Celtic-Milan presentazione

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Celtic Park sarà praticamente vuoto, e questo è triste. Da un lato è sempre bello vedere l’entusiasmo dei tifosi scozzesi e dall’altro per i nostri giovani sarebbe stata un’esperienza interessante.
Il Celtic è una delle Big dell’Europa League, in termini di coefficienti, e la cosa buona è che una volta tanto non mi tocca presentare l’intero team. Conosciamo tutti più o meno qualcosa degli Hoops o quantomeno il colore della maglia, oltre a evocarci ricordi importanti poiché proprio contro gli scozzesi abbiamo vissuto diverse notti Champions, da quelle dolci con la discesissima di Kakà a sbloccare un doppio confronto colloso, a quelle diciamo imbarazzanti con la pantomima di Dida. Passiamo all’attualità.

La formazione scozzese è guidata da Neil Lennon, già ex giocatore e poi allenatore del club dal 2010 al 2014. Il manager nordirlandese è tornato in carica nel febbraio 2019, alle dimissioni di Brendan Rodgers (accasatosi al Leicester). Duro e aggressivo sia nel modo di porsi che di allenare, i tifosi sono emotivamente legati a lui oltre che per il passato da leader della mediana anche per il successo per 2-1 sul Barcellona ottenuto sotto la sua guida nel 2012, proprio nel giorno del 125esimo compleanno della società. Dopo lo stress degli anni da giocatore e poi allenatore del Celtic, ambiente per sua stessa ammissione impossibile da sopportare a lungo, vuoi per la violenza (fu menato da due tifosi dei Rangers in un post-partita oltre a una serie di altri episodi minori) vuoi per le pressioni, Lennon ha cercato gloria senza successo in Inghilterra per poi fare un passo indietro e accasarsi ad Edimburgo sponda, ovviamente, cattolica. All’Hibernians ha conquistato una promozione e l’Europa in due anni, cedendo poi al richiamo della sua ex squadra.
Oltre ai precedenti storici, proprio contro il primo Celtic di Lennon abbiamo un doppio confronto, nella nostra ultima partecipazione alla Champions League 2012/2013: fase a gruppi, 2-0 e 3-0 per noi, ma al di là dei risultati specie a San Siro lo spettacolo fu pietoso.
A livello europeo gli ultimi due acuti degli Hoops, in mezzo a tante delusioni anche clamorose, sono sempre sotto la guida del tecnico nordirlandese: nel 2012 la cavalcata fino agli ottavi di Champions (poi spazzati via dalla juventus); l’anno scorso il passaggio dei gironi di Europa League al primo posto nel gruppo con Rennes, Cluj e Lazio, sconfitta in entrambi gli incontri per 2-1. Quest’anno il Celtic ha invece masticato amaro mancando i gironi di Champions stante la sconfitta col Ferencvaros in casa per 2-1. Faticosissimo anche giungere ai gironi di EL, ottenuti con un doppio 1-0 in entrambi i casi a ridosso del 90esimo contro Riga e Sarajevo.

