Tra molte ombre e qualche luce, perché inizierei ad essere (moderatamente) ottimista

28 settembre 2016 | Di | Rispondi Di più
Ce n'è di lavoro da fare...

Ce n’è di lavoro da fare…

La traversata nel deserto gianninesco è ben lungi dall’essere finita, le sofferenze e gli stenti che ci accompagnano da oltre 4 anni sembrano averci fatto dimenticare che noi eravamo il Milan… siamo ormai talmente assuefatti alla mediocrità che quando intravediamo qualche bagliore di normalità, qualche sprazzo di talento nel buio profondo della nostra pochezza tecnica è facile cadere in tentazione e dare spazio alla speranza di vedere la luce in fondo al tunnel.
In realtà stiamo vivendo una tormentata fase di transizione, in cui la nuova proprietà non si è ancora palesata (verrebbe da dire purtroppo, visto le speculazioni mediatiche che imperversano quotidianamente) e quella vecchia ha reso ormai manifesto il proprio disimpegno, dopo averlo camuffato per anni dietro slogan ridicoli con la complicità di una propaganda asservita e prezzolata.
Le ultime 2 sessioni di mercato in questo senso sono emblematiche, sono lì a testimoniare la triste decadenza di una società che seppe portare il Milan sul tetto del mondo e che adesso ha esaurito qualunque spinta propulsiva, in termini di idee e di capacità prima ancora che di risorse finanziarie: sono stati acquistati una dozzina di giocatori con una spesa complessiva superiore ai 110 milioni di euro per i soli cartellini, per ritrovarsi alla fine con 4 titolari mal contati (Romagnoli, Kucka, Suso e Bacca, nessuno proveniente dall’ultimo mercato).
Tuttavia… tuttavia io sono un inguaribile ottimista, tendo a vedere il bicchiere mezzo pieno in ogni circostanza, e quindi mi piace sottolineare alcuni aspetti positivi che sembrano emergere nel nostro grigiore.

Il realismo dell’allenatore – Vincenzo Montella non è stupido né sprovveduto, arrivato al Milan dopo anni di tiki-taka e gioco propositivo ha cercato di imporre le sue idee, ma ha capito ben presto che il materiale tecnico a sua disposizione non era in grado di consentire voli pindarici : il suo 4-3-3 iniziale prevedeva terzini molto alti e il tentativo di imporre il gioco nella metà campo avversaria, dopo 7 gol nelle prime 3 partite si è velocemente trasformato in un accorto 4-5-1 con gli esterni d’attacco arretrati sulla linea di metà campo, pronti a ribaltare il gioco con rapide ripartenze.
Sinisa per giungere sostanzialmente alle stesse conclusioni ci aveva messo quasi due mesi, all’aeroplanino sono bastate 3 partite per correggere l’assetto di volo, l’impressione è che questa squadra continuerà a fare grande fatica contro le squadre chiuse per la pochezza propositiva del centrocampo, ma per il momento un minimo di senso logico in campo è stato trovato.
E soprattutto, forse anche per certe imposizioni dall’alto che stanno iniziando a venire meno, il buon Vincenzo sembra deciso a scardinare certe illogiche gerarchie di spogliatoio che si erano incancrenite, vedi Abate relegato in panchina a favore di Calabria, o Montolivo spostato nel ruolo di mezzala a partita in corso per dar spazio a Locatelli, se son rose fioriranno…

Solidità difensiva e tenuta atletica – Grazie a questo assetto tattico più accorto sono arrivati 7 punti in 3 partite contro squadre di medio livello, e soprattutto nessun gol subito: era dal maggio 2013 che non si riusciva a tenere la porta inviolata per 3 partite consecutive, in questa circostanza ci si è riusciti grazie ad un discreto lavoro di filtro dei centrocampisti, alla buona vena di alcuni interpreti (Paletta su tutti, vera sorpresa positiva di inizio stagione), ad alcune grandi parate di Gigio e ad una discreta dose di fortuna, che non guasta mai (vedi rigore sbagliato da Ilicic).
Più in generale, in queste 3 partite a dei primi tempi in sofferenza, con il pallino costantemente in mano alla squadra avversaria, hanno fatto seguito delle riprese in crescendo, con la squadra che è sempre rimasta corta, compatta e pronta a ribaltare il gioco in velocità, segno manifesto di una condizione atletica soddisfacente, o quanto meno di un dosaggio accorto delle energie all’interno della gara.

I giovani – Dopo anni spesi a vaneggiare su un Milan “giovane e italiano”, finalmente si comincia a delineare qualche germoglio in tal senso, si è finito per fare di necessità virtù dando spazio ad alcuni giocatori che lasciano intravedere margini di crescita interessanti : Donnarumma è già una certezza assoluta, Calabria un laterale in forte progresso, Romagnoli un investimento oneroso che potrebbe però dare i suoi frutti, Locatelli un prospetto ancora acerbo ma su cui vale la pena insistere, Suso un talento dotato di buona tecnica che potrebbe forse migliorare ancora come interno di centrocampo, Niang un giocatore destinato fatalmente a dividere per le sue contraddizioni ed i suoi limiti tecnici, ma alla cui fisicità straripante il Milan attuale non può rinunciare.
Dal discorso tengo volutamente fuori De Sciglio, un giocatore in palese involuzione sotto tutti gli aspetti (tecnico-tattico-caratteriale), per il quale a mio avviso sarebbe stato meglio monetizzare l’estate scorsa sfruttando il buon europeo disputato, ma ormai son messe dette.

Ergo – Alla luce del devastante finale della stagione scorsa e al netto della scriteriata campagna acquisti appena conclusa, sembra di poter dire che forse il Diavolo non è poi così brutto come lo avevamo dipinto, anche perché se Atene piange Sparta non ride affatto: tolte infatti Napoli e Juventus, squadre dagli organici per noi inarrivabili, e forse anche l’Inter, compagine incompleta ma dal tasso tecnico superiore, con tutte le altre credo che possiamo giocarcela, in quel limbo di mediocrità che va dal quarto al nono posto e ci vede in lizza con Roma, Fiorentina, Lazio, Sassuolo e Torino.
La partita di domenica prossima con il Sassuolo costituisce uno spartiacque importante per la nostra stagione e rappresenta un’occasione da non vanificare, visto che i piastrellisti sono attesi giovedì sera da una trasferta disagevole di Europe League a Genk, che potrebbero pagare in termini di energie profuse visti i pochi giorni di recupero a disposizione: una vittoria domenica pomeriggio potrebbe proiettarci nelle prime 3/4 posizioni della classifica, dando un indirizzo inaspettato al nostro campionato e cementando le certezze psicologiche di un gruppo che ha sempre avuto nell’aspetto caratteriale uno dei suoi punti deboli.

Max

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Categoria: Vado al Max

Sull'autore ()

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino