Europa League Sedicesimi – Presentazioni squadre terza parte

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Dopo l’introduzione, e la prima e seconda parte, proseguiamo con gli approfondimenti sulle squadre che si contenderanno l’Europa League 2018.

Tanti lo cercano, ma sarà davvero un talento?

Celtic Glasgow – I campioni di Scozia, dominatori assoluti in patria nonostante il ritorno ai vertici dei grandi rivali dei Rangers, hanno fatto da semplici sparring in Champions a PSG e Bayern. L’unico successo contro l’Anderlecht, sconfitto in trasferta 3-0, ha portato la squadra di Brendan Rodgers in EL. Il Celtic ha diversi talenti in ascesa, su tutti il terzino sinisto Kieran Tierney che nonostante abbia appena firmato un prolungamento di contratto sarà probabilmente destinato a qualche big di Premier. Anche la punta Moussa Dembelè (qui autore di un gol che fa capire quanto debbano essere ‘pesate’ le caterve di reti segnate nel campionato scozzese) è nel mirino di tanti; l’under21 è una scommessa estremamente cara e certo in Europa proverà a mettersi in mostra.
Curiosità: con il probabile successo in arrivo quest’anno il Celtic andrà a quota 49 titoli nazionali.
Valore della rosa secondo Transfermarkt:
55,45mln.

Zenit San Pietroburgo – La squadra allenata da Mancini da ottobre ha un ruolino in campionato pessimo per le ambizioni di vittoria: 9 partite, 2 soli successi, 3 sconfitte contro le rivali al titolo Lokomotiv (pesantissimo 0-3 casalingo) e Spartak, più lo scivolone con l’Arsenal Tula; i 4 pareggi per 3 volte sono stati degli scialbi 0-0, risultato già accaduto 5 volte da inizio anno. La testa della classifica dista per ora 8 punti, e pesante è stato anche il crollo in Coppa di Russia al primo turno contro la Dynamo St. Pietroburgo, cugini seconda divisione. Sebbene quest’estate lo Zenit sia andato incontro ad una forte rifondazione è assai probabile che il Mancio non durerà ancora a lungo in Russia a meno di scossoni importanti nel secondo terzo di stagione, o di buoni risultati in Europa; quelli finora sono giunti: dopo una qualificazione difficoltosa contro l’Utrecht, 5 vittorie su 6 nel girone contro Vardar, Real Sociedad e Rosenborg (che aveva eliminato l’Ajax). I ‘blu-bianco-azzurri’ schierano davanti a Lunev una difesa a 4 in linea con Criscito e Smolnikov sui lati e Ivanovic a fare coppia con Mammana o Mevlja al centro; il pacchetto difensivo è il migliore del campionato russo con 13 gol subiti in 20 partite. Lo Zenit costruisce basso grazie alla tecnica dei suoi difensori e a Leandro Paredes, autore di una buona stagione finora con anche 3 reti e 4 assist. Mancini può poi optare per affiancare all’argentino il connazionale Kranevitter o Erochin, giocatori con caratteristiche fisiche molto diverse ma abili nel tackle e in rottura, allargando sugli esterni Kuzayev (uno dei migliori quest’anno) e Shatov, o Rigoni che in EL è anche uno dei migliori cannonieri ma in campionato non ha molto spazio; in alternativa può schierare tutti e 3 i mediani puntanto su un attacco a 3 o 2 mediani e un trequartista, ruolo che può sempre coprire Paredes. In avanti titolare e stella della squadra è Aleksandr Kokorin, agile e tecnico giocatore che può essere schierato in ogni posizione del fronte d’attacco; Mancini lo impiega spesso da prima punta (che fa molto ‘falso nueve’), ruolo in cui ha realizzato 10 dei suoi 15 gol stagionali. Ai suoi lati, o in coppia, possono agire il già citato Rigoni o l’altro argentino Driussi, o Poloz. Posto completamente perso dal colosso Artem Dzjuba, finito in prestito questo gennaio all’Arsenal Tula; preso con sue stesse caratteristiche dal Tosno Zabolotnyi. Tutte queste possibilità hanno generato una rotazione consistente degli uomini, anche perchè Mancini può davvero scegliere fra un numero elevato di giocatori di qualità specie in avanti.
Curiosità: dei 16 giocatori che lo Zenit ha impiegato per più di 500 minuti nelle prime 20 gare del campionato ben 9 sono nuovi arrivati; i nuovi acquisti per questa stagione di rifondazione sono stati complessivamente 14 di cui ben 5 dal Rostov.
Valore della rosa secondo Transfermarkt:
131,85mln.

