Detto che le scelte di Dimitrov potrebbero essere condizionate dalla lunga pausa invernale (la squadra è stata un mese in Turchia in ritiro) è probabile che osserveremo un 4-2-3-1 con Broun/Renan fra i pali, Cicinho, Plastun (che ha preso adeguatamente il posto di Palomino), Moti, Natanael dietro; Anicet, Goralski (o Dyakov) come mediani/incursori e Marcelinho come trequartista letteralmente tuttocampo, a dettare ritmi e tempi dell’azione; ala destra Lukoki, che contro l’RR di piombo visto ultimamente potrebbe far danni, a sinistra l’imprevedibile Wanderson sempre pronto ad approfittare di disattenzioni e spazi (come contro l’Hoffenheim), al centro il mobile Vura. Alternative: rinuncia alla punta e 433 con Marcelinho come falso centravanti e Anicet a inserirsi, dentro un centrocampista in più al posto di Vura o Lukoki; oppure potrebbero schierare il centravanti romeno Keseru per un’ala, ma finora in Europa è sempre partito dalla panchina. Il Ludogorets ci preparerà diverse trappole; oltre a non sottovalutare l’avversario, comunque in grado di misurarsi e superare squadre di livello medio, questa doppia sfida va adeguatamente preparata perché sebbene non impenetrabili e spesso obbligate a prendersi molti rischi le Aquile hanno una forte identità e soluzioni adeguate. Attualmente sono probabilmente la migliore squadra dell’Europa balcanica.

Curiosità: Marcelinho è il giocatore col maggior numero di presenze e gol nella storia Ludogorets: 177 e 60; in Europa invece il miglior marcatore è Wanderson con 11 centri, il più presente Cosmin Moti con 54 presenze. Il difensore rumeno, meteora del Siena, è stato protagonista della prima storica qualificazione alla Champions dei suoi nel 2012 (emozionante il video celebrativo dei suoi tifosi): improvvisandosi portiere durante i rigori contro la Steaua Bucarest segnò il suo e ne parò due contribuendo al successo della squadra. Una delle tribune dello stadio è intitolata a suo nome. A 33 anni, nonostante un fisico all’apparenza poco atletico, è ancora un difensore rispettabile ed efficace.

Valore della rosa secondo Transfermarkt: 49,60mln.

Larry

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22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.