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	<title>AC Milan &#8211; Milan Night</title>
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	<title>AC Milan &#8211; Milan Night</title>
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		<title>Celtic &#8211; Milan live</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Milan Night Blog]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
		<category><![CDATA[Amichevoli]]></category>
		<category><![CDATA[Partite]]></category>
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					<description><![CDATA[Prima amichevole stagionale al Celtic Park con una formazione che più rimaneggiata non si può. Tolta la difesa che presenta i titolari della passata stagione, per il resto grande spazio ai giovani a cui si uniscono Ricci e il micione inglese. Anche il Celtic non è esattamente nella formazione tipo, ma tra pochi giorni inizieranno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Prima amichevole stagionale al Celtic Park con una formazione che più rimaneggiata non si può. Tolta la difesa che presenta i titolari della passata stagione, per il resto grande spazio ai giovani a cui si uniscono Ricci e il micione inglese.<br />
Anche il Celtic non è esattamente nella formazione tipo, ma tra pochi giorni inizieranno il loro campionato. Cosa aspettarsi? Bah, io direi un paio di birre con gli amici e per il resto buttiamoci un occhio giusto per ricordarci la nuova maglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Formazioni ufficiali</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CELTIC (4-3-3): </strong>Sinisalo; Donovan, Carter-Vickers, Murray, Tierney; McCowan, McGregor, Engels; Forrest, Duran, Tounekti. <em>All. O&#8217;Neill </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MILAN (3-4-2-1): </strong>Torriani; Tomori, Gabbia, Pavlovic; Athekame, Ricci, Comotto, Bartesaghi; Loftus-Cheek, Ossola; Kostic. <em>All. Amorim</em></p>
<p>Per il Milan a disposizione: Bouyer, Pittarella; Gila, Odogu, F. Terracciano, Vladimirov; Cissè, Fofana, Musah, Vos; Borsani, Camarda, Chukwueze, Guernier.</p>
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		<title>Storie di Calciomercato: Andriy Shevchenko, l&#8217;intuizione al Camp Nou e la profezia del destino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 05:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[​“Giocatore fortissimo fisicamente, veloce, rapido nel dribbling. È in possesso di fantasia, calcia bene con entrambi i piedi, fa gol, forte nel gioco di testa. Gioca su tutto il fronte d’attacco, sa chiamare la profondità come pochi giocatori. Considerando la sua giovane età sono rimasto impressionato per la sua facilità di gioco. È un giocatore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>​“Giocatore fortissimo fisicamente, veloce, rapido nel dribbling. È in possesso di fantasia, calcia bene con entrambi i piedi, fa gol, forte nel gioco di testa. Gioca su tutto il fronte d’attacco, sa chiamare la profondità come pochi giocatori. Considerando la sua giovane età sono rimasto impressionato per la sua facilità di gioco. È un giocatore emergente. Superfluo aggiungere altro: E’ DA MILAN”.<br />
</em><br />
​Chi legge queste righe oggi avverte un brivido lungo la schiena. È il 5 novembre 1997 e questo testo non è un semplice appunto, ma il rapporto ufficiale che lo storico osservatore rossonero Italo Galbiati spedisce direttamente alla sede del Milan. Galbiati si trova sulle tribune del Camp Nou, testimone oculare di una notte che cambia per sempre la geografia del calcio europeo. In campo c&#8217;è il Barcellona, ma a dominare la scena è la Dinamo Kiev. Il protagonista assoluto della serata indossa la maglia numero 10 degli ucraini: è un ventunenne con lo sguardo di ghiaccio e i movimenti del killer d&#8217;area di rigore. Si chiama Andriy Shevchenko. Quella sera, la stella nascente dell&#8217;Est tramortisce i catalani con un sonoro 4-0, firmando una tripletta leggendaria che fa fare il giro del mondo al suo nome.</p>
<p style="text-align: justify">​È esattamente in quella notte magica di Barcellona che il Milan si innamora follemente del ragazzo di Dvirkivščyna. Un colpo di fulmine destinato a trasformarsi in una delle storie d&#8217;amore più vincenti e passionali della storia del club.</p>
<p style="text-align: justify">​​La diplomazia del calciomercato, però, richiede tempo, pazienza e soprattutto il momento giusto per affondare il colpo. Devono passare quasi due anni prima che quel corteggiamento nato in Spagna trovi il suo compimento. Nella primavera del 1999, il presidente Silvio Berlusconi rompe gli indugi e dà il via libera definitivo ad Adriano Galliani e Ariedo Braida: l&#8217;obiettivo è strappare l&#8217;ucraino alla Dinamo Kiev a qualunque costo. Il Milan mette sul piatto una cifra astronomica per l&#8217;epoca, circa 25 milioni di dollari, anticipando tutti già nel mese di maggio, ben prima dell&#8217;apertura ufficiale della sessione estiva, pur di sbaragliare una concorrenza agguerritissima.</p>
<p style="text-align: justify">​La sera del 15 giugno 1999, l&#8217;aereo con a bordo Andriy Shevchenko tocca la pista dell&#8217;aeroporto di Malpensa. L&#8217;istantanea di quel momento, riletta oggi, ha del surreale. Ad attendere il futuro Pallone d&#8217;Oro ci sono il direttore generale Ariedo Braida, un interprete, una manciata di giornalisti e pochissimi curiosi di passaggio. Intorno al suo arrivo non ci sono le folle oceaniche che si muovono per i top player sudamericani o italiani; c&#8217;è invece una discreta dose di scetticismo, mescolata a una fredda indifferenza. Per l&#8217;opinione pubblica dell&#8217;epoca, i calciatori provenienti dall&#8217;Est Europa sono spesso un&#8217;incognita, talenti algidi che faticano ad adattarsi alle marcature asfissianti e tattiche della Serie A.</p>
<p style="text-align: justify">​​Ma l&#8217;indifferenza della critica non sfiora minimamente la dirigenza di via Turati. Quando il Milan investe quella montagna di dollari, lo fa con la certezza granitica di chi conosce ogni singolo segreto del giocatore. Quello scout di Galbiati del 1997 è solo il primo foglio di un dossier lunghissimo.<br />
​A svelare i retroscena di quel corteggiamento silenzioso è lo stesso tecnico dello Scudetto del Centenario, Alberto Zaccheroni, che ricorda come il nome di Shevchenko circolasse a Milanello già da prima del suo arrivo:<em> “L’idea di prenderlo c’era già da tempo, lo voleva Fabio Capello già un anno prima che arrivassi. Lo fecero seguire per molto tempo e poi un giorno Berlusconi mi chiamò per dirmi che a Wembley si giocava Dinamo Kiev-Arsenal. Mi chiede di fare una relazione sul ragazzo, mi mise a disposizione anche il suo aereo personale. Vidi un giocatore che copriva tutto il campo, che aveva qualità da attaccante, ma anche tanta corsa. Era un ragazzo che giocava per la squadra. Sulla relazione scrissi ‘Assolutamente da prendere’”.<br />
