Cassandra non piace a nessuno…

8 novembre 2016 | Di | Rispondi Di più
Spezzeremo le reni al Pescara ed al Palermo

Spezzeremo le reni al Pescara ed al Palermo

Nella notte di Ilio, ebbra di mendace vittoria, iniziano a brillare i primi fuochi. La profetessa, disperata, urla il proprio dolore consapevole che non c’è più futuro per i suoi affetti più cari. L’astuzia infida di Ulisse ha avuto il successo che la forza divina di Achille non ha ottenuto per un decennio. Famiglia, casa e patria sono perduti per sempre. Cassandra, a dispetto della forza delle sue visioni, non sa che solo la progenie di Enea vendicherà la città di suo padre.
Cassandra lo aveva detto che quel cavallo era maledetto così come aveva previsto le sciagure che suo fratello Paride avrebbe portato insieme allo splendore di Elena. Cassandra aveva urlato il proprio monito ma nessuno le aveva prestato orecchio. Cassandra, pur magnifica donna ed indovina infallibile, non piace a nessuno.

Come facilmente prevedibile
– Sono bastate due faticosissime vittorie contro le due ultime in classifica per rivitalizzare i quattro deficienti che ancora sostengono il peggior dirigente sportivo della storia del calcio italiano. Fastidiosi come le zanzare di notte hanno il potere di farti pentire per avere festeggiato le vittorie del Milan. Hanno ragione? No, no e ancora no. Innanzi tutto perché, come già detto funestano i dopo partita dei milanisti che non hanno voglia di sentire stupidate ulteriori rispetto a quelle che già spaccia il principale azionista del Giannino F&K. In secondo luogo perché, è abbastanza semplice da comprendere e non mi dilungherò molto, Galliani con questa squadra ha poco a che spartire. Le “stelle” di questa squadra sono un mostro di diciassette anni il cui talento poteva sfuggire solo ad un mentecatto; Romagnoli, che il fenomeno ha pagato come una stella e quindi non dovrebbe essere meno di una stella; Paletta che l’anno scorso il cravatta ha mandato a Bergamo; Locatelli, che arriva dalla primavera e gioca solo perché c’è stata la moria delle vacche (alla Totò); Bonaventura, che l’imperatore ha preso a caso dopo che Biabiani non aveva passato le visite mediche; Suso e Niang che hanno portato il Genoa alla salvezza (esticazzi) dove erano stati mandati perché il loro rendimento era basso. Il resto sono tutti “danee trasà” (in milanese grazie alla citazione del mitico Larry). Basta non essere a libro paga o in malafede per rendersi conto che quello è un dirigente inadeguato. C’è chi lo sostiene dalla sera di Marsiglia, come il sottoscritto, e chi gli imputa solo gli ultimi anni ma la condanna, che una volta veniva pronunciata solo su questo blog, è ormai unanime. Andiamo oltre questi poveracci e occupiamoci dei tifosi del Milan con la dotazione cerebrale minima richiesta per allacciarsi le scarpe.

Le ragioni del SI – In piena campagna referendaria facciamo un parallelo di alleggerimento. Cosa è tutto questo entusiasmo per il Milan? E’ fondato su motivazioni valide? I sostenitori dell’ottimismo ci dicono che, innanzi tutto, il Milan vince. Caspita, questa è una signora motivazione. Questa squadra è oggettivamente nata sotto una buona stella e la traduzione sono i punti in classifica. Conta poco che questi punti arrivino grazie a delle botte di fortuna da primato, a fatica e anche ad alcuni episodi arbitrali che sono girati dal lato giusto. Conta che arrivino a confronto con gli anni scorsi quando arrivavano solo brutte figure. Altra ragione di entusiasmo è data dal modo con cui arrivano queste vittorie. E’ vero che il Milan fa fatica ma è altrettanto vero che spesso rimonta e che altre volte riesce ad andare molto oltre le proprie limitate capacità. Riassumendo si può dire che questa squadra ha quel carattere che le versioni precedenti del Milan (ora non più giannino?) non avevano. Collegato a questo aspetto, precedente o successivo giudicatelo voi, c’è il fatto che questo è, finalmente, un gruppo e non più un insieme di singoli che ha come unica ragione di essere il bonifico, inspiegabilmente alto, di fine mese. Ultimo, ma ovviamente non in ordine di importanza, viene il fatto che questa squadra ha una parvenza di gioco, una roba che alle latitudini di Milanello/San Siro non si vede dal 2005. Hai detto poco…

