Un milione di magliette con su scritto #SUCA

30 novembre 2016 | Di | Rispondi Di più
Mai alla Juve

Mai alla Juve

L’insostenibile leggerezza di Gigio – Non era necessaria la trasferta di Empoli per avere la conferma che in fase di impostazione e soprattutto con il piede sinistro, Donnarumma sia un giocatore di modesta caratura. Almeno per chi ha un minimo di senso della misura e non veda le cose con le fette di salame sugli occhi. Da qualche partita in qua il Milan è oggetto di un pressing molto alto che mette la linea dei difensori, soprattutto quando in campo c’è Gustavo Gomez, in palese difficoltà. Dalla parte di Gomez (e, diciamolo una volta per tutte, di Abate) non si va e la pressione si sposta sul trio Donnarumma-Romagnoli-De Sciglio. Siccome la mezzala che scende ad aiutare non è Iniesta spesso il pallone lo perdiamo. Viene un po’ da sorridere ripensando a quando ci avevano giustificato la cacciata di Lopez con la sua poca educazione nell’uso dei piedi. Le motivazioni erano altre, una della quali era la maggiore abilità del ragazzino.
Da Albertosi in poi il Milan non ha quasi mai avuto portieri fenomenali. A parte un triennio di Dida giocato da fenomeno (e compensato da un prima ed un dopo davvero da film dell’orrore) abbiamo avuto dei portieri che si possono definire, al massimo, affidabili: Giovanni Galli, Seba Rossi, Abbiati, Piotti, Terraneo. Da dimenticare poi altri esperimenti come Taibi, Lehman, Pagotto ed altri che non hanno lasciato traccia. Il fenomeno tra i pali il Milan non l’ha quasi mai avuto perché, quasi sempre, quelli davanti al nostro numero uno erano dei mostri. La grandissima bravura di Seba Rossi, per esempio, fu quella di riuscire a farsi trovare sempre puntuale pur prendendo un paio di tiri a partita. Donnarumma deve ancora fare l’esame per la patente. Per ora tutti, non che ci voglia una particolare capacità, gli pronosticano un grande futuro. Ma anche per Scuffet, l’ex prodigio dell’Udinese, si facevano le stesse previsioni mentre invece oggi il ragazzo fatica a prendere il posto di Karnezis dopo avere fatto una stagione mediocre retrocedendo in Lega Pro con il Como. Per ottanta milioni di euro , “Ce lo porto a piedi a Barcellona…” Quante volte abbiamo sentito questa frase? È il calcio di oggi, mai affezionarsi ad un giocatore perché non esistono più le bandiere. A fronte della giusta cifra tutti sono cedibili perché con il ricavato di una grande vendita si possono costruire ottime squadre. Il BVB ha ceduto ai nemici del Bayern la bandiera Hummels e si è riempita di giovani di talento che le possono garantire un futuro luminoso simile a quello dei bavaresi che, proprio con gli acquisti dei vari Hummels, Lewandoski e Goetze, quell’avvenire stanno finanziando. Poi, parliamoci chiaro, Plizzari è l’erede naturale di Donnarumma come dice l’onnipresente presidente (uscente?) del Milan.
Quindi è fatta? Donnarumma lo cediamo?

Sto cazzo! – Lo so, le parolacce non si scrivono. Machissenefotte!!!!!! A fronte di certe cose non si può stare zitti e subire passivamente. Complice la lunghissima sosta per le nazionali (e prima o poi anche di questa croce dovremo parlare) una stampa connivente con i peggiori poteri meschini del calcio ci ha fatto sapere che la Juventus è fortemente interessata al portierone/portierino milanista. Addirittura qualcuno si è spinto oltre ipotizzando l’acquisto da parte della gobba che poi lascerebbe il giocatore in prestito ai rossoneri in attesa della fine della carriera di Buffon. Il tutto perchè Raiola è il procuratore di Gigio, è in ottimi rapporti con la Juve e la storia è destinata a concludersi con un matrimonio felice senza che intervenga l’imperatore del mercato del pesce con i suoi poteri taumaturgici ad impedire il tutto. Qui siamo all’apoteosi del salivamento, alla leccata indiretta, a tre sponde “di calcio” come nel biliardo. Inammissibile.