</em><br />
​Zaccheroni fotografa alla perfezione l&#8217;essenza di Andriy. Non è solo un finalizzatore d&#8217;area, ma un attaccante moderno, generoso, capace di pressare i difensori e di sacrificarsi in fase di non possesso, mantenendo una lucidità spaventosa davanti al portiere.</p>
<p style="text-align: justify">​​La storia successiva si incarica di spazzare via lo scetticismo iniziale di quella sera a Malpensa nel giro di pochissime settimane. Al suo debutto in campionato contro il Lecce, Shevchenko segna subito. Sarà solo l&#8217;inizio di una stagione d&#8217;esordio clamorosa, che lo vedrà laurearsi capocannoniere della Serie A con 24 reti, un&#8217;impresa mai riuscita prima a uno straniero al primo anno in Italia.</p>
<p style="text-align: justify">​Quello sbarco in sordina del 15 giugno diventa l&#8217;alba del mito del Vento dell&#8217;Est. Con la maglia numero 7 sulle spalle, Shevchenko riscrive i record del club, diventando l&#8217;incubo della Juventus, il re indiscusso dei derby contro l&#8217;Inter e l&#8217;uomo che, nella notte di Manchester del 2003, spiazza Buffon dal dischetto per regalare al Milan la sua sesta Champions League.</p>
<p style="text-align: justify">​Rileggere oggi la relazione di Galbiati e le parole di Zaccheroni non fa che confermare una grande verità del calcio: i campioni assoluti si riconoscono dal primo sguardo, dalla facilità con cui rendono semplici le giocate più complesse. E il Milan, in quella fine millennio, dimostra una lungimiranza straordinaria, andando a prendere il suo futuro re direttamente a casa sua, prima che il resto del mondo si accorgesse che quel ragazzo con la maglia della Dinamo Kiev era semplicemente destinato alla gloria eterna in maglia rossonera.</p>
<p><strong><em>W Milan</em></strong><br />
<span style="color: #ff0000"><strong><em>Harlock</em></strong></span></p>
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		<title>L’affaire Liberali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 06:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News & calciomercato]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-40245" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/07/AMORIM-MILAN-696x464-1.png?resize=300%2C200&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="200" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/07/AMORIM-MILAN-696x464-1.png?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/07/AMORIM-MILAN-696x464-1.png?resize=630%2C420&amp;ssl=1 630w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2026/07/AMORIM-MILAN-696x464-1.png?w=696&amp;ssl=1 696w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Quella che sta per finire è stata la settimana di Liberali. Prodotto del settore giovanile rossonero, il giovane fantasista, ora impegnata con l’Italia Under19 nell’Europeo di categoria, lo scorso anno era stato lasciato partire a costo zero verso il Catanzaro, che tanto lo aveva inseguito e voluto per puntare alla promozione in Serie A. Una prima parte di stagione interlocutoria per “il picco Foden”, esploso nel girone di ritorno complice anche un maggiore minutaggio guadagnato grazie all’infortunio di Cissè, fino a quel momento punta di diamante dei calabresi tanto da essere acquistato proprio dal Milan. I giallorossi alla fine la promozione non l’hanno guadagnata, Liberali invece sì.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Con Aquilani &#8211; l’allenatore del Catanzaro nella scorsa stagione &#8211; al Sassuolo, Liberali sapeva già di avere un estimatore nella massima serie. Forse non poteva immaginarsi che ce ne fossero altri due: Fabregas e Amorim. Dopo un corteggiamento serrato da parte di tutti e tre, protagonisti di un triello leoniano, Mattia ha scelto di spostarsi a Como, a livello sportivo e non solo forse l’opzione per lui più conveniente e intrigante. Il Milan, rimasto a bocca asciutta e scornato, si lecca ora le ferite. La mia sarà magari una voce fuori dal coro, ma abbastanza allineata a quella di Letizia (non so se esserne felice, ma tant’è). Posto che lo scorso anno lasciar partire Liberali, per giunta a zero, era stata secondo me una follia, a mio avviso concentrarsi solo sul suo rifiuto e non sul fatto che il Milan avesse già acquistato il “vero” titolare del Catanzaro in quel ruolo è abbastanza miope. Sometimes may be good, sometimes may be shit, per citare Gattuso. Se poi il Milan si fosse presentato ai blocchi di partenza della A con come trequartisti i due della quinta classificata in B dell’anno prima, magari qualcuno avrebbe ironizzato su quanto i rossoneri fossero caduti in basso. Senza Liberali si può giocare, l’importante ora è chi verrà acquistato al suo posto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È piuttosto indicativo, più del rifiuto in sé del ragazzo, il perché sia arrivato: a quanto pare, per i rapporti tesi con parte della dirigenza rossonera, specialmente Ibrahimovic. Non c’è niente da fare, lo svedese si è ormai guadagnato (e continua a guadagnarsi) una reputazione che definire pessima è poco. Che Cardinale si stia spendendo in prima persona per le sorti del Milan è a mio avviso segnale positivo anche solo per la buona volontà che ci sta mettendo, al netto che tutto verrà poi giudicato dai risultati. Se però vuole davvero mostrare ai tifosi che la solfa è cambiata, Ibra deve essere messo definitivamente da parte. I rapporti ormai sono più che logori, non vedo margini per ricucirli.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quindi… chi al posto di Liberali? Considerando che Amorim prediligerà probabilmente il 3421 al 343, e prendendo per buone le notizie che danno Leao in uscita e Pulisic e Nkunku rimanenti, potrebbe essere affascinante aggiungere sulla trequarti la classe e la freschezza di Franco Mastantuono. Argentino con passaporto italiano del 2007, quindi coetaneo di Liberali e anche lui mancino, nel curriculum ha River e Real. Nei Blancos è e forse continuerà a essere chiuso dai vari Vinicius, Mbappe, Rodrygo, Endrick, Arda Guler, Brahim, eccetera. Lo scorso anno ha giocato poco più di mille minuti, per dire, 11,5 partite intere spalmate su 23 comparsate. Provare un affare alla Nico Paz potrebbe essere conveniente tanto per i madrileni, quanto per il Milan. Perché non provarci?</span></p>
<h3 class="p1"><strong><span class="s1" style="color: #ff0000;">Fab</span></strong></h3>
