Il Milan degli improbabili: stelline, stellone, seconda stella

25 ottobre 2016 | Di | Rispondi Di più
Stella improbabile, ma stella. Molto "casciavìt"

Stella improbabile, ma stella. Molto “casciavìt”

Confuso, stordito, spiazzato. Sono costretto a scrivere un post “palindromo” sul Milan, un pezzo che si può leggere da destra e da sinistra. Come spesso mi capita mi siedo davanti alla tastiera e so come inizio ma non come andrà a finire. Proviamo a dipanare questa matassa di sentimenti contrastanti.

Il Milan degli improbabili – Improbabile è un aggettivo che ben si attaglia a questo Milan di fine era berlusconiana.  Un Milan senza un proprietario perché quello vecchio è limitato al disbrigo dell’ordinario e quello (quelli?) nuovo ancora non può fare nulla. Improbabile come la sua campagna acquisti fatta vendendo per comprare ed arrampicandosi sui muri che al momento sverna in panchina o in tribuna con pochissimi minuti di utilizzo. Improbabile come la campagna acquisti dello scorso anno che, costosissima, sta rendendo a scoppio ritardato anche grazie ad un allenatore, improbabile anche lui, che ha passato i primi mesi della scorsa stagione senza una panchina ed il resto del campionato grigio in una grigia Sampdoria. Arrivato da un’esperienza fallimentare in una squadra reduce da una stagione altrettanto negativa, senza dirigenti, senza soldi ed in regime di transizione. Non gioca un calcio scintillante ma è arrivata fino al secondo posto in classifica, da spesso l’impressione di essere fragile ma prende pochissimi gol, ha perso in casa con l’Udinese ma ha battuto la Juventus. Il Milan degli improbabili quando una volta eravamo il Milan degli invincibili. Se la leggi al contrario però ti rendi conto che in mezzo abbiamo avuto anche il Milan degli invendibili.

Stella stellina – Improbabili sono anche le stelle di questa squadra anzi, vista la loro verdissima età, stelline. Il portiere è un ragazzino di diciotto anni scarsi che ha, a dispetto del suo delicatissimo ruolo, una sicurezza superiore come quel suo corpaccione gigantesco e scattante come quello di un gatto. Non può guidare per andare ad allenarsi perché non ha ancora la patente ma l’effetto sui compagni è quello che ha un veterano e quello sugli avversari è devastante. Non prende moltissimi tiri a partita ma quelli che arrivano sono spesso preda dei suoi guantoni. Improbabile anche il “volante” davanti alla difesa. Manuel Locatelli ha un anno in più del suo ex compagno di primavera ma gestisce le proprie emozioni come ne avesse sei in più. Sabato sera ha giocato dieci minuti, i primi, da prenderlo a schiaffi sbagliando tutto quello che poteva sbagliare. Nel basket l’allenatore si gira verso gli arbitri, mette le mani “a T”, chiama il time out e lo manda in fondo alla panchina. “Loca” senza scoporsi, senza nessuna fatica apparente, riprende il filo del discorso e gioca il resto della partita gestendo il centrocampo del Milan con tranquillità e prendendosi quella simpatica licenza in area di rigore. Non ha chiuso gli occhi e sparato la bomba, nossignori. Guardate il replay dove si vede chiaramente che il ragazzino alza la testa, guarda il portiere e spara la “minnella”. E delirio sugli spalti. Improbabile anche il nostro “Muro” Gabriel Paletta. Anonimo nel suo primo anno di Milan, discreto nell’Atalanta dello scorso anno semplicemente insuperabile in questa stagione. Higuain, dico Higuain mica Sconacchioni!, sta ancora cercando di capire come procurarsi un pallone. Qualche deficiente (santa polenta quanto è pieno il web rossonero di questa categoria) ci ha accusato di averlo criticato nella sua prima stagione prendendo, come al solito, lucciole per lanterne. Abbiamo contestato il fatto di essere stati gli unici nell’anno del fallimento del Parma Calcio a prendere un giocatore pagandolo milioni invece che approfittare, come tutti gli altri, della situazione. Domanda che si è posta anche la Procura Federale. No, cari i miei deficienti, non troverete una sola parola contro il nostro “Arcangelo Gabriel”, al massimo sulla sua improbabile (ancora…) pettinatura. Piuttosto sarebbe corretto porsi la domanda sul perché lo scorso anno questo difensore sia stato ceduto all’Atalanta oppure, in allegato, quanti punti ci sono costati le amnesie di Zapata e le follie di Mexes. Non vi mette contro di noi, non ce n’è. Rincariamo volentieri la dose facendo notare che Astori, Ogbonna e Rugani sono, al momento, un paio di spanne sotto (chi vuole intendere, intenda) e che Romagnoli (altra stellina giovane e futuribile) con lui accanto gioca decisamente bene come gli capitava con Alex e non con Mexes e Zapata peggiorando la scelta della dirigenza dello scorso anno. Un difetto, per ora, siamo riusciti a trovarlo al centrale di Buenos Aires ed è la sua carta di identità che dice trentuno a Febbraio. I centrali moderni arrivano bene fino ai trentasei. Sperèm…

