I bolidi di Fassone sul Corsera

5 luglio 2017 | Di | Rispondi Di più

Parlare di modo che altri intendano è un’arte raffinata che in troppi credono di saper maneggiare. Chi certamente l’ha fatta propria in molti anni da dirigente sportivo di alto livello è Marco Fassone, che stamattina ha lanciato diverse bordate dalle colonne del Corriere della Sera. Prima di parlare della sua intervista facciamo però un passo indietro. Domenica le indiscrezioni sul futuro di Donnarumma – o almeno, le ultime in ordine temporale – facevano presagire, almento per bocca di Gianluca di Marzio, l’imminenza del rinnovo del portierino rossonero con la sua “squadra del cuore”. I dettagli: ingaggio di 6 milioni di euro netti a stagione, ingaggio a 1 milione netto a stagione del fratello Antonio, clausola rescissoria da 50 milioni in caso di mancata qualificazione Champions, di 100 se centrato l’obiettivo di giocare nell’”Europa che conta”. Un compromesso, certamente. Una via di mezzo che accontenta probabilmente tutti, ma non accontenta nessuno. Non Raiola, che sicuramente avrebbe voluto portare altrove la sua scimmietta – e chissà, forse anche lucrare maggiormente sulla sua cessione. Non Donnarumma, che firma o non firma ha incrinato il rapporto con gran parte della tifoseria, e irrimediabilmente. Non il Milan, che ha comunque dovuto cedere in alcuni punti alla pressione operata dal Mangiafuoco dei procuratori. Ammesso che le indiscrezioni siano veritiere, questa è la mia personale visione della situazione. Torniamo però al principio, all’intervista di Fassone sul Corriere della Sera, riportata da Milan News.

Partiamo da Gigio. Accordo a un passo allora?

«Avevo anticipato che le porte del Milan sarebbero state riaperte qualora Gigio avesse voluto ripensarci. Qualche ripensamento c’è stato: ho la sensazione che siamo molto vicini all’accordo con il giocatore e la sua famiglia, fermo restando che non vogliamo scendere ad altri tipi di compromessi. Credo che siamo a un giorno o due dalla decisione, che spetta al giocatore».

Ha avuto l’impressione che la famiglia e Raiola abbiano linee diverse?

«No, fino a quando qualcuno non mi dice il contrario il mio interlocutore è Mino, con cui parlo più volte al giorno. Ripeto, credo che la parte di accordo che riguarda giocatore e famiglia sia vicina, l’altra è più complicata».

Ma quest’altra parte cosa comprende? Il nodo è la clausola rescissoria?

«Il pacchetto è ampio, comporta una retribuzione, dei benefit, delle clausole, una commissione, delle possibili clausole sulla futura vendita del giocatore».

La precedente proprietà poteva fare di più?

«Non ho idea, ho trovato due giocatori importanti in scadenza nel 2018 (l’altro è De Sciglio, ndr), immagino che prima di aprile siano stati fatti tutti i tentativi per prolungare».

Gli agenti hanno troppo potere?

«Un po’ di responsabilità ce l’hanno i club. Se una società non è strutturata, un agente bravo può influenzare le sue scelte di mercato. Se un club ha invece una policy chiara, l’agente svolge un servizio utile e se la commissione non è enorme, va bene. Il problema è se le percentuali sono troppo alte, ma di nuovo cediamo noi società, non ci obbliga nessuno ad accettare».

Punti e risposte chiarissime, quelle dell’amministratore delegato rossonero. Vere e proprie bordate contro Raiola e società precedente. Dalle parole di Fassone si evince che:

– sono in corso due trattative distinte e parallele, una con giocatore e famiglia (quasi chiusa), l’altra con il procuratore, che sta trattando commissioni per la firma dell’assistito e quelle su una sua possibile cessione futura. Insomma, Fassone ci sta dicendo che Raiola è un ottimo procuratore per i suoi assistiti, ma anche per se stesso;

– la gestione della società precedente ha permesso l’erosione di potere da parte di questi mestieranti, che hanno guadagnato influenza (e denaro) con la connivenza di chi invece doveva mettere un freno (o comunque confini) alle loro attività.

A questo punto sorgerebbero spontanee diverse domande. La prima, la più importante, sarebbe: “La vecchia dirigenza ha avuto un tornaconto personale nell’agire in questa maniera con procuratori come Raiola? Se sì, quale?”. Curiosità che certamente non può essere soddisfatta da Fassone, ma da altri.

Fabio

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Categoria: News, Squadra

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.