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		<title>Storie di Calciomercato: L&#8217;estate 1992 del Milan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 05:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[​Ci sono stagioni che cambiano la storia di un club e stagioni che, semplicemente, ridefiniscono i confini del possibile nel gioco del calcio. La stagione 1991/1992, per il Milan, appartiene alla prima categoria, ma è l&#8217;estate del 1992 a traghettare definitivamente il Diavolo in una dimensione ultraterrena. ​Facciamo un piccolo passo indietro per capire il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">​Ci sono stagioni che cambiano la storia di un club e stagioni che, semplicemente, ridefiniscono i confini del possibile nel gioco del calcio. La stagione 1991/1992, per il Milan, appartiene alla prima categoria, ma è l&#8217;estate del 1992 a traghettare definitivamente il Diavolo in una dimensione ultraterrena.</p>
<p style="text-align: justify;">​Facciamo un piccolo passo indietro per capire il contesto. Nel maggio del 1991, l&#8217;ambiente rossonero è tutt&#8217;altro che sereno. Il Milan saluta Arrigo Sacchi e deve fare i conti con la pesante squalifica dalle coppe europee dopo la notte dei riflettori spenti a Marsiglia. La panchina viene affidata a Fabio Capello, un tecnico friulano accolto inizialmente dallo scetticismo generale. E invece, l&#8217;allenatore di Pieris compie un autentico capolavoro: rivitalizza il gruppo, compatta l&#8217;ambiente e vince lo Scudetto al primo colpo, firmando un’impresa leggendaria. Il Milan si laurea Campione d&#8217;Italia senza subire nemmeno una sconfitta. Sono gli Invincibili.</p>
<p style="text-align: justify;">​Se nell’estate precedente il calciomercato del Diavolo è stato di basso profilo, quasi d&#8217;attesa, la musica cambia radicalmente dopo il trionfo tricolore. Come &#8220;premio&#8221; per lo scudetto, il presidente Silvio Berlusconi decide di mettere mano al portafoglio in modo vistoso. Per essere competitivi sul doppio fronte, difendendo il titolo in Italia e dando l&#8217;assalto alla neonata Champions League, la rosa ha bisogno di un upgrade spaventoso. Serve aumentare il numero dei giocatori, certo, ma è la qualità complessiva a dover toccare vette mai viste prima.</p>
<p style="text-align: justify;">​​L&#8217;estate del 1992 porta con sé una grande novità regolamentare: viene aumentato il numero di calciatori stranieri tesserabili da ogni club, anche se vige ancora la rigida regola che ne consente solo tre contemporaneamente in campo. Una dinamica che spinge il Milan a fare incetta di talenti internazionali, creando una concorrenza interna ferocissima.<br />
​Il primo tassello è, in realtà, un ritorno a casa. Zvonimir Boban, acquistato l’anno prima dalla Dinamo Zagabria per ben 10 miliardi di lire e girato in prestito al Bari per saggiare l&#8217;impatto con la Serie A, rientra alla base. Il talento croato, mix perfetto di eleganza, visione di gioco e carattere fumantino, è pronto per la grande sfida.</p>
<p style="text-align: justify;">​Ma i radar di via Turati continuano a guardare con insistenza verso i Balcani. Sempre da quella terra di poeti e guerrieri del pallone, il Milan mette le mani su un talento puro, anarchico e celestiale: Dejan Savićević. Il Genio arriva a Milano da Campione del Mondo in carica con la Stella Rossa di Belgrado. I tifosi rossoneri lo conoscono bene, avendolo affrontato e sofferto nella celebre e nebbiosa sfida infinita del 1988. Savićević è l&#8217;uomo capace di spaccare le partite con una singola giocata, l&#8217;imprevedibilità fatta calciatore.</p>
<p style="text-align: justify;">​​Il Milan non si ferma e decide di attingere anche da chi, solo dodici mesi prima, aveva spento i sogni europei del club. Dalla Francia arriva Jean-Pierre Papin, il centravanti implacabile dell’Olympique Marsiglia e Pallone d’oro in carica del 1991. Per strapparlo ai francesi, Berlusconi sborsa la cifra monstre di 14 miliardi di lire. JPP va a comporre un reparto offensivo da fanta-calcio insieme a Marco van Basten, regalando a Capello una potenza di fuoco spaventosa.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il vero fiore all’occhiello di quella campagna acquisti faraonica, l&#8217;operazione che fa saltare i banchi e infiamma le cronache nazionali, parla però italiano. Il Milan porta alla corte di Capello l’astro nascente del calcio nostrano: Gianluigi Lentini.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il ventitreenne centrocampista del Torino è l&#8217;esterno moderno per eccellenza: forte fisicamente, velocissimo, devastante nell&#8217;uno contro uno. Il suo trasferimento in rossonero si trasforma immediatamente in un caso politico e sociale, uno dei primi grandi acquisti mediatici della storia del calcio moderno. I tifosi granata scendono in piazza in preda alla rabbia, scatenando vere e proprie proteste a Torino per la cessione del loro idolo. Lo stesso Lentini, inizialmente, è tormentato e non vorrebbe lasciare i colori della sua vita. Le polemiche, i sussurri sulle cifre reali dell&#8217;operazione e il clamore giornalistico accompagnano ogni singolo passo del ragazzo verso Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">​​Con gli arrivi di Papin, Savićević, Lentini e il rientro di Boban, volendo ci sarebbero anche De Napoli ed Eranio, che vanno ad aggiungersi al blocco storico degli olandesi (Van Basten, Gullit, Rijkaard) e alla leggendaria difesa italiana guidata da Baresi e Maldini, prende forma una delle rose più profonde, ricche e qualitative che la storia del calcio ricordi.</p>
<p style="text-align: justify;">​È il via ufficiale all&#8217;era del &#8220;turnover&#8221; ragionato, una necessità di gestione che Capello cavalcherà con polso di ferro e intelligenza tattica. Quell&#8217;estate del 1992, vissuta a colpi di miliardi e colpi di scena, cambia per sempre i connotati del calciomercato, trasformando il Milan in una vera e propria corazzata globale, costruita con un unico, ossessivo obiettivo: vincere tutto, ovunque, senza lasciare nemmeno le briciole agli avversari.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>La ripartenza (?)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 06:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News & calciomercato]]></category>