Stellone – Tutto perfetto? Ma manco per sogno. Lo sapete, sono uno scettico pronto a partire per la jungla del dissenso alle prime avvisaglie di Giannino. La partita con il Sassuolo, per esempio, mi aveva mandato fuori dalla grazia del Signore. Troppa superficialità e sciatteria in una squadra che ha senso solo se prova a giocare oltre le proprie possibilità. Cosa che, sia detto per inciso, ad un maniaco ricercatore di “cacciavitismo” come il sottoscritto regala piccolissimo brividi di piacere. In questo momento di perfetto, se siamo onesti e non ci vogliamo prendere in giro c’è solo una cosa, la buona stella sotto la quale è nata. Inutile negarlo, i segnali sono stati tantissimi ed eclatanti. I due rigori contro non realizzati, il gol buono annullato alla Samp, gli errori dell’arbitro a nostro favore nella partita con il Sassuolo, l’infortunio a Montolivo che ha permesso di schierare Locatelli che con due gol ci ha dato sei punti. Dai, fate i bravi, ma quanto culo ci vuole a beccare l’unico torto arbitrale fatto alla Juve negli ultimi venti anni?
Già, ma come abbiamo detto all’inizio, questo post si può leggere anche da destra. Il primo rigore Gigione lo para ed il secondo Ilicic lo butta sul palo perché davanti ha quell’anima lunga che lo spaventa e deve angolare troppo. Alcuni episodi arbitrali ci hanno detto bene ma qualcuno non lo ha fatto. L’esclusione di Montolivo per infortunio controbilancia di pochissimo la sfiga di averlo dovuto schierare per anni a fare casino in mezzo al campo; vero che sono rotti anche Bertolacci e Mati Fernandez ma Locatelli non è un colpo di culo, è una scelta di Montella che avrebbe potuto fare il coniglio (all’Ischitana) e schierare Poli o il desideratissimo (o almeno così ha provato a farci credere la fanfara mediatica) Uallarito Sosa. Si, questa squadra è nata sotto una buona stella e probabilmente ha molti più punti di quelli che merita rispetto alla mole di gioco sviluppata. Ma se la leggi al contrario ti accorgi che l’ultima sconfitta arriva su un gol di Perica che tira di destro ma segna di sinistro. Si, questa squadra è nata sotto una buona stella ma, sempre a leggere palindromo, quelle degli scorsi anni erano sullo sfigato andante. Si, questa squadra è nata sotto una buona stella ma avete mai visto una squadra sfigata vincere qualcosa? Il nostro allenatore è napoletano e da quelle parti sono dei cattedratici in materia di cabala e superstizione, dovrà essere bravo lui a parere il colpo quando arriverà della mala sorte convincendo i ragazzi che, se butti il cuore oltre l’ostacolo, con la jella fai pareggio.

Seconda stella – “… a destra quello è il cammino e poi dritto fino al mattino” come cantava un altro napoletano famoso. Nel nostro caso va benissimo, questo è il cammino giusto. Questo Milan non mi esalta (vittoria contro il “Darth Bianconer” a parte) perché se penso al Milan degli Invincibili quello degli Improbabili mi pare poca, pochissima cosa- Perché il nostro attacco è fatto da un finalizzatore anzianotto più adatto al Barcellona che al Milan e da due mezzi calciatori, Niang ha solo la parte sotto e Suso ha solo la parte sinistra. Perchè il centrocampo mette ancora i brividi ed avrebbe bisogno di almeno tre innesti (considerando una rotazione di sette giocatori) di alta qualità. Perché i pesi morti in questa squadra sono un’infinità. Perché il Giannino incombe nell’inquietante figura pelata ancora presente e nel cerchio magico dei suoi dannosi compagni di merende. Ma la strada è quella giusta perché una squadra palesemente inadeguata ha trovato un suo modo di essere ed un suo cammino. Anche il Milan di Mihailovic aveva trovato un suo modo di essere nel suo immobile pragmatismo che però non era una strada da percorrere ma solo un punto di arrivo. Questa squadra ha invece un cammino da percorrere e sembra avere iniziato a farlo con la convinzione che si può arrivare dove si vuole solo organizzando il viaggio e mettendo un piede davanti all’altro. Abbiamo smesso di essere fermi e sembra che sappiamo dove andare. Non succedeva da talmente tanto tempo che mi tremano le mani a scriverlo.

Questo Milan non mi esalta ma, ancora una volta, sarò palindromo: buon viaggio Vecchio Milan. Per una volta senza paura e senza rimorsi, Forza Milan!
Anche perche la “seconda stella”, quella ricamata in oro alla sinistra della maglietta, deve essere la nostra prossima tappa sia in italiano che in cantonese.

Pier

PS: juve merda
PPS: ops
PPPS: Il gol annullato a Pjianic non compensa affatto il gol annullato a Muntari

Tags: , ,

Categoria: Allenatori, Giocatori, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.