AEK Atene – I gialloneri stanno dimostrando di essere squadra vera; usciti dal girone del Milan da imbattuti e terzi in campionato a 2 punti dal PAOK stanno vivendo un ottimo momento della loro storia recente. Manolo Jimenez sta sfruttando una profondità di rosa, più che ottima per un club di questo livello, per sopperire alle assenze pesanti del mediano Jakob Johansson (ginocchio rotto nel ormai storico Italia-Svezia) e soprattutto del leader e fantasista Petros Mantalos. Per far fronte all’assenza è arrivato dal Panionios il trequartista iraniano Masud Shojaei. In crescita l’intesa Livaja-Araujo (entrambi in prestito dal Las Palmas), centrocampo solido con Simoes, il giovane Galanopoulos (da tenere d’occhio) o l’ex Udinese Konè; la difesa è il punto di forza. Piccola mina vagante.
Curiosità: La squadra fu fondata da esuli greci che da Costantinopoli fuggirono ad Atene nel 1922. L’emblema della squadra, l’aquila bicipite nera su sfondo giallo riprende la bandiera dell’Impero Bizantino.
Valore della rosa secondo Transfermarkt:
33,25mln.

Dinamo Kiev – Dopo le partenze di Yarmolenko, Belhanda e Teodorczyk era facile prevedere una stagione alle spalle dello Shakhtar in patria; il girone di EL è invece stato dominato contro avversari abbordabili, segno comunque che la Dinamo ha qualità discrete. Il 70% della rosa è ucraino, segno in controtendenza rispetto a quello dei rivali. Fermi per infortunio il capitano e maggior talento rimasto Sydorchuk (grave) e il bomber Mbokani; a trascinare la squadra quindi dovranno pensare Viktor Tsygankov, 20 anni, promettente ma ancora in cerca di troppo ‘spettacolo’ e Buyalsky; davanti spazio al brasiliano Junior Moraes già autore di 6 reti in Europa League. Ceduto il nazionale croato Domagoj Vida (Besiktas), non più titolare, la Dinamo si è considerevolmente rinforzata con l’estro dell’esterno sloveno Benjamin Verbic, prelevato dal Copenhagen, attualmente uno dei migliori giocatori dell’EL con 3 reti, 2 assistenze, 2.8 passaggi chiave e 2.4 dribbling a partita (qui le sue migliori reti col Copenhagen).
Curiosità: Il bielorusso Chackevic, attuale allenatore della Dinamo, è stato anche giocatore della squadra negli anni ’90; negli ultimi 15 anni, dopo la morte di Lobanovskyj, soltanto Jurij Semin (attuale tecnico della Lokomotiv) ha allenato la Dinamo senza esserne stato gocatore.
Valore della rosa secondo Transfermarkt: 59,15mln.

Copenhagen Attualmente sesti e in doppia cifra di distacco dal Nordsjaelland, i campioni di Danimarca in carica non sono parsi brillanti prima della sosta bimestrale del campionato; 7 sconfitte già in cassate sommate all’abdicazione della Champions in agosto per opera del Qarabag delineano una stagione difficile per gli uomini di Solbakken. Nel gruppo F, probabilmente in meno interessante della fase a gironi, i danesi hanno chiuso secondi a pari punti col Sheriff Tiraspol, eliminati nello scontro diretto all’ultima. Per contrastare l’Atletico si affideranno ad un 442 di sacrificio, puntando sulla coppia di mediani Zeca-Kvist, esperti e con buona capacità di interdizione; il primo cambio è Uros Matic, fratello di Nemanja. In avanti è il cipriota Pieros Sotiriou a poter creare maggiori pericoli. Il trascinatore della squadra Verbic è stato ceduto alla Dinamo Kiev. Arma in più il centrale ceco Michael Luftner, abilissimo nel gioco aereo e pericoloso anche in situazione offensiva; già due reti per lui in questo torneo.
Curiosità: l’allenatore è Stale Solbakken, in carica dal 2006 al 2011 (raggiunse anche gli ottavi di Champions) e tornato in Danimarca nel 2013.
Valore della rosa secondo Transfermarkt: 26,30mln.