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					<description><![CDATA[La ripartenza del Milan in quest’estate rossonera è un’opera d’arte. Non una di quelle riconoscibili e immediate nella lettura della loro bellezza, ma astratta. Una di quelle opere d’arte moderne che per la maggior parte di noi sono incomprensibili e in cui tutti possono vedere ciò che vogliono. Per qualcuno un capolavoro, per altri, la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-38945" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2027/03/cardinale-milan.png?resize=300%2C191&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="191" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2027/03/cardinale-milan.png?resize=300%2C191&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2027/03/cardinale-milan.png?resize=768%2C489&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2027/03/cardinale-milan.png?resize=696%2C443&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2027/03/cardinale-milan.png?resize=660%2C420&amp;ssl=1 660w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2027/03/cardinale-milan.png?w=973&amp;ssl=1 973w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La ripartenza del Milan in quest’estate rossonera è un’opera d’arte. Non una di quelle riconoscibili e immediate nella lettura della loro bellezza, ma astratta. Una di quelle opere d’arte moderne che per la maggior parte di noi sono incomprensibili e in cui tutti possono vedere ciò che vogliono. Per qualcuno un capolavoro, per altri, la maggior parte, una cagata pazzesca. Sì, è vero, il paragone non ci sta, è un po’ da ignorante e da bifolco, ma che volete che vi dica, questo mi è venuto in mente. Capire e interpretare i movimenti rossoneri è pressoché impossibile: sono comprensibili solo a chi prende certe decisioni, forse nemmeno a loro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Può quindi capitare di leggere che la nuova organizzazione societaria sia per alcuni “geniale”, molto U.S.A., moderna e all’avanguardia. Per molti altri, me compreso, sembra invece piuttosto un ripiego necessario dopo rifiuti e figuracce. Se si fosse voluto puntare su queste figure, d’altronde, lo si sarebbe fatto dal giorno dopo i licenziamenti in massa di Cardinale, non a un mese di distanza. Sicuro però che chi si troverà al timone della società è senza una vera esperienza ad alti livelli, individui promossi per mancanza di alternative cercando di trovare per loro una collocazione coerente al loro percorso di carriera. Diversa la strada scelta invece anni fa dall’Inter (assunto l’esperto Marotta, e i risultati sono ahinoi sotto gli occhi di tutti) e Juventus (con “Big Data” Comolli silurato dopo pochi mesi e assunto al suo posto Carnevali).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel Milan esordirà invece a breve Amorim, allenatore-manager come non si vedevano da decenni in Italia. Questa scelta ha sicuramente dei pro, ma dei profili di rischio. Il pro più importante è senza dubbio che il portoghese potrà potenzialmente essere davvero coinvolto nelle scelte di mercato, partecipando attivamente alla scelta di giocatori adatti al suo stile di gioco. Il più grande contro è che se alla fine i risultati non dovessero arrivare, il fallimento non investirà solo l’allenatore, ma anche i calciatori selezionati e acquistati. Presa tuttavia la decisione, sarà inevitabile e auspicabile seguirla in toto, comunque vada. Amorim manager all’inglese? Perfetto, che sia davvero libero di scegliere e che sia davvero accontentato, sperando nel meglio, e soprattutto senza ingerenze esterne.<br />
</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Intanto il primo colpo del mercato è arrivato. A sorpresa per la velocità della trattativa, ma soprattutto per la cifra sborsata dal Milan. Gonçalo Ramos si trasferirà all’ombra del Duomo per 70 milioni di Euro circa, il trasferimento più oneroso nella storia del club. Abbastanza clamorosa come notizia, che dà due segnali: il primo che Amorim, almeno in questa occasione, è stato ascoltato e accontentato; la seconda è che a breve dovremo aspettarci l’uscita di qualche elemento più o meno di spicco della rosa per finanziare il resto del mercato e per alleggerire il monte ingaggi (il portoghese, secondo i rumors, percepirà circa 7 milioni a stagione). Lascia spiazzati il prezzo pagato per la punta: si è forse voluto chiudere in fretta in quanto era uno dei primi indiziati a sostituire all’Atletico Madrid il partente Julian Alvarez. Rimane il fatto che difficilmente RedBird ci regalerà un prosieguo di mercato su questi livelli, quindi non abituiamoci troppo bene.</span></p>
<h3 class="p1"><span style="color: #ff0000;"><strong><span class="s1">Fab</span></strong></span></h3>
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		<title>Storie di Calciomercato: Roberto Baggio in rossonero, il capolavoro mancato del &#8220;posto giusto nel momento sbagliato&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 05:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[​“Nel 1990 lo avevamo quasi preso, ma l’avvocato Agnelli chiese a Berlusconi di lasciare alla Juventus almeno il giocatore, visto che in quegli anni il Milan aveva raccolto un gran numero di trofei. Poi, qualche anno dopo, siamo riusciti a comprarlo”. Questa è una delle grandi verità del calciomercato italiano, un aneddoto iconico che Adriano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>​“Nel 1990 lo avevamo quasi preso, ma l’avvocato Agnelli chiese a Berlusconi di lasciare alla Juventus almeno il giocatore, visto che in quegli anni il Milan aveva raccolto un gran numero di trofei. Poi, qualche anno dopo, siamo riusciti a comprarlo”.</strong></em><br />
Questa è una delle grandi verità del calciomercato italiano, un aneddoto iconico che Adriano Galliani ama raccontare ogni volta che si riavvolge il nastro della memoria e si pronuncia un nome che fa battere il cuore a chiunque ami il calcio: Roberto Baggio.</p>
<p>​Dietro questa confessione nostalgica si nasconde uno dei più grandi &#8220;sliding doors&#8221; della storia del Milan. Il calcio, esattamente come la vita di tutti i giorni, è una complessa questione di tempismo. Bisogna avere la fortuna e la coincidenza astrale di trovarsi nel posto giusto, ma soprattutto nel momento giusto. Una regola aurea che, purtroppo, non si applica alla perfezione quando le strade del Divin Codino e del Diavolo finiscono finalmente per incrociarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">​Per assistere alla fumata bianca bisogna aspettare l&#8217;estate del 1995. Roberto Baggio è, senza discussione alcuna, uno dei top player assoluti del calcio mondiale. Solo due anni prima, nel 1993, ha sollevato al cielo il Pallone d’oro e ha trascinato la Juventus a suon di gol e giocate celestiali. Eppure, a Torino l&#8217;aria si è fatta improvvisamente pesante. L&#8217;avvento di Marcello Lippi sulla panchina bianconera e la fragorosa esplosione del giovane Alessandro Del Piero incrinano definitivamente il feeling tra il numero 10 e la dirigenza juventina. Baggio non è più intoccabile, la Vecchia Signora è pronta a sacrificarlo.</p>
