Fassone, Mirabelli e Guadagnini ce li meritiamo

13 giugno 2017 | Di | Rispondi Di più

Caro Fabio (Guadagnini), permettimi l’uso scritto della comunicazione, dandoti arbitrariamente del tu anche se non ci conosciamo; scusami se non ti chiamo “direttore”, ma questa parola, unita al concetto di comunicazione, evoca nel Milan cose tristi e dolorose, cose che ci hanno fatto piombare per anni in un medioevo barbarico intriso di oscurantismo e talebanismo. Caro Fabio, dicevo, complimenti per lo stile comunicativo, diretto, semplice e basato sulla centralità del tifoso; grazie per le presentazioni genuine con diretta Facebook, con fogli di carta veri e giocatori, e che giocatori, altrettanto veri. Finalmente una società che si è presa la briga di spiegare il mercato ai propri tifosi, con concetti semplici e diretti. Vedi Fabio, noi per anni ci siamo allenati ad interpretare gli scritti del sabato mattina, in cui, con tecniche barocche ed insopportabili, venivano tartufescamente celati dei messaggi in codice, delle allegorie nascoste che dovevano colpire qualcuno, sferzare qualcun altro, sbeffeggiare altri, in nome di un’elegia, di un verbo, di una verità che ci si è arrogati di detenere. Mi auguro che si continui su questa linea, che si migliori ancora, che si arrivi a radere al suolo il fu canale servatico e a ricostruirlo da capo, senza prigionieri e salvacondotti di sorta: chi ha troneggiato nel Giannino torni a fare altro. Il canale di casa deve essere appunto una casa nella quale si parla delle cose belle e meno belle e non la casa di talebani arroccati su un carro che ricorda tanto la crociata di Pietro l’Eremita, la crociata degli idioti. Intelligenza si, leccaculismo no. Pedate ai leccaculo.

Tifoseria gasata, tifoseria giustamente in festa per il continuo arrivo di giocatori, in un tourbillon di trattative segrete che vengono portate a termine dal duo a noi già molto caro: Fass1 e lo Sceriffo Ruffo di Calabria. Questi lavorano in silenzio, senza proclami, senza pagliacciate, senza svernare una settimana a Madrid per convincere un allenatore, mangiando a profusione e beccandosi un due di picche tra un rutto e un peto. Lavorano in sede e non certo ad Ibiza, dove il Negromante aveva annunciato la sua residenza estiva per il mercato, con il solito stuolo di servi sciocchi che suonava la grancassa. E’ alla Malpensa! E’ in volo! E’ a Madrid! Tutti conoscevano gli spostamenti e ne decantavano le gesta, quegli stessi che ne favoleggiavano l’epopea descrivendone opere mirabolanti. Sono finite le dichiarazioni imbecilli, le dichiarazioni fatte a beneficio di un pubblico di pochi e fidati idioti che si smanettavano la minkia, a due mani come Borg, per il solo fatto che c’era un tesoretto! Dove sono questi idioti? Che fine hanno fatto? Ma non vi divertite guardandoli schiattare di rabbia? Io so che ci sono culi in fiamme, dove il famoso carro sta risalendo il culo, sentendo il mezzo suddetto ascendere su per il colon con effetto ascensore.

E’ una Norimberga fantastica, una Norimberga che li vede in difficoltà nei loro bunker, in quei canili televisivi dove belano scemenze e incitano al dubbio e alla riflessione. Ho letto che la nuova dirigenza deve saper vendere e non svendere! Ma che cazzo scrivete? Cosa cazzo scrivete? Per anni i giocatori sono stati dismessi con perdite secche a bilancio e nessuno di questi menestrelli ha mai avuto nulla da ridire. Giocatori che sono stati pagati per levarsi dai coglioni, giocatori pagati in parte per giocare in campionati ridicoli, giocatori svenduti, regalati per un piatto di lenticchie, giocatori che hanno prosciugato le casse societarie con stipendi indecenti e vergognosi che hanno salutato con le tasche strapiene e nessuno, sottolineo nessuno, ha avuto le palle per scrivere qualche critica. Niente di niente. Un branco di buffoni che oggi però ha qualcosa da ridire, qualcosa da obiettare. Non siete credibili, fate solo pena e io stragodo nel vedervi annaspare, nel vedere il vostro posteriore in fiamme, nel vedere la pulsantiera dell’ascensore del vostro colon che scala i numeri dei piani.