E’ tornato a casa, riuscirà a spingere l’Atleti verso nuovi successi?

Atletico Madrid – I ‘materassai’ sono favoriti per la vittoria finale, anche se non sono nuovi a qualche caduta improvvisa. Dalla stagione 2009/10 i biancorossi di Madrid hanno alzato due Europa League e disputato un quarto, una semifinale e due finali di Champions League. Non c’è fra le competitors per il trofeo una squadra con un curriculum europeo recente così di livello, e più si avanza e più l’esperienza conta; come le motivazioni, come l’organizzazione e gli uomini di Simeone sono temibili nei turni ad eliminazione diretta proprio per la capacità di dominare la fase difensiva e strangolare le iniziative avversarie in una morsa apparentemente ‘catenacciara’, sfruttando poi micidiali transizioni e le qualità offensive elevate dei singoli. Ma si diceva di qualche intoppo: nel febbraio 2013 l’Atleti campione in carica cadde contro il Rubin Kazan proprio ai sedicesimi di EL; e a ben vedere anche quest’anno il doppio pari contro gli azeri del Qarabag, oltre alla sconfitta casalinga col Chelsea, possono passare come ‘incidenti’. I Colchoneros non sono al momento brillantissimi: poco ricambio, età media che si è alzata ai 28 anni (rosa), finora nessun ‘trascinatore’ con Griezmann decisamente lontano dalle sue medie realizzative. Eppure sono secondi in Liga, a -11 dal Barça e +8 dal Real. L’Atletico è sempre quasi lo stesso: Oblak fra i pali, Godin e Savic in difesa; Gabi e Saul Niguez al centro, Koke, Carrasco o Correa ovunque serva, Griezmann davanti. Si sono aggiunti al gruppo dei papabili titolari Vrsaljko e Lucas Hernandez per le fasce, quest’ultimo ha rimpiazzato Felipe Luis; anche Vitolo e Thomas Partey sono più di un’alternativa per il centrocampo. In avanti oltre a Gameiro e Fernando Torres che non garantiscono un gran numero di reti, l’Atleti può ributtare in mischia il più grosso colpo del mercato invernale (anche se già da tempo definito): Diego Costa. Nelle ultime 5 stagioni prima del semestre di pausa: 115 gol, 41 assist, 3 campionati e 2 coppe nazionali; sarà anche brutto, cattivo, ‘sporco’, litigioso e molto particolare umanamente ma attualmente in Europa ce ne sono pochi con i suoi numeri. E’ un numero uno assoluto e per il rilancio dei Colchoneros può fare davvero la differenza.
Curiosità: l’Atleti ha subito quattro eliminazioni su quattro nelle fasi finali della Champions League (due finali!) ad opera del Real Madrid. Si consolano dunque gli interisti: c’è chi sta peggio.
Valore della rosa secondo Transfermarkt:
648mln.