<p>​I dirigenti rossoneri, sempre attentissimi alle opportunità d&#8217;oro che offre il mercato, fiutano l&#8217;affare del decennio. Capiscono che quello è il momento esatto per inserirsi, per sferrare l&#8217;attacco decisivo e regalare al popolo milanista quel genio che era sfuggito cinque anni prima. Segue una trafila classica del giornalismo estivo: smentite di rito, indiscrezioni sussurrate a mezzo stampa, clamori mediatici. Poi, il 6 luglio 1995, arriva l&#8217;ufficialità. Roberto Baggio passa al Milan per una cifra vicina ai 20 miliardi di lire, firmando un contratto da 2 miliardi delle vecchie lire all’anno. Sulla carta, è un matrimonio da sogno, l&#8217;unione tra la squadra più gloriosa del decennio e il calciatore più poetico d&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">​​La realtà del campo, però, restituisce un&#8217;istantanea diversa, venata da una sottile malinconia. L&#8217;avventura di Baggio in rossonero lascia fin da subito un sapore di incompiuto, il retrogusto amaro di un qualcosa che avrebbe potuto essere leggendario e che invece si limita a essere &#8220;soltanto&#8221; normale. Il fantasista arriva a Milano in una fase delicata: il ciclo degli Invincibili di Fabio Capello sta vivendo una transizione profonda, l&#8217;intensità sta calando e gli ingranaggi non sono più fluidi come un tempo.<br />
​Nonostante le difficoltà strutturali, il primo anno si chiude con la conquista dello Scudetto. È il titolo numero quindici della storia milanista, ma Baggio non riesce mai a sentirsi pienamente integrato nel cuore del progetto tecnico. Un po&#8217; per via di una serie di contrattempi fisici che ne frenano la continuità, un po&#8217; per l&#8217;immensa concorrenza interna in un reparto offensivo stellare, il talento di Caldogno fatica a trovare la sua centralità assoluta. Spesso parte dalla panchina, spesso viene sostituito, faticando a esprimere quella leadership tecnica che lo ha reso unico al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">​Se il primo anno è complicato, il secondo capitolo si rivela persino peggiore. All&#8217;inizio della stagione 1996/97, il nuovo mister Óscar Tabárez prova a cambiare le carte in tavola. Il tecnico uruguaiano decide di metterlo al centro del suo progetto tattico, consegnandogli le chiavi della squadra. L&#8217;illusione, tuttavia, dura pochissimo. I risultati non arrivano, la panchina salta e la società richiama di corsa Arrigo Sacchi.<br />
​È l&#8217;inizio della fine dell&#8217;esperienza rossonera di Baggio. Il ritorno del tecnico di Fusignano fa riemergere istantaneamente i vecchi dissapori, le incomprensioni tattiche e le ruggini mai smaltite della spedizione mondiale di USA &#8217;94. Il rapporto tra il rigido dogmatismo di Sacchi e la libertà creativa di Baggio è da sempre conflittuale, e a Milanello si consuma l&#8217;atto finale. Il minutaggio del fantasista crolla, l&#8217;entusiasmo si azzera e, dopo due sole stagioni e un totale di 67 presenze e 19 reti, l&#8217;avventura si chiude mestamente. Il Divin Codino saluta Milano per andare a rinascere a Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;">​​La parabola di Roberto Baggio al Milan resta così l&#8217;emblema di un campione immenso che, nonostante un bagaglio tecnico e umano sconfinato, non incontra mai l&#8217;ambiente e il contesto ideali per poter risplendere al massimo delle sue potenzialità. Ed è qui che torna a galla, prepotente, il rimpianto legato a quell&#8217;aneddoto del 1990 raccontato da Galliani.<br />
​Cosa sarebbe successo se l&#8217;Avvocato Agnelli non avesse chiesto quel favore a Berlusconi? Se Baggio fosse sbarcato a Milano nell&#8217;estate del 1990, nel pieno della sua giovinezza atletica e nel cuore pulsante del Milan degli olandesi e di Sacchi, la storia del calcio avrebbe preso una piega diversa. Con ogni probabilità, oggi racconteremmo un&#8217;epopea straripante, fatta di bacheche ancora più piene, di gol fantascientifici inseriti in una macchina teatrale perfetta, capace di segnare un&#8217;era. Ma il calcio non si fa con i &#8220;se&#8221;. Resta la bellezza visiva di aver visto, anche solo per un breve frammento di storia, la maglia numero 18 del Milan sulle spalle del calciatore più puro che l&#8217;Italia abbia mai cresciuto.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>I chiodi sulla bara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[deadoc3]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 13:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
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					<description><![CDATA[Il fu AC Milan è ormai stato adagiato in una bara da circa 19 anni. Qualche sussulto nel 2011 e nel 2021 ha fatto pensare ad una resurrezione, ma puntualmente il coperchio della bara è tornato a chiudersi. Da quando è arrivato a mettere le mani sulla maggioranza delle azioni rossonere l&#8217;american boy, prodigio della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il fu AC Milan è ormai stato adagiato in una bara da circa 19 anni.</p>
<p>Qualche sussulto nel 2011 e nel 2021 ha fatto pensare ad una resurrezione, ma puntualmente il coperchio della bara è tornato a chiudersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando è arrivato a mettere le mani sulla maggioranza delle azioni rossonere l&#8217;american boy, prodigio della finanza, il coperchio ha iniziato a essere sigillato con i chiodi, proprio per evitare che ci possa anche solo essere la speranza di vedere la resurrezione nell&#8217;olimpo del calcio che conta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo chiodo è stato piantato con l&#8217;allontanamento di Maldini dal club. Non me ne vogliate, non sono una vedova di Paolo, vorrei solamente una persona competente in un ruolo così delicato come quello del DT. Nel caso di Maldini la competenza calcistica è indiscutibile, così come il milanismo; peccava nell&#8217;esperienza, ma con il tempo sono sicuro che si sarebbe fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo chiodo è coinciso con la nomina di Furlani come AD e la promozione di Moncada da capo scout a DT del club; a completare il gruppo di lavoro arriva anche Ibrahimovic come consulente esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad un anno dall&#8217;insediamento, nonostante pubbliche rassicurazioni sulla non necessità di vendere i pochi buoni, viene piantato il terzo chiodo. L&#8217;occasione è ghiotta per prendere due piccioni con una fava: sistemare il bilancio per coprire\finanziare le magagne del nano e allo stesso tempo togliere l&#8217;anima nascente del Milan, quel Sandro Tonali che incarna tutto il milanismo ammirato nelle epoche d&#8217;oro rossonere. Un ragazzo che aveva fatto carte false per vestire la maglia dei suoi sogni, uno che durante il primo anno al Milan aveva sofferto così tanto la pressione e il peso di quei colori da far quasi gridare al bidone. Il secondo anno l&#8217;anatroccolo sboccia e si trasforma in quel cigno che tutti si aspettavano. Nemmeno il tempo di sognare la rinascita con al braccio la fascia di capitano su quella maglietta numero 8 appartenuta a un certo Rino da Corigliano, che i nostri prodi accettano la prima offerta pervenuta e impacchettano Sandrino verso l&#8217;Inghilterra.</p>