Gli opposti – L’unica cosa che conta è che il nostro portiere è fortissimo e, grazie ai suoi diciassette anni, ci garantisce un futuro sicuro tra i pali almeno per i prossimi venti anni. Non è buono con i piedi? Imparerà. Il Milan ha vinto tanto senza un fuoriclasse tra i pali? Vero, ma ha vinto tanto anche con un fuoriclasse tra i pali perché, oltre all’Albertosi citato in precedenza, abbiamo avuto anche Ghezzi e “ragno nero” Cudicini. Per quelli della mia generazione la sua prestazione (descritta solo a parole perché di immagini non se ne trovano) ad Old Trafford dove si guadagnò il soprannome di black spider è un caposaldo della fede rossonera. Scuffet marcisce in panchina? Mi spiace per lui ma la differenza con Gigione è che quello è sparito dopo mezzo campionato mentre il nostro sta garantendo un livello di eccellenza anche nel secondo. Ci danno un pozzo di denaro per comprarlo? Bene. Piaccia o non piaccia, il calcio è anche il regno dei sogni ed il Milan la casa di valori come la lealtà e l’onore. È ora di buttare fuori i mercanti dal tempio per lasciare spazio alle bandiere. Proprio cominciando dal ragazzo napoletano perchè noi non siamo una cazzo di udinese qualunque a cui lasciar in prestito un giocatore appena acquistato. Anche se Plizzari fosse più forte perfino su un palcoscenico come la serie A. Cosa che, peraltro, al momento non possiamo sapere.

Il punto di partenza – Che parli brianzolo o cinese mandarino la proprietà del Milan non ha scelta. Un progetto serio ed ambizioso di Grande Milan comincia con la soluzione positiva del “rebus Donnarumma”. La cessione a titolo di favore alla gobbentus non è un’ipotesi possibile. Dopo un decennio, a star bassi, di Giannino ed un quinquennio disastroso sul piano sportivo, economico e comunicativo si deve ricominciare da zero. Non ci interessa se il destino sarà giovane ed italiano oppure maturo e straniero o, ancora, misto. L’unica cosa che abbiamo a cuore è che il nostro prossimo orizzonte sia all’insegna degli attributi “forte”, “serio” ed “onesto verso i tifosi”. Di queste solo le ultime due sono necessarie. Noi vogliamo solo tornare a tifare per una squadra che amiamo, non è così complesso. E per fare questo non si può prescindere dal giovane ragazzo di Castellammare.

Alternative – Soluzioni non ce ne sono molte. La prima è la più semplice. Si rinnova il contratto al giocatore con una clausola rescissoria di cinquecento milioni di euro, uno stipendio da otto milioni a stagione, la fascia da capitano ed un invito deciso a cambiare procuratore con contestuale dismissione, onerosa o gratuita, di tutti i giocatori che a quest’ultimo fanno capo. Perché risulta, anche ad uno sguardo sommario, che la stragrande maggioranza delle squadre del mondo riescano a vincere anche senza gli uffici di un antennista ed un operatore del ramo pizzerie. La seconda ipotesi è ovviamente quella della cessione. Prometto che non mi straccerò le vesti per la perdita del giocatore, dopo le cessioni di sheva, kaká Ibra e thiago sono certo di poter sopportare anche quella. Ma la condizione imprescindibile é che venga fatta a qualsiasi squadra del mondo fatta eccezione per l’anziana signora cleptomane. Come nel caso del rinnovo siamo di fronte ad una soluzione piuttosto facile. Si cerca una squadra immensamente ricca che possa prendere il ragazzo e blindarlo per il resto della carriera. Anche a costo di girarlo a cinque milioni di euro. Soldi con i quali la dirigenza dovrebbe acquistare un milione di magliette rosse e farci stampare sopra in nero la scritta #SUCA

Piuttosto che darlo alla Juve…

Pier

PS: colgo l’occasione per fare sapere alla prossima dirigenza del Milan che mi impegno a comprare una di quelle magliette, taglia XXL, per la cifra di 50 (diconsi CINQUANTA) euro.

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Categoria: Giocatori, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.