Inspirare, espirare e prepararsi al ciclo terribile

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Zlatan, lascia i rigori a Franck.

Sapevamo che quella contro il Verona sarebbe stata una partita tosta, e così è stato. Non per le solite ragioni storiche che ci portano indietro nel tempo al 1973 e a Zigoni o al 1990 e a Lo Bello, ma semplicemente perché l’Hellas di Juric è una squadra arcigna e tignosa che gioca come molte altre provinciali hanno fatto prima di essa e come molte altre continueranno a farlo in futuro: cercando di mettere il più in difficoltà possibile gli avversari, spezzando il ritmo altrui e soprattutto sfruttando ogni singola opportunità. Il Milan, dal canto suo, si è lasciato irretire dagli avversari, ricadendo nei peccati di ingenuità che già conosciamo fin troppo bene. Abbiamo rivisto i fantasmi, diciamo la verità: gli spettri di infiniti arrembaggi conclusi con un pugno di mosche in mano, di carneadi in grado di salire agli onori della cronaca sportiva per aver sbancato “La Scala del Calcio”. Fortunatamente è arrivato il lieto fine, un po’ come 16 anni fa accadde contro un’altra squadra scaligera, il Chievo Verona, riacciuffato con un bolide di Pirlo al 95’ (anche quello fu un 2-2).

Il sospiro di sollievo è naturale, ci mancherebbe, ma non deve essere fine a se stesso. Se è vero che l’abbiamo scampata bella, gli ultimi due match devono insegnarci qualcosa: quel qualcosa è che dobbiamo riuscire a centellinare meglio le nostre energie, specie in un periodo come quello alle porte, il quale conterà 10 partite in un mese. È vero che ultimamente, come scritto anche in sede di presentazione di Milan-Hellas, gli infortuni e le defezioni ci hanno privato di alternative mettendoci spalle al muro, ma in alcune zone di campo il turnover poteva essere più spinto, per quanto comunque a tratti azzardato. E dovremo essere pronti a sacrificare uno o due punti oggi per guadagnarne due o tre domani. In una parola, dovremo essere più calcolatori, almeno fino a quando non arriveranno i rinforzi (ammesso arrivino) dal mercato invernale. A mio parere bisogna essere realisti: per quella che è la nostra rosa (molto buona ma ancora un po’ corta) non possiamo “non mollare un cazzo”, ma dosare le energie intelligentemente, senza farci prendere troppo da manie di grandezza ancora ingiustificate.

Detto ciò, è da sottolineare comunque qualcosa che a me è personalmente piaciuto molto della partita della scorsa settimana: l’impegno profuso nel non volersi arrendere, nel cercare di sovvertire la sfortuna che fino alla rete di Ibra ci aveva rapito. Una squadra con dei limiti, la nostra, ma una squadra. E che il merito di tutto ciò sia per gran parte anche farina del sacco dello svedese è scontato. Per questo non mi sento di buttare eccessivamente la croce addosso a Zlatan per il rigore sbagliato. Ha riconosciuto l’errore, domani è un altro giorno. Anzi, quando il leader sbaglia e ammette l’errore ecco che in quel momento dà un esempio anche più potente di quello che darebbe facendo ancora una volta la cosa giusta. Abbiamo scollinato il primo momento di difficoltà della stagione e in qualche modo abbiamo tenuto botta, ora l’ordine è quello di serrare i ranghi, inspirare, espirare e prepararsi a un periodo terribile che vedrà all’inizio una di fila all’altra le partite con Napoli, Lille, Fiorentina, Celtic e Samp. Forza e coraggio e ancora fiducia nei ragazzi, ché per ora se la sono guadagnata, almeno secondo il sottoscritto.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.