<p>Per carità, come sfuggito al nostro prode presidente con la trafficofobia, l&#8217;avrebbero anche fatto con Leao, peccato che non lo voglia ormai da anni nemmeno la madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Non entro nel merito di dinamiche curvaiole o di tifo organizzato. Non conosco l&#8217;ambiente e non mi permetto quindi di sentenziare. Caso strano vuole però che in seguito ad una pacifica manifestazione di dissenso davanti Casa Milan, venga piantato il quarto chiodo. Il tifo organizzato viene colpito da Daspo manco avessero sterminato tutto il personale di Casa Milan e iniziano i divieti di ingresso degli striscioni di protesta allo stadio. Foto recenti hanno immortalato anche un tifoso che protestava pacificamente con la maglia numero 3 venire allontanato da uno steward.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intenzione della proprietà sembra proprio quella di eradicare dallo stadio il tifo organizzato e trasformare il Milan in un evento occasionale per turisti danarosi che non sanno nemmeno cosa stanno guardando se non 22 scemi che rincorrono un pallone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quinto chiodo è stato piantato con la distruzione completa della credibilità del Milan, in qualsiasi ambito. In Italia sono anni che non abbiamo più nessun peso politico; il trafficofobico presenzia alle riunioni di Lega quasi per obbligo, ma si guarda bene dall&#8217;aprire bocca se non per dire che bisogna ammirare Marotta. Sbattere i pugni in seguito ai torti arbitrali è proprio fuori discussione. Tralasciamo il fatto che dopo il repulisti di fine Maggio alla presentazione dei calendari abbiamo mandato il team manager.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle ultime settimane abbiamo assistito al climax di questo delirio. Sputtanati urbi et orbi e costretti a ripiegare sull&#8217;unico profilo che ha deciso di giocarsi la carriera nel manicomio che è diventato ormai l&#8217;AC Milan:Ruben Amorim.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco importa che ci sia il tecnico ma manchi tutto il resto della struttura dirigenziale sportiva. Tanto la rosa è competitiva, avendo mancato il quarto posto per un soffio. Ecco il sesto chiodo: aver spento ogni ambizione sportiva anche ai calciatori. Allegri, pur con tutti i suoi limiti sul piano del gioco, era riuscito a compattare il gruppo e farlo remare nella stessa direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di affidarsi ad Amorim ha tutti i prodromi per rivelarsi catastrofica, per vari motivi. Il tecnico non conosce la serie A e, tolta la stagione dello scudetto alla guida dello Sporting, ha fallito in un ambiente che sembra molto simile al nostro. A Manchester, sponda United, hanno in più rispetto a noi solo i soldi che sperperano sul mercato. Alle due ragioni sopra, bisogna aggiungere che a circa 2 settimane dal raduno ancora non ci sono stati movimenti in entrata, se non i rientri dai prestiti dei vari bidoni che si sono accumulati in questi anni. Cominceremo il mercato con un ritardo stratosferico e già adesso la rosa non si adatta alle idee di gioco proposte negli anni da Amorim, che tra l&#8217;altro viene dipinto come un integralista tattico. A questo aggiungiamoci che probabilmente perderemo mezza preparazione per fare il solito tour senza senso in giro per il mondo. Resta da capire quando la squadra avrà modo di metabolizzare le idee e gli schemi di Amorim. Probabilmente a Pasqua, quando saremo in gioco per non retrocedere, in una sorta di Fiorentina formato 2026.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inoltre notizia di ieri che Calvelli abbia rilevato ruolo e deleghe di Furlani; libertà di operazioni fino ai 10 milioni di euro, per cifre superiori serve l&#8217;autorizzazione. Già lo vedo il prossimo AD recarsi presso il reparto di geriatria di un ospedale generico a recuperare giovami prospetti che rientrino nei parametri economici fissati per il mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo voi, invece, sono stati piantati altri chiodi? Se si, quando?</p>
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		<title>C&#8217;era una volta il Calciomercato: Estate 1982, la rivoluzione che accende la rinascita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 05:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[​L’estate del 1982 è uno spartiacque unico, doloroso e al tempo stesso mitico per il calcio italiano. Per chiunque, è l&#8217;estate del Mundial di Spagna, delle braccia al cielo di Pertini, dell&#8217;urlo di Tardelli e degli azzurri di Bearzot sul tetto del mondo. Per i tifosi del Milan, però, quel sapore dolce si mescola a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">​L’estate del 1982 è uno spartiacque unico, doloroso e al tempo stesso mitico per il calcio italiano. Per chiunque, è l&#8217;estate del Mundial di Spagna, delle braccia al cielo di Pertini, dell&#8217;urlo di Tardelli e degli azzurri di Bearzot sul tetto del mondo. Per i tifosi del Milan, però, quel sapore dolce si mescola a un retrogusto decisamente amaro. Mentre il Paese festeggia, il club rossonero si ritrova a fare i conti con la realtà più dura della sua storia recente: una sanguinosa retrocessione in Serie B, maturata sul campo in una stagione maledetta.<br />
​Da un baratro del genere si può solo risalire, ma per farlo serve coraggio. A guidare la ricostruzione c&#8217;è il presidente Giuseppe Farina, insediatosi a maggio alla guida della società. Consapevole che le macerie lasciate dal recente passato sono profonde, Farina decide di azzerare tutto. La parola d’ordine è una sola: rivoluzione. Per metterla in atto, la società si affida alla competenza di Silvano Ramaccioni e sceglie come nuovo allenatore Ilario Castagner, l&#8217;uomo che ha plasmato il celebre &#8220;Perugia dei miracoli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">​Castagner ha le idee chiare e mette subito sul tavolo le proprie richieste: per il suo gioco servono l&#8217;esperienza di Oscar Damiani e la qualità di Vinicio Verza. Ma il calciomercato di quell&#8217;estate calda è dominato soprattutto da un clamoroso scossone sull&#8217;asse cittadino. Fulvio Collovati, lo stopper cresciuto nel vivaio rossonero, decide di non scendere in Serie B e fugge sull&#8217;altra sponda del Naviglio, sposando la causa dell&#8217;Inter. Un addio vissuto come un vero e proprio sgarbo, un tradimento che la tifoseria milanista non perdonerà mai.<br />
