Arsenal-Milan ottavi di finale Europa League ritorno: Mission Impossible

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Il match d’andata – Nonostante un San Siro stipato fino alle mansarde il Milan la scorsa settimana non ha disputato una gara positiva e vibrante compromettendo a mio avviso irrimediabilmente le possibilità di avanzare il turno. Proprio in una delle piccionaie, intorno al decimo di gioco, scambio uno sguardo a sopracciglio teso con Raoul Duke; traduzione: stasera sono cazzi. Sensazioni purtroppo azzeccate le nostre. L’Arsenal ha disputato una gara ordinata da subito, corto fra le linee e ben protetto in fascia dove ha dominato con triangoli difensivi efficienti anche nel consolidare il possesso; la differenza di qualità di alcuni giocatori si è fatta sentire enormemente, con la palla che in alcuni frangenti viaggiava meravigliosamente ad uno/due tocchi da un lato all’altro, poi verso il vertice d’area dove gli inserimenti di Wilshere e Ramsey e il movimento senza palla di Welbeck sui filtranti di Ozil e Mkhitaryan ci hanno crocefisso più volte. Oltre a ciò, dunque a una superiorità tecnico/tattica probabilmente prevedibile (e prevista) alcuni dei nostri ragazzi, i più giovani, sono entrati in partita tardi mettendoci venti minuti per farsi scendere l’ansia da prestazione; anche questo prevedibile. Ben più serio invece il down psico-fisico di altri ragazzi più rodati: Rodriguez solo compitino, Calha equiparabile ad uno dei giovani di cui sopra, Jack svagato e decisivo in negativo, Suso irritante e irritato (da sè stesso); peccato. Non tutto è derubricabile a ‘esperienza’ e ‘abitudine a certe partite’, anche se una buona quota si. Tutto l’ambiente è rimasto un po’ smarrito di fronte alla differenza fra noi appena ‘resuscitati’ e un team nobile ma non irreprensibile, tanto da svanire nella ripresa dove, sempre dalla piccionaia, il ‘controllo’ dell’Arsenal è parso un po’ sui generis e quello 0 nei gol a nostro favore un po’ stretto. Lo smarrimento ha pesato come un macigno anche a Genova, levato provvidenzialmente dall’atteso Andrè Silva con un gol anche molto bello; potevamo andare a fondo invece siamo ancora in gara per tutto, con l’obbligo di pompare bracciate oltre lo stremo e oltre le nostre possibilità ma sempre lì. Stupendo.
Dunque a Londra? Qui non è questione di sforzo, servirà proprio un miracolo tipo camminare sulle acque. Un prodigio necessario dopo alcune occasioni divorate, e soprattutto dopo l’imbarazzante gol subito al 49esimo dopo analogo contropiede schiantatosi sulla traversa; quell’episodio non è frutto né di mancanza d’esperienza né di prodigi tecnici: siamo stati dei gonzi. Tocca andare all’Emirates e segnare 3 gol, o 2 più difesa a oltranza e poi parola ai portieri. Impresa hollywoodiana, o forse è hollywoodiano crederci…ma cos’abbiamo di meglio da fare stasera?

Statistiche recenti – Non c’è granchè cui aggrapparsi dal punto di vista statistico. Se di rimonte e ribaltoni è pieno ogni periodo calcistico, è pure vero che queste si esprimono quasi sempre nel corso di una stessa gara o partendo da uno svantaggio subito lontano dalle mura amiche da capovolgere nella bolgia domestica. Nelle ultime dieci edizioni dell’Europa League solamente in sei casi la squadra perdente in casa all’andata, dai sedicesimi in poi, ha passato il turno. Due casi sono relativi alla passata stagione: il Celta Vigo sconfitto in casa dallo Shakhtar 0-1 riuscì a pareggiare a Donetsk con un rigore di Iago Aspas al 91esimo e poi a vincere nei supplementari; il Borussia Monchengladbach sconfitto in casa dalla Fiorentina 0-1 e sotto di 2 reti a Firenze alla mezz’ora segnò poi 4 reti passando incredibilmente il turno. Bisogna poi scendere all’edizione 2013/14, quando il Siviglia sconfitto 0-2 fra le mura amiche nel derby contro il Betis agli ottavi pareggiò al ritorno, per poi vincere ai rigori. Sempre agli ottavi, ma nell’edizione 2011/12, il ribaltone del Metalist Kharkiv sull’Olympiakos vittorioso in Ucraina con una rete di Fuster; il ritorno nella bolgia di Atene vide il vantaggio greco con zuccata di Marcano, un palo a salvare gli ucraini che a 15 dal termine si fecero parare un rigore, ma poi trovarono 2 reti in pochi minuti nel finale. Ultimi precedenti positivi per le sconfitte in casa risalgono al 2008/09, edizione che ci vide eliminati dal Werder con un rimontone ‘in match’ (questo si, tipico dell’Europa League): ai sedicesimi toccò al Marsiglia ribaltare uno 0-1 casalingo contro il Twente, chiudendo poi vittorioso ai rigori; in semifinale fu invece il Werder a far fuori l’Amburgo dopo lo 0-1 subito a Brema vincendo 3-2. Se poi estendiamo il ‘raggio’ dell’analisi anche ai turni ad eliminazione della Champions troviamo un unico ribaltamento da risultato casalingo negativo: l’Inter che eliminò il Bayern nel 2010/11, 0-1 a San Siro subito al 90esimo, 3-2 in Germania con rete di Pandev all’88esimo; per la cronaca ci pensò poi lo Schalke a ramazzare i Leo-boys.
Insomma la storia europea recente ci dice che l’impresa che dovremo affrontare è fuori da ogni parametro; è vero che ‘il calcio è il calcio’ ma pure i dati sono dati e di precedenti ribaltoni da 0-2 casalingo, perlopiù con questo rapporto di forze, non ce ne sono. Nel caso sarà una botta tale da obbligare a ritarare gli strumenti.