Il Celtic è una squadra impostata su canoni tradizionali del football anglosassone: 352 o 4231 con terzini a tutta fascia, intensità e ruvidezza in contrasto e versatilità in fase offensiva. Il lancio lungo come anche il cross non sono infrequenti. Su questa impostazione si vede un tentativo di modernità: la circolazione bassa è curata, come anche i triangoli per uscire dal pressing e trovare campo sui lati. La riaggressione è puntuale ad opera degli attaccanti, mentre i difensori e i mediani tendono a rinculare. La ricerca della profondità non è la soluzione primaria per l’attacco, che invece si sviluppa con scambi e sovrapposizioni alla ricerca delle migliori posizioni per concludere.
I due centrali titolari sono Ajer e Jullien, entrambi quasi 2 metri per 90 chili, ma comunque decenti con i piedi; il norvegese, che pare abbiamo seguito in estate, ha tendenze da libero e (almeno nel parco giochi della Premier League scozzese) tenta sortite palla al piede. E’ un bell’atleta, che può ricordare Eric Dier del Tottenham quindi un difensore grosso ma educatissimo, tanto che l’inglese è poi evoluto a centrocampista. Il francese Jullien pur non molto più alto del norvegese ha una struttura fisica più massiccia; è potente, ha buoni fondamentali ed è un bruttissimo cliente per tutti gli attaccanti oltre che per chi lo dovrà curare sui calci piazzati. La fortuna è che entrambi i giocatori vivono in una comfort-zone, data dal livello del loro campionato e manifestano qualche calo di concentrazione.
Jullien è però rimasto escluso dai titolari per diverse gare, a causa di un infortunio. Lennon ha optato per comporre la difesa a 3 affiancando ad Ajer un altro piccoletto (1.93) come Shane Duffy, preso in prestito per sostituire Jozo Simunovic, buonissimo centrale ma svincolato nelle scorse settimane dopo la centesima gara saltata per infortunio in quattro anni. Il nostro interesse per lui riportato da alcuni media pare assolutamente ridicolo. Il terzo avrebbe dovuto essere uno dei due israeliani Bitton (altro 1.96) o Abd Elhamed. I quali avendo contratto il Covid saranno in ultimo rimpiazzati in questo match dal giovane Welsh, poco convincente in questo avvio.
Sulla loro destra agirà Jeremie Frimpong, 19 anni, olandese di origini ghanesi; è scuola Manchester City dove è cresciuto per 8 stagioni. Dal settembre 2019 ha firmato col Celtic e si è guadagnato la titolarità. E’ una scheggia impazzita, leggero, imprendibile quando parte da fermo. Sicuramente ha tecnica e personalità, con 9 dribbling riusciti a partita può far venire il mal di testa, ma è anche chiaramente giovane e lacunoso sia nelle connessioni con i compagni, che nella precisione dei cross e soprattutto nella fase difensiva.
Dal lato opposto agirà a tutta fascia Diego Laxalt, che conosciamo, o Greg Taylor.

Brown, simpatico come il filo spinato

A centrocampo lo spot in interdizione sarà di Scott Brown, capitano e bandiera della squadra con cui gioca da 13 anni, superando le 580 presenze. Brown è un medianaccio, razza in estinzione, amatissimo dai propri tifosi e detestabile da tutti gli altri noi inclusi. Il centrocampista ha già giocato contro di noi 3 volte, nel 2007 (2-1 per loro, 1-0 per noi) e nel 2013 (2-0 per noi, era già capitano). Tutte e tre le gare ammonito; il quarto confronto lo ha saltato per squalifica diretta. Insomma, un brutto cliente, dal carattere provocatorio: trash-talker, spesso duro in scivolata, propenso alla lite; è anche un ottimo giocatore, una volta importante in ambo le fasi oggi più propenso a starsene accucciato come un cagnaccio nella sua metacampo, pronto a mozzicare. Al suo fianco Callum McGregor, centrocampista bravo in ambo le fasi, brillante e dotato di un buon mancino; a completare il trio scozzese nel ruolo di mezzala destra o trequartista (centrale o su ambo le fasce) di solito è Ryan Christie, fuori per Covid; altro giocatore molto talentuoso, probabilmente si muoverà in Premier League. Ambidestro, abile assistman e tiratore da fuori anche sui piazzati, la sua versatilità è l’arma tattica più interessante per Lennon che perde dunque molto dalla sua assenza.
Pronto a subentrare ad uno dei preferiti dei Bhoys c’è Oliver Ntcham, ex giovanili City e Genoa (41 presenze, 3 gol in due stagioni); meteora talentuosa, anche lui molto versatile, giustiziere della Lazio nella scorsa stagione. Incostante ma pericolso.