​Farina e Ramaccioni, però, riescono a monetizzare al massimo la partenza del difensore imbastendo una maxi-operazione proprio con i cugini nerazzurri. Per compensare la perdita di Collovati, il Milan pretende e ottiene dall&#8217;Inter un vero e proprio blocco di giocatori pronti a tutto: arrivano così in rossonero il bomber Aldo Serena, l&#8217;esperienza difensiva di Nazzareno Canuti e la sostanza a centrocampo di Giancarlo Pasinato. Vedere tre giocatori compiere il percorso inverso, svestendo il nerazzurro per indossare la maglia del Milan in Serie B, è il segno di un mercato d&#8217;altri tempi. Si tratta di innesti di categoria, uomini di carattere scelti per battagliare sui campi polverosi della cadetteria e garantire una pronta risalita.</p>
<p style="text-align: justify">​L&#8217;addio di Collovati non è l&#8217;unico. La società decide di tagliare col passato in modo netto, smantellando quasi per intero il vecchio blocco dei reduci dello Scudetto della Stella del 1979. Salutano il Milan pilastri come Roberto Antonelli, Ruben Buriani, Aldo Maldera e Walter Novellino, e non trova spazio per la conferma nemmeno Adelio Moro. È un taglio netto con la nostalgia, necessario per far nascere un ciclo completamente nuovo.</p>
<p style="text-align: justify">​In mezzo a questo terremoto di cessioni e addii, c&#8217;è una decisione che cambia per sempre la storia del club e la geografia del cuore dei tifosi. A differenza di Collovati, che sceglie i rifugi sicuri della Serie A, un ragazzo di ventidue anni decide di fare una scelta controtendenza. Quel ragazzo si chiama Franco Baresi.<br />
​Poche settimane prima, pur senza scendere in campo, si è laureato Campione del Mondo a Madrid. Eppure, con la medaglia d&#8217;oro ancora calda in tasca, Baresi evita le sirene del mercato e rifiuta le ricche offerte delle big per rimanere al Milan e giocare la Serie B per la seconda volta nella sua giovane carriera. Da quella stagione indossa la fascia al braccio: diventa il Capitano. È il gesto che lo consacra alla leggenda, l&#8217;atto d&#8217;amore definitivo che gli garantisce la gloria eterna agli occhi del popolo rossonero. Un leader silenzioso attorno a cui edificare le fondamenta del futuro Milan.</p>
<p style="text-align: justify">​Accanto ai nuovi acquisti arrivati dall&#8217;Inter e alla leadership di Baresi, il progetto di Castagner poggia con forza sulla valorizzazione delle forze fresche. Resta in rosa lo scozzese Joe Jordan, lo Squalo, voglioso di riscattare un&#8217;annata opaca e pronto a dare battaglia in un campionato fisico come la Serie B. Ma lo spazio vitale viene concesso ai giovani terribili del vivaio milanista. Calciatori come Sergio Battistini, Maurizio Icardi e Andrea Icardi iniziano a trovare continuità, e insieme a loro crescono ragazzi del calibro di Chicco Evani e un giovane difensore di grande prospettiva: Mauro Tassotti.</p>
<p style="text-align: justify">​Il primo agosto 1982 la squadra si ritrova nel ritiro di Pinzolo per dare ufficialmente il via alla stagione. L&#8217;atmosfera tra i tifosi è un misto di curiosità e scetticismo, ma ci pensa Ilario Castagner a spazzare via i dubbi con una sola, fulminea dichiarazione di presentazione: “Mi ispiro a Nereo Rocco”.<br />
​Bastano queste ematiche parole per toccare le corde giuste, evocare i fantasmi benefici del passato e riaccendere l&#8217;entusiasmo dei casciavit. Quella frase restituisce il sorriso a una tifoseria ferita. Sarà un&#8217;annata di purgazione, ma vissuta con una cavalcata trionfale che riporterà immediatamente il Diavolo in Serie A, gettando i semi di una mentalità e di un gruppo che, pochi anni più tardi, conquisterà il mondo.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>No news… bad news</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 07:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AC Milan]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora nessuna notizia. La situazione del Milan è al limite del paradossale, estremamente preoccupante, molto grave. Non esiste un piano, non c’è programmazione, a un mese dal raduno non esiste un amministratore delegato, un direttore tecnico, un direttore sportivo, un allenatore. La Juventus in quattro e quattr’otto saluta Comelli e accoglie Carnevali, anche il suo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-33850" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2025/08/furlani-ibra-moncada-cardinale.png?resize=300%2C189&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="189" srcset="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2025/08/furlani-ibra-moncada-cardinale.png?resize=300%2C189&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2025/08/furlani-ibra-moncada-cardinale.png?w=467&amp;ssl=1 467w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ancora nessuna notizia. La situazione del Milan è al limite del paradossale, estremamente preoccupante, molto grave. Non esiste un piano, non c’è programmazione, a un mese dal raduno non esiste un amministratore delegato, un direttore tecnico, un direttore sportivo, un allenatore. La Juventus in quattro </span><span class="s1">e quattr’otto saluta Comelli e accoglie Carnevali, anche il suo nome affiancato al Milan in passato, ma che ha scelto evidentemente una situazione meno caotica di quella rossonera. In questa situazione di spaesamento nessuno parla ai tifosi, li aggiorna, li ascolta, li rassicura. Siamo soli, c’è poco da fare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Rangnick, che piacesse o meno il suo nome, si è stufato di aspettare il Milan. Con lui sarebbe arrivato Glasner in panchina, quindi siamo punto e a capo. Altri nomi vengono fatti, specie provenienti dal calcio tedesco. Fa eccezione Amorim, ex tecnico di Sporting Lisbona e Manchester United, che pare essere ora in pole position per la panchina rossonera. Sarebbe il terzo allenatore portoghese degli ultimi quattro sedutisi sulla panchina del Milan, sperando, nel caso, faccia meglio dei due predecessori. In tutto questo marasma non è chiaro chi stia lavorando per il Milan per trovare le figure che servono per far funzionare una squadra di calcio. Ibrahimovic che è al Mondiale a godersela? Cardinale dagli States e dall’alto della sua competenza? Calvelli, chiunque egli sia? Qualche società esterna di recruiting? Vallo a capire.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mai mi &#8211; oserei dire ci &#8211; è capitato di vedere una situazione simile. Imbarazzante, c’è davvero poco da commentare. Se arrivasse davvero Amorim, perlomeno rispetterebbe il diktat di Cardinale di avere un allenatore giovane e “di gioco”. Da valutare invece, lato caratteriale, la capacità del lusitano di reggere alle pressioni rossonere, specie in una stagione che si prospetta già da adesso la più complicata degli ultimi lustri. La speranza è che qualcosa si smuova al più presto: c’è una stagione da preparare e una squadra da ricostruire, con giocatori da vendere, riscatti da discutere, calciatori da acquistare con la vetrina del Mondiale che può essere allettante. Che altro dire? Buona domenica e speriamo il calvario finisca al più presto.</span></p>
