Tre mesi sull’aeroplanino

12 novembre 2016 | Di | Rispondi Di più

Cerchiamo di approfittare dell’ennesima, noiosissima pausa per le Nazionali per fare una veloce analisi di quelli che sono stati i primi tre mesi di gare ufficiali di Montella al Milan. Arrivato senza particolari onori sulla panchina di una nobile decaduta dal futuro incerto, Montella ha immediatamente impresso la sua personalità all’ambiente di Milanello. Come affermato in altre occasioni, lo ha potuto certamente fare con maggiore libertà rispetto ai suoi recenti predecessori grazie all’avvicendamento societario in corso, e approfittando quindi del sempre minor potere in mano alla Triade de noaltri che in questo ultimo lustro ha completamente distrutto quel poco di competitività che il Milan poteva ancora avere; va però sottolineato come sin da subito, pur senza avere la fama del “sergente di ferro” e dell'”uomo che non deve chiedere mai”, ha parlato chiaro, senza fronzoli né giri di parole, senza vendere fumo né imbonire i tifosi. Un rapporto schietto coi media, limitando al contempo al minimo inchini o referenze nei confronti di proprietà e dirigenza. Più Sinisista di Sinisa.

Dal punto vista tecnico la grande novità della stagione è la fortuna. Abbiamo sfangato più di qualche partita grazie a topiche degli avversari o sviste arbitrali. Due punti sgraffignati alla Samp grazie a Skrinier; risultato sbloccato contro la Lazio profittando dello svarione di Parolo; a Firenze il palo ha stoppato il rigore di Ilicic fermando il risultato sullo 0-0; contro Sassuolo, Juventus e Palermo, infine, i vari direttori di gara ci hanno dato una benaccetta spintarella. Qualche stagione fa arrivavamo quasi a maledire la buonasorte di cui eravamo a nostro avviso vittime, dal momento che contribuiva a salvare la panchina di Allegri; ora possiamo invece e finalmente goderci l’aiuto di quella gnocca della Dea Bendata. Vincenzino più Robertista della pubblicità della Roberta.

Però… però… però noi del Night abbiamo sempre rifiutato l’idea di giustificare le sconfitte del Milan prendendocela con la malasorte o l’arbitro cornuto di turno: “prima di tutto facciamo i conti con la prestazione, poi, al limite, lamentiamoci”, il nostro mantra. Tale logica non può che essere applicata anche nel caso contrario, quello cioè che stiamo attualmente vivendo. Le botte di fondoschiena da tre punti non devono certamente portare alla sopravvalutazione delle prestazioni opache soprattutto delle ultime settimane, ma nemmeno portarci a pensare che una volta terminate il Milan calerà certamente in picchiata. Montella ha cementato con calma e pazienza un gruppo che la scorsa stagione ha vissuto un’annata che definire discontinua sarebbe un eufemismo, e oltre ciò ha dato alla rosa un’identità tecnica che mancava da tempo. È vero, il gioco è fin troppo simile a quello di Mihajlovic, a tratti stentato e senza idee, ma la circolazione di palla è nettamente migliorata. I calciatori, anche i meno dotati, hanno preso l’abitudine di giocare a uno-due tocchi, rendendo così i disimpegni più veloci ed efficaci e trovando in zona offensiva più spazi nelle maglie delle difese avversarie.

Non tutto è stato però positivo. Nonostante il palleggio nettamente più fluido, il gioco del Milan continua a essere indecifrabile. La tecnica di Suso e gli strappi di Niang sono soluzioni offensive da tenere sempre in buona considerazione (vedasi la prestazione dello spagnolo a Palermo), ma il loro individualismo rimane un ostacolo al miglioramento del reparto offensivo. Bonaventura, che ha terminato la scorsa stagione col freno a mano tirato, ha ripreso con un piglio ben più propositivo, ma continuo personalmente a nutrire dubbi sul suo effettivo impiego come mezzala con inevitabili compiti difensivi. Infine Bacca: all’inizio dell’avventura di Montella sulla panchina del Milan alcune malelingue avevano preso ad affermare di come il tecnico partenopeo non fosse entusiasta di avere alla sua corte un attaccante dalle caratteristiche del colombiano. Dopo un periodo positivo il puntero rossonero si è inceppato, e chissà che il mister non cominci a mettere seriamente in discussione la titolarità del numero 70, dando magari più minuti alla ferocia e alla fame di Lapadula. Insomma, ci sono ancora diverse questioni da dirimere, e la sensazione del sottoscritto è che la squadra non sia ancora nemmeno lontanamente quella che l’Aeroplanino ha in mente. Per vederla dovremo probabilmente aspettare gennaio.

Ultimo punto: il carattere. Dopo aver rischiato di scialacquare il vantaggio di due reti contro il Torino, il Milan ha recuperato due gol di svantaggio a Napoli (finendo comunque, ahinoi, col perdere), compiuto una esaltante rimonta contro il Sassuolo, giocato di fatto alla pari con la Juve e anche nell’ultimo turno, a Palermo, dopo la rete del pareggio dei siciliani ha colpito con Lapadula, riportandosi davanti nel finale. Questa squadra nei secondi tempi ha spesso costruito vittorie importanti, e pare assurdo che sia composta da molti di quelli elementi che erano soliti squagliarsi alla prima difficoltà. Anche di questo va evidentemente dato merito a chi ha saputo tirar fuori il meglio da calciatori e uomini che non passeranno certo alla storia per il loro carattere da “Braveheart”.

Dove chiuderà il campionato questa squadra? Chissà. Da qui all’apertura del mercato di gennaio sono in programma sei partite nelle quali vanno messi in cascina più punti possibile, sperando di arrivare al nuovo anno ancora attaccati al treno Champions. Si può intanto affermare che Montella ha svolto un buon lavoro, ancora decisamente migliorabile, ma gettando basi solide per un futuro che con nuovi innesti dovrebbe essere più ambizioso del presente.

Fabio

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Categoria: Allenatori

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.