Rimonte storiche – Anche nel passato meno recente non si registrano molte imprese monumentali nei turni avanzati, e la sconfitta casalinga risulta quasi sempre essere un peso troppo ingombrante. Fra UEFA, Coppa Coppe e Champions sono meno di venti i ribaltoni in trasferta, dai sedicesimi in avanti (ne ho velocemente individuati quindici, ma potrebbe essermene sfuggito qualcuno); in sette casi si partiva da 0-1, e in altri quattro casi c’era comunque una differenza di 1 rete. Sono dunque solamente quattro le situazioni in cui, dopo un doppio svantaggio casalingo, sono avvenute delle rimonte vittoriose: Ajax-Benfica, quarti di Coppa Campioni 1968/69, gli olandesi persero 1-3 ad Amsterdam e vinsero 3-1 il ritorno; la partita si risolse 3-0 allo spareggio in campo neutro. Nella Coppa delle Coppe 1984/85 il Metz venne travolto dal Barcellona in Francia per 2-4, ma nel ritorno al Camp Nou dopo il vantaggio blaugrana arrivano 4 reti e un clamoroso sorpasso da parte degli outsider senza nulla da perdere. Nella UEFA 1988/89 il Bayern perse 0-2 con l’Inter, ricorderete il gol di Berti; al ritorno il biscio rimediò un 3-1 con tre reti in sette minuti prima dell’intervallo. Per ultimo c’è il ‘successo’ del Grasshopper contro la Fiorentina nella UEFA 1998/99; gli svizzeri sconfitti in casa 0-2 passarono con un 3-0…ma a tavolino causa bomba carta in campo. Visto il clima che tira nell’East London (vedi tifosi del West Ham in delirio) ci può essere una probabilità anche di questo, mai dire mai.

Bisogna davvero tornare indietro parecchio per un Milan vittorioso in rimonta dopo sconfitta a San Siro; grazie a Magliarossonera.it

E noi? Nella storia del Milan ci sono purtroppo uno sfacelo di rimonte subite, in doppio turno o in gara ed anche diverse rimonte compiute avendo perso l’andata in trasferta; c’è invece un unico precedente di rimonta da svantaggio casalingo, risale alla prima sfida in assoluto del Milan nella Coppa dei Campioni, 1° turno edizione 1955/56, contro i campioni della Germania Ovest dell’FC Saarbrucken. L’andata a San Siro termina 3-4 per i tedeschi, al 39esimo siamo sul 3-1 grazie alle reti di Frignani, Schiaffino e Dal Monte dopo l’iniziale svantaggio, ma ne buschiamo 3 e chiudiamo sotto. Il ritorno in Germania datato 23 novembre 1955 finisce in trionfo: schieriamo Ciceri, Maldini, Bergamaschi, Beraldo, Liedholm, Ganzer, Carminati, Valli, Schiaffino, Dal Monte e Nordahl; al gol di Valli in avvio risponde Binkert e l’1-1 dura fino al 75esimo, quando un’autorete, di nuovo Valli e poi Beraldo fissano il punteggio sul 4-1.
Questo l’unico precedente che ci arride dopo aver perso l’andata a San Siro, il resto solo delusioni. La più grande che ricordo nel 2006, quando in aprile a San Siro va in scena un tesissimo Milan-Barça semifinale di Champions; non c’è spazio per uno spillo e la bolgia è infernale, come nelle gare precedenti (Bayern e Lione) perchè siamo fortissimi e già a caccia della ‘vendetta’ per Istanbul, ma paghiamo alcuni errori individuali e un guizzo della coppia Dinho-Giuly. E’ 0-1 e l’esultanza dei tifosi blaugrana nei pochi secondi di spazio fra i cori di San Siro e il ‘Milan-Milan’ di pronto incitamento dopo il gol preso mi da ancora fastidio. Al ritorno partita di identico spessore e tensione, rovinata da un gol inspiegabilmente annullato a Shevchenko a metà della ripresa. Sarebbe potuta andare diversamente, forse ce l’avremmo fatta; in finale ci sarebbe stato proprio l’Arsenal ad attenderci. Ma la Storia passata è passata; stasera, invece, si può ancora provare a scrivere una pagina importante di quella presente, consapevoli non solo di essere il Milan ma anche di dover provare a fare un’impresa da narrare ai posteri.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.