Al centro dell’attacco mancherà Odsonne Edouard, ed è un peccato. Chiaro vantaggio per noi, ma sarebbe stato bello confrontarsi (e misurare) questo giovane talento che molto presto sbarcherà in lidi più importanti. Nativo della Guyana francese ma cresciuto a Parigi, il PSG lo reclutò per caso a 13 anni e divenne l’attaccante più promettente del settore giovanile. La sua ascesa si interruppe a Tolosa, meta del prestito in cui avrebbe dovuto dimostrarsi pronto per stare fra i ‘grandi’ e dove invece si fece cacciare per aver ferito un uomo con un’arma ad aria compressa (ebbene si).
Finita la sua avventura nel PSG, iniziò quella di Glasgow, dove arrivò nell’agosto 2017 in prestito. Verrà riscattato, per 9 milioni di sterline, e fino ad oggi ha giocato 136 partite, segnato 66 gol e siglato 33 assist. Centravanti ‘classico’, che non disdegna scendere molto verso il centrocampo, con un gioco spalle alla porta efficace e molta generosità. Potente, veloce, intelligente, gran finalizzatore, pericoloso da lontano, di testa, in velocità; secondo me ha anche una buona tecnica di controllo e tiro. Al momento al Celtic ci sta benissimo e vedremo quando deciderà di misurarsi con ambienti più probanti. Potrà deludere, o finire facilmente nella lista dei migliori centravanti dei prossimi anni. Contro di noi lo vedremo magari al ritorno.
Al suo posto (o in coppia) Lennon ha delle punte discrete ma non all’altezza: l’albanese Albian Ajeti, scartato dal West Ham e autore di 5 reti quasi tutte da subentrante in questo avvio; Patryk Klimala detto “il Diavolo”, di cui in Polonia dicono un gran bene ma di cui ho visto solo gare scialbe e anonime; infine il buon ‘vecchio’ (ha 30 anni) idolo di casa Leigh Griffiths che può anche agire da seconda punta, appena rientrato da un lungo infortunio, attaccante nervoso e rapido.
A completare l’attacco non ci sarà un altro idolo di casa: James Forrest. Oltre 400 presenze in maglia biancoverde, tecnica e dribbling di buon livello, come anche la capacità di inserimento. Certo del posto è dunque il norvegese Elyounoussi, giocatore la cui ascesa dopo le ottime prestazioni al Molde e al Basilea si è arrestata in Premier, al Southampton. Non ha finora impressionato nemmeno in Scozia, tutt’altro, ma sta ritrovando minuti; il talento c’è, le accelerazioni palla al piede e la percentuale di dribbling riusciti impongono attenzione, come anche la capacità di condurre palla e inserirsi o leggere gli inserimenti, che è già costata parecchio a qualche big (Manchester City) in passato.

Quando ci vuole, ci vuole

I biancoverdi non sono in un buon momento, poiché la sequenza di 7 successi consecutivi in campionato, iniziata alla terza giornata, si è interrotta nell’Old Firm dove è maturata una sconfitta per 2-0 al termine di una prestazione imbarazzante per qualità e ritmo. A dire il vero leggendo i vari commenti anche le gare precedenti non hanno generato particolare entusiasmo nonostante successi anche schiaccianti. Lennon ha aggredito lo spogliatoio minacciando ritorsioni e prendendosela (grande classico del calcio brit) con le ‘spie’ che hanno divulgato la formazione prima della sfida coi Rangers. Il che è ridicolo visto che persino un osservatore neutrale e amatoriale come me avrebbe potuto azzeccarla stante le numerose assenze. La caccia al ‘capro’ e la situazione difficile ci metterà di fronte a un avversario nervoso, che nonostante sia giovane (seconda squadra più giovane del campionato scozzese) ha molti chilometri più dei nostri in Europa. Il Celtic ha fisico e carattere, e la squallida gara contro i Rangers non ammette altre prove infime. Noi siamo in gran forma dopo aver vinto il primo big match dell’ultimo quinquennio (per non dire decennio), pur avendo perso Calhanoglu.
Un bell’esame, che io affronterei con la miglior formazione possibile.

Larry 

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.