Napoli – Sarà l’anno buono per i partenopei in campionato? De Laurentis ha fatto intendere che l’Europa non verrà lasciata in secondo piano, ma un dato non può sfuggire: gli azzurri sono la migliore squadra del nostro torneo ormai da oltre un anno, ma hanno un solo punto di vantaggio rispetto ad una juve pigra, sorniona e snob. Il Napoli ha una fase offensiva in lieve credito sulle proiezioni, dunque migliorabile, è invece shockante quella difensiva: con 14 reti concesse e solo 11 xgA (gol concessi attesi, la proiezione fatta sulla base delle tipologie di occasioni che la squadra subisce o concede) la difesa sta viaggiando al massimo possibile. Bello, bellissimo, ma sul lungo è possibile che la juve cresca sufficientemente da approfittare di un poco di appannamento dei partenopei, specie se si spenderanno su entrambi i fronti. Il Napoli è un team quasi perfetto. Ha 14/15 giocatori che sono praticamente dei soldati scelti, uno stile di gioco che nell’interpretazione di Sarri è micidiale: il possesso palla è ciò che rende contemporaneamente la squadra capace di subire quasi zero e offendere a piacimento, costruendo quasi 18 tiri a partita e il migliore xg (indice dei gol attesi, misura la qualità delle occasioni da gol) della serie A, anche se non il migliore attacco; la verticalità studiata premette agli azzurri di trasformare il possesso di contenimento, comunque di qualità, in attacco con immediatezza scardinando anche le difese più chiuse. Il Napoli è una squadra quasi scientifica, spesso accostata a corazzate del calcio Europeo come Barcellona o City, ma in realtà miracolosa per rapporto fra finanze a disposizione e perfezione della resa; nel senso: più di così che cosa vuoi che facciano questi ragazzi? E ci riferiamo non solo ai risultati. I punti deboli sono quelli propri di tutte le ‘macchine’: piccoli ingranaggi che saltano, un pò di sforzo di troppo, usura, imprevisti. Sarà comunque un ‘ora o mai più’ per gli uomini di Sarri, il cui rendimento collettivo fantastico solo in un Paese gobbodipendente può essere considerato normale o ridotto agli elogi al pur eccellente Dries Mertens o ai record di Marek Hamsik; che la juve dei quasi 500 milioni di fatturato, dell’impero mediatico, dei 100 giocatori ‘controllati’ e delle cripto-consociate (che poi trovano sempre il modo di scansarsi) stia inseguendo da 12 mesi i Sarri boys dovrebbe essere la notizia di testa di ogni giornale sportivo ogni giorno della settimana.
Curiosità: già in due occasioni il Napoli è uscito dalla Europa League ai sedicesimi. Due anni fa pagarono caro l’1-0 subito a Villarreal da una punizione di Denis Suarez.
Valore della rosa secondo Transfermarkt: 403.95mln

RB Lipsia – L’inesperienza non sta solo nell’età, ma anche nell’abitudine a certe competizioni. Il Lipsia ha entrambi questi difetti, avendo debuttato quest’anno in Europa e disponendo di una rosa di poco oltre i 24 anni di media ma non può essere sottovalutato. Ralph Hasenhuttl ha a disposizione un parco giocatori completo e talentuoso, e lo ha ben organizzato in un 433 aggressivo e veloce. Il Lipsia punta sull’anticipo degli avversari, gli intercetti, le transizioni rapide; è la squadra che effettua il maggior numero di dribbling in Bundesliga, ottava in Europa (tolta la Ligue1). Corre rischi, concede, crea un volume di occasioni da gol impressionante (qui contro il BVB, big match divertente). In Champions ha pagato appunto l’inesperienza soccombendo a squadre non irresistibili come Porto e Besiktas, ma ben figurando contro il Monaco. I roten bullen schierano alcuni dei maggiori prospetti europei: al centro della difesa Dayot Upamecano, 19 anni, piede e testa da veterano, fisico eccezionale. Al centro del centrocampo Naby Keita, 22 anni, già acquistato dal Liverpool; un tornado da più di 3 dribbling, 2 intercetti, 50 passaggi e 1.5 passaggi chiave a partita. In avanti, spesso partendo da destra, Timo Werner, 21 anni, ovvero il sogno proibito di…tutti i DS; già 10 gol e 3 assist questa stagione, è il top attaccante del futuro. Attorno a loro molti ‘underdog’ di talento, meno chiaccherati: Bernardo, Forsberg, Marcel Sabitzer, il portoghese Bruma che a tratti sembra davvero innarestabile, il 20enne Jean-Kevin Augustin dotato di tecnica e personalità travolgenti; tratto comune è comunque l’apparente disciplina, non tanto tattica quanto mentale. D’altronde per tenere insieme un gruppo dove i veterani, fra i titolari, sono Orban (25 anni), Demme (26) o Kampl (27) ci vuole sicuramente un modello extracampo molto funzionante.
Curiosità: essendo vietata in Germania la presenza dello sponsor nel nome del club (eccezion fatta per ragioni storiche per il Bayer Leverkusen) la Red Bull, proprietaria del Lipsia, ha denominato la squadra con praticità ed ‘umorismo’ molto tedeschi “Rasen Ballsport”, ovvero ‘sport della palla sul prato’ per far campeggiare la scritta RB accanto ai tori rossi del logo.
Valore della rosa secondo Transfermarkt:
298,55mln

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.