Il segreto del suo successo

5 gennaio 2017 | Di | Rispondi Di più

Supponiamo di avere un apriscatole

Supponiamo – Qualche anno fa ho sentito per radio una storiella sugli economisti raccontata da un economista. Siccome mi pare si trattasse di Antonio Martino possiamo usare anche l’aggettivo grande sia come economista che come divulgatore. Eccola. Tre persone fanno naufragio su un’isola deserta; a loro disposizione quasi nulla a parte una cassa di cibo in scatola. Si pone il problema di aprire le scatolette per sopravvivere e ciascuno di loro propone la propria soluzione. Il primo, un ingegnere, propone di colpire con dei sassi le scatolette. Il secondo, un fisico, propone di accendere un fuoco per scaldare le lattine aumentando la pressione al loro interno e facendole esplodere. I sistemi però vengono bocciati perché impediscono il successivo utilizzo del cibo. Il terzo, un economista, che fino a quel momento li ha guardati con un misto di distacco e superiorità esclama: “Ma ragazzi, è facilissimo! Supponiamo di avere un apriscatole…”. L’economia è stata accusata per anni di essere una scienza solo teorica, basata sulle supposizioni e la storiella mette a nudo il malvezzo degli economisti di abusare di questa “teorocità”. Oggi, per questo post noi faremo lo stesso e useremo delle mere supposizioni. Se non vi va di leggerlo (vi capisco) potete fermarvi qui. Alla peggio avete guadagnato una storiella divertente.

Non abbiamo insider – Dovremo fare delle supposizioni perché non abbiamo insider che ci raccontino le segrete cose della squadra. Nel corso degli anni, pur “prendendoci” spesso, abbiamo usato le sole fonti a nostra disposizione: intuito, assenza di fette di salame sugli occhi e capacità di libero pensiero. Non abbiamo nemmeno fonti indirette perché, come purtroppo noto, dall’informazione rossonera  non trapela nulla che non sia assolutamente “contaminato”. Qualche anno fa mi è capitato di scrivere che le notizie “buone” sul Milan le possiamo avere solo in due modi: o a distanza di anni, oppure leggendo i “pallini”. Avete presente le notizie scritte in piccolo, nei box a fondo pagina e, possibilmente, in basso a sinistra dove non legge mai nessuno? Ecco, proprio quelli. L’informazione ufficiale invece non serve a nulla, è quasi tutta merce avariata. Un esempio? Ci hanno propinato per un mese il grande ruolo di coibentatore (anzi, chohihbhehntatore) di tale Rocco Maiorino. Bene, può essere. Ma se il sedicente Direttore Sportivo del Milan è così bravo a isolare (pardon, ihshohlhahrheh) la squadra, perché non lo ha fatto anche l’anno scorso prima dell’esonero di Mihailovic? Oppure durante la disastrosa stagione di Fergumon? O, ancora, nel breve periodo seedorfiano? Ah, gia! In quel caso c’era il tutoraggio del Condor…. Cazzate, montagne di cazzate. Ecco perché ci tocca supporre di avere l’apriscatole.

Un uomo solo al comando – Sulle strade del Giro d’Italia del ’49, nella Cuneo-Pinerolo, Fausto Coppi se ne va in fuga solitaria per 192 chilometri (e cinque colli alpini). All’apertura del collegamento radiofonico Mario Ferretti descrive lapidariamente la situazione e si guadagna il pass per la storia assieme al Campionissimo: “Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi”. Possiamo parafrasare le parole del grande cronista e dire che anche al Milan c’è un uomo solo al comando, la sua divisa è arrivata tardi e per molto tempo ha usato un abito suo per andare in panchina ed il suo nome è Vincenzo Montella. Stiamo dicendo che l’Aeroplanino diventerà un “allenatorissimo”? Santo cielo, no! Non ne abbiamo le competenze. Diciamo che l’impressione, netta, è che la maggior parte delle decisioni le stia prendendo proprio l’allenatore campano. In regime di transizione (i vecchi proprietari hanno un milione di altre cose da fare, i nuovi stentano a palesarsi) Vincenzino nostro, da buon esponente della sua terra, ha fatto buon viso a cattivo gioco e si è arrangiato da solo. Un po’ con la fortuna (leggi l’infortunio di Montolivo che ha permesso il lancio di Locatelli), un po’ con la pazienza (ha saputo aspettare il recupero di Pasalic, che non sarà Fabregas ma non è nemmeno il Uallarito Sosa…) e molto con la sua testa (per esempio: panchina fissa per Sosa e Poli, panchina quando necessaria per Bacca e Niang) ha preso un branco raccogliticcio di giocatori di secondo e terzo livello (fatte le debite eccezioni) e lo ha trasformato. Dapprima in una squadra, poi in una squadra vincente, infine in una squadra con un gioco. Dalla sostituzione di Montolivo con Locatelli in Milan – Sassuolo fino al rigore di Pasalic a Doha passano poche settimane ma c’è un autentico abisso.