Non potevo auspicare di meglio. Volevo, volevamo professionalità e l’abbiamo avuta, con due dirigenti che sanno il fatto loro. Per mesi sono stati nell’ombra a vedere lo schifo che c’era prima, lo schifo di un modus operandi che nessuno poteva criticare, lo schifo di uno stile di gestione che ci ha ridotto ad un esempio di sudiciume. Eppure il Negromante si è riunito a Dol Guldur, cercando di impartire istruzioni ai suoi orchi, per cercare di affermare ancora il suo nefasto effetto nocivo e mortale. Purtroppo per lui gli orchi si sono dimostrati il solito esercito di cretini, trasformando il tutto in una ridicola cena, tipica di un film. La vecchia gestione ha lasciato un’eredità pesante: un branco di pippe invereconde di cui non sarà facile disfarsi, senza rimetterci sangue e linfa. Parliamo di giocatori scarsi e mediocri che si sentono fenomeni, ma che non vuole nessuno, sarò difficile regalarli…figurarsi vendere. Per me l’Angola, la Turchia, le Repubbliche Malgasce, la Somalia, l’Etiopia, il Sudan sono i degni campionati per questi scarponi.

Il segnale è arrivato forte, hanno preso due terzini, segnale che quelli di prima fanno vomitare. Stanno per fare un nuovo centrocampo, presi giocatori nuovi e in spolvero, funzionali al progetto dell’allenatore e non certo funzionali agli affari dei soliti procuratori. Benvenuto ad Andrè Silva, merita e onora la nostra maglia da centravanti. Il tuo ultimo predecessore è stato uno dei peggiori di sempre; spero che lo spediscano su Urano, lontano dal Milan. Merita un campionato stellare, nel senso che deve stare ad anni luce da qui, magari con Vangioni che tornerebbe a casa nella costellazione del Vangio. E’ il momento di allargare qualche fossa comune per i soliti malati cronici, giocatori che costano tantissimo, ma che non stanno in piedi. Per me andrebbe bene spedirli in qualche clinica per fare esperimenti genetici. Tutte le cariche sono state azzerate e rifatte, tipico di chi, da fuori, ha potuto vedere il ridicolo in cui si era scaduti. Oggi ci siamo riappropriati di un ruolo, il ruolo di squadra protagonista, di squadra che esiste e compra e non certo mendica pippe e prestiti o pensa di far tornare vecchie cariatidi del passato. Basta con i ritorni, non deve tornare più nessuno, chi va via lo fa per sempre.

Concludo ricordandovi la nostra iniziativa di Radio Rossonera; alla luce di quanto detto su una comunicazione che in questi anni ha maremaldeggiato, facendosi i cazzi suoi, la comunicazione ce la facciamo noi in casa, con una nuova società che ci ascolta e vuole dialogare, non più sorda ai lamenti dei tifosi, non più in mano ai soliti guitti al servizio dei potenti. Aria nuova dappertutto. Allora provate ad ascoltarla, io la trovo piacevole e saluto e ringrazio tutti quelli che la sentono e interagiscono con gli amici Pietro, Pier e Alessandro che sono veramente bravi. Abbonatevi, vi aspetto, vi voglio tutti lì, voglio una vostra risposta, voglio un vostro segnale, mentre i soliti guitti si chiedono se i cinesi esistono, se Fassone e Mirabelli hanno i soldi, se gli acquisti sono veri e utili, se l’Uefa ci perdonerà, se Urano entra nel Leone. Mentre si chiedono queste cose, mentre si rotolano nel fango in cui sono abituati a razzolare…voi abbonatevi che gli sputiamo in faccia con la radio. Vi aspetto tutti, per raccontare il prossimo grande Milan che sta per tornare. Avanti.

Gianclint

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Categoria: Sermoni

Sull'autore ()

Il mio primo ricordo furono i pianti per una sconfitta in finale con il Magdeburgo.. Rivera e Chiarugi erano i miei idoli, ma ho amato anche Wilkins ed Hateley. Per il Milan di Sacchi avrei lasciato tutto e tutti. Rimane per me la pietra di paragone. Scrivo di getto come Mozart, odio i servi, i ruffiani e i leccaculo. Scrivo per il gusto di farlo e potrei dare lezione alla maggior parte dei giornalisti al seguito del Milan, incapaci di scrivere qualcosa di accattivante e vero. Detesto chi scrive e annoia e lo fa solo per ingraziarsi qualcuno. Disprezzo fanatici e cretini. Ragiono con la mia testa e del risultato me ne frego; chi gioca bene vince due volte.