Le ragioni del NO – Figurati se io non mi ritagliavo il ruolo di Cassandra! Oh, beninteso che, a differenza di Cassandra, di splendido ho proprio poco! Torno serio, scusate. Potrei mettermi li e confutare punto per punto le tesi degli ottimisti ma lo scopo del post è proprio aprire una discussione tra le due parti. Discussione che sarà civile, a buon intenditor… Preferisco invece analizzare i motivi che mi spingono ad essere pessimista. Innanzi tutto, buona stella o no, alla fine gli episodi tendono a bilanciarsi. E’ probabile che, prima o poi, la ruota inizi a girare in senso opposto e, a mio avviso, questo gruppo non è attrezzato a sopportare i colpi della sfortuna. I risultati positivi ci stanno facendo dimenticare che, comunque, questa squadra ha un passato di un certo tipo. Il Giannino non è stato solo un fenomeno mediatico o dirigenziale ma anche umano e tecnico. Siamo, anzi stavolta tocca dire “sono” perché dei giocatori si parla, reduci dal possesso sterile dell’ultimo Ancelotti, dal “4-4-fantasia” di Leonardo, dal “palla ad Ibra” di Allegri, dal niente Inzaghiano e dal pulmino parcheggiato davanti alla porta di Mihailovic. Un decennio di deserto tecnico e tattico (di cui quello umano è al contempo presupposto e conseguenza) che ha portato la totale desuetudine a giocare a calcio. Volete un esempio? Lungi da me difendere Montolivo ma la metà delle incazzature che ci ha regalato dipende dal fatto che quando ha la palla tra i piedi le possibilità che uno o più suoi compagni facciano una serie di movimenti coordinati, congrui e rivolti a creare gioco è rara come i diamanti. Spesso guardo giocare il Napoli e mi viene il mal di testa perché i miei occhi sono abituati a registrare quelle due soluzioni a bassa scolarizzazione calcistica prodotta dai nostri giocatori offensivi. Montolivo nel Napoli avrebbe le visioni come Fantozzi in scapoli – ammogliati.
A proposito di tasso di scolarizzazione, andiamo a vedere quando è stata l’ultima volta che i giocatori del Milan hanno dimostrato di avere appreso un concetto nuovo. Qualche partita fa ho visto tre difensori del Milan, compreso il portiere, provare ad uscire dal pressing avversario con un movimento a tre. Sto ancora aspettando la replica. Abate, ma è solo un esempio,  nella partita contro il Palermo ha fatto gli stessi errori che fa da quando lo hanno messo a fare il terzino. Cannava le diagonali nei derby contro Milito, le canna oggi contro il Palermo. Per De Sciglio vale, più o meno, lo stesso discorso. Perché parlo del livello di conoscenza calcistica dei nostri giocatori? Perché è evidente che nel calcio moderno il lavoro collettivo tende a coprire le lacune che inevitabilmente ciascun membro del complesso ha. Questa squadra ha dei limiti paurosi nei propri singoli che potrebbero essere coperti dalla coralità di un gioco che ancora non si vede. Il Milan di Ancelotti aveva delle lacune di dinamismo impressionanti. Seedorf, Pirlo, Rui Costa, Kakà e Inzaghi (mamma mia a scriverli tutti insieme mi viene il magone…) correvano meno di me ma avevano dalla loro il complesso del gioco che Ancelotti gli aveva disegnato addosso. Forti di una tecnica strabiliante tenevano sempre il pallone costringendo gli avversari a correre così tanto che a inizio secondo tempo le differenze di atletismo si erano assottigliate e poi avevano fatto dell’occupazione delle linee di passaggio una scienza pressoché esatta, non pressavano mai ma stavano sempre tra il pallone ed un potenziale passaggio. A marcare ci pensavano per tutti Gattuso, Nesta e Maldini. Oggi abbiamo dei giocatori con limiti altrettanto impressionanti ma il problema si è rovesciato; a livello atletico abbiamo gente che non è messa male ma ha un tasso tecnico modesto che potrebbe essere compensato dalla coralità di gioco. Gioco che non riescono, non vogliono o non possono imparare. Bacca, ma è un esempio, ha un piede solo ma nessuna voglia di contribuire al gioco collettivo. Gioca sempre come fosse nella nazionale colombiana. Peccato che qui non ci siano Cardona, Muriel, cuadrado e James Rodriguez. Niang è lo stesso creatore di casino di quattro anni fa. E così via. Troppo poco per impostare le basi per il futuro. Anzi, niente su cui costruire il futuro fatta eccezione per Donnarumma, Romagnoli, Paletta e Locatelli.

Sfera di cristallo – Al di là delle mie (auto attribuite) doti di “profetessa di sventura”, non ho la sfera di cristallo. Per nostra fortuna, tuttavia, il futuro del Milan è facilmente prevedibile partendo proprio dal fatto che Donnarumma, Romagnoli e Locatelli sono destinati ad una carriera luminosissima. Se i prossimi proprietari del Milan vorranno intraprendere una strada, lastricata di banconote, di innesti virtuosi su questa ossatura davvero promettente il Milan ha un futuro roseo già a partire da Gennaio. Parliamoci chiaro e cercando di andare oltre i singoli nomi. Nel mercato invernale si può, e si deve, andare a fare la spesa tra gli esuberi degli altri campionati che, pur se bolliti altrove, possono essere determinanti in un campionato il cui tasso tecnico è di una povertà imbarazzante. Fabregas, Schnederlin, Darmian, Schweinsteiger, Depay, Martial, Isco tutta gente finita nella “cuccia” dei loro allenatori che a noi può fare comodo. Provare, sbagliare, riprovare, indovinare anche a costo di buttare via un pozzo di denaro deve essere il criterio guida fino da Gennaio. Perché in caso contrario, se si rispolverasse il gallianesco “siamoappostocosì”, resterebbe solo l’ipotesi Cassandra.

Perché Cassandra non piace a nessuno però ha sempre ragione.

Pier

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Categoria: Giocatori, Partite, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.