Manca qualcosa, manca qualcuno – Manca il tutoraggio del Condor. Nessuno parla di questa frescaccia (che ci ammannirono quando Seedorf iniziò a vincere) perché andrebbero celebrate scelte che smentiscono totalmente le scelte della cravatta gialla. Bisognerebbe dire che Sosa è un suicidio economico, che Gomez quando va in campo ci costa caterve di gol, che Montolivo e Poli (dagli amici procuratori fortemente voluti) sono utili per giocare a briscola chiamata e non come centrocampisti. Bisognerebbe dire che del centinaio abbondante di giocatori transitati a Milanello negli ultimi anni ne possiamo salvare una manciata. Quindi si tace. Mancano anche i consigli presidenziali, quelle inutili perle di saggezza da calcio di terza categoria che il presidassente ammanniva ai malcapitati allenatori precedenti ma manca, soprattutto, quella costante minaccia implicita che ha aleggiato sul capo dei vari Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihailovic e Brocchi: fai quello che ti diciamo o te ne vai. A dirla tutto si nota anche la mancanza di qualcuno. I giocatori non perdono occasione per fare notare che il gruppo è straordinario. Supponiamo che la mancanza di alcuni giocatori dismessi nel corso del mercato estivo abbia un certo peso? Supponiamolo pure perché è probabile che non si vada lontano dal vero. L’atteggiamento di quasi tutti è cambiato; non si vedono più le “cazziate” (poco sostanziali e molto televisive) dei capitani, Bonaventura ha smesso di giocare da solo e borbottare in mezzo al campo, Suso si sta applicando come un bravo scolaro e ha iniziato ad usare il piede destro diventando un’equazione sempre più irrisolvibile per la difesa avversaria. Nel complesso è cambiato l’atteggiamento complessivo dei ragazzi in campo che si aiutano costantemente ed hanno smesso di giocare come undici singoli capitati li per il calcetto del giovedì sera.

Trionfo? – Che facciamo, prepariamo il cocchio trionfale, il bastone d’avorio e la corona di alloro? No di certo. Siamo milannight, gli sconti non li facciamo a nessuno a dispetto dell’incombente periodo dei saldi. Rimangono dei vuoti di sceneggiatura (cit.) e, come fanno notare in molti anche qui sul blog, una certa qual incapacità di leggere le situazioni durante lo svolgimento del match al netto del fatto che i cambi in panchina è meglio perderli che trovarli. Non stiamo sostenendo che Montella debba andare a sostituire Luis Enrique al Barcellona ma, analizzando i pochi dati a nostra disposizione, constatiamo che, durante questa vacatio della dirigenza, il nostro allenatore ha preso per mano la squadra mettendo la firma sulle decisioni importanti prese fino a questo punto. E, fino ad ora, classifica e palma res gli stanno dando ragione.
Trionfo no, ma i complimenti quelli se li merita tutti. Anche perché, ma siamo sempre nel campo delle supposizioni, tutta questa fatica non deve essere una passeggiata di salute. Basta guardare le fotografie del Montella di inizio stagione e quelle di Doha. Felice di certo ma anche segnato. Coraggio Vincenzo, un ultimo sforzo manca solo il calvario mercato di Gennaio. A Marzo dovrebbero arrivare i nuovi proprietari e, con loro, un maggiore supporto al tuo lavoro. Nel frattempo noi facciamo il tifo per te ed i tuoi ragazzi.

Forza Milan
Abbasso il Giannino

Pier

 

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Categoria: Allenatori, Giocatori, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.