<h3 class="p1"><strong><span class="s1" style="color: #ff0000;">Fab</span></strong></h3>
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		<title>C&#8217;era una volta il calciomercato: Ruud Gullit, quell&#8217;amore tra Milano e Genova nato due volte d&#8217;estate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 05:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[Continuiamo a sfogliare il libro della trattative di calciomercato rossonero, oggi andiamo a rivivere una trattativa che ha come protagonista Ruud Gullit. Ma non è la trattativa che pensate. ​Il calciomercato non è fatto solo di cifre, contratti e clausole rescissorie. Spesso, a muovere le pedine sul tabellone del calcio miliardario sono i sentimenti: l’orgoglio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Continuiamo a sfogliare il libro della trattative di calciomercato rossonero, oggi andiamo a rivivere una trattativa che ha come protagonista Ruud Gullit. Ma non è la trattativa che pensate.</p>
<p style="text-align: justify">​Il calciomercato non è fatto solo di cifre, contratti e clausole rescissorie. Spesso, a muovere le pedine sul tabellone del calcio miliardario sono i sentimenti: l’orgoglio, il senso di rivalsa, la nostalgia. La storia che lega Ruud Gullit al Milan ne è l&#8217;esempio perfetto. È un romanzo d&#8217;amore intenso, vincente, ma anche tormentato, che vive di addii improvvisi, clamorosi ritorni e di una rotta aerea, quella tra Milano e Genova, percorsa ben due volte nell&#8217;arco di pochissimo tempo.</p>
<p style="text-align: justify">​Per i tifosi rossoneri, parlare del Tulipano Nero significa toccare le corde del mito. Arrivato nell&#8217;estate del 1987, Gullit porta a Milanello un&#8217;energia, una positività e una freschezza sconosciute al calcio italiano dell&#8217;epoca. Con le sue treccine al vento e una potenza fisica straripante, Ruud diventa il simbolo del Milan di Arrigo Sacchi, una macchina perfetta capace di dominare l&#8217;Europa e il mondo. In sei anni di questa prima epopea, il palmarès è da capogiro: tre scudetti, tre Supercoppe italiane, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali, senza dimenticare il Pallone d’Oro sollevato al cielo nel 1987. Un legame che sembra indissolubile, ma che il tempo e i cambiamenti tecnici iniziano a logorare.</p>
<p style="text-align: justify">​​La svolta arriva quando Arrigo Sacchi saluta la compagnia per sedersi sulla panchina della Nazionale italiana. Al suo posto la società sceglie Fabio Capello. Tra il tecnico friulano e il fuoriclasse olandese, però, il feeling non è lo stesso. I contrasti tattici e caratteriali si moltiplicano mese dopo mese. La goccia che fa traboccare il vaso si consuma nella notte più importante: la finale di Champions League a Monaco di Baviera, nel 1993, contro il Marsiglia. Capello decide di mandare Gullit in tribuna. È la frattura definitiva.<br />
​Dietro le quinte, intanto, c&#8217;è chi si muove con sapienza da tempo. È il 23 dicembre 1992 quando, al termine di un Sampdoria-Milan finito 1-2 per i rossoneri, il carismatico presidente blucerchiato Paolo Mantovani si avvicina a Gullit. Poche parole, un&#8217;idea che germoglia nella mente del campione. Nonostante la forte concorrenza del Torino, l&#8217;accordo si concretizza l&#8217;estate successiva. Il 14 luglio 1993, Ruud Gullit firma un contratto annuale con la Sampdoria per una cifra complessiva di un miliardo di lire. Per il Tulipano Nero, ormai trentunenne, è il momento di rimettersi in gioco lontano dai vincoli milanesi.</p>
<p style="text-align: justify">​A Genova l&#8217;aria è diversa, più leggera ma ugualmente ambiziosa. Circondato da campioni del calibro di Roberto Mancini, Attilio Lombardo e David Platt, Gullit rinasce totalmente. Il campo dimostra che l&#8217;olandese ha ancora tantissimo da dare, e il destino, come spesso accade nel calcio, si diverte a presentare il conto alla sua vecchia squadra in una domenica d&#8217;autunno.<br />
​È il 31 ottobre 1993, a Marassi va in scena Sampdoria-Milan. I rossoneri di Capello partono forte e si portano sul doppio vantaggio grazie alle reti di Albertini e Laudrup, nate da due invenzioni di Donadoni. La partita sembra chiusa, ma è qui che sale in cattedra l&#8217;orgoglio del grande ex. Gullit trascina i suoi: prima serve l&#8217;assist per il gol di Katanec che riapre i giochi, poi Mancini pareggia su rigore. Il capolavoro si compie nel finale, quando è proprio Ruud a firmare la rete del definitivo 3-2 che regala i due punti alla Doria. La sua esultanza è rabbiosa, plateale, liberatoria. In quei gesti c&#8217;è tutta la delusione accumulata verso la dirigenza rossonera, un urlo in faccia a chi lo aveva considerato un calciatore sul viale del tramonto.</p>
<p style="text-align: justify">​Il calcio, però, sa essere ciclico. Quel Gullit così devastante in maglia blucerchiata fa scattare qualcosa nella mente del presidente Silvio Berlusconi. Il rimpianto è troppo forte. Il numero uno del Milan decide di scendere in campo in prima persona e pronuncia una frase destinata a rimanere negli annali:<em><strong> “Ruud torna, dimentichiamo quello che è successo”.</strong></em><br />
​La nostalgia e il richiamo della sua vecchia casa hanno la meglio. Nell&#8217;estate del 1994, Gullit compie il percorso inverso e torna a vestire la maglia del Milan. L&#8217;inizio sembra promettente: i rossoneri vincono la Supercoppa Italiana ai calci di rigore proprio contro la &#8220;sua&#8221; Sampdoria. Ma è un fuoco di paglia. Meccanismi spezzati difficilmente tornano a funzionare come un tempo. Ruud si rende conto che lo spazio non è più quello di una volta e non si sente più al centro del progetto, non avverte più quell&#8217;importanza vitale che aveva caratterizzato gli anni d&#8217;oro del Grande Milan.</p>
<p style="text-align: justify">​La magia è svanita. Bastano pochi mesi per capire che il secondo capitolo non regge il confronto con il primo. Così, a stagione in corso, Gullit riprende per l&#8217;ultima volta l&#8217;autostrada per Genova, tornando alla Sampdoria prima di volare in Inghilterra a chiudere la carriera con il Chelsea. Una storia d&#8217;andata e ritorno, densa di emozioni, che dimostra come nel calcio l&#8217;orgoglio e l&#8217;amore viaggino spesso sullo stesso identico binario.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em></p>
<p><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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